<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>il popolodelblues &#187; music magazine, blues, musica italiana, progressive, folk, folkrock, alternative</title>
	<atom:link href="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/author/lucilla-fossi/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.ilpopolodelblues.com/wp</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Tue, 15 Sep 2026 19:09:08 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.4.2</generator>
		<item>
		<title>Petramante – Ciò che a voi sembra osceno a me pare cielo</title>
		<link>https://www.ilpopolodelblues.com/wp/2013/12/petramante-cio-che-a-voi-sembra-osceno-a-me-pare-cielo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=petramante-cio-che-a-voi-sembra-osceno-a-me-pare-cielo</link>
		<comments>https://www.ilpopolodelblues.com/wp/2013/12/petramante-cio-che-a-voi-sembra-osceno-a-me-pare-cielo/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 29 Dec 2013 12:16:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucilla Fossi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[petramante]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpopolodelblues.com/wp/?p=3230</guid>
		<description><![CDATA[“Amiamo d’amore eterno con un corpo mortale”: queste le parole che aprono il video del brano “Reliquie”, primo singolo del nuovo album dei Petramante]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2013/12/petramante-musica-streaming-cio-che-a-voi-sembra-osceno-a-me-pare-il-cielo.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-3231" title="Petramante – Ciò che a voi sembra osceno a me pare cielo, il popolo del blues" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2013/12/petramante-musica-streaming-cio-che-a-voi-sembra-osceno-a-me-pare-il-cielo-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<pre>(MArteLabel)
<a title="Petramante – Ciò che a voi sembra osceno a me pare cielo, il popolo del blues" href="http://www.petramante.it " target="_blank">www.petramante.it </a></pre>
<p><em>Impression of reality</em></p>
<p style="text-align: justify;" title="Petramante – Ciò che a voi sembra osceno a me pare cielo, il popolo del blues">“Amiamo d’amore eterno con un corpo mortale”: queste le parole che aprono il video del brano “Reliquie”, primo singolo di questo nuovo album dei Petramante; queste, le parole che meglio raccontano il senso, il modo, lo scopo e l’obiettivo di questo secondo progetto. Le undici tracce che contengono il disco sono come trame diverse di una storia unica; ogni traccia diventa esperienza e testimonianza di vita, ritratto e fotografia di sentimenti. Difficile collocare l’album in una sola categoria musicale, lo potremmo definire canzone d’autore contaminata, o meglio, arricchita da sonorità talvolta elettroniche, sfumature indie e grunge. I testi tessono sulla costruzione musicale il presente, vale a dire il nostro, quello odierno, con cura del particolare e dedizione. Testi dalle parole sofisticate, non scontate, che si fanno portavoce di verità che ci appartengono e spesso ci legano a false congetture e convinzioni. È così che i Petramante scelgono la strada della semplicità, che a volte diventa vera e propria ingenuità, per farsi specchio di quella tragicità, di quella paura, di quella vergogna, di quel pudore che caratterizzano il senso dello scandalo. Da una commovente ed evocativa descrizione dell’addio, del distacco, della morte e del dolore a temi più futili ma comunque trattati non con meno veridicità. Il ritmo è sempre e comunque incalzante, avvolgente; gli arrangiamenti e le scelte stilistiche vocali circondano l’ascoltatore di un’aurea leggera, sognante, a tratti romantica e gentile che bene culla e astrae l’anima dai punti di vista a senso unico.</p>
<p>Lucilla Fossi</p>
<pre><strong title="Petramante – Ciò che a voi sembra osceno a me pare cielo, il popolo del blues">Tracklist:</strong>
 La calvizie
 Le reliquie
 La colonia
 Le cortesie
 La testa
 L’errore
 La plastica
 La gonna
 La doccia
 La bombetta
