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Londra 4 - 8 aprile 2003

Torno a Londra a men di un anno di distanza dalla ultima volta (30 Aprile-3 Maggio 2002) ed è la nona volta negli ultimi nove anni. Questa volta sono senza Laura che non si può proprio muovere per via dei suoi impegni lavorativi e il gruppo che viaggia con me è ampio e variegato. Ci sono il collega Michele Manzotti e la moglie Laura, Bernardo Cioci, collaboratore de Il Popolo del Blues, de La Nazione e Controradio, aspirante giornalista e Paolo Donati, videomaker con il quale abbiamo già realizzato il documentario The San Francisco Sound, Un Week End Post Moderno e altri lavori video. Questi ultimi due sono ventiseienni. Il viaggio era stato programmato con Michele già da un pò e a parte le molte occasioni che sapevamo incontrare nella capitale, lo spostamento è arrivato per noi al momento giusto dopo 6 mesi di fuoco durante cui abbiamo prodotto nellordine: il cd tributo a Oliver Nelson, alcuni concerti, il libro (di successo, si può dire?) dedicato a Nicola Arigliano, il nuovo cd di Dario Lombardos Bluesgang Searching for Gold e il libro, affidato dalla regione Toscana a Bruno Casini e al sottoscritto con il coordinamento redazionale di Manzotti, intitolato Anni di Musica-percorsi muscali in toscana dal 1960, in uscita. Questo naturalmente oltre alle nostre usuali attività di routine e quelle più propriamente professionali e/o artistiche di ognuno di noi!
Atterriamo in un paese in guerra, ma non ce ne accorgiamo più di tanto. I tabloid usano titoli abbastanza sfarzosi per sottolineare la netta supremazia delle forze anglo americane in Iraq che troveranno la loro massima infelice uscita in un titolo Its in a Bagh - che può più o meno suonare (lo hanno) in saccoccia, oltre che al più tecnico letterale accade in Baghdad. Il mio stupore è alle stelle. Io so solo che se cè una guerra non ci possono essere nè vincitori nè vinti, ma solo distruzione e disperazione. E voglio espressamente scrivere che ciò che sta accadendo non è fatto in mio nome e che sono felice e orgoglioso di vivere fra persone che pensano le stesse cose.
La televisione britannica-mio usuale termometro estero-evita in maniera chirurgica e sistematica gli specialoni allitaliana sulla guerra. Questo mi fa subito pensare che come sempre gli italiani hanno usata larma della spettacolarità elevata alla massima potenza. Non che i guerrafondai non lo abbiano fatto-per carità!-ma che i nostri dirigenti, nascosti dietro lalibi di non essere (ufficialmente) in guerra hanno ramazzato il fondo e schiaffato Vespa in prima serata vita natural durante mi pare troppo! I giornali locali sono molto concentrati, invece, su jackpot, lotto, vittorie astronomiche di thank you lucky stars e così via fino allanterprima teatrale del musical su Jery Springer, uno dei più amati, osannati e corteggiati conduttori di televisione verità damerica che la Gran Bretagna pare aver preso a esempio. Un vero Cafone a parer mio. Complimenti!
