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Recensioni

In C, Chigiana meets Siena Jazz, Chiesa di S.Agostino, Siena, 3 agosto 2017

5 agosto 2017 by Michele Manzotti in Concerti, Recensioni

www.chigiana.it
www.sienajazz.it

foto (c) Roberto Testi (Foto Studio 56, Siena) concesse da uffici stampa Chigiana e Siena Jazz

Il fascino di In C di Terry Riley (scritto nel 1964) non è dovuto solo alla sua qualità musicale, fra l’altro molto alta tanto da essere considerata il capolavoro del minimalismo. Il pezzo è infatti di grande interesse perché variabile sia nella durata sia nel numero di esecutori. In C (ovvero in do, dato che la lettera corrisponde a quella nota nella tradizione anglosassone) è infatti composta da 53 cellule musicali che possono essere ripetute più volte a secondo delle intenzioni degli esecutori o di chi li dirige. La composizione è stata proposta nella chiesa di Sant’Agostino nell’ambito di “Chigiana meets Siena Jazz” con le due istituzioni insieme tra loro per affrontare in modo quasi naturale un brano che unisce la scrittura all’improvvisazione. Sul palco una grande orchestra formata dagli allievi chigiani, dalla Siena Jazz University Orchestra da alcuni insegnanti-solisti delle due realtà e dal Chigiana Percussion Ensemble, ovvero gli allievi della classe di percussione di Antonio Caggiano, che ha diretto l’esecuzione. Sono proprio questi strumenti a caratterizzare il battito alla base di questa composizione, in questo caso con lo xilofono a cui è affidato il difficile compito di metronomo per buona parte del brano. Ma è stato il lavoro collettivo coordinato da Caggiano ad aver reso questa versione di In C particolarmente affascinante, con i solisti (ricordiamo tra quelli classici David Geringas e David Krakauer, e Giovanni Falzone e Maurizio Giammarco tra i jazzisti) alle prese con una concorrenza virtuosa per rendere al meglio le parti di improvvisazione. Ciò che ha stupito è stata la compattezza sonora di tutti i musicisti che hanno così valorizzato un brano giovanissimo con i suoi 53 anni e tutt’ora rivoluzionario. Il successo di pubblico (con tanto di fuori programma basato su  alcune cellule musicali riproposte in modo differente) è stato la conseguenza più naturale.

Michele Manzotti

 

 

 

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