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Una riflessione sull’acquisto del gruppo editoriale l’Espresso di Rete A
In mezzo a quest’immane disastro a qualcuno non sarà sfuggita una notizia che è stata inghiottita dalla tragedia. Pochi giorni fa il gruppo editoriale Espresso ha acquistato Rete A, la televisione celebre per emettere Allmusic un progetto editoriale tutto musicale, concorrente di MTV. Il gruppo editoriale proprietario della testata La Repubblica, di radio Deejay, della emittente radiofonico M2O, di Kataweb, di varie Gazzette sparse in Italia ed altro, afferma di voler continuare la politica musicale già in corso su Rete A.
Non voglio tediarvi molto a lungo, ma focalizzare la vostra attenzione su ciò che sarà in poche parole la prossima Rete A secondo il gruppo editoriale Espresso e soprattutto cosa potrà significare per i telespettatori: niente altro che una Deejay television in chiaro, traghettando perciò l’emittente satellitare esattamente nella fascia di interesse della stesso target di quelli che seguono MTV. Certo, ci saranno le dovute differenze fra le due emittenti, certo ci sarà la rubrica “fica” con tante stranezze musicali e no, le solite dichiarazioni di buoni intenti seguite da quelle di creare un nuovo format televisivo, la partecipazione di Elio e le Storie Tese e di chissà quali altri testimonial ma, fondamentalmente, come si dice a Firenze “se non è zuppa è pan bagnato“. In altre parole aspettiamoci dosi massicce di Albertino e Linus o chi per loro, le loro playlist intelligenti, i loro rapporti con gli ambienti discografici e promozionali e così via.
Dentro il gruppo editoriale L’Espresso c’è maretta: il CDR del quotidiano La Repubblica è su tutte le furie il loro contratto di lavoro non viene rinnovato già da un po’ e la proprietà investe altrove… - e non solo loro. L’inserto “Musica“ del quotidiano non naviga certo in buone acque, investito come è da critiche e dalle mancanze di idee per soddisfare questa o quella esigenza esterna, e il nuovo investimento non aiuta certo a risollevare la piccola testata. Sono sicuro che la nuova televisione vorrà parlare anche a un pubblico “intelligente”, strano il contrario; da Roma mi si dice che una società televisiva indipendente ha già prodotto 50 puntate televisive sulla "storia del rock" raccontate da giornalisti del gruppo (indovinate quali…) ma, ci si chiede, cui prodest ? Abbiamo forse bisogno che siano quelli a raccontarci una storia che altri hanno raccontato meglio di loro e prima?
Mi fermo qui. Il resto, l’affido alla vostra riflessione. Tirate le conclusioni.
Ernesto de Pascale
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