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Ricordo di Romeo Ripanti
"A' de Pascà, e nun ce rompercazzo te e le tue interviste dimmerda!!! Ma chi cazzo sò questi ?..." Ecco il mio primo ricordo di Romeo Ripanti, andatosene troppo presto, insostituibile capitano Achab di quella nave in tempesta che si chiamava Italia Radio. Uomo di passioni ed emozioni, grande professionista, intuitivo e veloce, scaltro, ma profondamente umano, fumatore incallito e- ahimè! - altrettanto incallito tifoso della Roma.
Trovarsi in una stanza con lui voleva dire assistere a uno spettacolo di fuochi d'artificio. Quando poi nella stessa stanza c'erano anche Alessandro (Mannozzi) e Roberto (Sasso), voci storiche e amici/colleghi di Rai Stereonotte, ma ancor prima - sotto la guida di Romeo - iniziatori di Radio Blu, per me, fiorentino atterrato sul pianeta radiofonia romana nei tardissimi settanta, voleva dire toccare con mano l'esperienza iniziale di queste persone, rivisitata con la professionalità acquisita lungo la strada.
Quello che mi colpiva di loro era che si incazzavano fra di loro per futili motivi come solo i vecchi amici sanno fare; non ho mai visto altre persone passare dalla calma più impassibile all'isteria più furiosa in meno di 10 secondi e poi placarsi un attimo dopo.
Quelli di Italia Radio (1995 - 1998) furono anni indimenticabili, se pur di passaggio. Uscivamo con le ossa rotte dalla esperienza di Rai Stereonotte, senza più la guida del nostro amato capo Pierluigi Tabasso, in una Rai che tentava di farci dimenticare e di riscrivere quello che noi avevamo già scritto in 14 anni di duro e appassionato lavoro.
Italia Radio con "Effetto Notte" ci permise di restare legati ai nostri ascoltatori che traghettarono presto numerosi e ci ritrovarono felici. Romeo seppe svolgere un lavoro di guida in maniera straordinaria, senza copiare, senza voler sostituire il nostro precedente capo, essendo se stesso. Dandoci fiducia a non mollare dopo la batosta del veder il nostro castello sgretolarsi in pochi mesi.
Italia Radio ed "Effetto Notte" divennero l'isola deserta dei valorosi, un isola che - se pur invisibile - ancora esiste attraverso altri mezzi, come questi.
Oggi quell'isola, con la scomparsa di Romeo, è un po’ più deserta.
Qualcuno però è ancora qui a presidiarla, amico, e non la lascerà mai senza musica.
Ernesto de Pascale

ENCONTROS E DESPEDIDAS (Incontri e addii)
di Alessandro Mannozzi
…nota da 1 Khz
apertura trasmissioni
a stacco “La Musica che gira intorno” di Ivano Fossati
dissolvenza…
Oggi è il mio compleanno. Non sono felice... Quando ci si rende conto che un anno è trascorso inevitabilmente il pensiero ripercorre alcune tappe della vita e in più d'una ho incontrato Romeo. Gli incontri sono importanti anche filosoficamente, ogni incontro è al tempo stesso un addio. Possono separarci la vita, gli affetti o semplicemente un trasloco. Ma si può sempre rimediare con una telefonata, una lettera o una nuvola di elettroni (mi piace chiamare così le e-mail, è più poetico). A volte non ci riesci per i motivi più svariati e alla fine non puoi perchè il tuo amico non c'è più. Romeo se ne è andato l'altro ieri giorno di Inter-Roma finale di ritorno della Coppa Italia e io oggi sono in attesa di una telefonata che mi dia le coordinate per andarlo a salutare per l'ultima volta. Mentre aspetto penso a quando nel '77 lavoravo a Radioblù e, dopo il passaggio della radio alla Federazione romana del P.C.I., si cominciarono a materializzare quelli che consideravamo "strani" personaggi che non si mischiavano a noi, perduti dietro alla musica e altro... Ma intanto stavamo facendo una grande radio, ottima musica, bravi conduttori con un personalissimo stile. E poi erano gli anni in cui dietro il microfono accadeva di tutto, come quando scambiammo per aggressione di destra l'irruzione del proprietario della nostra stanza-studio che reclamava l'affitto. Insomma, nonostante la confusione la radio che era soltanto musicale iniziava la trasformazione che la avrebbe portata nel volgere di due anni ad essere considerata nel suo genere, musica, notizie ed approfondimenti della realtà locale e nazionale, insieme a Radio Popolare di Milano, la migliore del paese. Quando Romeo arrivò di radio era totalmente digiuno, gli interessava poco e, come succede nelle migliori occasioni della vita, in poche settimane scoppiò un amore travolgente. Per il mezzo in sè ma anche con la parte "musicale" dei redattori della radio che di fatto non comunicava troppo con l'altra metà. Posso dire che la sua bravura unita ad una innata simpatia, il suo essere diverso dal solito funzionario di partito e il condiviso e sviscerato amore per la Roma legarono la redazione e permisero a noi tutti di mettere a frutto le nostre capacità. Non furono sempre rose e fiori ma credo ognuno di noi abbia conservato un bel ricordo umano e professionale di quell'avventura che per me terminò nel 1982 quando insieme ad altri andai a condurre "Rai Stereonotte" per la neonata (e mai dimenticata) StereoRai dove rimasi fino al 1995.

