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Florence, Alabama
Una palazzina bassa ad un solo piano, costruita con mattoni chiari, si staglia netta contro il cielo azzurro del dopo la tempesta. Una scritta che sovrasta la porta non lascia ombra di dubbi. Fame recita linsegna a ricordami che sotto questo cielo si costruiscono successi. E cieli del genere non se ne vedono spesso qui a Firenze. Una Firenze che qui si pronuncia Florence in una regione che si legge come si scrive, Alabama, in un territorio che nel raggio di pochi chilometri quadrati mostra tutta la sua sete razzista: la prigione di Parchman Farm distinguo chiaramente con la sua geometria ben conosciuta (non averla frequentata almeno una notte ti fa sentire fuori dalla comunità!) e subito oltre la sua dependance, dove si dà la scossa ai dead men walking. Eppure per quanto desolata e lugubre, sotto il cielo azzurro del dopo la tempesta, questa Florence esercita su di me grandi fascinazioni musicali. Come vorrei portare nella Firenze che io conosco e vivo lo stesso amore per la musica che questa bassa palazzina a un solo piano in mattoni chiari sprigiona! Qua dentro, o meglio, qua dietro, dietro lofficina di un gommista che ascolta la radio in sensourround, ha sede, infatti, lo studio di registrazione Fame, una delle più grandi fucine di musica per lanima dAmerica. Qui, nelle pause di lavoro, Percy Sledge, ragazzo di bottega, incise, nel 1967, quella When a man loves a womanche da sola ancora basta a illuminare il cammino a qualsiasi viandante alla ricerca dellamore.
Rick Hall è ancora il proprietario di questa baracca che ha visto tempi migliori: non sono venuto qui per parlare con lui di musica (già fatto) ma perchè voglio sapere da lui cosa vuol dire vivere a Firenze-Pardon me Sir -Florence, Alabama.
In che stato è la tua città? mi chiede tentando di farmi posto in un ufficio straripante di cimeli
curioso-dice parlando da solo- due città con lo stesso nome!ed esclama divertito. Firenze, my hometown, si trova in Italia
enuncio io. Ah! Italiabatte le mani e ride forte-certo, ricordo!
E uno stato del Nord, vero ragazzo
fottuti nordisti.
Capisco che forse dobbiamo appellarci a qualche altro appiglio geografico per stabilire un corretto rapporto sulle nostre esistenze in corso. Ma di stranezze del genere ne ho sentite tante da musicisti e artisti la cui agenda recita spesso se è mercoledì deve essere
(scegliete voi la località) se invece è giovedì siamo a
(scegletene voi stessi unaltra diametralmente opposta alla precedente). Come dimenticare lo stupore sulla faccia di Eric Clapton quando dal roof garden dellHotel Excelsior indicandomi un qualche punto allorizzonte in direzione Piazza della Signoria si premurò di ricordarmi quanto fiorentino si sentisse lui che per ben un mese aveva abitato nellattico di proprietà di George Harrison, proprio quello che affacciava sulla storica piazza.
Niente di male quindi se lanziano Rick Hall, cappello di paglia da cowboy ben piantato in testa, non riesce a coniugare la mia geografia con la sua.Però-mi viene da pensare- il vecchio si sforza
. Ed eccolo adesso scomparire sotto un vecchio tavolo, estraendo dai cassetti contratti che hanno fatto la storia della musica,rimasti lì a prendere polevere per decenni. Ne acciuffo un paio al volo: su questo riconosco la firma di Aretha Franklin, qui registrò I never loved the man (the way I love you), su questaltro cè uno scarabocchio illeginile ma risalgo al contratto fra Hall e Clarence Carter per la registrazione di "Slip Away". Carter era cieco. Ma la sua anima ci vedeva benissimo, cazzo aggiunge Hall euforico. Eccolo riapparire felice. Ha in mano una cartolina e la sventola. Sapevo di avere qualcosa dalla tua città e me la allunga. Greetings from Florence leggo e mi viene da pensare a tanto turismo massificato di oggidì, ma mi basta voltarla per realizzare che la Florence in questione è unaltra.
Siamo in Texas, questa volta!
Hall mi guarda negli occhi, piantato lì sul tronco, cappello in testa e mentre si tira su un paio di jeans che risalgono almeno alle session di We Got It di Eddie Hinton (1978) mastica un tronchetto di liquerizia le cui capacità psichedeliche fortissime (è un impasto locale) devono aver provato non poco le sinapsi del piccolo imprenditore passato la storia con il suono del suo studio che ora, imperterrito, continua a ridere. Ero sicuro di avere qualcosa della tua città afferma contento colleziono cartoline dal 1949, io!, impossible non avere una cartolina della tua città: Troppo famosa, no, amico?!. Avrei intenzione di tirargliela dritta nel viso la sua Greetings from Florence

Velocemente faccio una ricognizione visuale di tutto quello che queste squallide 4 pareti tengono su: dischi doro a Etta James, foto dei Rolling Stones accampati a registrare i brani di quello che diventerà poi lalbum Sticky Fingers e molto altro fino a che non vedo spuntare una cartolina che richiama immediatamente la mia attenzione: è la foto di una scultura di Michelangelo. La tiro via dal muro e gliela mostro un po' spazientito. Hall, che è una vecchia lenza capisce prima di me. Got it! esclama Michelangelo!, Florence!, The Town of Michelangelo e inizia a saltare nel carnevale di fogli e scartoffie che lo circonda. Me lo dovevi dire subito che eri un vicino di casa di Michelangelo! mi dice e aggiunge Fantastico! Festeggiamo!. Questo è il momento giusto per una birra e mi trascina fuori. Fuori dalla bassa palazzina a un piano di mattoni chiari significa trovarsi davanti al nulla. Costruzioni, prigioni, insegne si scorgono in lontananza mentre il vento alza una polvere fastidiosa. Le macchine sfrecciano via veloci, chi volete che si fermi a Florence, Alabama?! Da un vecchio frigorifero con il portello orizzontale, parcheggiato accanto alla porta dello studio, tira fuori due birre e me le offre entrambi Mai girare a mani vuota in questa città di fantasmi mi confessa e aggiunge non è così anche dalle tue parti?. Vorrei tentare ad argomentare una risposta ma lui è molto molto più veloce di me e con grande magnanimità, in un colpo di teatro davvero formidabile mi spara uno di quei long hello che non ricordavo così ben recitati dai tempi di Bogdanovich e Malick Tienila tu questa foto, fratello, tienila tu e quando sarai nella tua città spediscimela indietro unaltra volta. Affrancala e falla volare lontano. Da Firenze, Italia a Florence, Alabama. Così saro sicuro di non dimenticarmi di te
. Poi, tirando giù da una delle sue due birre, mi saluta, si volta per rientrare e mi lascia lì, birre e cartoline in mano a riflettere.
Nel silenzio ottuso di una Firenze apparentemente morta ma pulasante di soul volto la cartolina e leggo A Rick, uomo darte da una città darte e una firma, inconfutabile, quella di Wilson Pickett. E poi una frase che la dice lunga sulle storie di ognuno di noi: every picture tells a story.
Che la vita sia davvero, amico, larte dellincontro?
Ernesto de Pascale
Fame Studios
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