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The Hawaiian Feel


Fancazzismo e Fanculismo. Gli italiani ne sono i numeri uno in Europa. Cosa è? è un’onda trasversale, un partito dormiente di “bietoloni“ che cercano di cavarsela con il minimo sforzo, senza sapere magari saper di essere dei talenti. Chi glielo fa fare di scoprirlo, d’altronde ? Qui ci si può ancora ridere su – ma qui si è riso su troppe cose… - mentre i giovani americani non scherzano sul tema. Cambiamo pure termine di descrizione e denominazione. Laggiù sono stati più furbi (in gergo “paraculi“). Hanno così canalizzato i praticanti di quella “dottrina “, prima semplicemente “gli altri”, adesso “ le masse “, verso i vari festival di jam bands, oggi Bonnaroo, una volta “H.O.R.D.E “, tanto la musica mette tutti a posto, no?.

g-love

Poi, visto che il pubblico aumentava in modo esponenziale, i più “scafati“ - quelli che hanno meno voglia di altri di “fa’n cazzo” ma che nella vita non si faranno mai male - hanno pensato che anche qui c’era un trend da far crescere e sviluppare. Qualcuno, magari sbuffando e smadonnando, si è così scoperto imprenditore e via con la piramidalità partendo dal basso, dall’artigianato puro, quello musicale. Fra i tanti che sapevano suonare la chitarra qualcuno svettava in questo hotennay moderno; si iniziava così a far sentire le proprie canzoni prima a dieci, poi a cento, poi a mille altri seguaci. E queste canzoni non erano poi neanche tanto male. Inconsapevolmente avevano guadagnato una posizione sociale. Adesso le canne non le rollavano più loro. Le fanno rollare agli altri.

Questo è il momento giusto per parlarne; prima che sia troppo tardi e che il trend diventi una ossessione, prima che l’idea di una scena prenda il sopravvento e che la musica venga maciullata dalle speculazioni, prima di tutto questo ci piace sognare e immaginare come uno sfigato cantautore possa in pochi anni mettere in piedi un’etichetta con una precisa idea e faccia incidere per essa non solo questo o quell’emerito sconosciuto o solo gli amici ma desti l’interesse anche di chi, sul mercato discografico, c’è già da un po’.

La Brushfire records di Jack Johnson nasce così: dalla necessità di prodursi i dischi che nessuno ti vuole pubblicare, dalla voglia di stare a suonare la chitarra e a farsi le canne con gli amici, dalla curiosità di provare a essere manager di un sogno senza che quel sogno possa, a causa di un qualche contratto con troppe postille, appartenere a qualcun’ altro.

“The brushfire songs“ di Johnson agli albori del duemila sembravano parossistiche ma Jack doveva pur cominciare e scelse San Francisco come punto di arrivo e base di partenza. La città californiana è d’altronde per molti un simbolo di questo genere. All’artista trentaquattrenne non andava molto l’idea di dover mediare con altri e la base della sua cultura era altrove.
Johnson arrivava infatti da lontano, da un luogo magico come le Hawaii. Un luogo che aveva lasciato sul cantautore un marchio, come l’Africa genera il mal d’Africa, come San Francisco, che ti fa sentire “homesick”, come il Sud che “it’s gonna do it again”…


La storia assume, qui, toni al limite della casualità “ La mamma di Jack - mi confesserà un giorno uno schizzatissimo Donavon Frankenreiter, songrwriter il cui esordio è prodotto da Johnson - è la vera iniziatrice del rapporto fra me e suo figlio e di rimando Ben Harper. Lei infatti, da anni affitta camere ai surfisti, professionisti o solo dilettanti in cerca di un karma, che a Gennaio e Febbraio approdano per attendere la grande la grande onda come richiamati da una voce sovrannaturale”.

In Italia e in Europa questa storia della grande onda non ha attaccato. Peccato, per qualcuno è stata il nucleo di un’ intera vita. Come per Brahdah Iz, 300 chili di voce celeste e una vita passata a connotato ben bene con essa la musica delle sua terra, le Hawaii. Ma, particolare questo inquietante, non tanto cantando i tradizionali, come prima di lui Gabby Pahuini, ma reinventando canzoni del repertorio classico del Tin Pan Alley continentale, come “Over the Raimbow”. Per quelli della Brushfire records, Brahdah Iz, è oggi una specie di mito.

Brahdah Iz

Scopri quindi che la sottile linea di demarcazione fra “fancazzismo” e serietà è quanto mai sfumata e imprecisa. A te, in poche parole, sembrano dei perdigiorno, per un altro sono quanto di più serio si possa incontrare in giro.
Un pò come i veri Mod. Giovani ( e meno giovani ) che, insomma, prendono molto seriamente il richiamo. Da noi al massimo, per la gioia dei “fanculisti” in infradito con le braghe a vita bassa, sono arrivate le marche di outfit più celebri: Billabong ( lo sponsor di Frankenreiter da quando aveva 12 anni, ne ha 36 adesso, fatevi un po’ di conti…), California, Bear, Patagonia, celebre per le i suoi capi “tecnici”.

