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Massimiliano Larocca – Exit / Enfer

21 dicembre 2019 by pdb in Dischi, Recensioni

(Santeria / Audioglobe)
Pagina Facebook Massimiliano Larocca

Massimiliano Larocca dopo il buon successo del disco precedente “ Un mistero di sogni avverati-Massimiliano Larocca canta Dino Campana” del 2016, torna con il suo sesto disco in studio, dal doppio titolo inglese e francese: “ Exit-Enfer”. Un disco completamente diverso dagli altri, cupo, oscuro, claustrofobico, maturo, che scava in profondità l’anima del cantautore. La produzione artistica e gli arrangiamenti sono di Hugo Race (ex componente dei Bad Seeds, storica band di Nick Cave) che caratterizzano in maniera significativa questo sound fatto di chitarre sporche e distorte, di elettronica, ambient, archi, percussioni ipnotiche, backing vocals che si fondono insieme per creare qualcosa di suggestivo. Complici anche gli ottimi musicisti come Diego Sapignoli (batteria e percussioni), le chitarre di Don Antonio Gramentieri e Lorenzo Corti, il contrabbasso di Francesco Giampaolo, il pianoforte e le tastiere di Gianfilippo Boni, i fiati di Enrico Gabrielli, la chitarra, il pianoforte e la voce di Howe Gelb, gli archi di Jacopo Ciani (violino), Erika Giansanti (viola) e Alice Chiari (violoncello), I contributi vocali di Giulia Millanta, che firma con Larocca il brano “La stanza” e le raffinate illustrazioni di Enrico Pantani. Il disco si apre con una canzone in inglese “Black love” che ricorda il Leonard Cohen di “The future” , con la calda e profonda voce di Larocca in primo piano e un ottimo lavoro degli archi. Si prosegue con il singolo “ Cose che non cambiano” (“Ci sono cose che non cambiano, oppure cuori che non battono, abbiamo gli occhi intorno al mondo, insieme a un taglio che è profondo”), la cupa “ Eravamo orfani” ( “Lei è seduta sopra al letto col suo fare distaccato, aspettando ad occhi chiusi che l’inverno sia passato, ho imparato a misurare i suoi slanci e i suoi silenzi, a riprendere quei giorni che già credevamo persi”), ancora un bel tappeto di archi sostiene la traccia “ Il giardino dei Salici” ( “Vieni con me nel giardino dei salici, il tuo amore è fragile, ma il tuo sguardo non è mai cambiato, ti cercherò tra confini esili, tra paesaggi aridi, oltre quei ponti caduti”), “ Guerra fredda” ha un testo molto forte, a tratti delirante, che ricorda certi poeti simbolisti ( “ Ti ho rivista dentro un sogno con la testa di cavallo, la tua giacca abbottonata e le mani in uno stagno, e in un giorno come tanti che noi chiameremo eterno, c’era il sonno dei palazzi e l’eclisse sullo schermo”), “Perdiamoci” è una ballata malinconica ( “Dove siamo adesso, il ricordo sembra un vizio, ma ho trovato un nascondiglio, camminando sopra il ciglio… Io non ho mai visto le città, le torri bianche sopra le città, le spiagge e i porti aperti, le gabbie o i firmamenti”). Ancora immagini suggestive in “ Il regno” ( “Secoli di noia e caccia sugli Urali, l’uomo segue tracce dietro agli animali… Nasceranno nuovi fiori a Babilonia, gli innocenti cantano per la vittoria, pioggia sui palazzi, strappi alle lenzuola, ma è una pace che è soltanto provvisoria”) con ritornello in inglese, che caratterizza anche il brano “La stanza” ( “Dentro la stanza la luce che muore, che taglia le pareti di un nuovo colore, passa sugli angoli, lungo il balcone, cambiando le forme cambiandone il nome”). Un’intreccio tra organo e soundscape , rivestono la storia di “Si chiamava Lulù” ( “Con le spalle alla notte e il mattino alle porte, la finestra si apriva e la luce feriva come sale negli occhi”), che ci porta verso il finale del disco con “Fin du monde” ( “Strade che cedono agli angoli, fiumi che ingoiano gli argini, le cattedrali che implodono dentro i concetti degli uomini… Sangue dal naso dei martiri, vino che affoga i ricoveri, cantilenando all’incedere, dietro ad una nenia indicibile”) e “Il cuore degli sconosciuti” ( “ Tutto ritorna in un fermo immagine, siamo cambiati o rimasti così? Come abitanti di un pianeta immobile a un milione di anni luce fuori da qui”). In questo nuovo capitolo Massimiliano Larocca si conferma come una certezza della musica d’autore, con un’ottima capacità di scrittura, ponendosi dei dubbi sul futuro e raccontando la nostra quotidianità fatta di ricordi, di inferni, di speranze e di risalite.

Marco Sonaglia

 

Tracce

Black love

Cose che non cambiano

(Eravamo) Orfani

Il giardino dei salici

Guerra fredda

Perdiamoci

Il regno

La stanza

Si chiamava Lulù

Fin du monde

Il cuore degli sconosciuti

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