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Smettiamo di lamentarci
Stato della cultura in Toscana, pre elezioni regionali 2005


Smettiamola di lamentarci, tanto per cominciare. Viviamo in una delle poche regioni dove le iniziative culturali, che vi piacciano o no, non muoiono ma si moltiplicano e non c’è comune che non presenti un programma, che non dia una opportunità. Eppure qualcosa non va e, provate a parlare con gli operatori, tutti sono scontenti. “I soldi sono pochi”, vi sentirete dire, “c’è poca tutela di chi opera“. Basta riflettere un attimo e sarà lampante che questo è solo un problema parziale. Mancano soprattutto le idee e troppi operatori lavorano oramai con il pilota automatico inserito.
Quello che manca è invece un ricambio più profondo fra quelli che possono consigliare e indirizzare le istituzioni ad investire. Questo ruolo dovrebbe essere rimesso in discussione ogni anno, ad ogni nuova stagione, ogni qualvolta si stanziano investimenti.
Questo è, infatti, un ruolo delicatissimo che – per mantenere vivo quel senso di ricerca, di novità, d’ impegno, di interesse verso la sperimentazione che si ritiene sia alla base dell’impegno economico sostenuto dalle istituzioni - dovrebbe essere affidato a persone sempre diverse. Grande è il rischio che si investa infatti sempre negli stessi progetti, straordinari, ma anche questi devono essere soggetti a un turn over. Troppo sono le novità, troppo veloci i tempi; il contributo proprio perché tale deve, in fin dei conti, spingere l’operatore culturale a saltare il fosso e a diventare un miglior imprenditore privato.
Guai all’operatore culturale che pensa di vivere sulle istituzioni solo perché si è conquistato un posto al sole.
La musica è cambiata da un po’, inutile nascondersi dietro alibi. Il sostegno che una volta poteva essere chiesto attraverso la rinascita di manifestazioni che sono state usurpate alla Toscana, come il meeting delle etichette indipendenti – che oggi premia Baglioni ma solo se Baglioni va a ritirare il premio, non vi fa pensare - oggi deve essere sostituito da una fondazione. Vecchio discorso per qualcuno, nuovo fino a che la memoria storica degli ultimi cinquanta anni non troverà una sede.
Perché le produzioni musicali creative, che ogni anno pullulano, non trovano una solida strada di riferimento ? Perché si producono dischi che poi si perdono fra i mille di un catalogo? Non sarebbe più giusto creare un marchio unico, pubblico – privato, che li canalizzi in una sola direzione? Una struttura che proponga ai “media“ di trovare spazi televisivi e radiofonici per queste belle produzioni sulle reti nazionali? una società editoriale di recupero, visto che sono migliaia, a questo punto, gli euro versati alla siae che si perdono come pulviscolo atmosferico ?
Altri suggerimenti: durante la stagione dei grandi eventi, anche quelli di privati, non solo quelli prodotti con il sostegno delle istituzioni si auspica un palco a disposizione di artisti emergenti – è da citare come ottimo esempio i sei gruppi locali che si esibirono prima di Luciano Ligabue a Firenze allo stadio nel settembre 2002 – e un coordinamento per essi. E ancora: l’utilizzo di giovani per le produzioni, come se queste fossero veri e propri stage di formazione .

Per tutto questo serve un nucleo operativo d’operatori super professionali; persone con un profondo know how del settore indipendente, capaci di progettare, pensare, comporre proposte e farle, tenere contatti con i “media” perché si possano aprire spazi forti in televisione per le produzioni - produzioni che hanno un costo elevato e spesso rischiano di terminare con il finire di una stagione - tenere contatti con le case discografiche maggiori ma, soprattutto, migliori.
Insomma, veri ambasciatori a tutti gli efffetti.
Le idee qui lanciate sono di semplice attuabilità. I personaggi ai quali si fa riferimento si ipotizza provengano tutti dall’ esperienza locale maturata in questi anni.
Quando tutto questo si sarà realizzato la politica culturale svolta nella musica extracolta darà frutti esponenziali e si recupererà molto terreno perso perché, ahimè!, molti fuori dalla Toscana ancora non sanno quante buone idee sono in azione e quante buone produzioni sono realizzate con i contributi pubblici. Una pubblicità qui e là, siamo realisti, non basta più ai giorni d’oggi.
La nostra cultura musicale è una cosa grande, un bene immenso, nato nelle strade, nelle cantine, ma anche nelle scuole e nei corsi delle scuole di musica e nelle sale di tante associazioni di volenterosi diventati professionisti. Lasciarlo scorrere non basta più. Si deve fare di più.

Ernesto de Pascale


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