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Interviste

Robyn Hitchcock unplugged

23 novembre 2013 by Michele Manzotti in Interviste


www.robynhitchcock.com

Ascoltarlo nella sua versione acustica non toglie il gusto di apprezzare la sua arte, anche se è stato uno degli esponenti del punk new wave all’inizio degli ‘80. Forse è proprio il sapersi adattare alle situazioni la forza di Robyn Hitchcock, 60 anni suonati e la voglia di andare sempre avanti. In occasione della sua  presenza allo Spazio Alfieri di Firenze  in una serata dedicata a Bob Dylan (Alfieri Storytellers) è salito sul palco “unplugged” con la sola presenza di Antonio Gramentieri dei Sacri Cuori.

Generalmente le sue canzoni sono sia acustiche sia elettriche. Qual è la situazione che preferisce attualmente?

“In effetti la chitarra acustica è molto semplice da gestire. Non ha bisogno di amplificatori, cavi, pedali, impianti o comunque l’attitudine per lavorarci. La chitarra elettrica è stata importante per le persone cresciute dopo la seconda guerra mondiale: per la generazione precedente alla mia e per due generazioni successive è stata un’emblema per disobbedire alla vita faticosa che le persone più anziane sembravano sostenere. Ma supponiamo che questo ruolo sia svolto dalla cornamuse. Anch’esse sono aggressive, rumorose e marciano verso una battaglia. Immaginate Jimi Hendrix che suona la cornamusa. Adesso la chitarra elettrica è un’arma per uomini anziani ed è appesa sui muri dell’Hard Rock Café”.

L’ho ascoltata dal vivo al Great Folk Jukebox nel maggio 2011 e una sua traccia è nell’album Son of Rogue’s Gallery. Quanto la musica tradizionale ha influenzato il suo modo di scrivere?

“Ho ascoltato molti brani popolari spesso mediati dalle versioni di Martin Carthy e Bob Dylan. Questi brani o ballate spesso raccontano una storia in un modo distaccato come un trittico medievale o una tappezzeria di Bayeux. E’ difficile dire quanto tutto ciò si sia trasmesso nelle mie stesse parole.  Ci sono frammenti di vecchie melodie in ciò che faccio e spesso scrivo qualcosa di ‘tradizionale’”.

La scrittura è sempre stata una sua priorità?

“Certo, è un istinto di cui sono cosciente e voglio lasciare migliaia di canzoni come frammenti della mia esistenza o messaggi nella bottiglia. Inoltre un artista deve seguire la continuità, aiutare il passato a entrare nel  futuro. Ci lasciamo ingabbiare nella cultura, come fossili, ed è la cultura che sopravvive filtrando attraverso il tempo. Recentemente Rozi Plain, Kathryn Sawyer e gli italiani Pan del Diavolo stanno facendo un ottimo lavoro. Inoltre Kathryn Williams e KT Tunstall hanno inciso eccellenti album nuovi. Segnali di una creatività sempre molto alta”.

Michele Manzotti

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