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Hic Sunt Ramones
Primavera millenovencentottanta, Maggio. Mi trovo nel backstage di un quanto mai curioso double bill presso il Palazzetto dello Sport di Reggio Emilia.

Questa sera saliranno infatti sul palco prima i tre dei capisaldi del folk rock americano degli anni sessanta: Roger Mg Guinn, Gene Clark e Chris Hillmann, cioè tre quinti dei Byrds originari, quelli di Mr. Tambourine Man ( gli altri due erano David Crosby e il batterista Mick Clarke) e a loro faranno seguito gli eroi di Forest Hill, New York, gli unici e impareggiabili Ramones per una accoppiata insulsa e quanto mai curiosa che costituisce la serata a cui sono stato invitato.
Devo l’invito ufficiale con tanto di biglietto su carta intestata della casa discografica di questi ultimi, al factotum della Rai di New York City che, per motivi a me sconosciuti, coordina i giornalisti italiani che la Sire Records di Seymoure Stein, etichetta dei 4 zazzeruti, invita direttamente dai propri uffici della grande mela per “caldeggiare “ la tournée nella nostra penisola dei Ramones, band oramai un po’ in disarmo per l’avvento della new wave britannica e della nuova onda americana post punk, nonostante un nuovo album in arrivo, di cui tutti parlano, prodotto si dice - niente meno che dal mitico Phil Spector, l’eroe del celebre “Wall of Sound “ dei primi sessanta .
In pratica il macilento Stein per ogni nazione ha un tirapiedi che decide i buoni e i cattivi e io posso vantarmi oggi di essere uno dei buoni, proprio per vedere il più cattivo e acerbo gruppo degli albori del garage punk di New York.
Per compiere al meglio questo lavoro di aberrante discriminazione professionale, “l’uomo italiano” di Seymoure Stein ha una testa di ponte preso la Rca Italiana di Roma, il prestigioso marchio che rappresenta l’etichetta del riottoso Seymoure, un ceffo che non va per il sottile pur di avere ciò che desidera.

Il suo uomo è un funzionario svogliato e papalino, sulla trentina, in Rca dai primi settanta (quando un posto alla Rca di Roma era “come un lavoro sicuro per tutta la vita al ministero”), dotato di buon intuito e “paraculissimo” nello svicolare qualsiasi incarico importante ma altresì sempre presente where the action is . Grazie a questo signore nella metà dei settanta in Italia vi fu un il revival del rock & roll degli ani cinquanta con la compilazione “Rock & Roll graffiti” (sulla copertina appare in un angolo la sua foto, provate a vedere scoprirete il suo nome…. N.d.r.) e poi, a seguire, la serie punk della Rca con la pubblicazione in Italia dei dischi della americana della Sire e della inglese Stiff (Costello, Wreckless Eric, Rockpile e altri), lo ska con i dischi dei Madness ai quali fa incidere “ One Step Beyond” con il titolo italiano di “Fai un passo avanti”) e, non ultimi, il grande Ian Dury e la folle Lena Lovich, solo per citare i primi che sovvengono.
Un entusiasta, insomma!
Per chi non conosce il funzionario la scena in cui ci si imbatte quel giorno nel backstage del palasport di Reggio Emilia a un’ora dal concerto è al limite del parosssimo: il tipo della Rca tratta i Ramones come se lui e loro avessero passato le vacanze insieme di fila per gli ultimi dieci anni a Santa Marinella e come se le canzoni dei quattro dannati le avesse scritte lui, il romano. Naturalmente l’uomo non sa un parola d’inglese e va giù con improbabili traduzioni alla lettera . Ecco quindi “but what really really?” per ”ma che davero davero?”, “but of what” per “ma de che”, “what i tell you for?” per “ma che te lo dico a fa'?” e altre amenità simili che fanno piegare in due i giornalisti italiani ma che rendono nervosi, molto nervosi i ragazzi della band di NewYork.
Poi d’improvviso,come se tutto questo non bastasse, il tipo, in un moto di felice isterismo, senza ritegno per se stesso, per la band o per chi passa nell’affollato backstage - si piega sulle ginocchia e parte con una imitazione di Johnny Ramone che se non lo vedi non ci credi.
Pacche sulle spalle, battutacce in romanesco tradotte come sopra e minuti interminabili di conversazione a una sola corsia ammorbandoli sulla sua squadra del cuore, “ Aa’ Roma “, completano il menu.
Il Ramone capo, Johnny, guarda schifato.
Ad onor del vero per essere un vero Ramone devi avere un ghigno e un’espressione facciale inamovibile per qualsiasi accadimento che ti circondi visto che ne avresti dovute vedere di tutti i colori nel vietcong della tua provincia - ma col tipo fra le palle puoi essere anche Clint Eastwood ne “Il Buono, Il brutto e il Cattivo” che proprio non ce la fai a resistere. O lo ami o lo odi e gli occhi di Johnny parlano chiaro e sembrano dire una sola inoppugnabile frase: ”I hate you”.
Al funzionario della Rca di Roma però non frega un cazzo di tutto ciò!; sa perfettamente che senza di lui i Ramones stasera tornano in albergo a piedi, che senza di lui non si fuma marijuana né probabilmente si scopa e che di certo si mangia male, sia prima che dopo il concerto.
E i Ramones sanno anche , statene certi, che il tipo, le cui gesta scopro sono arrivate già da un pò oltremanica - quando vuole sa essere stronzo, molto, stronzo.
Questo si chiama rispetto!

