. Harry Miller’s Isipingo - Which way now
madeleine peyroux Harry Miller’s Isipingo - Which way now
(Cuneiform)

Five star live recording by Harry Miller’s Isipingo, one of the leading band of the London’s South African/Brit Improv jazz scene of the Seventies.Essential!!!

Contrabbassista, nome noto ai fans di King Crimson, Centipede, Keith Tippett, Elton Dean e alla ristretta ma solida schiera del jazz britannico dei settanta, il sudafricano Harry Miller faceva parte del piccolo contingente guidato da Chris Mc Gregor, pianista e fondatore di Brotherhood of Breath( per i curiosi McGregor appare in “Bryter Later” di Nick Drake) giunto in Gran Bretagna nel 1961.
Miller, insieme ai soci e amici Dudu Pukwana, Mongezi Feza, Louis Moholo, Johnny Dyani e Mc Gregor si fece strada prima nell’orchestra di Mike Westbrook poi con la formazione del pianista, fondando, infine, nel 1974 la Ogun records, piccola e gloriosa etichetta di jazz d’avanguardia britannica che in soli 5 anni ospitò il meglio di quella scena in una trentina di gloriosi album.
La Ogun, insieme alla Incus records di Derek Bailey, Evan Parker e Tony Oxley, rappresentò il momento di documentazione discografica più importante di una scena bollente, inesistente in America dove la figura di un bassista orchestratore ( alla Mingus o alla Jimmy Blanton, per intenderci) è rara, radiografia di un movimento europeista di jazz d’avanguardia dotato di un cuore pulsante.
“Which Way Now”, ci presenta la formazione degli Isipingo ( dal nome di una spiaggia sud africana ), nata per volere di Miller nel 1973 ma con un solo album all’attivo del 1977, in un concerto dal vivo a Brema del 1975, registrato dalla radio tedesca e tramandato per la prima volta a noi dalla attentissima Cuneiform records americana che già in passato si era occupata del jazz d’avanguardia britannico pubblicando due live dei Brotherhood of Breath di Mike McGregor ( “ Bremen to Bridgewater” e “traveling somewhere” nel 2004 e nel 2001).
Il cd “ Which Way Now” documenta l’eccellente formazione con un line up irripetibile ( Mongezi Feza alla tromba che sarebbe morto dopo pochi mesi, Nick Evans al trombone, Louis Moholo alla batteria, Harry Miller al contrabbasso, Keith Tippett al pianoforte ) in una serata che lo stesso Tippett descrive nelle esaurienti note come “ dotata di forza straordinaria e di tangibile magia”.
Ciò che ascolterete in “Which way Now” è musica intensissima che tienie l’ascoltatore in tensione per i settantacinque minuti dell’album e che sarebbe irripetibile oggi. Musica proveniente da un altro tempo, non per forza declinato al passato se pur trascorso, che supera barriera e limiti, dal grande respiro libero e politicizzato per piglio ed orgoglio ma lontana dagli eccessi e dotata di un aplomb indiscutibilmente britannico.
Tutto gira perfettamente ed è un piacere per i sensi.
Nel secondo brano “Children at play” per tutti i venti minuti della composizione si naviga a vista in un mare di perfetta condivisione dove è chiaro, all’orecchio più attento, che i musicisti stiano vivendo la stessa emozione tutti tesi ad ascoltarsi l’altro. Una magia difficilissima che appartiene ai più grandi e che oggi abbiamo perso e che cerchiamo ancora ma che le sempre più frequenti solo performance allontanano.
Scende il sipario sul bellissimo “Which Way Now” con una triste riflessione : una volta gli improvvisatori condividevano un palco e sperimentavano insiem. Oggi si preferisce dare carta bianca al solista: si limitano i rischi, si fa più bella figura e – soprattutto ! – si spende meno. E di gruppi come Isipingo di Harry Miller neanche l’ombra. E’ un mondo triste e noi ci viviamo dentro.

Ernesto de Pascale

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