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Babalooba

GEORGE CLINTON

Il mio amico Francesco dice che dobbiamo andare a farci benedire. Io non lo guardo più con stupore, ho smesso cinque o sei anni fa, perché so che lui fa sul serio e lui sa che anche IO faccio sul serio quando aggiungo che, se dobbiamo farlo, il momento è Adesso, Subito, insomma, Ora, il primo a benedirci fu Screamin'Jay Hawkins, poi fu la volta di John Lee Hooker, dopo venne Solomon Burke ma adesso è diverso! Ci "imporrà" le mani "Il Primo Ministro del Funk", colui il quale secondo Prince "è (per il Funk) cio che Miles Davis è stato per il Jazz". Ed è per questo motivo che, senza aggiungere altro ci muoviamo allo stesso tempo, con lo stesso passo e la medesima risolutezza verso i camerini di GEORGE CLINTON.Quanto lo incontriamo la prima impressione, dice il mio amico Francesco, è quella di imbattersi ne "Lo zio Beppe ai bagni di Ostia" che, oddiomio, non è proprio la maniera migliore per descrivere l'uomo che detiene dopo la debacle di Sly Stone lo scettro del ritmo nero. Ma la descrizione è calzante, anzi è poca cosa rispetto a cio che noi vediamo: un corpulento bambinone di 54 anni con il sorriso sempre stampato sulle labbra, avvolto in un coloratissimo lenzuolo per bambini, sapete quelli con i personaggi di Walt Disney sopra che piacciono tanto ai genitori, e con un buffo ciuffetto di finti dreadlocks coloratissmi appresso sulla fronte. E se questo è il funky, allora lui è proprio George Clinton. Punto e basta.e questa è la sua astronave!Io sull'astronave non c'ero mai salito anche se una volta avevo fatto due strade del centro di Roma in Limousine con James Brown all'ora dipranzo di un lunedi che mi sembrava di stare veramente in astronave, ma devo dire che con Clinton si vola subito: i motori si riscaldano, e come è buona usanza aerospaziale si accendono uno ad uno. Così sul palco i suoi entrano alla spicciolata, impossibile non riconoscerli: il batterista ha un abitino rosso che è un bijoux, il bassista, che ha voluto sul palcoscenico TUTTI gli amplificatori di QUALSIASI marca possibile e immaginabile reperibile indossa jeans a zampa d'elefante e un bolerino che fa invidia a quello del batterista, entra aggirandosi tra cavi e monitor cercando il suo posto e brandendo lo strumento come una clava fino a che non sbatte il muso nella montagna di attrezzatura da lui richiesta. Ecco il trombonista in tenuta da ciclista: rompe gli indugi svalvolando una frasona di blue notes che mette sugli attenti quei due disperati della sezione ritmica mentre da dietro ad una cassa laterale spunta il sassofonista. Altezza di quest'ultimo un metro e cinquanta.Mentre i quattro si misurano con semplice ma incisivo teorema funky con un solo balzo da dietro al palco al fronte dello stesso guizza impavido un pazzo tatuato che per tutta la sera impersonificherà il "Punk nero" che la formazione, nella sua lucida follia, si porta appresso. Questo è un tipo veramente speciale: suona la tastiera ma è roba di poco conto. Si agita e urla, ogni tanto con voce profonda e oscena lega un brano all'altro, sputa e bestemmia a chi non è abbastanza funky e lega le trame del ritmo con quel poco di melodia che il "Parlamento" necessita.

Dicevamo di quest'ultimo che suona un po' di tastiera, ma spiegavamo anche che non è suo dovere farlo perché a far la parte del tastierista è già arrivato il più giovane della compagnia: un ragazzetto a torso nudo in jeans ancora più a campana di quelli del bassista che, pacificamente si sdraia per terra letteralmente sotto lo stand degli strumenti e suona allungando in su le braccia sicuro che cio che fa vada sempre bene. Bisogna avere fede! Se no che funky man del cavolo sei. No? Cosi combinati i sei tessono delle robe micidiali che vengono almeno da Marte; ma è una impressione che dura poco perché sono già sul palco due chitarristi. Si piazzano davanti a due montagne di amplificatori Marshall e cominciano a manipolare i propri strumenti producendo per il primo paio di minuti un rumore molto più vicino ai muri sonori del trash che al funky ma che importa. È funky anche cosi "ci avrebbe spiegato dopo Balckbyrd Mc Knight, a 18 anni negli "Headhunters" di Herbie Hancock per il disco "Survival of the fittest" e da qualche anno stabile con Clinton. Tanto funky che passati i primi due minuti sia lui che l'altro (quello vestito di viola che pare il portafortuna di Raffaella Carrà) rientrano nei ranghi e cominciano a menar giù mazzate di ritmo chitarristico. E siamo ad otto… Gli altri entrono alla spicciolata e a parte un paio di ceffi non meglio identificati il palcoscenico è adesso finalmente pronto per il Primo Ministro. Ma è solo una finta... perché mentre tutti aspettano George Clinton ecco spuntare da una nube di ghiaccio secco un nonnetto nero in calzamaglia psichedelica che pare essere stato raccolto a San Francisco 30 anni fa. Coppola in testa e barbetta da beat troppo vero per non essere creduto tale, il "nonnetto" parte in un balletto che lascia tutti a bocca aperta, gruppo compreso - pensiamo noi che a bocca aperta stiamo. A questo punto non conosco altro verbo, questa è invasione di Funkedelismo. Mai come stasera il funk è stato cosi contaminato e distorto. Lassù, da qualche parte in cielo, Jimi Hendrix sorride divertito. Ma ecco il momento che tutti stavamo aspettando. Signori e Signore il Primo Ministro del Funk, Mr. GEORGE CLINTON!

Pistoia, esterno notte, qualche ora dopo. Adesso che George è seduto davanti a due etti e mezzo di spaghetti e noi davanti a loro e a lui mentre risuona la benedizione di qualche minuto fa. "Babalooba" ci aveva detto Clinton ed ora che la pasta è li che lo aspetta George il sorridente ripete il rituale: passando le mani sopra il piatto fumante ripete "babalooba" scoppiando poi in una forte risata.Gli altri del gruppo si voltano e qualcuno ripete "babalooba" e da li a qualche attimo è tutto un "babalooba". Difficile che il FUNK questa sera possa essere riassunto in altre parole più appropriate. Già, forse se mi faccio anche io due etti e mezzo di spaghetti, qualcosa di Funk apprendo anch'io, penso. Eseguo. Adesso, sono passati solo alcuni giorni, il mio amico Francesco dice che "babalooba" non gli basta più, la "parolina" lo ha perseguitato nel caldo torrido di una Roma sempre più triste e che ora vuole che io aggiunga qualcosa "di importante" dice lui. Io, in casi del genere, non me la sento di contraddirlo e ripenso a come ci si sente dopo aver sperimentato l'approccio con il P. Funk,resto per un po' in silenzio e poi comprendo di dovermi considerarmi felice, graziato, anzi, letteralmente benedetto. Perché molti sono i chiamati ma pochi gli eletti.

Babalooba.

Ernesto De Pascale

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