Con Romeo continuavamo a vederci, soprattutto la Domenica giorno di funzione solenne per noi tifosi. Insieme a Luca e Romeo ho condiviso almeno dieci anni di Curva Sud all'Olimpico con alterne vicende e ricordi INCANCELLABILI. Lo scudetto dell'82, la finale col Liverpool, le magie di Falcao, Agostino, i cinque goals di Pruzzo all'Avellino quando uno dei pischelli di Piazza Istria che stavano sempre dietro a noi si tirò giù i pantaloni per festeggiare con un estemporaneo e poco discreto atto onanistico la sua soddisfazione. Arrivavamo in curva inevitabilmente quindici minuti prima del fischio d'inizio grazie alla ghenga che ci teneva il posto : attori di teatro romanesco, venditori di pentole, vigili urbani e altri esponenti di varie e nobili categorie professionali. Al fischio sigaretta e via verso l'esaltazione o la depressione totale (Roma-Lecce ricorda qualcosa?) legate magari ad un nome sino ad un momento prima neanche troppo considerato, tipo tal Badiani che a pochi minuti dalla fine di un derby ci fece piangere amare lacrime. Una volta decidemmo di andare a Napoli dove sapevamo che Falcao avrebbe giocato la sua ultima partita prima dell'intervento al ginocchio (sarebbe stato anche il suo addio alla Roma), perchè Romeo aveva avuto promessi dal figlio dello storico presidente partenopeo due biglietti per il vippaio del San Paolo. Decidere e partire ci prese circa un decimo di secondo. Alle 12.00 scendevamo alla stazione di Napoli e ci muovevamo verso la casa del presidente junior che al citofono ci rimandò ad un ulteriore appuntamento davanti allo stadio. Inutile dire che attendemmo invano (d'altronde a Napoli, come si dice, "chi ha avuto ha avuto") e pochi minuti prima della partita un misericordioso bagarino si mostrò all'orizzonte e finalmente entrammo: tribuna numerata centrale, era il primo anno della Roma di Ericksson, lui ancora non poteva andare in panchina e indovinate dove era seduto? La fila dietro la nostra, esattamente dietro a me e digitava sul primo notebook che abbia mai visto in uno stadio di calcio. Goal di Nela, uno a zero per noi e la situazione non è tranquilla perchè il Napoli si è visto annullare una rete secondo i tifosi valida. Comunque alla fine del primo Ramon Diaz pareggia e la situazione si addolcisce (d'altronde a Napoli...). Nel secondo tempo però il divino, divinissimo Falcao dal limite dell'area con la gamba da operare segna il goal della vittoria. Gelo di ottantamila napoletani, mi ritrovo Romeo in braccio con la bocca spalancata in un urlo silenzioso al quale mi unii immediatamente. Avevamo cercato di non farci notare ma un paio di tifosi della nostra Magica si avvicinarono per fare gruppo in caso di necessità. Finì che la Roma vinse, uscimmo dallo stadio senza problemi (Napoli perdinci!) e quei due che si erano avvicinati a noi ci riportarono a Roma in macchina SOTTO CASA!
Potrei andare avanti per pagine e pagine perchè è veramente successo di tutto e di più: la mattina seguente alla finale di Coppa dei Campioni col Liverpool, allo stadio venne ritrovato dagli addetti alle pulizie un tifoso addormentato che non era altro che il venditore di pentole che faceva parte del gruppo che ci teneva i posti (spiegazione del gesto: "Nun lo so...ero depresso, me sò messo a guardà er campo e me sò addormito"). Fu Romeo a regalarmi il biglietto per la finale e fu sempre lui che dopo un derby perso lasciò per tre anni il motorino legato di fronte allo stadio fino a che non sparì. Come fu con lui che un pomeriggio d’agosto partii a bordo di una Uno da Ansedonia, dove nel villone di Roberto e Signora ci scaldavamo al sole da diverso tempo, per Roma dove al Flaminio la Magica faceva esordire il nuovo acquisto Toninho Cerezo.
