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	<title>il popolodelblues &#187; music magazine, blues, musica italiana, progressive, folk, folkrock, alternative</title>
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		<title>Pierfrancesco Ceregioli Chamber Jazz Orchestra &#8211; Live in Barcelona</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 20:07:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Romeo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Pierfrancesco Ceregioli Chamber Jazz Orchestra]]></category>

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		<description><![CDATA[Il pregio principale, invero non comune, di questo album dal vivo, è certamente quello di mantenere intatte, al netto delle tante variabili sonore proposte, una coerenza musicale ed una espressività notevolissime.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/09/Pierfrancesco-Ceregioli-Chamber-Jazz-Orchestra-Live-in-Barcelona1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-27910" title="pierfrancesco-ceregioli-chamber-jazz-orchestra-live-in-barcelona" src="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/09/Pierfrancesco-Ceregioli-Chamber-Jazz-Orchestra-Live-in-Barcelona1-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<pre>Notami</pre>
<pre>www.edizioninotami.it</pre>
<pre>https://pierfrancescoceregioli.com/</pre>
<pre>https://www.instagram.com/pif_cere_music</pre>
<pre>https://www.facebook.com/pierfrancesco.ceregioli</pre>
<p>Quattro composizioni originali, tutte di una certa lunghezza così da poter sviluppare con fluidità e spazio adeguati quattro discorsi sonori, cui si aggiunge un curioso medley, che va a pescare tra i commenti sonori di un paio di noti manga giapponesi, Sailor Moon e Lupin III, e di un altrettanto noto videogame, GTA San Andreas, aprendo un varco che collega intenzioni (e strumentazioni) classiche con percorsi musicali decisamente differenti per intenzione e sviluppo. Pierfrancesco Ceregioli e la sua Chamber Jazz Orchestra, non si pongono alcuno steccato di genere, mescolando atmosfere da colonna sonora, con forti influenze latine, Petali di Primavera, per poi dirigersi verso territori totalmente free, aritmici ed atonali, ai limiti del rumorismo, in una Magic Bricks Fantasy che, improvvisamente, scivola nel lirismo degli archi per poi deviare, e stazionare a lungo, verso gli anni ’50, e chiudere il cerchio esattamente là dove aveva iniziato. Questa agilità nel passare da un contesto ad un altro si evidenzia ovviamente nel suddetto medley, Game Toon Parade che trasporta, sempre in contesti anche visivi riferibili alla metà del secolo scorso, commenti sonori molto più recenti, il tutto con una leggerezza ed una scioltezza brillanti ed avvincenti. Sempre nell’ottica di questo continuo, e voluto, mutare di situazioni musicali, si pone il lirismo operistico che caratterizza l’intro di Burattino Ballerino, che si dipana poi con un incedere lento, avvolgente, dai tratti malinconici e nostalgici, per cedere il passo alla conclusiva Si Us Plau, introdotta da un cupo solo di contrabbasso che apre la strada ad un’orchestrazione dai tratti swinganti, frizzante, ricca di groove e di aperture sonore solari e luminose. Il pregio principale, invero non comune, di questo album dal vivo, è certamente quello di mantenere intatte, al netto delle tante variabili sonore proposte, una coerenza musicale ed una espressività notevolissime.</p>
<p>Andrea Romeo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tracce</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Petali di Primavera</p>
<p>Magic Bricks Fantasy</p>
<p>Game Toon Parade</p>
<p>Burattino Ballerino</p>
<p>Si Us Plau</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Perla Palmieri &#8211; My Jazz Identity</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Sep 2026 21:05:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Romeo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[My Jazz Identity, in ogni brano, propone un aspetto differente dell’idea jazzistica di Perla Palmieri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/09/Perla-Palmieri-My-Jazz-Identity.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-27843" title="perla-palmieri-my-jazz-identity" src="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/09/Perla-Palmieri-My-Jazz-Identity-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<pre>Notami</pre>