Venerdì sera arriviamo in tempo per poterci recare con Michele e moglie al Mean Fiddler, in Tottenham Court rd. per il primo concerto dopo 26 anni in terra dalbione della PFM con Peter Hammill (VDGG) ospite. Il locale è una specie di Piper di Roma, ampio ma raccolto con un soundsystem accurato e una organizazzione palco perfetta. La sala è piena di italiani (gli sponsor sono listituto di cultura e il festival di Conegliano, attraverso lazienda di soggiorno, penso io) e questo è normale, ma si riempirà grazie ai molti inglesi che giungeranno in tempo per le prime note. Questi ultimi sono il vero show della serata. La PFM è (apparentemente) tranquilla e confidente con Mussida che dispensa sorrisi e sicurezze. Sul palco Premoli è appartato come sempre, Djvas appare stravolto e stanco, Di Cioccio disponibile, cordiale e istrionico e lultimo rientrato nella band, Lucio Fabbri, ha un bel lavoro da svolgere per compattare tutti e tutto. Il concerto è sorretto da Mussida e dalla sua musicalità, ma non è certo il miglior concerto delle PFM visto negli ultimi anni. Si ruota intorno allalbum Photos of Ghosts con in più i classici di sempre e qualche brano da Suonare, Suonare, da quel periodo che io chiamo lepoca Fabbri della Premiata. Sulla scia della tournee Giapponese, della più recente in Messico e in USA, il gruppo lombardo srotola 145 minuti di musica solida. Peter Hammill, che passerà gran parte dello show a osservare la formazione da dietro una quinta sorridendo, perso in chissà quali ricordi, interpreta In My Room (benissimo) mentre nel brano successivo, secondo il principio erratico che lo ha sempre caratterizzato, per voler far di più, combina uno dei suoi tipici mezzi casini vocali. Ma coloro i quali amano i VDGG lo ammirano anche per questa sua voglia di darsi. Andrà molto meglio, direi quasi bene, quando tornerà per interpretare impressioni di Settembrein italiano. Il pubblico inglese a questo punto è caldo e carburato da birra da quattro soldi (no Guinness al Mean Fiddler!) e giuro di aver visto le stesse faccie di Reading 1973,I ragazzi di una volta, dei concerti della PFM al Rainbow o al Marquee, delle serate in casa accanto al giradischi, a Londra come a Firenze, a reinventarsi un futuro che non sarebbe stato poi uguale al sogno. Da questo punto di vista,mi viene da riflettere, mentre la musica si svolge professionale, la reunion di un gruppo cosidetto storico ha un senso in quanto in qualche modo certifica che tu sei vivo (almeno sotto qualche aspetto
.). Dietro il palcoscenico Dolcenera, la vincitrice di Sanremo,sezione giovani 2003,se la balla e se la canta. Lucio Fabbri, suo produttore, le ha regalato un viaggio premio? con un biglietto aereo e pernotto per 3 sere a spese di chi?
Nei camerini latmosfera è di vittoria. Ed è pur giusto, diavolo! Patrick Djvas è stravolto, stravaccato su un divano non riesce neanche a salutarmi ma alza un braccio e basta,in silenzio, mentre Premoli è seduto dietro una porta molto tranquillo e sorridente,stanco pure lui ma dotato di quellaplomb che lo caratterizza anche sul palco. Di Cioccio,appena uscito dalla doccia è già pronto a ripartire, invece. Poche battute per dirci ciao e darsi appuntappountamento magari il 7 Giugno a Milano con I Caravan a fare lapertura. Nei corridoi Franco Mussida fa il padrone di casa e saluta tutti con grande affabilità.Mi dice essere pronto a riprendere la strada del Sol Levante e saperli felici mi rende contento.Cinquantenni con magliette di "Tales from The Topographic Oceandegli Yes e di Cook della PFM appaiono nel backstage per farsi firmare pile di lp mentre Hammill e amici siedono aspettando il buffet post concerto( usanza veramente italiana).Ecco che vedo,infatti, arrivare delle tartine e dei tramezzini !
ma dai?
ma dove?
Qui a Londra? Manzotti e io lo salutiamo e appena gli diciamo essere fiorentini lui esclama senza esitazioneSpace Electronic! e questo ci fa un pò contenti. Ci diamo appuntamento il 17 maggio in città. Manzotti, a onor di cronaca, non riconosce David Jackson che aveva,invece, tanta voglia di essere riconosciuto! Per strada alle 22.45 la gente corre veloce per prendere al volo il primo metrò che li riporti a casa, mentre per noi saranno solo pochi passi.
Bernardo Cioci è ossessionato nella ricerca di certi dischi e dvd che,al fine, mi lascia esterefatto. La prima regola quando si viaggia per dischi è di comprare solo ed eslusivamente musicale locale e solo ed esclusivamente musica che non si trova altrove o di band veramente indie, e sempre cercando I migliori prezzi.Ma un pò per inesperienza, un pò per quel senso di mistificazione che Londra si porta appresso Bernardo comprerà in 4 giorni di tutto di più, basandosi esclusivamente sullidea di portare a casa ciò che cercava da tempo,perdendosi così quel senso di ricerca che il viaggio dovrebbe sempre implicare.Ma nel piccolo o grande che sia universo del record hunting la prima regola è che ognuno faccia un pò come vuole.Ma in qualche modo questo viaggio ha anche un valore di puntualizzare certi nostri percorsi comuni e io,pregio o difetto che sia, sto molto attento a queste piccolezze.
