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Quale musica domani
Riflessioni all'alba di un nuovo anno
L'Economist, settimanale inglese che si occupa principalmente di politica, finanza e notizie internazionali, ha recentemente pubblicato un interessante articolo su come stanno andando le cose per la musica pop, con uno speciale riferimento all'Inghilterra.
Anche nella patria di Beatles, Rolling Stones, Who, Genesis, Pink Floyd e via elencando, dopo gli anni d'oro la situazione non è rosea.
In pochi anni, per esempio, su dieci A&R importanti (A&R sta per Artists and Repertoire e indica soprattutto produttori e addetti artistici: per semplificare, persone che seguono sia gli interpreti che la scelta delle canzoni da eseguire e incidere), su dieci A&R di alto livello che agivano fino a qualche anno fa, dunque, ne sono rimasti in attività solo due e a quanto pare non se la passano bene.
La causa maggiore di ciò, come ormai da copione, è imputata a Internet e a tutti i movimenti di libero download ad esso correlati.
Ma siamo tanto sicuri che, se da domani entrasse in vigore una legge internazionale che obbligasse tutti a pagare un tot per ogni opera protetta scaricata, ogni cosa si riaggiusterebbe e l'ambiente artistico tornerebbe a fiorire?
In Inghilterra, come negli USA, come in Italia e come in tutto il mondo, una piccola boccata d'aria e di speranza l'avevano data i vari X-Factor, proponendo nuovi artisti che hanno creato un po' di movimento ma che sono ben lontani da essere la soluzione.
Tanto che, a riprova della irreversibile globalizzazione generale, anche questo tipo di spettacolo sta perdendo consensi dappertutto e il modo più efficace per promuoversi sembra sia diventato il concerto, il tour, insomma lo spettacolo dal vivo.
Comunque sia, chi scrive è convinto che se si desse più spazio alla creatività anziché alle regole del marketing, forse almeno in parte il mercato si risveglierebbe.
Il fatto è che gli autori, quelli capaci di buone e nuove idee, sono mosche bianche e gli interpreti, che peraltro contano fra le proprie fila anche figure carismatiche e riconoscibili per originalità, non sono in grado di accendere la scintilla che inneschi il fuoco di una nuova grande passione del pubblico per la musica.
Iniziando da Elvis e finendo con Michael Jackson molti grandi artisti, senza dimenticare la tradizione, hanno tracciato nuovi percorsi e proposto originali modi espressivi, spingendo molti altri a continuare e in alcuni casi a perfezionare quanto da loro già fatto.
La musica oggi sta invece attraversando un periodo di stagnazione: sembrerebbe quasi in attesa del nuovo verbo.
Per stare in casa nostra, la prova è che i discografici e gli editori stanno ancora aspettando, dopo più di trent'anni, un altro Battisti che ogni due canzoni scritte creava un evergreen.
Forse dobbiamo rassegnarci al fatto che, dato che tutto cambia e si evolve, anche la musica così come la intendiamo ha fatto il suo tempo e senza che noi ce ne rendiamo conto è in fase di mutazione, e magari cambierà per merito di qualche sconosciuto musicista o interprete che per il momento è talmente avanti da essere snobbato da chi invece dovrebbe capirlo e sostenerlo.
Apriamo perciò il cuore alla speranza e aspettiamo con pazienza, per il bene della musica, che l'artista si riveli e che l'uovo si schiuda.
Rinaldo Prandoni
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