<pre>www.edizioninotami.it</pre>
<pre>https://www.perlapalmieri.com/</pre>
<pre>https://www.instagram.com/perlapalmieri.jazz/</pre>
<pre>https://www.facebook.com/perla.palmieri98</pre>
<p>“Ho trovato me stessa nel jazz. Questo album è il mio racconto…” con questa frase inizia la presentazione della vocalist, compositrice ed arrangiatrice di Castelraimondo, orientando l’ascolto delle tracce contenute in My Jazz Identity, album che ne rappresenta un ritratto, in musica e parole, profondo e dettagliato. Ampio spazio ai musicisti che collaborano, a partire dal pianoforte di Giuseppe Dato e dal contrabbasso di Alberto Zuanon, che guidano Pure Imagination, brano che apre le danze, laddove è Max Verrillo, batteria e percussioni, ad introdurre la successiva Fascinating Rhythm nel cui sviluppo, alla voce di Perla Palmieri, fanno da contrappunto, oltre al pianoforte, la chitarra di Simone Bortolami, che si ritaglia spazi melodici importanti; ogni brano propone un aspetto differente dell’idea jazzistica della Palmieri, dallo slow allo swing (Daahoud), dalle atmosfere riflessive ed ammalianti di My Camellia a quelle più movimentate e latineggianti di 500 Miles High. Pesca tra i big la giovane jazzista marchigiana, da Gershwin a Corea a Brown a Tania Maria, senza alcun timore reverenziale e con la consapevolezza delle capacità dell’ensemble di cui è parte, ma offre anche un notevole saggio delle proprie doti compositive nei brani originali che sono, oltre alla già citata My Camellia, Maiolica, gran groove di basso elettrico e notevole solo chitarristico, E’ per te, sognante e delicata, impreziosita dal sax tenore di Max Ionata, special guest, e dalla chitarra classica di Bortolami, e La Terra Mia, dal forte lirismo e dallo sviluppo che scivola verso la bossa. Yatra-Tà, che si apre con una citazione bassistica di Jaco Pastorius, prosegue nel percorso latin con un tiro vivace, brioso e festaiolo, Choro Pro Zè chiude l’album all’insegna della saudade, della malinconia, con una morbida chitarra classica ad accompagnare la voce di Perla: il viaggio finisce… per ora.</p>
<p>Andrea Romeo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tracce</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pure Imagination</p>
<p>Fascinating Rhythm</p>
<p>My Camellia</p>
<p>500 Miles High</p>
<p>Maiolica</p>
<p>E’ per Te</p>
<p>Daahoud</p>
<p>La Terra Mia</p>
<p>Yatra-Tà</p>
<p>Choro Pro Zè</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Francesco Chebat Trio &#8211; The Wand, Chick Corea and Beyond</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 20:09:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Romeo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Chebat Trio]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>

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		<description><![CDATA[Francesco Chebat Trio, The Wand, Chick Corea and Beyond, un prezioso omaggio a Chick Corea, e non solo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/06/Francesco-Chebat-Trio-The-Wand-Chick-Corea-and-Beyond.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-27675" title="francesco-chebat-trio-the-wand-chick-corea-and-beyond" src="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/06/Francesco-Chebat-Trio-The-Wand-Chick-Corea-and-Beyond-300x296.jpg" alt="" width="300" height="296" /></a></p>
<pre>Clessidra Records</pre>
<pre>https://www.instagram.com/clessidrarecordingstudio/</pre>
<pre>https://www.facebook.com/francescochebat</pre>
<pre>https://fchebat.my.canva.site/</pre>
<pre>https://www.facebook.com/furianmassimo</pre>
<pre>https://www.facebook.com/riccardo.fioravanti.338</pre>
