| . | Babalooba GEORGE CLINTON Dicevamo di quest'ultimo che suona un po' di tastiera, ma spiegavamo anche che non è suo dovere farlo perché a far la parte del tastierista è già arrivato il più giovane della compagnia: un ragazzetto a torso nudo in jeans ancora più a campana di quelli del bassista che, pacificamente si sdraia per terra letteralmente sotto lo stand degli strumenti e suona allungando in su le braccia sicuro che cio che fa vada sempre bene. Bisogna avere fede! Se no che funky man del cavolo sei. No? Cosi combinati i sei tessono delle robe micidiali che vengono almeno da Marte; ma è una impressione che dura poco perché sono già sul palco due chitarristi. Si piazzano davanti a due montagne di amplificatori Marshall e cominciano a manipolare i propri strumenti producendo per il primo paio di minuti un rumore molto più vicino ai muri sonori del trash che al funky ma che importa. È funky anche cosi "ci avrebbe spiegato dopo Balckbyrd Mc Knight, a 18 anni negli "Headhunters" di Herbie Hancock per il disco "Survival of the fittest" e da qualche anno stabile con Clinton. Tanto funky che passati i primi due minuti sia lui che l'altro (quello vestito di viola che pare il portafortuna di Raffaella Carrà) rientrano nei ranghi e cominciano a menar giù mazzate di ritmo chitarristico. E siamo ad otto Gli altri entrono alla spicciolata e a parte un paio di ceffi non meglio identificati il palcoscenico è adesso finalmente pronto per il Primo Ministro. Ma è solo una finta... perché mentre tutti aspettano George Clinton ecco spuntare da una nube di ghiaccio secco un nonnetto nero in calzamaglia psichedelica che pare essere stato raccolto a San Francisco 30 anni fa. Coppola in testa e barbetta da beat troppo vero per non essere creduto tale, il "nonnetto" parte in un balletto che lascia tutti a bocca aperta, gruppo compreso - pensiamo noi che a bocca aperta stiamo. A questo punto non conosco altro verbo, questa è invasione di Funkedelismo. Mai come stasera il funk è stato cosi contaminato e distorto. Lassù, da qualche parte in cielo, Jimi Hendrix sorride divertito. Ma ecco il momento che tutti stavamo aspettando. Signori e Signore il Primo Ministro del Funk, Mr. GEORGE CLINTON! Pistoia, esterno notte, qualche ora dopo. Adesso che George è seduto davanti a due etti e mezzo di spaghetti e noi davanti a loro e a lui mentre risuona la benedizione di qualche minuto fa. "Babalooba" ci aveva detto Clinton ed ora che la pasta è li che lo aspetta George il sorridente ripete il rituale: passando le mani sopra il piatto fumante ripete "babalooba" scoppiando poi in una forte risata.Gli altri del gruppo si voltano e qualcuno ripete "babalooba" e da li a qualche attimo è tutto un "babalooba". Difficile che il FUNK questa sera possa essere riassunto in altre parole più appropriate. Già, forse se mi faccio anche io due etti e mezzo di spaghetti, qualcosa di Funk apprendo anch'io, penso. Eseguo. Adesso, sono passati solo alcuni giorni, il mio amico Francesco dice che "babalooba" non gli basta più, la "parolina" lo ha perseguitato nel caldo torrido di una Roma sempre più triste e che ora vuole che io aggiunga qualcosa "di importante" dice lui. Io, in casi del genere, non me la sento di contraddirlo e ripenso a come ci si sente dopo aver sperimentato l'approccio con il P. Funk,resto per un po' in silenzio e poi comprendo di dovermi considerarmi felice, graziato, anzi, letteralmente benedetto. Perché molti sono i chiamati ma pochi gli eletti. Babalooba. Ernesto De Pascale |
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