 Cantando</pre>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.ilpopolodelblues.com/wp/2013/12/petramante-cio-che-a-voi-sembra-osceno-a-me-pare-cielo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Intervista a Rachael Sage</title>
		<link>https://www.ilpopolodelblues.com/wp/2013/04/intervista-a-rachael-sage/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=intervista-a-rachael-sage</link>
		<comments>https://www.ilpopolodelblues.com/wp/2013/04/intervista-a-rachael-sage/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 22 Apr 2013 15:47:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucilla Fossi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpopolodelblues.com/wp/?p=2000</guid>
		<description><![CDATA[Cantautrice americana originaria di New York, Rachael Sage ci presenta il suo decimo album “Haunted by you”. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2013/04/rachel-sage-haunted-il_popolo_del_blues.jpg"><img class="size-full wp-image-2153 alignnone" title="rachel sage haunted by you il popolo del blues" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2013/04/rachel-sage-haunted-il_popolo_del_blues.jpg" alt="rachel sage haunted by you il popolo del blues" width="400" height="400" /></a></p>
<p><em>Cantautrice americana originaria di New York, Rachael Sage ci presenta il suo decimo album “Haunted by you”. Tra vicende di vita reale e di vita idealizzata, sentimenti contrastanti non meno appassionati e vissuti, Rachael si confida e si racconta attraverso le tredici tracce che compongono l’album dando vita a un progetto tanto ambizioso quanto veritiero e onesto che arriva dritto alla sensibilità e al cuore dell’ascoltatore.</em></p>
<p><strong title="rachel sage haunted by you il popolo del blues">Ascoltando il tuo decimo album “Haunted by you” è rilevabile il fatto che sia intriso di tanti sentimenti differenti. Puoi parlarci del “gioco di passioni”, se così si può definire, che si instaura nei brani di questo nuovo progetto?</strong><br />
Non lo definirei un gioco di passioni; o almeno, lo è in parte. Lo potremmo vedere come un “gioco” non intenzionato perché, in effetti, è stato molto più di un gioco. Ho avuto una relazione per tanti anni ed è stata una delle mie più belle esperienze di vita ma alla fine è arrivata a un punto di non ritorno. Si trattava del mio migliore amico, volevamo cose differenti dalle nostre vite. La passione che ognuno ha dentro di sé per qualcosa o per qualcuno è qualcosa per la quale ognuno di noi deve lottare, ma quando se ne va ti ritrovi fisicamente e spiritualmente come in una stanza vuota. Questo è il luogo fisico ed emotivo dove ha preso origine l’album: una stanza vuota dove ho pensato a cosa avrei voluto metterci dentro. Il primo elemento con il quale ho voluto riempire questa stanza vuota è stata la prima canzone che ho fatto, chiamata “Invisible light”. Realmente la luce ha avuto una funzione di musa ispiratrice e creatrice che mi ha influenzato spiritualmente e praticamente nella realizzazione del brano. L’album è caratterizzato da diversi sentimenti e tante combinazioni di disperazione, abbandono, amore e speranza.</p>
<p><strong title="rachel sage haunted by you il popolo del blues">“Invisible light” apre e chiude l’album. Parlaci di queste due versioni caratterizzate da due diversi arrangiamenti musicali.</strong><br />
Quando ho scritto la canzone solitamente accendevo candele nel “mio spazio”, questo luogo dove ero sola che, come ho detto, ha rappresentato il luogo d’origine dell’album. È stata molto importante l’atmosfera che naturalmente si creava intorno a me. Per me è stato come una sorta di momento religioso anche se non sono particolarmente religiosa ma onoro la mia tradizione ebraica. Questo luogo insieme alla propria atmosfera ha rappresentato il punto da dove iniziare e, doveva rappresentare il fulcro d’origine che mi ricordasse cosa volessi fare, chi ero per le mie persone care, per me stessa e per la mia storia di artista. Le due versioni sono state registrate lo stesso giorno. La prima ha un arrangiamento più pop-rock, che è quello a cui ho sempre pensato per il brano; la seconda è molto più improvvisata infatti tutti provavano a fare cose differenti. La seconda versione è caratterizzata da molte pause e da una lunga introduzione di violini. Anche il modo di cantarle è diverso. Non ho una preferenza tra le due, la prima è una versione più radiofonica e pop, io amo molto la musica pop, sono cresciuta ascoltando musica pop. La seconda versione è più diversa da me, mi riflette meno.</p>
