.

July's recollection

Partiamo Sabato 6 Luglio alla volta di Porretta Terme per il ricordo in grande stile al Rufus Thomas Park del festival Sweet soul Music organizzato da Graziano Uliani.Si tratta di un ritorno dopo una edizione bolognese, quanlche polemica e alcune difficoltà economiche apparentemente insormontabili.Un vecchio amore per quella musica mi lega al festival e a Porretta che tanto mi ha dato, prima permettendo alla nostra band di allora,Hypnodance, di esibirsi sull stesso palcoscenico di Rufus,Memphis Hons e altri,a Graziano per averci aiutato nella realizzazione del disco di Massimo Altomare"”Il Grande Ritmo dei Treni Neri",al festival per avermi premiato con una targa nel 1991.Poi, a onor del vero, non ricordo edizione di Sweet Soul Music inferiore a un’altra, qua su è tutto magico –in che altro posto al mondo trovate pensionati in vacanza termale cantare “ respect” ? – e di questi tempi di magia se ne ha sempre bisogno.Stasera è la volta di Ann Pebbles e di Syl Johnson che prende il posto di Tyron Davis.Sono due set molto differenti fra loro, quello di Syl caratterizzato dai suoi repentini cambi d’unore, quello della Pebbles impeccabile e rassicurante.L’atmosefra di piacere è tangibile.Sweet Soul Music,uno dei pochi festival dove non c’è bisogno delle transenne mi sembra rassicurato dal successo conseguito stasera e quando domenica mattina partiamo alla volta di Guastalla(Reggio Emilia)mi pare di capire che la manifestazione potrà presto vivere edizioni ancora più frizzanti ed eccitanti. A Guastalla,confine est fra la provincia di Reggio Emilia e Mantova,mi aspettano gli amici dell’Arci del capoluguogo emiliano per la finale di “Intonarumori-Terremoto Rock 2002”una manifestazione storica locale dedicata ai gruppi emergenti che nel 1988 vide l’affermazione di uno sconosciuto Luciano Ligabue. Il mio rapporto con questo contest risale al 1992;è un appuntamento ben congegnato, rispettoso dei gruppi e delle loro esigenze a cui volentieri dò il mio contributo. Quest anno, con la crisi della discografia una manifestazione del genre assume un carattere ancora più importante così come tutte quelle dedite alla scoperta e all’esposizione di nuovi artisti lo sono.Vincereanno un gruupo dal nome curioso,”Turbo daily 72,1-2” una band di estrazione post psichdelica,leggermente sperimentale con molta carne messa al fuoco e la necessità di provare ancora tanto sopratutto per definire il ruolo di un cantante che non sai se ci fa o ci è.Essi sono la costola di un altro gruppo,gli”Zeta Boom” che parteciparono al tributo a Frank Zappa prodotto da Il Popolo del Blues “Frank You,Thank, vol.1”ed insieme ai “Caboto”,un quintetto weathereportiano,rappresentano l’ala più avangiuardistica della manifestazione. A contrasto di ciò si deve sottolineare che il secondo posto è stato assegnato a un 19enne che ce la farà prima o poi, Matteo Cocconcelli,il cui pop rock non ha niente da invidiare a Gianluca Grignani e similia.La giuria( Freak Antoni, Fabrizio Tavernelli degli afa, il fratello Little Taver,Bernardo Cioci del La Nazione, Controradio e abituale collaboratore del PDB Massimo Coppola di MTV, il sottoscritto ) ha evidenziato una scena senza guizzi che gira intorno a nomi che da qualche stagione si ripetono( Dubbio Etico, eterni secondi o terzi, Laura Mars etc)a dimostrazione del periodo di transizione che viviamo nella musica oggi.Nella assolta piaza di Guastalla( dove il regista Carlo Lizzani ambientò nel 1964 alcune scene de “La Vita Agra” con Ugo Tognazzi e Carla Ralli, tratto dal romanzo di Luciano Bianciardi) 12 gruppi si sono succeduti provando le forze e le capacità di giudicare della giuria.Dopo la mezzanotte stavamo ancora discutendo sul verdetto ma ritengo che il massimo impegno sia stato espletto sia dalla giuria che dai gruppi.Questo è lo stato delle cose.Buonanotte. Domani si parte per Monaco di Baviera