<p>Per un progetto, The Wand, che ha oltretutto come sottotitolo Chick Corea and Beyond, non si può lasciare nulla al caso, ed il primo passo sono i compagni di viaggio; Francesco Chebat, compositore, pianista ed arrangiatore ha scelto, intanto, due carissimi amici, ma anche due musicisti dall’indubbio spessore, e che da sempre hanno vissuto la musica come incontro di culture differenti: Riccardo Fioravanti, bassista, contrabbassista, una carriera ultra cinquantennale che allinea una quantità (ed una qualità) di collaborazioni che non è possibile citare per mere questioni di spazio e Maxx Furian, batterista estroso che ha prestato le sue bacchette ad una altrettanto fitta schiera di artisti jazz, entrambi peraltro navigati musicisti anche in ambito pop. Smessi i panni del sideman di lusso, Chebat ha voluto omaggiare Corea su due piani differenti: ha scelto quattro dei suoi brani appartenenti al repertorio elettrico e li ha rimodulati per pianoforte, contrabbasso e batteria, e ad essi ha affiancato cinque composizioni originali che ne riprendono, più che lo stile, l’intenzione. Ne è uscito un lavoro del tutto coerente, ma dalle molteplici sfumature, ricco di dinamica, di momenti musicalmente “carichi” alternati a passaggi più scarni, quasi minimali, nei quali è proprio il tocco dei musicisti a fare davvero la differenza. La passione per Corea traspare in ogni passaggio ma nel contempo si coglie anche, attraverso molteplici segnali (Lume, Underwater Blue…), il desiderio di andare oltre, di avventurarsi verso una dimensione di ricerca sonora più introspettiva ed intima, e l’interplay con Fioravanti e Furian agevola in maniera significativa questo spingersi in avanti.</p>
<p>Andrea Romeo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tracce</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Hymn of the Seventh Galaxy</p>
<p>Night Radio</p>
<p>Lume</p>
<p>The Wand</p>
<p>A Weird Storyteller</p>
<p>Tone Poem</p>
<p>Duende</p>
<p>Underwater Blue</p>
<p>Silver Temple</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Clarissa Colucci &#8211; Echoes from Home</title>
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		<pubDate>Thu, 14 May 2026 19:25:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Romeo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Clarissa Colucci]]></category>
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		<category><![CDATA[Wow Records]]></category>

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		<description><![CDATA[Echoes from Home è un lavoro intenso, sentito, condiviso dai sei musicisti coinvolti, che ne hanno tratteggiato i dettagli con sensibilità e passione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/05/Clarissa-Colucci-Echoes-from-Home.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-27623" title="clarissa-colucci-echoes-from-home" src="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/05/Clarissa-Colucci-Echoes-from-Home-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<pre>WoW Records</pre>
<pre>https://www.facebook.com/profile.php?id=100060362175812</pre>
<pre>https://www.facebook.com/clarissa.colucci</pre>
<p>Quello del viaggio è un argomento che, da sempre, ha affascinato non soltanto il mondo letterario, ma anche quello musicale e, non a caso, ci sono sentimenti abbastanza consueti che ne accompagnano l’incedere: si passa dall’inquietudine dell’attesa all’eccitazione dei primi passi, dal piacere della scoperta alla sorpresa della novità, per poi scivolare in una sorta di malinconia nel rievocarne i passaggi, una volta che il percorso si avvia a conclusione. Clarissa Colucci, insieme ai cinque musicisti che hanno viaggiato con lei, Matteo Serra, Canio Coscia, Lorenzo Mazzocchetti, Sergio Mariotti e Federico Negri, è riuscita a mescolare con una notevole dose di grazia a di eleganza questo insieme di sensazioni, affidandone la descrizione alla loro capacità di leggerne le intenzioni, passo dopo passo. Una ritmica spesso appena accennata, a tratti quasi indolente, perché il viaggio va assaporato in ogni suo aspetto, e quindi senza fretta, le coloriture di clarinetto e sax tenore, a sottolinearne i momenti più affascinanti ed il pianoforte a fungere quasi da collante, o per meglio dire da mezzo, grazie al quale ci si sposta in avanti, in attesa di nuove suggestioni. Ad esprimere questa ininterrotta sequenza di sensazioni, la voce suadente e delicata, quasi narrante, di Clarissa Colucci che è, nel contempo, nocchiera e narratrice, laddove guida e descrive prima, e rammenta poi, tutto ciò che è passato davanti agli occhi lungo il percorso, con quel velo di malinconia che caratterizza sempre la fine di un tragitto che ha arricchito la vista e l’animo. Echoes from Home è un lavoro intenso, sentito, condiviso dai sei musicisti coinvolti, che ne hanno tratteggiato i dettagli con sensibilità e passione.</p>