<p><strong title="rachel sage haunted by you il popolo del blues">Sei anche una poetessa. Scrivi i testi delle tue canzoni come quelli delle tue poesie?</strong><br />
Non scrivo i miei testi come le mie poesie e non ho bisogno di differenziare i due procedimenti. Solitamente per quanto riguarda la musica scrivo musica e testo allo stesso tempo. La poesia è qualcosa che faccio più per me stessa.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2013/04/Rachael-Sage-Q-and-A-May-2012.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2001" title="rachel sage haunted by you il popolo del blues" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2013/04/Rachael-Sage-Q-and-A-May-2012-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p><strong>Dove ricerchi e dove trovi la giusta ispirazione?</strong><br />
Trovo ispirazione ovunque. Scrivere qualcosa è un linguaggio creativo che mi può scaturire anche dall’ascolto di una conversazione, o nel guardare un paesaggio. Sono una persona che trova un significato in tutto ciò che la circonda, non tanto dal punto di vista religioso quanto da quello spirituale. Ho fede nell’essere umano.</p>
<p><strong>Quanto sono importanti i luoghi come fonte di ispirazione?</strong><br />
I luoghi dovrebbero essere molto più importanti. È qualcosa su cui sto cercando di lavorare di più. È importante guardarsi intorno ovunque siamo. Per esempio, specialmente in questa città, Firenze, mi accorgo quanto realmente questo luogo sia un’importante musa ispiratrice. È la seconda volta che vengo a Firenze; la prima volta ci sono stata con degli amici e mi ha ispirato davvero tanto.</p>
<p><strong>Sei una musicista versatile: voce, chitarra e piano. Puoi parlarci del tuo rapporto con questi diversi strumenti?</strong><br />
Suonare il piano per me è come respirare, è molto istintivo. La chitarra è per me uno strumento nuovo, è più limitata del piano, ma spesso nell’avere limitazioni si trova la semplicità, nella semplicità siamo più onesti, più diretti. La maggior parte della musica che amo è composta da pochi accordi. Nei confronti della voce ho una sorta di “mix di sentimenti” attraverso i quali mi approccio al canto. Qualche volta mi viene molto naturale, altre volte è molto difficile per me comunicare attraverso la mia voce.</p>
<p><strong title="rachel sage haunted by you il popolo del blues">Ti senti più musicista o cantante?</strong><br />
Mi sento molto più musicista. Tutte le volte che suono e canto è sempre come se fosse la prima volta. C’è stato chi mi ha consigliato di scrivere soltanto le mie canzoni e farle cantare a qualcun altro perché non ho una voce molto potente. Anche se la mia voce insieme al mio modo di suonare il piano fanno parte di me in uguale maniera.</p>
<p><strong title="rachel sage haunted by you il popolo del blues">Come è stato lavorare, e condividere il palco, con un’artista come Judy Collins?</strong><br />
Judy Collins è una grande voce. È stato interessantissimo e importantissimo lavorare con lei. È una bellissima persona, è molto facile amarla. Ho una vera e propria ammirazione per lei. Tutte le volte che guardo un suo show imparo sempre qualcosa di nuovo, tutte le volte mi lascio affascinare dalle sue storie, dalle sue canzoni e dal modo in cui si approccia alla propria musica.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2013/04/1797549-rachael.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2002" title="rachel sage haunted by you il popolo del blues" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2013/04/1797549-rachael-300x223.jpg" alt="" width="300" height="223" /></a></p>
