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Recensioni

Lorenzo Monguzzi – Zyngher

13 dicembre 2020 by pdb in Dischi, Recensioni

(Maremmano Records / Ird)

www.jolefilm.com

A sette anni da “Portavèrta”, torna Lorenzo Monguzzi con un nuovo disco solista ” Zyngher”. L’ex voce dei Mercanti di liquore ha realizzato un progetto alquanto insolito, otto brani tra cui quattro inediti e quattro cover, tutti cantati in dialetto brianzolo. “La tusa de lisùn” è un blues sporco sostenuto dallo slide, dal violino tagliente di Raphael Maillet e da un’intreccio vocale potente, ” Henry lee” è la cover dell’omonima canzone di Nick Cave tratta da quel capolavoro nero di ” Murder ballads ” (1996). Versione ben riuscita dove la calda voce di Mnguzzi si fonde con quella di Leslie Abbadini. “Un alter cafè” ( “Ed è inutile cercare di farli vicere ancora, i ricordi sono passato e il passato è una strada , che va solo indietro, è la strada dei vecchi, è la strada dei matti, è la strada degli stupidi,, è la strada di quelli che hanno perso il coraggio, di fare a botte con la vita, quelli che hanno nostalgia, è la strada anche mia”) è un’intensa ballata con chitarra acustica, violino e contrabbasso, ” I rivultei de Brixton” cover de “The guns of Brixton” dei Clash assume una nuova veste spagnoleggiante con la chitarra in odor di flamenco e i cori alla Manu Chao, “Zyngher”  (“Tu hai mani di pioggia che cade e gli orecchini alle orecchie, la saggezza sulla faccia ti fa sembrare più vecchio, con le tue dita da vasaio e la barzelletta del matto, il regista del disordine con le sue regole strampalate”) è “Gipsy” brano del 1987 di Suzanne Vega, un delicato ritratto con il controcanto di Jay Berretta, la fisarmonica, l’arpa e le chitarre. “L’è mnga vera” ( ” Non è vero e io son qui ad aspettarti , così quando tornerai faremo tacere l’invidia e lasceremo il mondo fuori dalla porta e guarderemo la luna che cammina e questa povera stella prigioniera, e tutto il resto.. non è vero”) è una canzone d’amore contro i luoghi comuni sostenuta dal pianoforte e dalla chitarra elettrica.Ancora un omaggio, questa volta a Johnny Cash con “Folsom prison blues ” del 1957, che diventa ” San Vitùr blues” con un arrangiamento molto country con violino, chitarre e kazoo. Chiude il disco “Preghiera del làder” ( “Signore siamo gente che si strozza con le sue mani, non siamo capaci di far suonare le campane, siamo casinisti e traditori, siamo piante che non riescono a germogliare fiori e ci strappiamo via la pelle uno con l’altro come i capponi del Manzoni, convinti anche di essere furbi e non c’è niente da bere , però ci ubriachiamo, di decenza ne abbiamo poca, di vergogna nemmeno quella”) delicata ballata che apre bene nei cori sostenuti da Filippo Pax Pascuzzi. Un disco piacevole (dove il dialetto suona bene e si lascia ascoltare facilmente) sostenuto dalla bella voce di Monguzzi, che si è occupato anche delle chitarre e di altri strumenti, dagli arrangiamenti acustici e particolarmente efficaci, dall’ottimo libretto con le relative traduzioni in italiano. Un lavoro coraggioso, bravo!

Marco Sonaglia

 

Tracce

La tusa de lisùn

Henry Lee

Un alter cafè

I rivultèi de Brixton

Zyngher

L’è minga vera

San Vitùr blues

Preghiera del Làder

 

 

 

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