In Italia, però, quella manciata di “filosi dello stile ” che si distingue dal fanculista di strada perché combatte una propria battaglia personale contro l’ottusità fa poca strada. E di onde neanche l’ombra. Ma quale onde ? “ Ad esempio quelle della Costa Smeralda fuori stagione – esclama Donovan – oppure Fregene a Ottobre “. Voi, piuttosto, ne eravate al corrente?…

Scendo a indagare. Oggi vado a visitare un piccolo negozio e ora mi muovo fra i surfer che frequentano poi sempre gli stessi luoghi, un pò come i rapper, e che durante la settimana fanno sempre le stesse cose (questo accade anche nel weekend ai più giovani del gruppo, spesso costretti ad andare a visitare i nonni con i genitori, vestiti in “ quel modo”…).
Sono venuto fino a qui per capire che relazione c’è fra il movimento e la musica qui, a migliaia di chilometri dalle radici. Chiedo allora loro se conoscono Johnson, Frankenreiter, G.Love, il bluesman di Philadelphia che si accompagna con basi hip hop suonate in trio ed è appena approdato alla Brushfire records dalla Epic/Sony. La risposta è negativa. Harper sì – mi dicono – “quello che fa reggae” ma nessuno lo ha mai collegato a un movimento, anche se qualcuno di loro si ricorda che in uno dei suoi vecchi video apparivano dei surfers. Poi il padrone del negozio presso cui mi trovo comincia a scartabellare fra i dvd e tira fuori un documentario che porta il nome di Jack Johnson, “thicker than the water “, e – miracolosamente – un video didattico di Frankenreiter. Ma che Jack potesse essere un musicista là dentro, a nessuno di loro, poteva neanche lontanamente passargli per l’anticamera del cervello...

“Thicker than the water “è viaggio a ritroso nella tradizione, direzione Gange, e verso la purificazione. L’acqua, una cosa preziosa, pulirà il male. Alla “Brushfire records “ non lo ammetteranno mai ma questa questione della purificazione a loro fa gioco. Non siamo ancora alla trilogia modello Jackson Browne ( “ rock me on the water “, “ for everyman”, “ before the deluge “) ma poco ci manca. Il gruppo di videomaker locali, che da più anni in attività sulle isole, “the Malloys “ ( sono 3 cugini…) ha addirittura ambientato i più recenti video di Jack Johnson sulle spiagge che puntano ad ovest dell’oceano Pacifico con un ospite speciale per “cameo”: Ben Stiller. Essi sono dell’idea, infatti, che l’acqua abbia un ruolo determinante in tutta questa storia. Un pò come la doccia dopo una sbronza.

Ma torniamo a capo e andiamo a scoprire il dietro le quinte per capire chi è il vero “ ottimizzatore “( “paraculo “ ) di questa avventura. Si chiama Mario Caldato Jr. e fa il produttore. Incidentalmente è il socio di capitale della Brushfire records. Caldato, classe 1961, madre brasiliana, papà italiano, è uno dei produttori più richiesti del momento. Inizia la carriera a Los Angeles negli anni settanta, insieme a Money Mark, il collaboratore giapponese dei Beastie Boys, nei “Phaze 2” per approdare alle prime esperienze di produzione con Tone Loc negli ottanta. Ma sarà il lavoro con le “Bestie” a portargli fortuna. Oggi Mario è un po’ dovunque ( attualmente a registrare il nuovo album di Super Furry Animals in Spagna ) ma nel suo cuore batte il “fancazzismo “.
” Bisogna lavorare meno – afferma nella sua intervista a “Ignite “- e lavorare tutti ( bella novità!) ma soprattutto trovare il tempo per meditare”.
Così, mentre i Super Furry Animals si fanno il culo a registrare, lui medita ( a spese della casa discografica ) e se una performance non è all’altezza, si riparte da zero. Anche io voglio fare il produttore così!...

Ecco perché i dischi della Brushfire sono così pieni di alti e bassi e di attimi sbilenchi. “ E’ il loro bello “ dice Caldato, il cui papà truccava le auto e si anche fatto pure qualche giorno al fresco, “ non vorrai mica toglierti il piacere di qualche sano errore umano quando ci sono troppi computer in azione !!”.

A Los Angeles la Surf Gallery, 911 South Coast hgwy Laguna Beach, un ex centro sociale che qualcuno “innalzò” a status di galleria un pò di anni fa le cose sono finalmente cambiate. Gli interni sono puliti, quasi asettici ma il groove è tangibile, talmente nel trend positivo delle cose descritte che può permettersi di vendere foto e artwork a tema di semi sconosciuti per migliaia di dollari e organizzare un festival ad hoc, Moonshine Festival ( dall’otto al dieci ottobre scorso ) con grande successo. Una nuova scena gravita intorno a loro, essi sono il trampolino per le isole pacifiche. Fra non molto apriranno una agenzia di viaggi, qualcuno giura.

La vita adesso per tutta questa gente scorre felice e fra baci e abbracci dopo anni da drop out. Si cercano nuovi adepti. Il sapore generale è non differente da quello che animava Haight Asbury nella primavera de l’estate dell’amore del 1967.

Sembra in corso una rivoluzione morbida.

Il sistema è però pronto ad assorbirla e a rilanciarla sul mercato, il cuore dell’alternativa forse non attende altro. Ci saranno nuovi sistemi di comunicazione, nuove strade da percorrere ma l’iter consumistico non risparmierà tutto ciò.

Ma tutti quelli che hanno perso il trend, vi siete mai chiesti che fanno, o, che fine faranno? “ Niente paura – afferma Mario Caldato Jr sicuro di sè – basta concentrarsi e iniziare un corso yoga. La vita tornerà presto a sorridere “. Magari ascoltando le canzoni dei suoi protetti, aggiungo io. “ Certamente – asserisce lui per farla corta, incalzato dalla mia insistenza – sono canzoni che non mentono sui significati della vita e le Hawaii - mi assicura – il posto migliore per realizzare i propri sogni! ” . Scommettiamo che laggiù Mario ha interessi in una catena alberghiera ? O che, più semplicemente, sua madre affitta camere ai surfisti ?


Ernesto de Pascale


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