<p><strong>Hai lavorato anche con Sarah Mclachlan?</strong><br />
Non ho avuto con lei un rapporto di amicizia ma è stato importantissimo conoscerla. Sarah Mclachlan ha un ruolo importante nella mia carriera perché ho aperto un suo concerto, ed è stato un sogno che si è avverato per me.</p>
<p><strong>Ci puoi parlare della tua etichetta discografica “MPress”?</strong><br />
Mpress è sinonimo di buona musica. Il mio obiettivo è quello di trovare artisti che hanno una forte personalità. Sicuramente nel panorama dell’industria musicale contemporanea è difficile essere una singola personalità, credo che sia importante saper fare un po’ tutto. Infatti ripongo attenzione agli artisti, ai loro brani, ai testi dei loro brani e alla sicurezza che hanno nel suonare ed eseguire le proprie tracce.</p>
<p><strong title="rachel sage haunted by you il popolo del blues">“Haunted by you”, è il tuo decimo album. Pensi sia un punto di approdo o un punto di partenza per un nuovo progetto musicale?</strong><br />
Penso che questo progetto sia un punto di approdo quanto un punto di partenza. Sono molto contenta di tutti i brani. Penso che sia giusto avere una prospettiva di ciò che si fa.</p>
<p><strong>Come definiresti questo album rispetto agli altri precedenti?</strong><br />
È difficile definirlo. Come ho spiegato, ho avuto un rapporto nuovo riguardo alla chitarra, questa è una novità. Sinceramente non do tanta importanza a quanto è diverso dagli altri, io cerco di fare qualcosa di buono; è la gente che si sofferma a notare le differenze. Il prossimo album vorrei fosse più rock e magari mi piacerebbe suonare la chitarra elettrica.</p>
<p><strong title="rachel sage haunted by you il popolo del blues">Haunted by you” rispecchia le tue aspettative?</strong><br />
Non avevo aspettative particolari riguardo all’album, ce le ho, invece, tutte le volte che suono dal vivo.</p>
<p>Lucilla Fossi</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.ilpopolodelblues.com/wp/2013/04/intervista-a-rachael-sage/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ropa 11 – Amazing stories</title>
		<link>https://www.ilpopolodelblues.com/wp/2012/12/ropa-11-amazing-stories/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=ropa-11-amazing-stories</link>
		<comments>https://www.ilpopolodelblues.com/wp/2012/12/ropa-11-amazing-stories/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 26 Dec 2012 22:48:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucilla Fossi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpopolodelblues.com/wp/?p=1677</guid>
		<description><![CDATA[Non è lecito sapere in quale atmosfera non facilmente identificabile...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2012/12/41jzELnAxRL._SL500_AA300_.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1678" title="41jzELnAxRL._SL500_AA300_" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2012/12/41jzELnAxRL._SL500_AA300_-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<pre>(pushin records)
<a href="http://www.myspace.com/ropaleleven" target="_blank">www.myspace.com/ropaleleven</a></pre>
<p><em>many genres, so many different worlds that come together in a single experience</em></p>
<p style="text-align: justify;"><span class="dropcap inverted">N</span>on è lecito sapere in quale atmosfera non facilmente identificabile, in quale parte dell’universo o no, l’ascoltatore venga catapultato attraverso l’ascolto di questo terzo album del gruppo torinese Ropa 11. Sono vere e proprie “amazing stories”, citando il nome del disco, quelle che si dipanano attraverso le note, le melodie, i soli, delle undici canzoni protagoniste. Storie sorprendenti, strabilianti, che fanno rivivere, contemporaneamente, il jazz dell’America degli anni venti, il rock degli Stati Uniti degli anni sessanta e le sonorità fusion più vicine ai giorni nostri. Grande attenzione è rivolta verso le sonorità dei singoli strumenti che concorrono, però, a un grande gioco d’intuito e di squadra; il singolo diviene prezioso nell’unicità dell’opera nella sua totalità. La “voce”, intesa nella sua concezione