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Intervista ad Alessandra Celletti

di Giulia Nuti


Alessandra Celletti è una musicista nel cui background si trovano le influenze più diverse: compositrice, pianista classica, cantautrice, artista a tutto tondo. Nel 2008 ha pubblicato Way Out, un bellissimo album cantautorale in cui dominano pianoforte, voce,  batteria e percussioni. In relazione al suo nuovo album e in occasione del suo concerto di piano solo a Firenze nell’ambito della rassegna The Piano Hour Series (28 novembre 2008), abbiamo scambiato con Alessandra qualche parola sulle sue più recenti attività.


Come hai iniziato lo studio del pianoforte?
Avevo sei anni! Ogni domenica mattina io e mio padre uscivamo insieme: lui a lezione di flauto e io di pianoforte…

Come nasce la scelta di realizzare un album come Way Out, basandosi su strumenti come voce, percussioni e pianoforte?
Way Out nasce da un mio improvviso desiderio di cantare e da una mia idea di “pop” dove però far confluire le mie diverse esperienze musicali. E' un disco un pò "anarchico" ed è un po’ la sintesi di ciò che sono.

Com’è nata la serie di canzoni che hai composto? Alcune le avevi nel cassetto da un po’ oppure è stata una vera e propria full immersion in questa nuova dimensione?
Direi una vera full immersion…sono fatta così: mi appassiono a qualcosa e mi ci butto a capofitto! …e poi c’è una storia davvero stravagante dietro a Way Out. Una doppia uscita con testi diversi nelle due versioni…Nella seconda versione, che è quella in commercio, ho scritto sia la musica che i testi.

C’è un brano di Way Out a cui sei particolarmente affezionata?
Veramente sono affezionata a Way Out nel suo insieme. Sono legata ad ogni momento che ha fatto sì che questo lavoro potesse vedere la luce. Di solito non riascolto mai i miei dischi ma per Way Out sto facendo un'eccezione e mi ritrovo spesso a metterlo nel lettore cd…Mi piace riascoltare 100 dreams e ridere ogni volta che riascolto il miagolio del mio gatto…e andare avanti fino a The Wind is blue.

Tu sei autrice anche di numerose composizioni per pianoforte solo. C’è stato un momento in cui hai pensato che il ruolo di esecutrice a cui spesso la musica classica porta non bastava più e che magari sentivi il bisogno di unire ad uno strumento come il pianoforte la possibilità di suonare la tua musica?
La svolta come compositrice è arrivata dopo molti anni, ma in modo del tutto naturale. Comunque anche quando suono la musica di altri autori la sento come fosse un po’ mia…altrimenti non credo che riuscirei ad eseguirla. Ho bisogno di sentirmi un tutt’uno con la musica che suono.


La musica classica nel senso “tradizionale” è comunque ben presente nella tua esperienza artistica, basti pensare al legame con Satie. Come vivi il rapporto con questo genere di musica?
E’ un legame sentimentale, profondo. Non ho mai cercato un approccio filologico ma piuttosto emotivo.

Come componi le tue musiche per piano solo? Seduta davanti allo strumento?
Sì, esattamente. Mi siedo al piano e vedo che succede…Cerco di mettere d’accordo le mani e il cuore.

Way Out ti vede spesso in veste, direi, di vera e propria cantautrice. Ci sono dei modelli a cui ti ispiri o degli artisti di riferimento?
Sicuramente tutti i musicisti che ho ascoltato, tutto il mio bagaglio musicale confluiscono nella mia musica, ma non mi ispiro ad un modello preciso. Quello che ho imparato e quello che sono si miscelano in modo libero e anche un po’ imprevedibile. Ogni volta che compongo qualcosa risulta una sorpresa anche per me.



Nella tua carriera ti sei avvicinata a molti mondi musicali diversi, rendendo difficile – e questo per me è un grande pregio – che dall’esterno potessero attaccarti qualsiasi tipo di etichetta. Ogni volta che “si lascia la strada vecchia per la nuova” forse ci si accolla qualche rischio, ma quali sono le soddisfazioni più belle che questo modo di vivere la musica ti ha portato?
La soddisfazione più grande è quella di sentirmi una persona e una musicista “libera”. E non è affatto poco. E poi c'è l'affetto e la stima delle persone che riconoscono la mia sincerità e il mio desiderio di comunicare con le mie note.

In ogni genere musicale che esplori, si avverte comunque sempre un legame forte con il pianoforte. Avresti mai voluto prendere il TUO pianoforte quando vai in giro per concerti, mettertelo in tasca e portartelo dietro?
Sì certo, con il proprio pianoforte si crea un legame stretto. Si impara a conoscerlo, a dialogarci, a riconoscere le sfumature. Però è bello anche doversi allenare al nuovo e saper entrare in confidenza rapidamente con uno strumento che non hai mai visto prima. Certo: una volta mi è capitato un pianoforte così antico che gli mancavano tre note sulla parte acuta…ed io dovevo suonare un Preludio di Debussy che utilizzava proprio quelle ultime note della tastiera…certe volte è meglio avere un pò di senso dell'umorismo altrimenti sono guai.

Qual è stato il posto più bello in cui hai suonato dal vivo?
Ho avuto la fortuna di suonare in molti luoghi bellissimi: su una spiaggia all’alba, sul lago di Lunz in Austria, a Roma tra i ruderi del Teatro di Marcello, nella bella sala del Blue Note…non saprei scegliere.

In una intervista al Popolo del Blues di un po’ di tempo fa hai raccontato della tua collaborazione con Momo. Ci sono attualmente altre collaborazioni o progetti trasversali che ti vedono come produttrice, arrangiatrice o musicista che stai portando avanti al di là della carriera solista?
E’ un periodo di intense collaborazioni: con Mark Tranmer, chitarrista e compositore noto come Gnac, con il bravissimo sassofonista Nicola Alesini, con il quale abbiamo scoperto una grande affinità nelle nostre rispettive poetiche, con il batterista Marcello Piccinini con cui portiamo dal vivo Way Out.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?
In fondo ho un solo progetto, che è quello di rispettare sempre la mia natura curiosa impegnandomi a indirizzarla verso lavori sinceri e realizzati con cura.


Presto suonerai a Firenze nell’ambito della rassegna Piano Hour tenendo un set di piano solo. Quali sono i tuoi sentimenti o pensieri verso questo appuntamento in calendario?
Sono già emozionata. Sarà una serata importante.

La rassegna ti vede in coppia, nella stessa sera, con Hans-Joachim Roedelius. So che la vostra collaborazione, però, non è una novità… Come è nata? Roedelius era già per te tra gli artisti di riferimento prima del vostro incontro oppure è stato il semplice incrociarsi di due itinerari artistici?
Ho conosciuto Roedelius grazie a myspace. Mi ritengo davvero fortunata ad avere incontrato un musicista speciale come lui. Abbiamo moltissime affinità e penso che le nostre strade non potevano non incontrarsi.

Prevedete anche qualche sorpresa insieme dal vivo?
Sì certo! Ma non posso dirla se no che sorpresa sarebbe?

Giulia Nuti

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