A Monaco di Baviera mi attende il professor Bernahard dell’istituto di Filologia italiana presso l’università di Monaco, l’unico istituto del genere in Germania.Sulla eco della mostra di febbraio 2002 “Un Week End Post Moderno” sono stato invitato dall’istituto a ripercorrere le notti degli anni ottanta in un intervento a cui ho dato un titolo che conosco bene”Parole di Notte verso Casa”,il titolo del mio primo libro di racconti,del 1991.Il Professor Huss oltre a essere un entusiasta appassionato della letteratura contemporanea italiana(il suo retroterra sarebbe di stampo medioevale ma,ci spiega,che trova quella contemporanea ben più eccitante!)è molto preparato su Pier Vittorio Tondelli e il suo seminario sullo scrittore di Correggio ha trovato un forte riscontro.Mi accorgo che Bernhard ha studiato e analizzato Tondelli a fondo e che anche I suoi colleghi hanno domande appropriate(mi viene chiesto a un certo punto se possiamo parlare di un nuovo Calvino…)ma realizzo sopratutto che, escludendo il carattere da “diretori tecnici”che un pò tutti i commentatori hanno a casa nostra,la visione che il professore ha riportato di Pier Vittorio è alta e fuori dalle piccole cose borghesi dell’Italia del chiacchericcio.Tiro un respiro di sollievo.Raccontare PierVittorio è per me emozionalmente scioccante come è stato montare la mostra e il catalogo di”Un Week end Post Moderno”.Mi passano davanti momenti notturni al suono delicato del tuono,mi pare di vedere scene senza un preciso sonoro mentre qualcuno tenta di sintonizzarsi su una stazione radiofonica non trovandola.Mentra il Professore mi presenta mi vedo passare indenne fra facce note e altre meno note che riconosco sfocate-qualcuno,ahimè,non c’è più!-in un rapido flashback cinematografico.Ecco, adesso PierVittorio mi sta scrivendo il suo telefono,ora mi chiede di un disco che vuol acqustare, adesso mi dice di avermi ascoltato la notte scorsa a Stereonotte.Poi,è un’altra volta questa,ne sono certo,mi dice che a Correggio ci sarebbe un ragazzo che “…ha la faccia giustae scrive tanto e serenamente, buone canzoni….” .Tutto questo dura pochi attimi perchè poi è il mio momento e parto con il mio stile di sempre: “Salve amici, mi chiamo Ernesto de Pascale,ho 44 anni, sono un giornalista musicale e un produttore indipendente fiorentino,mi considero un artigiano.Pier Vitttorio Tondelli nel suo libro”un week end postmoderno” descrive quelli come me,provenienti dalla mia città,come”Fauna D’Arte”.Perfetto!:Guardatemi bene.Perchè siamo rimasti in pochi!…..”Parlo per 145 minti interrotto dalle buone domande di una classe sempre attenta,di un’assemblea di anime ben oliata dal professor Huss che ha appunti da verificare ma anche la rilassatezza di chi ha confidenza nella materia.E’ una classe di belle facce-hey, ci sono tante belle ragazze e a ognuna di esse varrebbe chiedere la propria storia, se sono mai state a Rimini, se sanno dei nostri locali, delle nostre notti, se hanno mai ascoltato Ernesto alla radio….-.Qui sono tutti attenti,finalmente!,la gente ha bei sorrisi, una ragazza sulla mia destra ride per tutto il tempo sorreggendo le mie gag,dalla parte opposta qualcuno capisce solo dopo un pò chi sono e cosa ci faccio lì,un altro ha capito solo ora che lavoro con l’Art.31(è un merito o un demerito?)...Una platea così mi rende euforico,mi permette di lanciarmi nei miei temi preferiti: la scrittura, le parole, le note, l’ineluttabilità di entrambi,Bianciardi.Posso planare e,lasciandomi Tondelli dietro le spalle, scavallare verso gli orizzonti bianciardiani a me tanto cari,PV avrebbe apprezzato!,per andare a cercare le radici degli anni ottanta nei sessanta.Mostro un “rough”del documentario che Paolo Donati ed io stiamo realizzando(con l’aiuto di Bruno Casini e Giancarlo Cauteruccio) sulla mostra”Un Week End Post Moderno” e le dichiarazioni di Panzeri(il curatore delle opere di Tondelli) chiudono il cerchio.Poi ci sono 8 minuti di “ Da Zero a Dieci”,il secondo film di Luciano Ligabue, pochi minuti concessimi gentilmente dalla Fandango,grazie alla cara Daniela Staffa.Sono minuti importanti del film in cui I protagonisti si analizzano,seduti in una deserta e notturna Italia in Miniatura.Se tecnicamente Ligabue ha dovuto sudare sette camicie per mettere insieme l’azione del recitare,I contenuti sono assolutamente “post tondelliani”,sono il “dove siamo adesso”di chi era solo una “Comparsa”nella “Rimini”dello scrittore corregiano.Funzione!.Una signora(una professoressa?) tenta la polemica ma la blocco subito.Era dall’inizio del nostro incontro che cercava di trovare uno spiraglio per “passare”, la signora che a differenza di tutti gli altri non aveva mai sorriso e seduta a fianco di Laura tentava a denti stretti di comunicare a lei il dissenso, ma io oggi non ho intenzione di discutere!.Di discussioni mi bastano quelle che sostengo in Italia,figuariamoci se dopo due ore buone devo spiegare…Poi, come ho più volte sostenuto nel corso dell’incontro, sono qui a dare una prova tangibile di un modo di pensare che,nel bene e nel male,era assoluto.La fede e la confidenza in noi stessi e ciò che Tondelli avvallò di noi con I suoi scritti, ci cnforta ancora oggi.Questo è un insegnamento che Pier Vittorio con la sua classe e il suo stile ci comunicò senza sbandierarlo ai quattro venti ma con grande determinazione.