“Ahoo mi fa pur non conoscendomi, tirandosi su gli occhialini con una smorfia questi so’ coatti…. Ahò, a’ Jjohny,a’ bello… please re-take yourself!!!”( aripìjate)! e continua con una profonda riflessione additando Joey e Johnny -… nun li vedi?… quei due c’hanno scritto in capo “ nun te amo ma finché me servi te strizzo…”.
Dichiarazione questa quanto mai anticipatrice dei tempi che verranno visto che il cantante e il chitarrista della band di Forest Hill avrebbero qualche anno dopo sciolto il sodalizio umano che li legava come fratelli da prima dei giorni degli esordi, per via di una donna.
Manca poco al concerto: Dee Dee e Marky (bassista e batterista) si sono cambiati mentre Joey e il leader della formazione sono già in tenuta da combattimento.
E’ curioso vedere un Ramone cambiarsi prima di uno show: togliersi una maglietta della squadra dei Giants per indossarne una con i buchi, sfilarsi con attenzione un chiodo per indossarne un altro (ma più sdrucito, molto più sdrucito ), piegare diligentemente un paio di jeans nuovi di negozio per indossare quelli, ben più celebri, forati al ginocchio e calzare le immancabile Converse All Star al posto di un paio di Camperos.
“Ahò riattacca il funzionario che deve avermi scelto come suo confessore questi saranno pure punk ma restano proprio dei bburini di paese. Ma vaffanculo… - e se ne va evidenziando il classico gesto - loro e sto’ cazzo d’aammerica di mmerda. Se rinasco vado a fare il verduraro a Campo dei’Fiori”.
I quattro adesso non dicono una parola, se mai ne hanno pronunciata una fino ad adesso; sono uno a fianco all’altro a sinistra dietro il palco mentre Mc Guinn, Hillman e Clark terminano, con la classe di un uomo d’affari in vacanza, il loro set impeccabile punteggiato dalle inimitabili armonie che li hanno resi celebri nei sessanta.
Li osservo da vicino questi mitici Ramones e li vedo per ciò che scoprirò poi davvero essere: quattro ex amici che hanno coalizzato tanto tempo prima le cui intenzioni oggi guardano in direzioni differenti.
Joey ha i capelli calati davanti a gli occhi (accuratamente pettinati e anche laccati a onor del vero) e la testa bassa come sempre, ma lo intravedo cantare a memoria tutte le parole di “I feel a whole lot better” dei Byrds, Dee Dee sorride a una ragazza con un ghigno poco raccomandabile e si gratta il braccio in continuazione, Marky parla con un roadie affinché al sua postazione sia efficiente mentre Johnny è immobile e guarda in sala come per prendere le misure, per tastare il pubblico, uno strano ibrido di post hippies, punk della bassa, ribelli bonaccioni e semplici appassionati di musica, immancabili i curiosi.
Poi montano sul palco. E nella bolgia, si parte. Hey Ho, let’s go. E’ l’inferno.
Si va così avanti tra spintoni e sputi e danze pogo per i fatadici 50 minuti-25 pezzi fino a che non appare il celebre cartellone che caratterizza gli show del gruppo ormai da un po’ e che - forse qualcuno ricorda - portava scritto il celbre slogan della band newyorchese “Gabba Gabba Hey“.
Ma pochi furono i fortunati che poterono leggere la scritta sul lato opposto del manifesto, apposta, pochi minuti prima all’insaputa della band, in vernice nera dal funzionario della Rca che recitava una sola, perentoria, inequivocabile frase.
“Forza Lupi!” .
“Altro che Punk”, annuisce il funzionario della Rca quando vede Joey sollevare il cartellone e allungare, da sotto il ciuffo, uno sguardo stupito verso ciò che solo lui e gli altri possono leggere, ma non capire. Poi uno sguardo fra di loro e una fiammata verso il funzionario della Rca Italiana che non fa di nulla per nascondersi e se la ride alla grande.
L’uomo adesso mi fa l’occhiolino e citando ben altro si incammina verso gli spogliatoi, dinnocolato come uno Charlot, canticchiando soddisfatto a voce bassa ma non abbastanza da non essere ascoltato“ e meno male che adesso non c’è Nerone…”.
Meno male. It looks like the least to me!!!!
Ernesto de Pascale
Per riscoprire i Ramones e la loro importanza artistica :
Ramones Raw (dvd, Bmg/Sony, 2004 con un documentario sul concerto della band a Castel san Angelo nell’estate 1980)
End of the century the story of the Ramones (dvd, Warner. 2005, documento essenziale e autorizzato dal gruppo)
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