È un sabato di aprile speciale questo (a parte la guerra!) qui a Londra: non cè una nuvola in cielo e io decide di portare I miei giovani amici in giro a piedi. Si parte da Leicester Sq giù a Green Park, attraverso il lussuoso quartiere di Belgravia,Chelsea,Kesington e si scollina a Notting Hill Gate.Durata della girata: 2 ore e mezzo senza mai fermarsi. Ma quando ci fermiamo la stanchezza ci attanaglia mentre attendiamo che I Manzotti ci raggiungano per una girata, tipicamente turistica, a Portobello Rd.Passseggiata che per me ha un solo senso: raggiungere Blenheim Crescent dove ha sede Stand Out/No limit, il negozio del grande Bill Allerton. A dirla tutta il negozio sono 2 negozi in uno. Il socio di Bill, infatti, quando ruppe la società decise, daccordo con Allerton, di dividere lo spazio modello separati in casa e-ad oggi-tutto pare filare liscio.Quando suonano della jusica si alternano con grande senso del rispetto reciproco.Perchè fare tanta strada per raggiungere Blenheim Crescent? Per ascoltare i consigli di Allerton sopratutto. Lultima volta, qualche anno fa,1996 per lesattezza,gli sentii bisbigliare un nome: Ekoostik Hooka e infatti quel gruppetto con solo un singolo allattivo allepoca si è fatto strada. Il giornale che meglio rappresenta i suoi gusti? Buckettfull of Brains. E per chi deve (o vuole) restare in zona ad attendere cè Books of Cooks, delizioso salotto che cucina dolci fatti in casa e li serve ai propri clienti accomodati su ampi divani. È da Allerton che trovo finalmente la ristampa dellunico disco della cantautrice folk Vahsti Bunyam, prodotto da Joe Boyd (Nick Drake, Pink Floyd, Fairport Convention etc
) nel 1968 circa. La ristampa su cd è naturalmente fuori catalogo anchessa e già da un pò. Intanto Bernardo è a Rough Trade, di là dallincorscio di Blenheim e Portobello. AL negozio Rough Trade si respira latmosfera alla Contempo records di una volta che proprio non mi va:un pò fighetta, un pò trend, un pò sfigata a tutti costi, con un sacco di ignorantoni che si vantano di essere indie a tutti i costi. Già visto, già dato, già valutati i risultati. E inoltre Rough Trade è storicamente costoso.E il Roberto Cavalli del rock indipendente inglese e nel negozio cè un casino formidabile,proprio da Sabato pomeriggio.Molti I turisti spagnoli e giapponesi. Da Allerton, non lo ho specificato, ma lo davo per scontato, non cera anima viva, naturalmente, ma sul piatto giravano I Flaming Groovies ! Rock & fucking Roll!!!!
A Portobello ci raggiungono i Manzotti e conosciamo così i loro amici: Cristina, si occupa della orchestra di Barnemouth dopo aver lavorato un pò ovunque e lui, Paul Mann, è un giovane direttore free lance che si sta facendo strada. Ha diretto il concerto per gruppo Rock e Orchestra dei Deep Purple qualche anno fa-il remake di quello stesso del tardo 1970- e come gran parte dei migliori musicisti locali miscela cultura rock e classica con disinvoltura. Sono simaptici,lei a posto,svelta,simpatica, curiosa.Lui è più pacato ma molto concentrato sul proprio futuro.Io e lui, tra una birra e unaltra ci dilunghiamo su tanti aneddoti che ci accumunano, non ultimo il ricordo di Tony Ashton (autore di un classico dei classici dei primi dancefloor, Resurrection Shuffle. Ashton è un altro di quei grandi minori che meriterebbero ben di più ancora oggi.Io cerco di capire un pò meglio il meccanismo del lavoro di Mann. Tendo sempre a fare domande precise quando incontro persone interessanti. Tenete a mente il suo nome per quando sarà in tour in Italia.E un giovane che si farà strada. E inoltre, a me, la gente che prende e parte convince sempre! Lei dimostrerà grande attenzione nei confronti dei suoi amici continuando a telefornarli per tutto il tempo della loro permanenza.