Al termine ci sono vari momenti da filmare:gli applausi,i ringraziamenti, i fiori per Laura, mancano solo i Granatieri e i Carabinieri a cavallo col pennacchio,la Filarmonica del paese diretta dal maestro( sceglierei Totò,nel caso di un buon casting…).Avessi potuto scegliere una sigla di chiusura avrei messo su “London Calling”dei Clash, un “floor filler” che al Tenax faceva furore (e ancora oggi salva I dj rock dall’imbarazzo) e che a questo punto avrebbe messo la scossa giusta addosso a ognuno.Un pò di “rabbia giovane”non fa mai male,no?

Ci salutiamo sotto l’hotel Drei Lowen e con Huss ci diamo appuntamento a molto presto,spero. E’ stata una grande occasione per parlare di Tondelli,di noi, di cultura,di riflettere su ciò che abbiamo fatto solo 20 anni fa.Una occasione che a Firenze ci ha dato il Tenax,un club,qui, a Monaco di Baviera, in Germania,un’università statale.Vi fa pensare a niente tutto ciò?

In camera, distrutto dall’impegno emotivo accendo MTV. Ci sono “The Osbournes”, la sit-com con Ozzy e la sua famiglia. Una esilarante, ma veritiera dose di follia contemporanea dove il rock & roll è solo un pretesto.E’ chiaro che MTV è a corto di video e la musica a corto di idee.Ma “Paranoid” dei Black Sabbath e I loro primi tre album sono ancora oggi dei”Must”. A Pier Vittorio piacevano. Buonanotte.

La mattina dopo ci sono 516 chilometri da percorrere per raggiungere Montreux.Si taglia da destra giù verso sinistra e se non fosse un nubrifagio a Zurigo il viaggio è piacevole.L’autoistrada taglia molti prati verdi( quelli che io chiamo amichevolmente”campini”) ben curati.C’è una certa differenza fra I campini europei e quelli italiani, per non parlare di quelli britannici-non a caso si chiamano “prati all’inglese”- e io me ne dolgo.

A Montreux arriviamo verso sera. Alloggiamo all’Hotel Masson, un albergo veramente bello e caratteristico, uno dei più antichi nella zona,la costruzione risale ai primi dell’ottocento,che ha visto passare nelle sue stanze gente importante:Vistor Hugo, Ernest Heminghway.Era alcuni anni che cercavamo di tornare qui,senza tanta fortuna. Quest’anno ci abbiamo pensato un pò prima ed eccoci a mirare il lago!.

Al Festival, che frequento da molto tempo,ricevo gli accrediti stampa e tutto il resto per il concerto che più mi interessa.E’ una serata che loro chiamano covenzionalmente “songwriters” ma la line up è ben più complessa, nel suo insieme. Apre la giovane Gemma Hayes,il cui disco, ”Night On My Side”, acquistato a maggio scorso a Londra,mi ha convinto,seguono i Lambchop (visti colo pochi mesi a Bologna con Bernardo Cioci che li ha recensiti su questo sito), chiudono i Mercury Rev, i cui dischi mi convincono da alcuni anni (leggi: gli ultimi due).

Gemma Hayes è molto forte nel suo stile minimale e ridotto all’osso: le canzoni sono semplici(anche troppo per il mio gusto personale), caratterizzate da un chitarrista che è un pò il centro del gruppo, David Odlum. Con lui ci sono il fratello minore Karl al basso e Pal Noonan alla batteria e alla voce. Nascosta dietro alcune tastiere c’è una ragazza il cui nome si perde nel nulla. Il suono, realizzo, è molto più ricco del disco; Gemma è fragile ma sicura. E’ una ragazzina bionda, dall’apparenza dolce, molto carina.In dieci brani-questa la lunghezza del suo concerto-cambia quattro chitarre e il lavoro della band è preciso. Si sente che qui si è lavorato bene. Mi viene da pensare che la produzione ”sporca” del suo cd, il produttore è Dave Friedmann, sia stata messa su per l’occorrenza e me ne dolgo, infatti si passa da una serie di demo prodotti dal chitarrista a quei brani realizzati in America,dove Friedmann vive.Io posso concepire lo ”sporco”, il “lo fi” come una cosa naturale ma rivestire di stracci una regina nonha proprio senso. Potenza del trend musicale attuale, no?

