Delmark
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Alla voce, Chicago blues armonicisti, dopo I padri come, Little Walter, Big Walter Horton, Junior Wells, Carey Bell, ci sono i ”figli” anche dalla pelle chiara, Paul Butterfield, Charlie Musselwhite, Jerry Portnoy, e Pierre Lacocque. Quest’ultimo non è nato negli Stati Uniti, quando era giovane si è trasferito con la famiglia proprio nella città di cui sopra. In un luogo simile, predisposizione o meno, non si può non venire a contatto con una realtà musicale che è una parte fondante del tessuto sociale e culturale. Le fondamenta del Lacocque armonicista blues portano il nome di, Big Walter Horton, che sentì suonare all’Università di Chicago quando era uno studente, e Junior Wells che incontrò più volte e divenne il suo mentore. Il blues dunque fra alti e bassi, studi, e vari approfondimenti nozionistici, fu quello che divenne sempre più una ragione di vita, spinto anche dal fratello che gli consigliò di dedicarsi di più su pezzi autografi che cover. In una intervista disse: guardatemi, sono un uomo bianco, sono belga, sono europeo, ho un accento francese (…) a prima vista non appartengo al mondo del blues, eppure ci appartengo completamente, il blues mi capisce. Se dunque il blues ha capito lui, anche lui lo ha compreso e assimilato con una palese espressività laica, diretta, contagiosa, enfatica. Nel 1991 nacque l’idea Mississippi Heat, da subito fu un nucleo aperto dove si susseguirono, comprensibilmente per vari impegni solisti e non, parecchi bluesmen neri e bianchi e voci femminili, tutti ben motivati a stare accanto ad un ottimo armonicista esperto di musica e persona di cultura. Il suo ritorno discografico dopo quasi dieci anni è legato ancora alla Delmark, ed ha voluto radunare, insieme a chi ne fa parte oggi, anche chi ne ha fatto parte in passato. In totale sono una ventina, tutti artisti perlopiù conosciuti e di alto profilo, i quali in perfetta sintonia con il capo banda Pierre Lacocque, hanno dato alle quattordici tracce autografe (queste canzoni parlano della mia vita, delle mie gioie e dei miei dolori), validi motivi per ascoltarle, tutte, con attenzione, dove è palese un gran senso di appartenenza al blues, con uno sguardo al funky, al r&b, al rock’n’roll. Citare tutti i nomi di chi ha suonato e cantato, diventerebbe disagevole, si può ovviare leggendone alcuni riportati sulla copertina. Fra chitarre, sezioni ritmiche, tastiere, fiati, ci sono anche tante voci femminili, la più presente è Sheryl Youngblood (in copertina con Lacocque). Don’t Look Back è un gran bel disco, e dimostra quanto nel Chicago blues c’è ancora della linfa vitale!
Silvano Brambilla
Tracce
You Ain’t The Only One
Third Wheel
Quarter To Three
Stepped Out Of Line
Can’t Take It
Moonshine Man
Champin’ At The Bit
Love (It Makes You Do Most Anything)
Shiverin’ Blues
The Sock Hop
Blue Amber
I Ain’t Evil
Donìt Look Back
Four Steel Walls
Tagged Armonica, blues, Delmark, Pierre Lacocque