Il Sabato sera siamo a Hammersmith per il concerto di Daryl Hall e John Oates, seriamente due dei miei idoli negli anni di Stereonotte. Manzotti,con una mossaccia fatta di costanza e determinazione( e qualche dritta) ha rimediato 5 biglietti stampa che scopriremo poi essere 4 (ma abbiamo capito subito il perchè e non succederà più!)con mia grande gioia. Gli amici non sanno cosa aspettarsi ma questa è una buona chance per loro per vedere uno show alla americana in Europa. Roba di quella che non scenderà mai verso lItalia, insomma. Se sei stato un ascoltatore di rai stereonotte ti ricordi della mia anteprima insieme a Lucio Seneca al microfono- del live at The Apollo,o I primi turni con I cant go for that, man eater o i commiati a fine stagione o le albe estive con starting alla over again di Mel & tim, un minor classic dello Stax Soul. Voglio qui confortare i miei ascoltatori e dire loro che Hall & Oates sono più che mai in forma,con un ottimo album in commercio dopo il già bello Marigold Sky del 1997. Per loro il tempo sembra non essere passato mai. Oates è il clone di Riccardo Cocciante e Daryl Hall è quello stilosissimo negro bianco imparato a conoscere negli anni ottanta. Che spettacolo! Con due vecchie conoscenze della band storica al loro fianco T Bone Wolk al basso e Charlie Du Chant ai fiati e alle tastiere il duo passa in rassegna il proprio repertorio e Hall è un vero rubacuori. Qui a Hammersmith Apollo, 3500 posti a sedere-tutti buoni,ottima acustica-il pubblico è formato da donne fra I 35 e I 45 anni.Me le immagino tutte manager, uppermiddle class, ex segretarie,tutte cresciute con i sogni che il duo di Philadelphia avrà in qualche momento della loro vita passata indotto in loro. Donne magari insoddisfatte,magari sole o lasciate,le manager di oggidì piangono, ridono istericamente, cantano tutte le canzoni da one on one a out of touch, da private eyes ai primi classici come shes gone, Sarahs smile e rich girl- mentre i loro accompagnatori, alcuni assolutamente casuali, annuiscono ma non sanno veramente come comportarsi davanti a tali trasformazioni.Esse si lascinao andare, ballano fra loro, percorrono I corridoi come se sfilassero e Daryl Hall è il loro Guru. Il biondo cantante protebbe chiedere a loro qualsiasi cosa e nessuna rifiuterenne.Si termina con Me & mrs Jonesdi Billy Paul, super classico del Philly Sound, anno 1972, brano indimenticabile che Hall restituisce ai presenti con quel tono che solo un grande cantante di black torch songs può trasmettere. Grande serata di musica soul.Mi riconcilio con il mio passato e mando un ideale saluto ai miei cari ascoltatori.Per questa notte è tutto. Sigla.
Il viaggio in treno da Londra a Brighton dura 35 minuti ma, causa interruzioni ferovviarie, il treno su cui stiamo viaggiando ne impiegherà solo 150 compiendo un ovale da Three Bridges a Dover raggiungendo alfine Brighton. Domenica bigia questa,dopo 2 giorni eccellenti,giornata ventosa e senza pioggia.Il vero mare dinverno,insomma.Brighton è la Viareggio dInghilterra e chi ne vuol sapere di più può leggere la mia recollection del 2002. Siamo qui per lusuale mostra mensile di dischi rari e questa occasione mi darà modo di conoscere di persona Jude, il piccolo figlio di Joe Black e di sua moglie Susan di soli cinque mesi.Jude mi si presenterà davanti con una maglietta esplicita che recita: future dj e un berretto da pirata.Gli auguro fin da oggi molti allnighters!La mostra langue,come nota anche Joe Black, un abituale frequentatore,ma un vecchio appassionato di jazz ha un paio di cose davvero interessanti.E lo stesso dal quale comprai lo scorso anno un Herbie Mann (The Herbie Mann afro-jazz sextet + four trumpets The common ground, Atlantic 1343 costo 10 £) e un rarissimo album con degli inediti di Oliver Nelson (Leonard Feather presents The encycolpedia of jazz (in the sixties) volume 1, verve 8677 costo 10 £). Se cercate dischi rari di jazz in ottime condizioni questo è il tipo che fa per voi;il suo nome è Peter Spenser e il suo indirizzo e mail è peterspenser@btinternet.com. Preparatevi a spendere ma non resterete insoddisfatti! Questa volta torno a casa con Gabor Szabo The Rambler, CTI 6035 prezzo 12 £ e Richard groove Holmes-jazz milestone series, Pacific Jazz 20109 prezzo 8 £ e sono più che contento! Il ritorno a Londra è ancor più fantascientifico dellandata in quanto lo faciamo per metà su un autobus a due piani che pare vada con il freno a mano tirato e affronti le salite camminando con il fiatone. Tantè che a Three Bridges-una stazione, tre ponti, un pub e un supermercato-ci scaricano in attesa del treno per la capitale. La serata è dedicata alla cucina Thai, una delle poche cucine che tutti sopportiamo bene. Mangiamo a Camden town per poi tornare in albergo.
