Little Village Foundation
https://littlevillagefoundation.com/
https://youngrell.com/
Se ci soffermiamo sulle nuove generazioni, Il reparto musica rap è quello numericamente più affollato e più collocato sul mercato. C’è però un altro aspetto delle nuove generazioni che, se non per il momento, numericamente e commercialmente come la suddetta musica rap, ha già dimostrato i suoi valori. Parliamo di alcuni giovani bluesmen (e in qualche caso soulmen), tre dei quali hanno in comune più o meno la stessa età, il luogo di provenienza, il meridione degli Stati Uniti, e l’esordio discografico con quella che possiamo chiamare, una sana comunità, la Little Village Foundation e i Greaseland Studios di “Kid” Andersen. Si tratta di, D.K. Harrell, Sean McDonald, ed ora Harrell Davenport. Senza dimenticare Candice Ivory e Kyle Rowland. È sorprendente come la giovane età, diciannove anni, di Harrell Davenport sia un dettaglio, tanta è già la profonda conoscenza, maturità e naturalezza nell’ essersi immedesimato in una musica secolare come quella blues, ma non solo, che ha respirato fin dalla nascita essendo cresciuto nel Mississippi, e aver creato un vivo interesse dopo una esibizione anche a Chicago. Basta chiedere a due icone come, Charlie Musselwhite e Billy Branch, che hanno fatto lusinghiere dichiarazioni. Davenport ha solidificato il suo stile unendo la tradizione del Mississippi con la progressione in elettrico, senza mai usare accenti esuberanti, pur perdonabili in giovane età. Canta, suona l’armonica e la chitarra ed è un fertile autore. Su dodici pezzi del disco dieci sono autografe. Le due cover che ha scelto non sono fra quelle inflazionate, la prima ha un indirizzo preciso di questi tempi, è Masters Of War di Bob Dylan, rivista con un passo blues medio lento, mentre la seconda, per la gioia del sottoscritto è, I Hear Some Blues Downstairs del grandissimo Fenton Robinson, una appagante dimostrazione di quanto conosce in profondità anche il Chicago blues. Che suoni l’armonica o la chitarra non cambia nello stare in un perfetto equilibrio stilistico, supportato dalla sempre egregia banda delle registrazioni Little Village/Graseland Studios, dal boss Jim Pugh, organo e piano, a “Kid” Andersen, chitarra, a Daquantae”Q” Johnson e Endre Tarczy, basso, a June Core, batteria, a Aaron Lington e Niel Levonius, fiati, a Larry Batiste accompagnamento vocale e arrangiamenti fiati, i quali si ascoltano nella modalità r&b di, Spinning. Già il pezzo in apertura, Tomorrow, ci mette di fronte ad un bluesman consumato, anche nella fluidità vocale, e continua senza soluzione di continuità con l’ottimo medio lento, Fatherless Child, nello slow, Hurt People, Hurt People, nel jump blues strumentale, Nite Creepin’, e nella finale, The World Don’t Deserve Your Smile, convincente momento fra passato e presente. Questo rilevante esordio discografico di colui che è già una delle migliori realtà nell’epoca attuale, è stato coprodotto da, “Kid” Andersen e da Matthew Skoller, una delle figure centrali del Chicago blues, armonicista e suo manager.
Silvano Brambilla
Tracce
Tomorrow
Fatherless
Spinning
Giving Me The Blues
Richland Swing
Hurt People, Hurt People
I Be Tryin’
Masters Of War
I’ll Keep It Hot For You
I Hear Some Blues Downstairs
Nite Creepin’
The World Don’t Deserve Your Smile