più arcaica e primitiva nel senso di volontà di espressione, è quella propria della tromba di Ale Muner, che, nell’improvvisazione del brano dei Doors rivisitato, “Riders on the storm”, crea emozioni fluttuanti, è la stessa voce di Chiara Onida che dona al brano “Cristallo” sfumature oscure e inquietanti, è quella della delicatissima chitarra acustica di Eugenio Mirti, è quella delle chitarre elettriche di Andrea Quaglino e di Ivan Nirta che, acide, incidono alla creazione di orizzonti distorti, è quella della batteria di Paolo Inserra che insieme alla voce del contrabbasso di Michele Anelli, disegnano melodie cariche di una forza espressiva poliedrica dalle mille sfaccettature. Di singolare fascino è la rivisitazione del brano di Rodgers e Hammerstein, “My favourite things”, dove meglio si conferma la fusione di suoni, strumenti, idee, parole, e significati. Tutto sembra inseguire la melodia, che, come nei più “spietati film”, ritorna, e ritorna leitmotiv durante l’intero brano con una cadenza angosciante e sinistra.</p>
<p>Lucilla Fossi</p>
<pre><strong>Tracklist</strong>
London’s diary
Pygmy twylyte
Vacuum
My favourite things
Deira 
Mandalay bay
Eternal hate
Riders on the storm
And so do i
Cristallo
November in vegas</pre>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.ilpopolodelblues.com/wp/2012/12/ropa-11-amazing-stories/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Intervista agli Underfloor: oltre la malinconia-rock dei solitari blu</title>
		<link>https://www.ilpopolodelblues.com/wp/2012/12/intervista-agli-underfloor-oltre-la-malinconia-rock-dei-solitari-blu/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=intervista-agli-underfloor-oltre-la-malinconia-rock-dei-solitari-blu</link>
		<comments>https://www.ilpopolodelblues.com/wp/2012/12/intervista-agli-underfloor-oltre-la-malinconia-rock-dei-solitari-blu/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 26 Dec 2012 22:40:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucilla Fossi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[ernesto de pascale]]></category>
		<category><![CDATA[underfloor]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpopolodelblues.com/wp/?p=1690</guid>
		<description><![CDATA[Gli Underfloor raccontano “Solitari Blu”, l'ultima produzione di Ernesto De Pascale prima della sua scomparsa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2012/12/solitari-blu.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1693" title="Underfloor solitari blu" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2012/12/solitari-blu-300x292.jpg" alt="" width="300" height="292" /></a></p>
<p align="JUSTIFY" title="Underfloor solitari blu"><em><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il gruppo racconta “Solitari Blu”, l&#8217;ultima produzione di Ernesto De Pascale prima della sua scomparsa</span></em></p>
<p align="JUSTIFY" title="Underfloor solitari blu"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong>Da trio storico a una nuova formazione: come e quando è avvenuto questo importante cambiamento?</strong></span></p>
<p align="JUSTIFY" title="Underfloor solitari blu"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong>Guido Melis:</strong>Ti riassumo, brevemente, quella che è stata la storia del gruppo:<br />
Nel 2003, quando ci siamo formati, eravamo in tre, io, Lorenzo Desiati e Matteo Urro. Nel 2004 abbiamo partecipato al Rock contest di Controradio, aggiudicandoci il secondo posto ma vincendo il premio della critica. Il 2004 è stato un anno di svolta e di notevole importanza in quanto abbiamo auto prodotto il nostro primo cd, registrato,in parte, allo Studio Larione 10 di Firenze e al Plastic Sun Studio di Firenze. Abbiamo iniziato, così, a fare i primi concerti live. Di questo album abbiamo avuto buone recensioni in tante riviste musicali e quotidiani. L’anno dopo abbiamo prodotto il nostro primo videoclip del brano “Nevica” presente nell’album. Tra il 2005 e il 2006 abbiamo portato dal vivo uno spettacolo in versione unplugged, noi, che siamo un gruppo principalmente