<p>Andrea Romeo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tracce</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fig Tree</p>
<p>Along the Way</p>
<p>Odysseus</p>
<p>Send in the Clowns</p>
<p>Stay There</p>
<p>Soli’cheat’ous</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Valentina Mattarozzi – Duetz</title>
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		<pubDate>Sun, 03 May 2026 15:59:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Romeo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Azzurra Music]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>
		<category><![CDATA[Valentina Mattarozzi]]></category>

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		<description><![CDATA[Duetz, di Valentina Mattarozzi, un esperimento molto ben realizzato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/05/Valentina-Mattarozzi-Duetz.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-27579" title="valentina-mattarozzi-duetz" src="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/05/Valentina-Mattarozzi-Duetz-300x270.jpg" alt="" width="300" height="270" /></a></p>
<pre>Azzurra Music</pre>
<pre>https://www.azzurramusic.it/it/</pre>
<pre><span style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;">https://www.facebook.com/valentinamattarozzisinger</span></pre>
<pre>https://www.instagram.com/valentinamattarozziofficial/</pre>
<pre>https://valentinamattarozzi.it/</pre>
<p>Otto brani, di cui sette standard assolutamente imprescindibili nell’ambito della carriera di qualsiasi jazzista, ed un brano originale, figlio della vena compositiva della cantante bolognese, ma un approccio decisamente curioso, non tanto per la forma, il duetto, che rappresenta anch’esso una sorta di classico, quanto invece per il fatto che, in ogni singolo brano, a condividere lo svolgimento del pezzo ci sia uno strumento differente. Ed è proprio per questo motivo che un lavoro, apparentemente accessibile da affrontare, diventa invece un piccolo ma interessante rompicapo, e lo diventa da diversi punti di vista perché si sviluppa attraverso più passaggi. I brani, arrangiati in origine per ensemble chiaramente più ampi, sono stati in un certo senso destrutturati, quasi prosciugati e ridotti all’essenziale, per poi essere adattati ad un’esecuzione per voce e singolo strumento. Teo Ciavarella (recentemente scomparso, ed al quale l’album è dedicato), piano e tastiere, Lele Barbieri, batteria, Daniele Scannapieco, sax tenore, Felice del Gaudio, contrabbasso, Giampiero Martirani, chitarra, Giovanni Perin, vibrafono, Checco Coniglio, trombone e Massimo Tagliata, fisarmonica, sono stati i partner che, brano dopo brano, hanno affiancato la calda voce di Valentina Mattarozzi nel non facile compito di rileggere una musica, originariamente assai più complessa, attraverso una esecuzione più che essenziale, asciutta, a tratti minimalista, che è andata letteralmente a scovare le radici più profonde e nascoste di pezzi dei quali, normalmente, si ammirano ovviamente le fronde ed i rami sonori più appariscenti. Messi a nudo in maniera così estrema, A Night in Tunisia, ‘Round Midnight, All the Things you are o The Look of Love rivelano un’anima che vive, anzi si esprime, senza le sovrastrutture musicali che usualmente la rivestono; un esperimento quindi, certamente molto ben realizzato.</p>
<p>Andrea Romeo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tracce</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>The Very Thought of You</p>
<p>A Night in Tunisia</p>
<p>‘Round Midnight</p>
<p>All the Things you are</p>
<p>When She Remembers</p>
<p>Misty</p>