Professionalmente ci ritrovammo nel 1995 quando Romeo, direttore di Italia Radio, chiamò Roberto (altro grande tifoso) e me reduci da più di dieci anni a Stereonotte ad occuparci della parte musicale del palinsesto con la volontà di ricreare quella magica formula che aveva permesso a Radioblù di arrivare a così alti livelli. Non era solo questo. La scelta delle persone oltre che dettata dalla loro professionalità era anche decisa dall'affetto e dalla condivisione di quel passato progetto che aveva portato noi tutti a stimarci profondamente. Tra i collaboratori musicali che chiamammo ad Italia Radio ricordo Ernesto (che mi ospita qui), Alex ora a Città Futura, Max che insegna inglese, Lucio che mi pare sia ancora al Tg de la 7, altri che hanno regalato la loro creatività e passione ai programmi del network, comunque tutti provenienti da Radioblù o Stereonotte. Romeo si rivelò direttore atipico, mai iscritto all'ordine, sempre curioso, cinico come a volte deve saper essere chi decide ma anche attento alle persone e alle loro esigenze. Comunque non cedeva mai senza lottare, non era una passeggiata al parco e proprio per questo gli volevo bene, perchè sapevo che la passeggiata al parco la avremmo fatta dopo.
Ho imparato che in questa professione se sei fortunato le cosiddette "condizioni irripetibili" che ti permettono di portare avanti il progetto in cui credi (nel nostro caso la fusione tra musica e notizie entrambe di livello qualitativo elevato) non durano più di qualche anno per una varietà di motivi, economici, personali, a volte anche politici dipende dove stai lavorando. Quelli che spinsero me lontano da Italia Radio furono economici e in parte artistici, intendiamoci non potevo lamentarmi dal lato soldi e autonomia ma la radio venne venduta ad un noto gruppo editoriale che aveva le sue idee e i suoi dirigenti (Romeo non era più il capo) e me ne tornai alla Rai a Radio1 con un altro grande direttore.
Ho sempre trovato Romeo un tipo particolare. Sin dalle piccole cose. Non guidava e quindi ha speso una fortuna in taxi anche se nessuno si è mai rifiutato di fargli da chaperon. Veniva dal popolare e centralissimo quartiere di Tordinona dove le case furono restaurate dal comune e restituite agli inquilini a seconda della grandezza del nucleo familiare (ai Ripanti, mi pare, toccò grandissima perché erano una cifra) e recentemente il comune guidato da Veltroni (altro grande amico di Romeo) ha ulteriormente migliorato la situazione, unico o quasi esempio di una grande città che non nega una parte del centro agli antichi abitanti ed artigiani. Tordinona quindi, un imprinting che gli ha sempre fatto compagnia nonostante nel corso degli anni le frequentazioni fossero diventate anche “esclusive”.
Se banalmente volessi riassumere il percorso di Romeo dovrei dire tre parole: CALCIO perché era un ottimo numero dieci e giocava nelle giovanili della Roma, tanto bravo che il compianto “Paletta” Masetti che lo allenava stette un pomeriggio intero fuori dal bagno dove Romeo si era chiuso perché voleva smettere di giocare per lavorare e soprattutto per la POLITICA che iniziò a fare ovviamente con il P.C.I. a cui tutti in famiglia erano (e credo siano tuttora) iscritti. Poi l’incontro con LA RADIO l’altra sua grande passione che come le altre due lo ha migliorato e fatto crescere sia umanamente che professionalmente. Se in minima parte ho avuto un ruolo in tutto questo ne sono gratificato e felice perchè Romeo mi ha insegnato un sacco di cose e credo anche io di avergliene trasmessa qualcuna.
Lascia una moglie e tre figli e a loro che restano vanno tutti i miei pensieri. Grazie giovane Pietro per essere andato a Milano a veder perdere undici (dieci và, salviamo Totti) giocatori svogliati. Ma cosa ne sanno dell’amore per la maglia, quello vero, quello del tifoso che è capace di portare il suo dolore in uno stadio di calcio e tifare civilmente per la sua squadra perchè sà che papà lo avrebbe voluto…
La radio dice che Spalletti ha firmato due anni per la Roma, non me ne frega niente, sta squillando il telefono e sarà certamente Luca che mi dirà dove andare a versare la mia furtiva lacrima, ci penserò domani.
A stacco parte “Siamo solo noi” di Vasco Rossi
…Dissolvenza…
Fine delle trasmissioni
Nota da 1 Khz…
Alessandro Mannozzi
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