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Prevosti – Le gabbie dei tori

30 agosto 2020 by pdb in Dischi, Recensioni

(Psicolabel)
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Mattia Prevosti debutta con un interessante disco ” Le gabbie dei tori” , arrangiato con l’aiuto di due nomi di spicco del panorama underground come Giorgio Canali ( chitarre elttriche, basso, tastiere e cori) e Stewie DalCol ( chitarre acustiche, chitarre elettriche, basso, tastiere), sotto la supervisione tecnico/artistica di Diego Piotto. Dieci tracce e un’ottima versione di “Shelter from the storm” di Bob Dylan. Un disco prevalentemente acustico (con qualche ondata di chitarre elettriche e in tre brani la batteria di Riccardo Dalcol) che mette in risalto lo stile originale di Prevosti, sia nei testi sempre brillanti e ricchi di citazioni, sia nel gusto melodico delle canzoni. Un sostenuto giro di basso e un tappeto di tastiere sostengono il brano d’apertura “I vermi del Mezcal” ( “E avere un’ansia di risposte tale da credere a tutto e avere un’ansia di risposte da inventar Gesù Cristo e avere le parole giuste quando non le cerchi, ma appena ti metti a pensare in qualche modo ti perdi”), un arpeggio tagliente di chitarra acustica, un Hammond e la doppia voce di Canali colorano “Difetti di fabbricazione” ( “Reazioni isteriche a testimoniare che non può restar tutto dentro per poi far come chi sta sempre in silenzio e dopo appicca un incendio, coi loro falsi sorrisi promettono futuri migliori e tu vorresti vestirli di rosso e aprir le gabbie dei tori”), ritmi più sostenuti e giochi di parole per ” Accendini smarriti” ( ” E come prendere sonno in atmosfere da Kubrick, è come stare in piedi dopo venti gin-tonic, ripristinare cromatismi sulle face da culo del cubo di Rubick e rovinare con successo un piano oscuro a Diabolik”), ancora atmosfere acustiche per ” Le occhiaje dei panda” (“Citare gli aforismi di Jim Morrison per abortire i nostri, andare sempre ad Amsterdam e non vedere altri posti.. Essere veramente ridicoli quando a catturare la nostra atttenzione son soltanto le brutte cose: raccogliere le spine senza rose, raccogliere le spine, non le rose..”). Si prosegue con la dylaniana “Rifugio dalla tempesta” da gustare per l’interessante traduzione, con “Leboschi” ( “Chi glielo spiega a chi continua scappare che l’evasione è uno stato mentale e il vero senso dell’essere solo è quando ormai non ti va a genio nessuno.. E siamo tutti formidabili oratori quando si tratta di parlare d’affari, attrezzatissimi lustratori quando si tratta di leccare culi.. E non ha senso dar la colpa a un destino che ti vuole fottere, la verità è che ognuno è quello che decide di essere”) ritornano atmosfere più rock, invece ” Chapeau” ( ” Chapeau a chi ormai ha già finito , a chi si è già realizzato, ma chi si crede arrivato è più patetico che illuso! Ma se l’edera cresce su ciò che sta fermo, come mai certi individui non presentano sembianza di cespuglio”) suona quasi dance, ” Pelle e ossa” (“Il tuo orizzonte ora si appoggia su un confine che separa, ma tu lo vedi come un punto da cui prendere la mira… La tua coscienza è una pistola che ti aspetta sulla soglia e tu un pirata che si vanta di colpire una bottiglia”) ha degli echi di blues, ” Parole e crociate” (“Siam gli unici soldati della nostra battaglia, non so se sono autunno, un albero o una foglia, nelle crociate contro i tuoi fantasmi, sono le palle le tue uniche armi”) è una classica ballad ben sostenuta con un sapore malinconico, una slide guitar e un’armonica emergono in “Al supermarket non c’è dinamite” (“Che te ne fai di una giornata di sole quando la noia è mortale e non muore e restan tutti chiusi dentro le case come se un lupo fosse in giro in paese, resti incantato a osservare le cose che vanno perse spazzate dal vento, ed il sette gennaio si spengono le luci che brillano da troppo tempo”) per lasciare spazio alle atmosfere delicate con il brano finale ” Un percorso indecente” (“E di cazzate se ne fan tante, è tutta parte integrante di un percorso indecente, ma almeno non son così scemo da sparare a John Lennon! Perdersi in un posto straordinario, proprio come i militari di ” Mediterraneo”, vedere se andando lontano si può morir di meno”). Un disco accattivante, arrangiato con il giusto taglio e illustrato in modo efficace, che ci crea interesse per i futuri lavori di Prevosti, al quale auguriamo il prima possibile di aprire queste gabbie dei tori, per far emergere ancora di più la sua creatività esplosiva.

Marco Sonaglia

 

Tracce

I vermi del Mezcal

Difetti di fabbricazione

Accendini smarriti

Le occhiaje del panda

Rifugio dalla tempesta

Leboschi

Chapeau

Pelle e ossa

Parole e crociate

Al supermarket non c’è dinamite

Un percorso indecente

 

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