<p>Come Rain or Come Shine</p>
<p>The Look of Love</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Andrea Sabatino – Fatata</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 16:42:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Romeo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Sabatino]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>

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		<description><![CDATA[Fatata, il nuovo album di Andrea Sabatino]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/04/Andrea-Sabatino-Fatata.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-27548" title="andrea-sabatino-fatata" src="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/04/Andrea-Sabatino-Fatata-300x292.jpg" alt="" width="300" height="292" /></a></p>
<pre>Encore Music</pre>
<pre>https://www.encoremusic.it/wp_2021/</pre>
<pre>https://www.andreasabatino.it/</pre>
<pre>https://www.facebook.com/andrea.sabatino.1238</pre>
<p>Il jazz guarda certamente avanti e lo fa con occhi diversi da quelli che lo hanno osservato, analizzato, definito nei decenni passati, soprattutto senza il timore di scalfire quella presunta purezza che spesso lo ha relegato in un contesto troppo distante per potere, o volere essere compreso da una platea più ampia. Il paradosso però è che questa operazione, diciamo di ibridazione, che Andrea Sabatino ha inteso condurre, avviene attraverso un approccio musicale e strumentale del tutto standard, visto che le innovazioni apportate dall’elettronica (i riverberi della tromba su Hub…) sono pochissimo invasive, laddove invece le innovazioni stilistiche che riguardano ritmica, armonia e melodia, conducono l’intero lavoro fuori dal porto sicuro della tradizione, verso approdi che sono ancora in fase di definizione. Il basso di Antonio De Luise e la batteria di Antonio Congedo ridisegnano dei groove che virano verso il funk e la fusion, le tastiere di Claudio Filippini recuperano a tratti timbri anni ’80 e creano, insieme alla tromba effettata di Sabatino, melodie ariose, che scivolano via spesso senza una vera e propria scansione ritmica, il violoncello di Francesco Mariozzi colora la suite di I Remember Ludwig, dall’incipit decisamente classico ma che si sviluppa con una ritmica cadenzata e scandita, a tratti quasi Davisiana. Gli interventi vocali di Badrya Razem in Life, splendida cover r’n’b alleggerita nella ritmica ma intensa quanto a soul, e di Done in Fafa, ammiccante slow funk rappato che mescola il groove ad una vocalità ibrida, diciamo speak and sing, completano una tavolozza sulla quale i colori sono tanti, ma non ancora definiti quanto a rimescolamento ed esiti futuri.</p>
<p>Andrea Romeo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tracce</p>
<p>Hub</p>
<p>10.10.10</p>
<p>For Avishai</p>
<p>Starmaker</p>
<p>I Remember Ludwig</p>
<p>Fafa</p>
<p>Life (feat Badrya Razem)</p>
<p>South</p>
<p>Road to Nazareth</p>
<p>Fafa (feat. Done)</p>
<p>Fatata</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Gaspare Di Lieto &#8211; The Songs I like to play</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Feb 2026 22:27:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Romeo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Edizioni Notami]]></category>
		<category><![CDATA[Gaspare Di Lieto]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>

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		<description><![CDATA[The Songs I like to play, di Gaspare Di Lieto, è un album emotivo, figlio della storia musicale e personale dell’autore]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/02/35-Gaspare-Di-Lieto-The-Songs-I-like-to-play.-Cover..jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-27387" title="35-gaspare-di-lieto-the-songs-i-like-to-play-cover" src="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/02/35-Gaspare-Di-Lieto-The-Songs-I-like-to-play.-Cover.-300x273.jpg" alt="" width="300" height="273" /></a></p>
<pre>Notami</pre>
<pre>https://www.facebook.com/gaspare.dilieto.7</pre>
<pre>https://www.edizioninotami.it/</pre>
