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Recensioni

Alessandro Rocca – Transiti

1 agosto 2020 by pdb in Dischi, Recensioni

(Dimora Records)
alessandrorocca.bandcamp.com

La leggenda vuole che per fare questo disco ci sono voluti dieci anni, sicuramente dieci anni che hanno fatto lavorare bene ad Alessandro Rocca, che si presenta con un’opera prima di forte impatto, dal titolo ” Transiti”. Un lavoro significativo sostenuto da una grande scrittura, infatti ogni canzone è tritolo, è acciaio, è un inno al nichilismo, ti scava la ferita e ti porta a farla sanguinare continuamente. Rocca si affida agli arrangiamenti asciutti, minimalisti ed efficaci di Luca Gambacorta (Che nel disco suona chitarre, pianoforte, organo, mellotron, armonica, vibrafono, percussioni, armonie vocali) e il sostegno di Cecilia Santo al violoncello, Marco Di Francesco al contrabbasso e Paolo Grassi al clarinetto. Ogni canzone parte sempre da un robusto e accurato arpeggio di chitarra acustica, poi con lo svilupparsi del brano, si aggiungono altri strumenti che creano sempre belle atmosfere. La voce di Rocca è suggestiva, ipnotica, salmodiale, adatta a sottolineare le sue parole evocative. Il disco si apre con ” Stipiti” che sembra quasi una sorta di carta d’identità (” Se fossi stato provvido avrei aspirato a un mondo nero, avrei affondato il mio veliero, avrei voltato le mie spalle a me, nel pandemonio delle viscere i miei polmoni sono pane con le camole che son nate tra le lamine di un ormai poco prolifico granaio”), si prosegue con ” Nessuno ” ( ” Ti consolerai leggendo biografie di uomini i cui guai diventano poesie scritte col coltello dentro la carne, molto dopo quell’età che adesso hai tu”), il violoncello arricchisce ” Pesci” ( ” Mummificato nelle lastre di una cima alpina, mantiene un uomo i tratti mimici dell’autostima, le rughe son letti di fiume con sirene marce, le gambe tronchi crivellati dai tarli e i fulmini”) e la successiva ” Mare ” con una coda più sostenuta ( ” Scegliesti di partire per poter ricominciare, trascurando che l’infanzia è il solo stato di grazia a cui l’uomo può ambire, io ti voglio perdonare anche se mi hai tolto il mare”). Il canto diventa sofferente e il clarinetto lo sottolinea in ” Sventrati” ( ” Mi uccidi tu se non lo faccio io? Darti in pasto non vorrei a congetture nate dallo sguardo mio su panorami che non so posizionare sotto me, clessidre senza sabbia dentro siamo noi, siamo noi, siamo sventrati, il vento non corregge più la negligenza del mare”), invece immagini deliranti e un vocalizzo quasi blues accompagnano ” I Topi” ( ” Davanti alla tua casa quattro gatti stanno depositando cinciallegre morte, un Padre ha cancellato i segni della crescita dei figli a lato delle porte, dal parabrezza un camionista sta osservando un paesaggio che non toccherà… Non voglio avere il mio ruolo nella società, non voglio avere..”), la successiva ” Mosche ” ( ” Le sudice ferite che lecchiamo insieme stan nauseando ogni microbo, il vento di ponente sul torace preme attorcigliando sterno e costole.. Il mio corpo sarà un giorno una dimora per vermi e il ventre molle s’irrigidirà per avallare la perpetua unicità dovrai morire per l’assenza di me”) è un altro potente schiaffo: Un intreccio di voci delinea ” Licaone” ( ” Si può vivere così riducendosi a sputare sangue senza faticare? Il mio posto non è qui come un licaone in mezzo al mare che non sa più cosa fare”), ci si avvia verso il finale con ” Fossili ” ( ” Chi corre sulla spiaggia tra le rovine dei manieri miei, credendo il mare acquaragia che deterge dall’uscir di sé?) e la lunga e magnetica ” Transiti ” con un testo densissimo ( ” Questa città come bestiame ci ha marchiato col suo simbolo, questa città è ginepraio che imprigiona gli arti al singolo, questa città ci ha dato il ruolo della pala eolica, questa città ci sta incrociando in saggi di genetica, questa città sembra un derviscio azzoppato nello spirito, questa città è la nutrice di un malessere congenito, questa città è un museo di busti con testa a metà, questa città è la cloaca di tutte le identità”). I disegni e le grafiche di Andrea Tsuna Tomassini sottolineano bene il senso di inquietudine che pervade in tutto il disco. Alessandro Rocca ha colpito nel segno, con un disco originale, per niente facile e poco orecchiabile, ma così sofferto e vero che è impossibile rimanerne indifferenti.

Marco Sonaglia

 

Tracce

Stipiti

Nessuno

Pesci

Mare

Sventrati

Topi

Mosche

Licaone

Fossili

Transiti

 

 

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