il popolodelblues

Recensioni

The Rolling Stones – Blue & Lonesome

7 dicembre 2016 by Giovanni De Liguori in Dischi, Recensioni

Ci sono storie che cominciano con una stretta di mano, con un sorriso, con un mix di sensazioni positive a cui siamo soliti dare il nome di empatia. La storia di questo disco comincia la mattina del 17 ottobre 1961 alla stazione ferroviaria di Dartford quando MIck Jagger e Keith Richards, già compagni di giochi d’infanzia, si ritrovano e scoprono di aver coltivato negli anni la stessa passione per il blues. Tutto quello che verrà dopo è storia. Il Blues ha attraversato tutta la storia degli Stones, ne è stata la colonna portante, la chiave di lettura di un sound che è il codice genetico di questa band.  Un disco di cover che però resta un disco degli Stones perchè tra le tante e prevedibili opzioni disponibili nel mettere mano ad un disco di blues, Jagger &co. hanno scelto l’opzione più difficile, quella cioè di provare a suonare un disco che desse il doveroso e giusto senso di ruvidezza senza essere invece il prevedibile e leccato omaggio che in tanti si aspettavano. Il tutto lasciando sempre intatto il loro marchio di fabbrica, il loro sound.

Operazione riuscita? Ebbene sì.

Blue & Lonesome non è un disco accomodante, non strizza l’occhio nè cerca di vincere facile: Jagger sin dalle prime note di Just your fool (Little Walter) mette le cose in chiaro, mostra le carte, graffia come non mai e consegna a noi stupiti ascoltatori una voce ed un’armonica imbevute nella violenta ed elettrica Chicago, la Wind City di Little Walter il cui nome aleggia come un benevolo fantasma attraverso tutte le note di questo disco. Quello che segue, quello che c’è immediatamente dietro Jagger, è un Keith Richards esaltato ed una solidissima band il cui ritmo, soprattutto in momenti come Commit a crime (Chester Burnett) , viene regolato da quello straordinario metronomo vivente di nome Charlie Watts. All of your love (Magic Sam) è l’episodio che svela per l’ennesima volta la magica alchimia che nasce dalla fusione delle chitarre di Wood e Richards e lascia intravedere- dietro le quinte- il piano di Chuck Leavell che da anni è ormai il collante del suono degli Stones.

Everybody knows about my good thing (Miles Grayson/Lermon Horton) è la prima delle due canzoni di questo album in cui Eric Clapton presta la sua chitarra – in questo caso una slide- dimostrando ancora una volta di essere artista capace di sapersi divertire ed allo stesso tempo saper arricchire un disco restando dietro le quinte e palesandosi solo nei momenti necessari.

L’armonica di Jagger, regina incontrastata di questo disco, in Little rain (Jimmy Reed) si fa soffio sofferto, lamento che fa il giusto contrappunto ai versi Well now, a little rain keep a-fallin’, on this little love of mine per poi riesplodere vigorosa in Just like I treat you, classico di quel genio ,autore dei più grandi successi del Chicago Blues, che risponde al nome di Wilie Dixon.  I can’t quit you baby (Willie Dixon) è la canzone finale, la parentesi che si chiude su questo Blue & Lonesome che sorprende per vigore e freschezza.

Piace pensare che in questo 2016, segnato dalla scomparsa di tanti importanti musicisti, anno in cui l’età anagrafica dei singoli Stones è così importante da accorciare sempre più pericolosamente l’orizzonte, i due amici di prima, i due adolescenti della storia raccontata all’inizio di questa recensione, abbiano voluto riprendere sotto braccio i vecchi dischi di Chicago Blues per celebrare il ritorno a casa perchè il Blues è la musica del ritorno, la Grande Casa dove tutti prima o poi torniamo a piangere, cantare e celebrare la nostra vita. 

Piace pensarlo perchè Blue & Lonesome non è soltanto un bel disco ma è un omaggio a tutti questi anni, ad una straordinaria storia di amicizia, musica, vita, morte, perdizione e redenzione.

Buon ascolto.

La musica del ventesimo secolo è fondata sul blues. Non ci sarebbe il jazz o qualsiasi atra forma di musica moderna senza il blues. E quindi ogni canzone pop, per quanto trita e sciocca, ha in sé un pizzico di blues anche se i suoi stessi autori ne sono inconsapevoli, o hanno cercato di eliminarne ogni traccia.   Questa musica è stata chiamata blues circa un secolo fa, ma la musica è una sensazione e non è possibile stabilire una precisa data d’inizio per le sensazioni. Le sensazioni nascono dalle persone e penso che questo sia il motivo per cui il blues è universale, perchè è parte di ognuno di noi. Muddy è il braccio rassicurante di un amico sulla spalla. Ne abbiamo bisogno, sapete? Può essere molto buio, ragazzi, in quell’angolo oscuro dentro di noi.

K. Richards, prefazione di “hoochie coochie man – la vita e i tempi di Muddy Waters” di Robert Gordon.

Giovanni de Liguori

Track listing

1. “Just Your Fool” Buddy Johnson

2. “Commit a Crime” Howlin’ Wolf

3. “Blue and Lonesome” Memphis Slim

4. “All of Your Love” Magic Sam

5. “I Gotta Go” Little Walter

6. “Everybody Knows About My Good Thing” Miles Grayson Lermon Horton

7. “Ride ‘Em On Down” Eddie Taylor

8. “Hate to See You Go” Little Walter

9. “Hoo Doo Blues”  Otis Hicks Jerry West

10. “Little Rain” Ewart G.Abner Jr. Jimmy Reed

11. “Just Like I Treat You”  Willie Dixon

12.”I Can’t Quit You Baby” Willie Dixon

 

 

Tagged , ,

Related Posts