<p>The Songs I like to play, un titolo ma, di fatto, una dichiarazione di intenti, per un progetto eterogeneo, personale, basato esclusivamente sul sentimento e sull’emotività del proprio autore, Gaspare Di Lieto, postosi da solo, insieme al pianoforte ed in un ambiente accogliente, come la propria casa, di fronte a sedici composizioni appartenenti ad artisti, epoche, contesti musicali differenti, che a tratti offrono punti di contatto, come ad esempio in diversi brani la presenza di un Thelonious Monk quasi incombente, ma spesso sono invece decisamente distanti, sia per epoca che per sviluppo musicale. Ed allora ecco che l’interazione tra l’essenzialità dell’esecuzione, la familiarità dell’ambiente ed il tocco dell’artista creano una sorta di complicità musicale che si traduce in esecuzioni appassionate, che diffondono quasi fisicamente le fragranze dei singoli brani con semplicità e senza alcun tipo di produzione che ne avrebbe probabilmente appesantito la resa sonora. I brani sono stati realizzati nell’arco di un paio d’anni, non dunque il frutto di un lavoro compresso e delimitato nel tempo, bensì l’esito di una progressiva stratificazione, a medio e lungo termine, che ha risentito quindi dei differenti stati d’animo e degli altrettanto differenti approcci. Il risultato è un album emotivo, figlio della storia musicale e personale dell’autore, totalmente soggettivo quanto a gusto e generi coinvolti, una sorta di diario di viaggio sul quale appuntare momenti, suggestioni, stimoli ricevuti da una serie di incontri, Monk, ma anche Powell, Green, Dennis, Arlen, che ne hanno segnato i momenti più significativi, e filtrati attraverso una sensibilità rara.</p>
<p>Andrea Romeo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tracce</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>You don’t know what love is</p>
<p>Ask me now</p>
<p>Body and Soul</p>
<p>I love you Sweetheart of all my Dreams</p>
<p>Everything Happens to Me</p>
<p>Light Blue</p>
<p>I’ll keep loving You</p>
<p>Ruby my Dear</p>
<p>I’m confessin’ that I love You</p>
<p>Reflections</p>
<p>Moonglow</p>
<p>Pannonica</p>
<p>Memories of You</p>
<p>Monk’s Mood</p>
<p>Meet me tonight in Dreamland</p>
<p>Over the Rainbow</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Fattori Sebastiani – Monks and the Third Man</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Dec 2025 22:04:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Romeo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Edizioni Notami]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>
		<category><![CDATA[Marcello Sebastiani]]></category>
		<category><![CDATA[Michele Fattori]]></category>

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		<description><![CDATA[Monks and the Third Man, l’interessante progetto di Michele Fattori e Marcello Sebastiani]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2025/12/34-Fattori-Sebastiani-Monks-and-the-Third-Man.-Cover..jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-27331" title="34-fattori-sebastiani-monks-and-the-third-man-cover" src="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2025/12/34-Fattori-Sebastiani-Monks-and-the-Third-Man.-Cover.-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<pre>Not.A.Mi. Jazz.</pre>
<pre>www.facebook.com/michele.fattori</pre>
<pre>www.facebook.com/marcellosebastianiSocial/</pre>
<pre>www.facebook.com/edizioni.notami</pre>
<pre>www.edizioninotami.it/</pre>
<p>Due brani originali, ovvero l’apertura affidata a Cantus e la chiusura, con The Third Man Blues, e poi ecco stagliarsi il totem, il moloch, la montagna da affrontare, uno dei problemi jazzistici più sfidati, invero con alterne fortune, da generazioni di musicisti, ovvero il genio schizoide di Thelonious Monk. Riproporlo in maniera pedissequa risulta probabilmente più dannoso che inutile, e mettere le mani sul pianoforte può essere certamente molto rischioso, ai limiti del fastidio che può recare una riproposizione tanto filologicamente esemplare quanto, di fatto, artisticamente superflua; Michele Fattori e Marcello Sebastiani evitano saggiamente questo tipo di approccio, non tanto per evitare questi problemi quanto invece per il