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Lucia Miller – Lampi sulla pianura

22 dicembre 2019 by pdb in Dischi, Recensioni

(Ecchermusic / Self)
www.missluciamiller.com

Lucia Miller debutta con il suo primo disco solista: “Lampi sulla pianura” (a proposito, bellissimo il dipinto in copertina del 1710, con Santa Barbara che protegge dai fulmini), un lavoro con testi e musiche, produzione artistica e arrangiamenti a cura di un maestro della musica d’autore italiana: Massimo Bubola. Lo stesso Bubola si avvale del sostegno di alcuni musicisti della Eccher band come Enrico Mantovani (Chitarre elettriche ed acustiche, bouzouki, mandolino, pedal steel, banjo, cori) e Alessandro Formenti (basso elettrico ed acustico, contrabbasso), oltre a Virginio Bellingardo (batteria e percussioni), Thomas Sinigaglia (pianoforte, organo hammond e fisarmonica), Mauro Ottolini (tromba, trombone, flicorno, tromba bassa, tin whistle), Maria Alberti (cori). Un disco con sonorità folk-rock tipiche, cantate con pathos dalla voce limpida e delicata di Lucia Miller. “Se non ora quando” apre il disco e sembra una sorta di manifesto, la canzone simbolo di questo lavoro ( “Hai bisogno di stanze forti d’ombra e di richiami, con limoni sulla porta e sentinelle di gerani, di dare aria ai desideri come a un abito da sposa, di dormire a pugni chiusi come un angelo o una rosa, hai bisogno di neve e di un perdono silenzioso, hai bisogno di svegliarti in un bosco prodigioso, di riuscire a scordare non ricordi più che cosa, di provare a distinguere la difesa dall’accusa”), un brano che era già stato pubblicato come bonus track nel cd “ Massimo Bubola-Giorni dispari (1982, ristampato nel 2000)”, “Lampi sulla pianura” è un brano di taglio rock con un ritornello trascinante ( “Sorridi in cielo, stendi il tuo velo, verrà l’età dell’oro sopra i fiumi e le città, risplendi in cielo con il tuo velo, verrà l’età dell’oro dentro i cuori e li aprirà”), si prosegue con “ Il fiore d’Inghilterra”, una ballata delicata, nonostante la drammatica storia che ci racconta, quella di Queen Jane, la regina che muore giovanissima di parto (“Furon canti, fuochi e balli, quando nacque il principe bambino, ma la povera Queen Jane è fredda nel mattino, è già neve nel mattino”), ancora un ritratto femminile, questa volta con “Mi chiamo Anita” ( “Le signorine per bene non dormon per terra, coi cani, i ribelli e la pioggia non fanno la guerra, le signorine per bene non han rivoltella, né bandoliere o stivali o sciabole in sella!”) dedicata ad Anita Garibaldi e che chiude idealmente la trilogia iniziata con “Camice rosse” e “Uruguay”. Nel brano dal sapore Tex-mex (sorretto dai fiati) interviene Massimo Bubola per cantare alcune strofe, creando un bel contrasto tra il suo timbro caldo e profondo, con la voce più chiara della Miller. Si canta anche della Grecia in “ Dolce patria”, con delle immagini cariche di significato (“Saranno api ed aquiloni a salutare, ed i mulini come girandole nel sole, saranno donne sopra le rive ad aspettare, in quelle case addormentate dalle cicale.. poi balleremo spalle su spalle, mani su mani, bevendo ouzo, bevendo vino dalle fontane, in grandi cerchi ci abbracceremo uomini e spose, in queste piazze bianche di calce, rosse di rose”). “Cinque monete d’oro” invece è una filastrocca dalle forti tinte folk, uscita precedentemente come bonus track nella raccolta live “Niente passa invano” (“la quarta con la spada che trafigge il cuore, pagherà l’anello del tuo primo amore, l’ultimo col carro che trasporta il sole, devi conservarla per poi ritornare”). Si arriva a “Quante volte si può vivere o morire”, in memoria di Federico Aldrovandi, barbaramente ucciso da quattro poliziotti. Una delle canzoni migliori del disco, il canto si fa accorato per queste crude parole: “ Cinquantaquattro colpi avevi tatuato, sul capo, sulle braccia, sopra il tuo costato, il sangue sui capelli, il volto sfigurato, sembravi un giovin Cristo dalla croce già calato” e un ritornello toccante “Quante volte si può morire e vivere, nel ricordo, nell’amore e nelle lacrime, nelle foto e dentro i sogni che hanno la tua voce e dentro gli occhi di tua madre che han cambiato luce”. Il viaggio continua con “Annie, Hannah” ( direttamente dal disco “Vita morte e miracoli” del 1989) dedicata ad Anna Frank ( “Vorrei incontrate il tuo sorriso, i tuoi occhi nel chiasso del paradiso, a noi resta un diario che finisce al rumore di stivali e di grida e martellate al cuore”) e “Margherita caduta in guerra”, dedicata a Margherita Kaiser Parodi crocerossina nella prima guerra mondiale e morta a soli ventun’anni di febbre spagnola. La canzone scritta con Stefano Ferro, è costruita nello stile di vecchie ballate popolari dove ritorna il topos del fiore che nasce sulla tomba ( “Io che ho curato ferite in guerra e le ferite che fa l’amore, porto con me laggiù il mio cuore che fiorirà tra marmo e la terra, porto con me laggiù quel fiore ch’è Margherita caduta in guerra, porto con me laggiù il mio fiore, la Margherita caduta in guerra”). Nel disco anche “La smortina”, un brano tradizionale arrangiato da Bubola e “ I Rododendri della sera” scritta dal cantautore Andrea Parodi. Il finale è affidato a “Ninna nanna” (“Ninna nanna per te che ora piangi, con un sasso di mare fra le dita, hai salvato l’onore, ma hai perso l’estate, guardi il cielo cercando le fate, apri il cielo spiando le fate”), ripescata dal disco d’esordio di Bubola nel 1976, quel gioiellino che si chiama “Nastro giallo”. “Lampi sulla pianura” si presenta come un graditissimo ritorno di Massimo Bubola alla scrittura e un nuovo inizio per Lucia Miller, buon ascolto…

Marco Sonaglia

 

Tracce

Se non ora, quando?

Lampi sulla pianura

Il fiore d’Inghilterra

Mi chiamo Anita

Dolce patria

Cinque monete d’oro

Quante volte si può vivere o morire

Annie, Hannah

Margherita caduta in guerra

La Smortina

I rododendri della sera

Ninna nanna

 

 

 

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