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Art Ensemble of Chicago, London Jazz Festival, Barbican, 23 novembre 2019

24 novembre 2019 by Michele Manzotti in Concerti, Recensioni

www.akamu.net/aeoc

foto (c) Mark Allan / Barbican

Uno degli appuntamenti più attesi del London Jazz Festival, ovvero la celebrazione dei 50 anni dell’art Ensemble of Chicago. è stato un successo annunciato. Quattordici strumentisti hanno dato vita sul palco a un’ora e mezza consecutiva di musica, ripercorrendo l’approccio all’avanguardia e alla sperimentazione che la formazione ha sviluppato nel corso della propria attività. In questo la figura di Roscoe Mitchell è stata centrale durante tutta l’esecuzione. In mezzo alla scena Mitchell ha dato il via al concerto con un tocco di percussione, come in una sorta di rito. Ha diretto poi i musicisti, non mancando di riprenderli muovendosi verso di loro impartendo istruzioni. Spesso, nei momenti di improvvisazione, è rimasto seduto a capo chino come un professore che ascoltava gli allievi.

Ovviamente è stato anche protagonista magistrale ai sax soprano e contralto, al flauto e alle piccole percussioni. Attorno a lui va citato innanzitutto l’altro senatore Famoudou Don Moye alla batteria e percussioni, Shabaka Hutchings ospite al sax tenore, Abel Selacoe altro ospito a violoncello e voce, la tromba di Hugh Ragin, Simon Sieger a trombone e basso tuba e l’italiana Silvia Bolognesi nella sezione dei tre contrabbassi. Il concerto è cominciato con un’unica nota all’unisono dell’orchestra sviluppando nel corso del concerto una serie continua di improvvisazioni che coinvolgevano i vari solisti o piccoli gruppi di strumenti. Generalmente veniva eseguita una breve cellula di note che si facevano sempre più numerose e veloci. Prassi che ha coinvolto tutti i musicisti per celebrare non solo un repertorio, ma una prassi esecutiva.

Nella scaletta della serata ci sono stati varie composizioni di Roscoe Mitchell come Cyp cards, Card in the faces of roses, The flow of things e Odwalla, particolarmente festeggiata dal pubblico, ma anche Tutankhamun di Malachi Favors e brani di Donald Moye come Saturday Morning e Dancer. Funky Aeco ha concluso la celebrazione sul palco con un particolare tributo di consensi a Mitchell e alla storia che rappresenta ancora oggi.

Michele Manzotti

(c) riproduzione riservata

 

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