The Church of St. John Coltrane
di C. Ernesto De Pascale
"Grazie San John Coltrane per aver salvato una disperata come me. Grazie!..." Siamo nella Chiesa Africana di San John Coltrane,al 351 di Divisadero Street, quartiere di Western Addition, San Francisco, California, U.S.A. Sister Deborah sta "testimoniando" e si lascia andare in questo canto di fede e sragionevolezza. I suoi capelli, una tentacolare morsa di dreadlock colorati, sono riuniti un un unico fascio da una ciocca più grande delle altre:lei li scuote, ondeggiando pesantemente il capo e seguendo la musica che esce forte dalle casse che troneggiano al fianco dell'altare. "Halleluja", esclama il reverendo mentre prende fiato tra un riff di sassofono e l'altro. "Pregate il signore" urla dall'ultima fila Madre Marina Lynn alzando i palmi delle mani al cielo come se volesse sorreggere tutte le pene dei peccatori del mondo. I suoi occhi orbitano mentre due figure, una Madonna ed un Gesù, entrambi neri, dipinti in stile falso bizantino da qualche avventato principiante, la osservano con sguardo severo, forse incredulo. "Sì, sì, pregate" aggiunge sorella Mildred una avvenente teen ager nera vestita di poco, che, seduta dietro ai tamburi di una batteria, tiene il tempo della preghiera comune. "Vi ringrazio per essere qui oggi. Ho bisogno delle vostre preghiere. Oggi mi sento fortunata di essere con voi non solo nel corpo ma anche nello spirito!" conclude sister Deborah.

Siamo nella chiesa ortodossa africana dedicata a John Coltrane, sì proprio a lui, il Primo Carnera del jazz, guida e ispirazione di questo popolo sotterraneo di fedeli. Coltrane ebbe una sorta di "risveglio" spirituale nel 1957 quando, cioè, iniziò a cercare l'assistenza divina per allontanarsi dall'eroina. Da quel momento in poi tutte le sue composizioni furono dedicate al Signore. In verità fino a quel giorno John, bravo quanto volete, era da tutti considerato "un sòla". Ma sono proprio i brani più spirituali che, ogni domenica alle 11,45 e ogni mercoledì alle 18,00, vengono eseguiti nella piccola cappella. Io questo luogo di preghiera lo ho scoperto per caso. "Quando mai qualcuno tiene in vetrina un organo hammond e sulla fiancata ci scrive «Thank you, Jesus»" mi ero chiesto. Fu così, che mosso da ragionevole stupore entrai e scoprii quanto vi sto adesso riportando. Ecco, adesso il Reverendo ci incita a danzare, a cantare e a lasciarsi andare ma c'è chi non riesce neanche a tenere il tempo battendo le mani. Poco importa, però! Non era forse una forma di espressione libera quella del John Coltrane spiritualista? C'è poi da "testimoniare" tutti, e un microfono viene fatto passare fra i fedeli. Io sono un po' imbarazzato, ma poi mi decido a esortare una preghiera comune per la riuscita di certe iniziative che ho in mente. Incredibile! i fedeli onorano la mia richiesta con canti e peana. Se non fossi testimone della loro fede cieca non ci avrei mai creduto! "Pregheremo per te, fratello", mi assicura a voce alta un grosso signore in doppio petto giallo e fazzoletto rosso intorno al collo. "Sì, pregheremo per te" aggiunge la bella Sister Mildred mentre si contorce sui fianchi sinuosamente e si lecca le labbra sudate. È una atmosfera informale quella della chiesa di St. John Coltrane, estremamente familiare. I massimi momenti della cerimonia restano:
- La recitazione corale del canto di "A Love Supreme" la composizione di John del 1964 che si tramuta in un salmo islamico di stampo mantra e che manda in trance metà dei presenti.
- Il Sermone del reverendo intitolato "Abbiamo un mandato dal cielo: Amarci l'un altro". Io intercalo la sua lettura con un paio di "Halleluja" e di "Amen" ma vado tragicamente fuori tempo, osservato da tutti. Mi prometto perciò di esercitarmi a casa.
- La distribuzione di dolci.
I minimi momenti del servizio invece sono:
- la lettura del testo sacro "Corinzi,12" che per la musicalità del luogo
andrebbe quantomeno riscritto a tempo di rap.
- "L'offerta benevolente" raccolta dal Sorella Mildred che mi si piazza davanti e comincia a spingermi verso la panca con l'intero corpo. Io spiazzato e sudato perdo la testa, mi ficco la mano in tasca e le allungo un biglietto da 20 $ senza riuscire purtroppo a carpirla. Allontanandosi aggiunge "It's far more spiritual giving than taking?.Ouch!

La cosa curiosa è che l'intera cerimonia è per un pubblico esclusivamente di bianchi; nessun nero, se non i già citati interpreti, è infatti presente qui oggi. Né sarà qui la prossima volta. Solo i bianchi hanno bisogno di redimersi con John Coltrane, ai neri ci pensano le Destiny's Child! Siamo giunti al termine. "Grazie per essere stati con noi-urla spassionatamente Sister Deborah - piuttosto che davanti al televisore... "Vi manca...forse?" aggiunge ammiccante il reverendo. "No, non ci manca!" urlano esaltati due signori sulla cinquantina con chiaro accento teutonico che se andranno poi mano nella mano.
Mentre si smonta la cerimonia mi avvicino al Pastore e mi presento per farmi raccontare la storia che lui candidamente va ad espormi. Si chiama John Coltrane, prima del 1957 era l'autista del sassofonista nero (mai saputo ne avesse avuto uno!), è pastore in altre "Church of St. John Coltrane" sparse per la California, e ha un programma su KPOO una radio che trasmette sui 93,6 mhz. Mi rifila un paio di suoi Cd, dove-costo 25 $, bollino Siae neanche l'ombra! -mi assicura, potrò ascoltare la più bella versione di "I will survive" mai incisa!. Spiritualità, fratello, spiritualità - aggiunge - e non mancare domenica prossima!" conclude. E mi saluta dalla sua Porsche Carrera 911 metallizzata, 1971, targata "Trane".
Resto solo a riflettere sulle molte sfaccettature della Ragione e il Torto, poi riprendo il mio percorso. Ma quando passo davanti al primo negozio di dischi il richiamo è troppo forte e mi viene da entrare e acquistare un cd di John Coltrane, quello vero. Un senso di rivalsa e di riscatto brucia dentro. Ma ho voglia di vomitare e mi gira la testa. Sbadatamente firmo la ricevuta della carta di credito con il mio pseudonimo Siae. CharlieParker. La signorina non capisce, mi chiede se è tutto ok. Io gli rispondo con le prime parole che mi vengono in testa "Spiritualità, sorella, Spiritualità". E me ne vado facendo il segno della pace.