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Do The Strand!
Queens’ Garden è un silente e verde scorcio nel quieto quartiere periferico di Ealing, a Londra. La vita scorre lenta nel 1973 e l’unico guizzo di modernità in zona risale a dieci anni prima quando gli zazzeruti Rolling Stones animarono per alcune settimane il club del quartiere con il loro Rhythm & Blues. Adesso però tutto è tornato alla normalità. La famiglia Pidduck, di origine irlandese è felice di vivere lì e la loro rispettabilità riconosciuta da tutti; ospitano studenti italiani per far quadrare i conti e infondono ai propri ospiti la serenità della loro vita. Tutto a posto quindi per una estate insolitamente calda e mite ma mr.Pidduck non sa che un tifone sta per scatenarsi fra le quattro mura domestiche della sua rispettabile famiglia.
Tutto accade in un attimo, quando cioè Dick, tredici anni, ragazzino silenzioso e introverso, si presenta a casa con i capelli tinti di rosso, una maglietta viola a stelle gialle e una dungaree blue elettrico, indossando a piedi un paio di blue suede shoes, le famose scarpe rese celebre dalla omonima canzone di rock & roll anni prima.
Assisto al primo incontro fra padre e figlio di persona: Mr. Pidduck sbianca quando vede Dick e per poco non lo strangola se non intervenisse tempestivamente la madre. Per la quieta famiglia di Queens Garden da quel giorno la vita cambierà come in molte altre famiglie come la loro quella è già, da qualche mese, cambiata.
Per loro poca accortezza, i Pidduck ignari dei cambiamenti di stile e gusto dei giovani a Ealing nell’estate 1973 le minigonne si vedevano appena …- non avevano, infatti, colto al volo la nuova moda che tanto imperversava fra i giovani londinesi e di cui tutti i “ media” da qualche mese parlano. Si chiama Glam e si basa sulla trasformazione radicale dello stile e sul sottolineare i tratti con modi esternati e colori sgargianti. I Pidduck non sanno, e non devono sapere, che io ho convinto i miei genitori a mandarmi a studiare a Londra solo per vivere in prima persona il Glam.

Dick è diventato un altro; parla di personaggi immaginari e mi mostra i dischi dei suoi nuovi eroi: Marc Bolan e i T.Rex, gli Sweet (che avevo visto in televisione a “Chissà chi lo sa“ presentati da Febo Conti ), Gary Glitter (un classico di “Alto Gradimento“), gli Slade (li si ballava tutte le settimane allo “Space Electronic“ di Firenze) ma soprattutto David Bowie le cui ultime canzoni come “Starman“ avevano fatto furore per una intera stagione nelle feste in casa dei più “modernisti” studenti del mio liceo, il supertradizionale “Dante”. Il termina “modernista” non è fuori luogo: tutti i più grandi formalizzatori dell’epoca Glam sono infatti ex Mod e non potrebbe essere altrimenti ma qui, nel 1973, il suono è diverso, più dilatato e scanzonato, meno rigoroso. Si sente, insomma, che la musica è passata attraverso l’epoca degli Hippy e che i Glammers, in qualche modo pur essendo rimasti tali in fondo all’anima la rinnegano.

La testimonianza di questa interpretazione sono i cinque album dei Tyrannosaurus Rex di Marc Bolan curati da Joe Black per la Universal inglese che la dicono lunga sulle origini del Glam e le dichiarazioni di poche settimane fa di Morrisey, l’ex Smith che non ha mai rinnegato il Glam, e che si è espresso favorevolmente su una rivalutazione della “sponda“ hippy del Glam. Dick intanto è in paranoia durissima; mr Pidduck gli ha vietato di uscire la sera e di andare al Pub ( non potrebbe entrare ma così conciato è impossibile capire che età abbia Dick…) e, soprattutto, niente concerti. Implora perciò il sottoscritto affinché possa acquistare io, sotto sua indicazione, i biglietti per i concerti per quello che si annuncia come “ l’evento del secolo“, vale a dire il ritiro dalle scene di Ziggy Stardust, nome d’arte dell’ultima incarnazione di David Bowie, una maschera artistica che tanto deve al teatro mimo di Linday Kemp. Tralasciando gli espedienti messi in atto ci ritroviamo davanti al mastodontico Hammersmith Odeon per la storica serata contornati da centinaia di ragazzini e ragazzine teen agers addobbati come Dick e la cui somiglianza con la futuristica maschera di Ziggy è ben poca cosa.
L’isterismo è da Beatlemania. Ma poco importa, importa esserci e noi ci siamo e respiriamo a pieni polmoni l’atmosfera del sogno Glam, un euforico profumo di epicità agrodolce che sa molto di impero in disfacimento. Dentro il teatro vittoriano. È il delirio. Ammetto di non aver colto una sola nota dell’esibizione degli straordinari Spiders from Mars la band di Bowie guidata dal grande Mick Ronson alla chitarra nè aver compreso una sola parola di quelle di Ziggy sul motivo del suo addio nè, ancor meno , aver colto una sola nota dela jam finale con Jeff Beck alla chitarra. Dovrò aspettare il 2003 e la versione in Dvd del concerto girata dal grande cineasta D.A. Pennebaker per gustarmi la musica.
Non ho mai saputo se Dick sia rimasto Glammers a lungo e se la famiglia Pidduck si sia adeguata ai tempi. Certo è che il Glam era divertente e come un pò tutti i generi che si rispettano dette il “la“ alla nascita di qualcosa di unico e irripetibile.

Nella fattispecie furono i Roxy Music di Brian Ferry, Brian Eno e Phil Manzanera a dare al Glam spessore, Ziggy si era già ritirato, ahimè!, e lo radicarono fra i generi imprescindibili per comprendere la musica inglese dei settanta. Il loro album d’esordio prodotto da Peter Sinfield ex paroliere dei King Crimson e, in special modo, il loro secondo “For Your Pleasure“, quello con Amanda Lear in copertina, sono capolavori cui riservare un posto speciale in ogni collezione di album che si rispetti. In concerto i sei Roxy Music erano quanto di più il “ Camp “ potesse offrire. La formazione con Brian Eno, che rimase con loro ben poco esiste una loro esibizione per la televisione tedesca in Dvd ( dist. WB ) - vennero in Italia per poche date approdando a Bologna in uno dei giorni più piovosi della primavera 1974. Impossibilitati a esibirsi spostarono l’appuntamento a Modena, due giorni dopo, sovvertendo metà tournee europea, pur di non deludere i fan. E ne valse la pena: la “mossa“ finale di “Do The Strand“, il singolo dal loro secondo album con cui chiudevano i loro concerti, resta lo dice Morrisey il movimento per eccellenza del Glam. E se lo dice lui, non resta che credergli.
Ernesto de Pascale
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