elettrico. Nome dello spettacolo “Underflorence: echi dalle visioni sotterranee” univa la letteratura di autori del novecento quali Franco Fortini, Umberto Saba, Mario Spinella, con il linguaggio dei nostri testi e della nostra musica, in modo da regalare una visione assolutamente innovativa della città di Firenze; non più Firenze città turistica ma anche Firenze città oscura, malinconica, oserei dire quasi un po’ inglese. Nel 2007 abbiamo iniziato a scrivere il disco successivo, “Vertigine”, uscito nel 2008 per l’etichetta Suburban Sky. Poco dopo l’uscita del disco, con un tour alle porte, Matteo, allora cantante chitarrista, ha deciso di lasciare la musica completamente, è così che è entrato nel gruppo Marco inizialmente come chitarrista successivamente come compositore e membro a tutto tondo. In quanto a me, io ho iniziato a occuparmi della parte vocale. Indubbiamente è stato un passaggio molto difficile. Abbiamo pensato se cambiare o meno il nome del gruppo e ripartire con un progetto ex-novo, invece, poi, ci siamo accorti di credere nel gruppo così come era. Credo che tra il primo, il secondo e il terzo disco ci sia un trait d’union, anche se sono progetti diversi tra loro che hanno avuto un’evoluzione storico-musicale diversificata. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong>Riguardo all’ultimo album, “Solitari blu”, come quest’ultimo si discosta dal primo disco, definito alternative-rock con venature psichedeliche, nella concezione musicale e testuale dei brani?</strong></span></p>
<p align="JUSTIFY" title="Underfloor solitari blu"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong>Guido Melis:</strong> Per la composizione dei testi abbiamo adottato un lavoro diverso. Prima li scriveva Matteo, quindi rispecchiavano una sua sensibilità e esigenza di trasmettere qualcosa attraverso un testo. In questo ultimo lavoro li ho scritti io e in parte anche Marco. Abbiamo preso come modello il modo di scrivere anglosassone, quello proprio dei gruppi rock britannici, che, appunto, nei loro brani non devono, necessariamente, raccontare una storia o parlare di se stessi, i testi si fanno portavoce di sensazioni, possono diventare visioni di immagini; in questo senso quelli del nostro ultimo album sono stati definiti più onirici. Per noi è stato fondamentale lavorare sul suono delle parole. Prima ancora del significato è stata importante la musicalità dei termini che usavamo. </span></p>
<p align="JUSTIFY" title="Underfloor solitari blu"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong>Durante il lavoro di composizione dei vostri brani, nascono prima i testi o la musica?</strong></span></p>
<p align="JUSTIFY" title="Underfloor solitari blu"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong>Guido Melis: </strong>Solitamente i testi arrivano dopo. Facciamo un grande lavoro anche di improvvisazione che svolgiamo in studio per cercare di estrapolare spunti sui quali lavoriamo a sua volta. Soltanto in un caso è capitato che avessimo prima il testo della musica, se non ricordo male, si trattava proprio del brano “Solitari blu”, però questa rappresenta un’eccezione che conferma la regola secondo la quale i testi, nel nostro processo compositivo, nascono dopo la composizione musicale. Questo proprio per confermare quanto detto sopra, riguardo al fatto che non esiste una storia vera e propria all’interno dei nostri testi ma esiste un’impressione derivante dai suoni attraverso la quale cerchiamo di trovare delle “immagini letterarie” che si adattino bene da un punto di vista fonetico, privilegiando la parte descrittiva rispetto a quella narrativa.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2012/12/underfloor_foto_band_2011_02_72dpi.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1691" title="underfloor_foto_band_2011_02_72dpi" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2012/12/underfloor_foto_band_2011_02_72dpi-300x239.jpg" alt="" width="300" height="239" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong>La copertina di Solitari blu è un’opera del pittore pistoiese Gianfranco Chiavacci. Guardandola bene, e non conoscendo l’opera, viene da pensare che i solitari blu siano proprio quelli rappresentati visto che il disegno delle linee sembra immortalare un diamante, un solitario. Sorge spontanea la domanda: sono quelli i solitari blu? </strong></span></p>
