Little Village Foundation
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C’è un detto che recita: puoi lasciare il tuo paese, ma il paese non ti lascia. Tradotto, una persona ovunque vada sarà sempre legato alle sue radici. È quello che è successo anche ad Aki Kumar. Da ingegnere informatico, ha lasciato il suo luogo di nascita, Mumbai, per trasferirsi in California alla Silicon Valley, ma una volta sulla west coast ha scoperto la musica blues che gli cambiò la vita, diventando armonicista e cantante. All’inizio forse per farsi accettare dalla comunità blues, cercò di non far capire la sua etnia, concentrandosi solo sul puro stile Chicago, come conferma il disco d’esordio Don’t Hold Back (2014) prodotto da Kid Andersen. Con la Little Village Foundation, ormai un baluardo della musica blues e soul, iniziò ad affermare con orgoglio le sue radici indiane amalgamandole con il passo neroamericano, in dischi come, Aki Goes To Bollywood (2016), a cui seguì, Hindi Man Blues (2018) mentre nel 2020 c’è stata la parentesi Sony per il disco, Dilruba, distribuito in tutto il mondo. Questo gli valse i soprannomi di: Re del blues di Bollywood e, a San Jose dove risiede, è noto come, the Only Bombay Bluesman. Nel frattempo la sua popolarità aumentava sempre di più, non c’era un club in California dove non ha suonato, in più, partecipazioni a festival e riconoscimenti vari. Questo nuovo disco è la definitiva consacrazione di Aki Kumar, artista che sa creare originalità al suo linguaggio musicale, laddove la prevedibilità non è contemplata nemmeno con le cover, la prima delle quali è una sorprendente rivisitazione in puro stile Chicago blues di, Should I Stay (Immigrant Song) dei Clash, oppure le cupe sonorità che danno un valido motivo per riascoltare lo standard, I Just Want To Make Love To You (Willie Dixon), e ancora un eccellente incontro fra la musica afroamericana e indiana nel rifacimento di, Cissy Strut, dei grandi Meters, qui chiamata, Desi Strut, dove Desi è un termine per indicare le persone provenienti dall’India. Con il costante sostegno di qualificati musicisti, citiamo: Bob Welsh chitarra e piano, Randy Bermudes basso, June Core batteria, Vicki Randle percussioni, Jim Santi Owen tabla, Will Marsh sitar, Jack Sanford sax, Julia JD accompagnamento vocale, Aki Kumar non si fa problemi nei confronti di chi attualmente sta governando negli Stati Uniti con, Thoughts and Prayer e, God Bless The Usa. Se, It Is What It Is, è uno slow da miglior chicago blues, con il pensiero a Muddy Waters, Hard To Get è un vivace sguardo al suono jump degli anni cinquanta, per poi chiudere con uno strumentale con l’armonica protagonista, Harp Tuah. Bravo Aki Kumar!
Silvano Brambilla
Tracce
Should I Stay (Immigrant Song)
A Plea To Be Free
I Just Want To Make Love To You
Jarvos Woman
Desi Strut
Time Will Tell
Thoughts and Prayers
God Bless the USA
It Is What It Is
Man Of Constant Sorrow
Hard To Get
Save A Bread
Harp Tuah
Tagged Aki Kumar, blues, Little Village Foundation