semplice motivo di utilizzare strumenti differenti, chitarra e contrabbasso, che in primis vanno messi in connessione con le tessiture monkiane, e poi necessitano di un lavoro di arrangiamento importante, per riuscire a cogliere lo spirito del musicista di Rocky Mount, North Carolina. In tal senso il più importante tassello di questa operazione risulta quello di realizzare la connessione tra due strumenti che, in questo contesto, debbono necessariamente mettere insieme la traccia ritmica, quella melodica e quella armonica, di fatto “splittando” su dieci corde il lavoro pianistico originario ed integrandolo con le coloriture e le suggestioni che le differenti timbriche sono in grado di offrire; il lavoro di Marcello Sebastiani, in tal senso, è da sottolineare proprio per la capacità di integrare scansione ritmica, fughe armoniche e bridges, in maniera da permettere a Michele Fattori, ed alla sua chitarra dal suono rotondo, a tratti quasi vellutato, di interpretare le sezioni melodiche con misura ma anche con estrema ricchezza di dettagli.</p>
<p>Andrea Romeo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tracce</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cantus</p>
<p>Blue Monk (first of a twin take)</p>
<p>Reflections</p>
<p>Epistrophy</p>
<p>Pannonica</p>
<p>Blue Monk (second of a twin take)</p>
<p>About Round Midnight</p>
<p>The Third Man Blues</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Francesco Pierotti &#8211; Strange Slightly Romantic Memories.</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Dec 2025 20:50:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Romeo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Pierotti]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>
		<category><![CDATA[Wow Records]]></category>

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		<description><![CDATA[Strange Slightly Romantic Memories è un album che ridisegna, con grande personalità, i confini del jazz contemporaneo, ampliandone lo spettro sonoro e moltiplicandone i possibili sviluppi tematici.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2025/12/33-Francesco-Pierotti-Strange-Slightly-Romantic-Memories.-Cover.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-27294" title="33-francesco-pierotti-strange-slightly-romantic-memories-cover" src="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2025/12/33-Francesco-Pierotti-Strange-Slightly-Romantic-Memories.-Cover-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<pre>Wow Records.</pre>
<pre>https://www.facebook.com/francesco.pierotti.71/</pre>
<pre>https://www.instagram.com/pierottifrancesco/</pre>
<pre>https://www.facebook.com/profile.php?id=100060362175812</pre>
<pre>https://www.instagram.com/wow_records2018/?hl=en</pre>
<p>Francesco Pierotti, contrabbassista, accompagnato da Cosimo Boni, tromba, Giovanni Benvenuti, sax tenore, Francesco Zampini, chitarra e Bernardo Guerra, batteria, prende per mano l’ascoltatore e lo accompagna in un viaggio articolato attraverso otto passaggi che mettono immediatamente in mostra alcune caratteristiche estremamente precise: l’equilibrio ed il bilanciamento assoluto dei suoni, l’eleganza negli arrangiamenti, la dinamica timbrica, tutti connotati che conferiscono alle otto composizioni uno spessore ed una profondità invidiabili, a tutto vantaggio di una ricerca melodica ed armonica che trovano, in questo modo, gli strumenti ideali per potersi esprimere al meglio. A ciò vanno aggiunte le eccellenti doti esecutive del quintetto, capace di comunicare attraverso un interplay assoluto che permette ad ogni singolo musicista di trovare, senza il minimo sforzo, creando lo spazio ideale all’interno del quale, di volta in volta, accompagnare lo sviluppo del brano oppure emergere, il tutto con una fluidità ed una spontaneità totali. La sintesi di Strange Slightly Romantic Memories si potrebbe definire attraverso un concetto molto semplice, ovvero la forma al servizio della sostanza, laddove le indubbie abilità tecniche dei cinque protagonisti si mettono al servizio di intrecci sonori eleganti e scorrevoli, ancorchè assai articolati, soprattutto in certi passaggi; ed è proprio questa scioltezza esecutiva associata ad una serie di architetture sonore complesse, e di non breve durata, fattore non secondario ed in un certo senso inusuale, in questo ambito musicale (Characters, Puddles e Transformers ne sono un limpido esempio), la cifra stilistica di un album che ridisegna, con grande personalità, i confini del jazz contemporaneo, ampliandone lo spettro sonoro e moltiplicandone i possibili sviluppi tematici.</p>