<p align="JUSTIFY" title="Underfloor solitari blu"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong>Guido Melis:</strong> Riguardo la copertina, siamo rimasti molto sorpresi. È arrivata quando il disco era già completato e stavamo pensando a quale sarebbe stata la “cover” più adatta per l’album. È stato Ernesto De Pascale a “scovare” questa immagine che, fin da subito, abbiamo pensato fosse in perfetta sintonia con ogni singola cellula del disco. Anche la copertina, come i testi per gli ascoltatori, appunto, esercita su chiunque la guardi un lavoro di suggestione; così ben venga la tua idea di vederci il diamante e di conseguenza il rimando al fatto che potesse rappresentare i solitari blu. Noi abbiamo saputo il procedimento usato per realizzare la foto di copertina, è una foto degli anni settanta realizzata per mezzo di diapositive, non è stato usato materiale digitale. Sicuramente il brano con il quale la copertina si sposa meglio è proprio Solitari blu dove il testo ti proietta in uno spazio. L’inizio del brano, quando dico “più distante dal sole”, realmente sta a significare uno spazio oltre il quale poter vedere le cose da un altro punto di vista, il poter guardare la Terra da fuori e cercare di capire le cose in maniera diversa. Riguardo al titolo, la connotazione di “Solitari blu” è abbastanza ampia, pensiamo sia giusto lasciare libero spazio all’interpretazione personale nella quale si rivela di fondamentale importanza il ruolo dell’ascoltatore. Naturalmente in questa ottica la nostra musica può sembrare meno immediata proprio perché non è spiegata dall’inizio alla fine, ma secondo noi questo è anche il bello perché all’interno di una tale musica ci puoi trovare più cose e tante sfaccettature.</span></p>
<p align="JUSTIFY" title="Underfloor solitari blu"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong>La produzione dell’album è firmata da Ernesto De Pascale. Come è stato lavorare con Ernesto? </strong></span></p>
<p align="JUSTIFY" title="Underfloor solitari blu"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong>Guido Melis:</strong> Con Ernesto avevamo già lavorato anche nel mixaggio di “Vertigine”. Personalmente, io avevo lavorato con lui in altri progetti e con Lorenzo Desiati avevamo suonato in un suo disco, quindi, esisteva tra noi, anche precedentemente a Solitari blu, un rapporto di reciproca stima lavorativa e personale. Lavorare con Ernesto è stata un’ottima esperienza. Purtroppo dopo la sua assenza si è interrotto il processo che noi avevamo in mente per il disco e anche per altri progetti. In qualche modo questo disco è rimasto un po’ sospeso, oltre al fatto che siamo rimasti tutti molto scioccati e abbiamo dovuto far passare del tempo prima di rimettere in ordine le idee circa il futuro del disco.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong>Quando vi siete conosciuti con Ernesto?</strong></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong>Guido Melis:</strong> Con Ernesto ci siamo conosciuti nel 2004 in occasione del Rock contest. All’inizio eravamo molto intimoriti dalla sua persona; in realtà dopo aver suonato si avvicinò a noi per complimentarsi e da subito nacque un rapporto di collaborazione ma anche di amicizia.</span></p>
<p align="JUSTIFY" title="Underfloor solitari blu"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong>Il tour di Solitari blu come si è svolto?</strong></span></p>