Per I Lambchop non c’è trend che tenga: loro vanno per la lora strada e Kurt Wagner anche questa sera mette insieme un bellissimo concerto per altro ben diverso da quello di soli pochi mesi fa a Bologna. Dopo un inizio super intimista il nostro e I suoi si lancia in alcuni brani dai ritmi sincopati,la cui forza restano le strumentazioni usate(la pedal steel e il piano,le acustiche e le elettriche…). La gente apprezza e esulta.Alla fine del set, dei bis, Kurt raccatta la sua roba e se ne va via.Il carattere informale dll’ensemble lo si noterà poi anche nel retro palco quando I nostri per lasciare il salone dei concerti di Montreux sceglieranno tutti mezzi diversi. Kurt scomparirà a piedi nella notte svizzera,sigaretta in bocca, berretto di una scuderia ippica ben calzato in testa, occhiali bassi sul naso, con tanti pensieri da rincorrere, chissà….

I Mercury Rev suonano davanti a un pubblico di fedeli ma la serata lahanno conquistata I Lambchop, è chiaro!. Dal vivo sono molto glam. Mi lancerò qui in alcuni paragoni: I Pavlov’s Dog di Mike Surkamp, I Procol Harum ai tempi di “conquistador”. Dal vivo perdono in ricercatezza ma quadagnano in unità stilistica.Il loro è uno spettacolo bel calibrato per un pubblico di mille, duemila persone, meglio se riunite in un teatro. Non riesco ad immaginarli ad Arezzo Wave e gioisco di non essere andato a vederlì lì. Qui, grazie anche alle riprese dello staff televisivo del festival di Montreux, si può gustare la teatralità del loro cantante in pieno. Se troveranno una grande canzone, ma deve essere grande davvero, una “Ziggy Stardust” del 2003!, forse ce le fanno ma sottolineo forse. Dipenderà anche da che video ci abbineranno. Capisco che questi possono sembrare discorsi anacronistici ma per I mercury rev non vedo molte altre chance di saltare il fosso e l’impressione che, vedendoli dal vivo, questa sera mi sono fatto è che loro ci vogliano almeno provare.Per riuscirci dovranno fare molti compromessi. Credo poco ai “manifesti d’intenti” (e di non sputtanamento) dei gruppi di oggi o/e a qeui giornalisti che sbandierano ai quattro venti capolavori di band alternative che solo dopo pochi anni cambiano genere, si sciolgono, che producono dischi che rispecchino solo quel preciso momento della musica. La musica è grande musica quando ha qualche umana componente di immortalità; umana in quanto reale, tangibile, semplice, frutto del suono che le mani e le teste tirano fuori dagli strumenti, dall’inteliggenza della manipolazioni. Ma prima di ogni altra cosa se non ci sono le grandi canzoni- questo non vuol dire che esista una regola a come si scrive una grande canzone- non ci saranno mai I grandi dischi. I produttori hanno rovinato tanta buona musica perchè I manager hanno convinto gli artisti (troppo spesso stupidi, idioti, paurosi, fragili,codardi, figli di buona donna) che senza il produttore di grido loro non sarebbero andati da nessuna parte. Una volta il produttore era un uomo “in charge” dei gruppo, del disco, dell’srtista, seguiva la carriera, c’era qualcosa che li univa.Pensate agli steely Dan senza Gary Katz, ai Little Feat senza Russ Titelman e così via. Oggi è tuto un raccattare soldi (che poi contribuiscono al decadimento della situazione attuale) ed è tutto uno spendere in studi costosi, come se la “griffe” aiutasse o desse certezze.

Baggianate!

Tornando ai Mercury rev confermo quel che ho scritto precedentemente. Nella notte di Montreux rientriamo all’hotel Masson mentre mi frullano in testa questi pensieri.Domani si irientra in Italia per il festival On The Road a Pelago, Pistoia blues, il Summer Festival a Lucca, Umbria Jazz a Perugia. Arriverò a fine luglio realizzando che ho avuto una sola serata libera dal fine giugno ad allora.

E sono contento così. Questo è quello che intendo quanto pronuncio la parola rock & roll!!!

Ernesto de Pascale

back to the state i'm in

.
.

eXTReMe Tracker