Lunedì è il giorno in cui si concentrano tutte le mie attività lavorative e tutti gli sforzi compiuti negli ultimi mesi per mettere insieme progetti e incontri. Joe Black ha invitato a pranzo al ristorante vegetariano The Gate , a due passi dallHammersmith Apollo le seguenti persone: Sid Griffin, Ashley Hutchings (ex Fairport Convention, Steelay Span, Albion band) meglio conosciuto come il governatore del folk rock britannico, Mark Powell, curatore di molte ristampe Universal, da Jack Bruce al cofanetto Legendo of a Mind e manager dei Caravan,il collega Andy Child, il sottoscritto. Michele Manzotti si aggiunge al gruppo su mia richiesta specifica grazisamente accettata da Joe. È una buona occasione per confrontarci tutti: facciamo lavori molto simili fra di loro-non solo musicalemente ma anche nella singola intenzionalità di ognuno di noi di far conoscere musiche di catalogo a un pubblico nuovo e di riposizionarle sul mercato e questa occasione mi permette di incontrare per la prima volta Hutchings, una leggenda del suo tempo, le cui note di copertina per le ristampe dei Fairport Convention hanno veramente toccato le mie corde più intime. È un personaggio incredibile e lo diventa ancora di più quando ci confessa candidamente di tifare Viola. Si alza da tavola, infatti,per ripresentarsi dopo poco con la maglia numero 3 e da quel momento in poi la parola dordine è una sola:Alè Viola!. Io inizio a snocciolare lentamente il mio più recente progetto-di cui avevo parlato a Michele poche ore prima- e cioè la produzione di un tributo alle radici dei Fairport Convention a Ashley, Joe, Sid e Mark. Tutti mi paiono eccitati. Joe, il giorno dopo mi benedicerà via e mail.Intanto il più rumoroso uomo dAmerica, Sid Griffin si presenta così, racconta storie incredibili sul suo documentario su Gram Parsons confessandomi di avere in clip senza sonoro dei Byrds con Gram al Colosseo (il giorno dopo il concerto al Piper di roma, 5 Maggio 1968) che mimano Mr.Spaceman. Questo sì che è grande Gossip per un lettore di Mojo!
Dopo un breve passaggio alla Universal per la nostra gioia e quella della nostra collezione di cd, Sid, Michele e io prendiamo un taxi al volo per raggiungere puntuali lufficio di un mitologico personaggio della musica inglese:il manager Peter Jenner, primo talent scout dei Pink Floyd di Syd Barrett e oggi mente aziendale alle spalle di Billy Bragg, Eddie Reader e Sarah Jane Morris dopo aver avuto fra i suoi clienti anche i Clash dello scomparso-e ovunque commemorato Joe Strummer. Lincontro con lui ha una finalità precisa e cioè quella di sensibilizzarlo sulla bontà e validità del Premio Ciampi e convincerlo a far partecipare, in qualità di ospite, il suo più importante artista, Billy Bragg, alla edizione 2003 per insignirlo del prestigioso lifetime achievement precedentemente assegnato a Steve Wynn, Elliott Murphy e Sid Griffin che è, in questa occasione, il nostro testimonial ambulante. Jenner è intrigato dal festival e mi rivolge molte domande su Ciampi intuendone subito lo spirito anarchico e libero ma ci fa capire chiaramente che solo Bragg potrà dire lultima parola. Jenner, anche lui invitato a raccontare la storia della sua vita a Livorno il prossimo mese di Novembre,è però speranzoso sulla risposta positiva di Billy. Gentilmente si offre di accompagnarci all più vicina stazione della metropolitana(Holland Park)e nel tragitto alla guida della sua Volvo si scaglia pesantemente contro Berlusconi e Blair.Quando gli prospetto una accoppiata a mio parere ancora peggiore (Berlusconi-Tatcher) Jenner mi risponde che almeno la Tatcher era onesta!Magra soddisfazione,penso io salutandolo.
