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Ursula Rucker – Ma’at mama Live set


My heart your heart

Ursula Rucker – Ma’at mama Live set

Saloncino del Teatro della Pergola, 13 marzo 2006


No, non sono propriamente finiti i tempi di Gill Scott-Heron. Diciamo che la scena dello spoken word ha variato certi stilemi e aggiustato le sonorità, che si è avviata in nuovi percorsi di ricerca e di mood. Al tempo stesso lo spoken word odierno si nutre ancora delle suggestioni e delle indicazioni di Scott-Heron e dei Last Poets (tanto per citare almeno un paio di nomi imprescindibili), senza i quali sarebbe impossibile qualsiasi approccio. L’arrivo a Firenze di Ursula Rucker con un poetry-live set (al Saloncino della Pergola per i trent'anni di Controradio) è molto più che una semplice affermazione della via intrapresa dalla parola poetica contaminata con la musica.

Da molti anni la Rucker lavora in questa direzione, artista indiscussa del ‘cantare parlando’ i suoi testi poetici in cui la sensualità si fonde con la denuncia sociale. La forza delle immagini e dei messaggi esposti viene modulata con estrema dolcezza o con rabbia consapevole e per niente mediata. A Filadelfia Ursula Rucker mediante la sua poesia e il suo attivismo ha contribuito alla rinascita in campo poetico di una città troppo a lungo rimasta all’ombra della vicina New York. Live-set, tre album frutto di importanti collaborazioni, e ancora la presenza a significativi movimenti politici : in ognuna di queste esperienze Ursula Rucker esprime il suo essere black e essere donna, nei mille risvolti e significati che ciò comporta.

Il suo ultimo lavoro Ma’at mama (appena pubblicato dall’emblematica K7) non fa che confermare questo percorso, che musicalmente parlando procede nel segno di una maggiore esplorazione e arricchimento sonoro. Lasciate quasi del tutto le suggestioni elettroniche, Ursula Rucker si avvia infatti a far incontrare i propri testi con riff che vanno dal rock al funk. Nel live fiorentino –accompagnata da un batterista e un chitarrista – ha presentato una scaletta di pezzi da Ma’at mama, con la sola eccezione di un paio di brani dagli album precedenti (‘release’ da Silver or lead e ‘supa sista’ title track del primo lavoro). In ogni momento della performance hanno dominato i ritmi che seguivano e sottolineavano le parole con una forza assolutamente spiazzante, mentre una gestualità significativa accompagnava la scansione dei testi. Così l’impasto delle parole con la musica è risultato tanto suggestivo quanto tagliente, con la parola che si trasformava in canto attraverso modulazioni successive per poi ritornare al parlato nel giro di una battuta. Inevitabile non pensare alle relative registrazioni in studio e notare in quelle un’effettazione della voce sconosciuta dal vivo. Proprio per questo non si può non apprezzare questo momento live per ascoltare la voce nuda e cruda di Ursula Rucker, una voce che – non lo si dimentichi mai – è portatrice della parola poetica e non sperimentatrice di possibilità vocaliche.

A live-set concluso l’unico rimpianto è relativo alla location scelta, forse non la più adatta per questo tipo di performance. L’acustica infatti non si prestava a restituire l’insieme di voce e musica nella sua complessità e interezza e troppo spesso la seconda sovrastava la prima fino a toccare il limite della comprensione.

Resta comunque che questo live-set a Firenze è stata un’occasione importante per incontrare da vicino un’artista a 360 gradi come Ursula Rucker e anche per capirne meglio il lavoro e i suoi presupposti. Troppo spesso si tende a caratterizzare un artista sulla scia del sentito dire, procedendo per sovrapposizioni e stereotipi. Così per la Rucker si è sempre parlato di spoken word, di performance poetiche di strada. In un’intervista rilasciata proprio in occasione del live-set alla Pergola, Ursula Rucker ha invece preso le distanze sia dalla definizione di spoken word (‘sono anzitutto una poetessa.non so se farò ancora registrazioni di questo tipo,perché i miei testi nascono e vivono come poesie.’) sia dall’ambiente del poetry slam (‘cazzate, sono solo cazzate. Come si può mescolare poesia e competizione?’). La Rucker, alla faccia dei recensori che per facilità la inquadrano all’interno di esperimenti modaioli, conferma che si deve sempre tenere presente il testo poetico, che da lì si deve partire prima di qualsiasi ascolto o visione.
Grazie, Ursula. Una lezione di stile.

Elisabetta Beneforti

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