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Recensioni

Hershey Felder, George Gershwin Alone, Teatro della Pergola, Firenze, 14 settembre 2020

20 settembre 2020 by Michele Manzotti in Concerti, Recensioni

www.hersheyfelder.net

Va subito premesso che questa esibizione non è avvenuta davanti a un pubblico reale, ma virtuale. Il pianista di origine canadese ha infatti allestito questo spettacolo alla Pergola in streaming nella notte tra il 13 e il 14 settembre. Il motivo: quello di attirare il pubblico di Oltreoceano per una causa nobile. Il ricavato del biglietto dello show, in collaborazione con la rivista The Florentine, era destinato ai teatri degli Stati Uniti e della stessa Pergola la cui attività è stata messa in crisi dall’emergenza sanitaria. Felder non è nuovo a one man shows scritti da lui stesso e dedicati a compositori che lui stesso racconta e interpreta. Ma con George Gershwin l’atmosfera si fa particolarmente interessante: complice una somiglianza di Felder con il compositore resa ancora più evidente dal trucco. Inoltre entrambi sono nordamericani e l’esecutore entra a pieno titolo nel personaggio che imprime una nuova direzione alla musica del nuovo mondo. Il soggetto e la sceneggiatura d Felder danno vita al racconto recitato che si accompagnano alle partiture cantate ed eseguite al pianoforte.

Scorrono i brani più famosi, da Swanee portata al successo dal cantante Al Jonson, alla musica per Broadway come la meno apprezzata Blue Monday, alla Rapsodia in blu e al Concerto in Fa, e ai tanti pezzi divenuti standard jazzistici (I Got Rhythm e Embreaceble You tra gli altri). Quindi la prima opera di un americano sugli americani per gli americani (Porgy and Bess) fino alla Hollywood di Un americano a Parigi, Ma Felder-Gershwin racconta e si racconta: i primi studi e le intuizioni compositive da solo e con il fratello Ira, la famiglia ebrea emigrata dalla Russia, i primi successi, le reazioni del pubblico e quelle (anche poco benevole) della critica, Felder è credibile, mostra passione e una grande capacità tecnica. Uno spettacolo, ovviamente e necessariamente in inglese, che merita una tour dal vivo.

Michele Manzotti

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