Poche ore ci separano dallevento intorno a cui abbiamo costruito la nostra permanenza di cinque giorni a Londra:Questa sera, infatti,per la prima volta in 23 anni la Magick band di Cpt Beefheart si riunisce per suonare la musica di Don van Vliet, da anni ormai perso fra I suoi quadri materici nel deserto del Mohave. È un grande evento per chi è cresciuto con la filosofia del rock in pectore e lamore per loriginalità che il caro amico dinfanzia di Frank Zappa non ha mai abbandonato.Per suonare la musica del bluesman bianco più ruvido dei sessanta e dei settanta davanti alladulto pubblico che gremisce in ogni ordine di posti lantico Sheperd Bush Empire ci sono John French detto Drumbo dietro i tamburi, il musicista che rimase con il capitano praticamente per tutta la carriera musicale di Vliet, Mark Boston detto Rocket Morton al basso, direttamente dallalbum del 1974 unconditionally Guaranteed, Denny Feelers Reebo Walley alla chitarra slide e Gary Mantis Lucas che i più giovani conosceranno per essere stato il primo talent scout di Jeff Buckley. Si parte alla grande con ben 5 pezzi di quel capolavoro che èTrout Mask Replica. Sono brani diffcili, spigolosi, con angoli a 90 gradi un pò dovunque e uscite tonali e atonali impreviste. Lucas mi aveva tempo fa confessato che impararli era stato difficile,molto difficile e già due anni fa ne aveva interpretati alcuni in una serata dedicata al Capitano. Oggi, con I musicisti originali, la musica di Don prende il volo e cè una determinazione mista a emozione che traspare tra i solchi delle rughe di questi uomini. Non se ne compone più di musica così, ahimè! viene semplice pensare. Michele Manzotti e Laura, ospiti de Il Popolo del Blues per questa serata speciale, restano letteralmente a bocca aperta davanti allassalto sonoro della Magick Band 2003 e per me è un vero piacere averli invitati a questo evento storico. Oltretutto non conoscendo a fondo la musica di Capitano Cuore di Bue il loro stupore è sincero,non mediato dal ricordo. Ma è quando John Drumbo French prende il posto centrale e si lancia in brani quali Gimme that Harp Boy che la serata diventa infuocata.Drumbo spiega che non imiterà Don del quale è un grande fan ma appena apre bocca il paragone viene naturale. French è un animale da palcoscenico e trascina il pubblico britannico in un voodoo tribale senza fine. La platea che carbura a birra da alcune ore- si è oramai lasciata trascinare giù dal ritmo mantrico della band e lo zoccolo duro del capitano declama i testi con Drumbo senza un errore, senza una sbavatura. Beefheart sarebbe orgoglioso di loro! Al termine del concerto guardo lorologio: sono passati solo 75 minuti dallinizio dello spettacolo, ma non cè una faccia triste in sala e leccitazione è tangibile, la febbre per ascoltare ancora musica del Capitano cresce e la gente esce in strada ruggendo. Si replicherà a Los Angeles e solo lì il 22 Giugno e il consiglio per i dubbiosi è rompere gli indugi adesso e investire in un bagno di rock & roll al fulmicotone.

Da sinistra: Joe Black, Sid Griffin, Ernesto De Pascale, Mark Powell.
seduti: Michele Manzotti, Ashley Hutchings
Con questo concerto si conclude ufficialmente la nostra permanenza londinese e martedì 5 avremo solo il tempo di recuperare tutto quello che abbiamo lasciato in negozi di dischi e librerie. Al rientro a Firenze conto: 18 cd, 5 album lp, 1 dvd (un meraviglioso documentario prodotto dal British Film Institute nel 1962 e diretto da un giovanissimo Ken Russell sul musicista inglese Elgar), 8 libri. E tutto questo in un solo bagaglio a mano. Magie di un viaggiatore professionista.
Ernesto de Pascale
Firenze, 9 Aprile 2003
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