<p>Andrea Romeo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tracce</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A Tear in my Soul</p>
<p>My Sweet Witch</p>
<p>Characters</p>
<p>Puddles</p>
<p>Transformers</p>
<p>In my Mind</p>
<p>On a Sentimental Roof</p>
<p>Waiting for Claud</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Lone Justice &#8211; Viva</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Dec 2025 20:55:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Romeo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Fire Records]]></category>
		<category><![CDATA[Lone Justice]]></category>
		<category><![CDATA[Maria McKee]]></category>
		<category><![CDATA[Rock]]></category>

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		<description><![CDATA[Viva, l’interessante ritorno dei Lone Justice di Maria McKee.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2025/12/LoneJustice_Viva.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-27268" title="lonejustice_viva" src="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2025/12/LoneJustice_Viva-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<pre>Fire Records</pre>
<pre>https://mariamckee.bandcamp.com/music</pre>
<pre>www.firerecords.com</pre>
<p>Verso la metà degli anni ’80 fu l’omonimo Lone Justice a scuotere il mondo del country, creando una sorta di ibrido che venne chiamato cowpunk, un mix eterogeneo ed altrettanto imprevedibile tra punk rock, new wave, country, folk e blues, un lampo tanto improvviso quanto episodico però, perché il successivo Shelter aveva già virato verso un pop/rock decisamente più di maniera, complice probabilmente anche la produzione affidata a Steve Van Zandt e Jimmy Iovine. Sparita dai radar praticamente da allora, la band di Maria McKee, voce, chitarra ed armonica, Marvin Etzioni, basso, Ryan Hedgecock chitarre e Don Heffington, batteria riemerge nel 2024 con un album molto particolare sin dal momento della propria realizzazione: demo realizzate nei primi anni ’90 da Etzioni, Heffington e McKee, altri nastri ritrovati, oltre ad una traccia live, insomma materiale sufficiente per organizzare un album che, di fatto, sarebbe stato allora, ed è divenuto oggi, il terzo di una carriera ultraquarantennale ma, di fatto, “congelata” per la maggiorparte del tempo, il tutto su proposta della cantante che ha voluto richiamare Hedgecock, per riformare la lineup originale. Utilizzando le registrazioni dell’epoca, alle quali sono state aggiunte le sovraincisioni odierne, e con l’aiuto di Tammy Rogers, violino ed archi, David Ralicke, fiati, Greg Leisz, steel guitar e Benmont Tench al piano, Viva ha così preso forma: le uniche parti che non sono state risuonate sono state proprio le tracce di batteria di Heffington, scomparso nel 2021, per rispettarne la memoria e tenere in giusta considerazione il peso che aveva avuto nello sviluppo dello stile di una band molto originale e, probabilmente per questo, poco capita. Lampi, ancora vividi, di punk, nonostante un approccio complessivo decisamente più indirizzato verso il country, ma quella voce ammaliante, seducente, non ha perso nulla del fascino che aveva allora.</p>
<p>Andrea Romeo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tracce</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>You Possess Me</p>
<p>Jenny Jenkins</p>
<p>Rattlesnake Mama</p>
<p>Teenage Kicks</p>
<p>Wade in The Water</p>
<p>Nothing Can Stop Me Loving You</p>
<p>Skull and Cross Bones</p>
<p>Alabama Baby</p>
<p>I Will Always Love You</p>
<p>Sister Anne</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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