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Tornano gli Steely Dan con "Two Against Nature"

Nel 1978 quando con il gruppo di cui facevo allora parte, i “Lightshine” suonavamo la musica degli Steely Dan sentendoci proprio come oggi, anno 2000, Donald Fagen e Walter Becker si definiscono titolando il primo album in studio in venti anni ”Two Against Nature”, “due contro il (resto del) mondo”. Ebbene sì, anche noi, dalla nostra piccola Firenze ci sentivamo “contro il mondo” anche se il loro, quello della sfavillante Hollywood era così lontano.

Imperavano in quegli anno il Punk e la new wave e la tecnica non era poi così importante, quella tecnica sbalorditiva che aveva fatto di Donald e Walter i Duke Ellington ei Billy Strayhorn di quei nostri giorni. Era diventata una ossessione la nostra: come è possibile essere una band solo sulla carta? Passare anni in studio di registrazione? cosa c’è dietro a tutto questo? Come si può essere così espressivi e così distaccati? E il loro sadico umorismo? Cosa vi era dietro “l’era del terzo mondo (da “third world man“ in “Gaucho”, in spagnolo il “mondo“ è il “pazzo”)?

Chissà ci dicevamo increduli senza capire più di tanto, ma viaggiando veloci sulle ali della nostra rampante immaginazione. Erano quelli i giorni dell’ineguagliato “Aja”. Quando,poi, nel 1980 arrivò “Gaucho” restammo ancora più annichiliti: Becker e Fagen erano riusciti ad eguagliare se stessi.

Il grado di isterismo era così alto che chi state leggendo, unica volta in vita sua, quello stesso anno aveva passato otto ore davanti allo studio di registrazione di New York dove i due si rifugiavano per scoprire solo dopo che Walter e Donald erano arrivati in sala volando in elicottero, come il jet set della grande mela impone.

Per lo stesso motivo si era anche sorbito un intero concerto di Fausto Tozzi con Lee Riteneuor alla chitarra pur di rivolgere a lui tre domande sul fantastico duo. Insomma, per gli Steely Dan si sarebbe fatto qualsiasi cosa pur di varcare la soglia della loro sterminata grandezza artistica.

Poi, con lo scioglimento, lo sconforto, rotto solo dalle innumerevoli airplay di “Nightfly“ a Rai stereonotte, un disco che con il suo suono rappresentava una nuova epoca per modulazione di frequenza radiofonica in Italia.

Nei tardi ottanta Fagen con i suoi amici della New York Rock & Soul Revue tastò poi il terreno mentre i fan di tutto il mondo coalizzavano. Becker e Fagen distribuirono, allora, con il contagocce, la loro arte regalandoci due buoni dischi solisti, “Eleven tracks of Whack“ “Kamikiriad“ che sembravano assaggi di qualcosa che, forse –pensammo noi- era prematuro attendersi.
Nel 1994 la grande notizia come un fulmine a ciel sereno: una reunion per il pubblico americano e giapponese dove una setta di fan degli Steely Dan si era formata ed era cresciuta a dismisura. Si poteva allora tornare a sperare! Pensammo noi…

Nel 1996 con “Alive in America” - nessun inedito, naturalmente, ma 40 minuti di umana perfezione - i due tentarono di arginare l’onda deviandola sulla appena nata rete web dove www.steelydan.com iniziò lanciare segnali e messaggi guidati dalla penna e dallo black humor di Walter e Donald. Una cosa era però certa: che questo nuovo album si sarebbe fatto. Si trattava solo di aspettare!!

E abbiamo aspettato, dio solo sa quanto!, in tanti: siamo cresciuti e – confessiamo – quasi non ci credevamo più presi come eravamo da altre irrisorie cose della musica al punto che, quando la notizia, pochi mesi fa, ha fatto il giro del mondo in una notte, alcuni di noi si sono ritrovati e hanno pianto in silenzio assieme ai loro cari vecchi vinili del duo.

Eccoci qua: anno 2000, nel secondo mese della nuova era d’Acquario, pronti al grande millennio con “Two Against Nature“ che sta per cominciare il suo giro sul nostro lettore a raggi laser.

Cosa c’è di più moderno di un disco di Walter Becker e Donald Fagen? ancora poco, credeteci. E di più perfetto? non saprei. Volete segnarvi a una università della scrittura in forma di pop songs ? non perdete soldi alla scuola di Mogol, basta il loro nuovo album. Seguite San Remo per capire i segreti di un successo? Disdite l’abbonamento Rai e acquistate “Two Against Nature”. Certo i puristi, quella della vecchia scuola, come chi vi scrive per intenderci, vi potranno dire che “Aja“ è ancora insuperato, ma voi non fatevi prendere dai giudizi altrui. Andate dritti a colpo sicuro perché le fatidiche 40.000 lire saranno ben spese.

E’ una fortuna che una nuova generazione possa oggi accedere al gruppo dei due autori - compositori. Una fortuna perché tramandare il passato non è una operazione sempre piacevole e perché sarebbe stata compiuta con l’amaro in bocca da chi aveva conosciuta allora il potenziale dei nostri.
Ma cosa sono Walter Becker e Donald Fagen, si chiederà qualcuno. Sono due ex nerds della America upper middle class con un grande talento e lo spunto del genio. Pensate che nel brano che dava il titolo all’album “Aja” scrissero un intero solo per il sassofonista Wayne Shorter, quello dei Weather Report che più volte, negli anni a venire, ha dichiarato essere quella la sua più rappresentativa manifestazione sonora. Sono due manipolatori in grado di prendere una registrazione e trasportarla da un disco all’altro, dieci anni prima dell’avvento dei campionatori (oggetto la chitarra del californiano Larry Carlton), sono due “movie freaks”, innamorati pazzi di film noir, in grado di descrivere il proprio rivale come quello con “una cicatrice sul viso un apparecchio per l’udito…che accende una sigaretta grattando il cerino sullo stipite della porta dell’Anthony bar & grill…”. Se a ciò aggiungete un impianto sonoro, ritmico, contrappuntistico e armonico che attingendo dal jazz si nutre dello stile compositivo del Brill Building di Spectoriana memoria, avrete una (vaga) idea dei due. Di una strana coppia che occupa gran parte del proprio tempo tirandosi scherzi maldestri, che costringe Mark Knopfler (dei Dire Straits) a nove ore studio per 15 secondi di canzone e che compone i propri brani per telefono. E, adesso, seguendo le indicazioni che Becker e Fagen hanno dettato, in 27 anni di attività e 8 album, dall’alto della loro lucida follia creativa, non aspettatevi la recensione di “Two Against Nature” se non dopo averlo ascoltato tutto attentamente in tre parole: quintessenzialmente Steely Dan.

Ernesto De Pascale

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