<p align="JUSTIFY" title="Underfloor solitari blu"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong>Guido Melis: </strong>Siamo riusciti a fare alcune date, meno di quelle che avremmo voluto fare e meno di quelle fatte per il disco precedente. Avevamo un rapporto con un booking agent che, però, si è interrotto non a causa nostra. Conseguentemente a ciò ci siamo trovati un po’ spiazzati per fare al meglio la promozione del disco. Naturalmente queste sono cose che, per chi fa il nostro lavoro, deve mettere in conto. Abbiamo appena concluso di registrare un nuovo disco e vorremmo portare la nostra musica in tante situazioni live, promuovendo non soltanto Solitari blu ma anche gli altri due album precedenti.</span></p>
<p align="JUSTIFY" title="Underfloor solitari blu"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong>Quale vi sembra la localizzazione più idonea a un gruppo come il vostro?</strong></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong>Guido Melis: </strong>Noi abbiamo suonato in tantissime situazioni, ma la nostra dimensione più naturale è il palco grande perché abbiamo una spinta sonora rock. Il club piccolo ti porta a fare una serie di compromessi che si possono rivelare anche stimolanti per il fatto di dover cambiare il modo di suonare, da elettrico ad acustico, ma alla lunga, quella del club, è un’esperienza stancante in quanto rischia di snaturare la vera spinta musicale del gruppo. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2012/12/underfloor_foto_band_2011_01.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1692" title="underfloor_foto_band_2011_01" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2012/12/underfloor_foto_band_2011_01-300x208.jpg" alt="" width="300" height="208" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong>Quali sono i gruppi musicali che vi hanno maggiormente influenzato?</strong></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong>Lorenzo Desiati:</strong> I Beatles sono alla base del gusto musicale personale di ognuno di noi, come anche i Led Zeppelin, i Deep Purple, e tutta la corrente hard rock come i Black Sabbath. Prendendo in considerazione un gruppo più recente, i Radiohead sono un gruppo molto significativo. Tra l’altro non è la prima volta che ci viene fatta questa domanda ed è stato curioso il fatto che una volta ci è stato chiesto di rispondere circa quali fossero le influenze musicale di ognuno di noi senza vedere le risposte degli altri ed è venuto fuori che tutti e quattro avevamo citato come prima influenza musicale i Beatles. In realtà non ci siamo trovati sulla base di queste affinità perché ognuno di noi viene da percorsi musicali diversi. Anche se abbiamo citato i Beatles la nostra musica non ha niente a che vedere con quella dei Beatles, è il punto di partenza da dove siamo partiti che è importante e che è rappresentato dalla musica dei Beatles che è la matrice attraverso la quale siamo arrivati alla nostra musica.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong>Questa nuova formazione vede non solo l’entrata nel gruppo di Giulia Nuti ma anche di uno strumento insolito in un gruppo rock come il vostro. Come è avvenuta la fusione dello strumento classico?</strong></span></p>
<p align="JUSTIFY" title="Underfloor solitari blu"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong>Giulia Nuti:</strong> La viola è uno strumento classico, ma l’approccio nel metodo di suonarlo non è particolarmente classico. Io vengo da un percorso musicale classico, quindi determinate cose rimangono tali anche nello stile di suonare oltre alla sonorità propria dello strumento. Sicuramente quella dello strumento classico nella musica rock non è un’accoppiata inedita ma insolita; in più la viola è meno utilizzata del violino, che rappresenta lo strumento più celebre in contesti extra classici; anche se, nel genere rock, uno strumento come il violino deve essere usato con cautela ed estrema attenzione proprio a causa delle frequenze e delle caratteristiche dello strumento.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong>Durante i vostri concerti live date ampio spazio all’improvvisazione?</strong></span></p>
<p align="JUSTIFY" title="Underfloor solitari blu"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong>Marco Superti: </strong>Per noi è importante il momento dell’improvvisazione anche se dipende molto da quanto suoni dal vivo. Allo stesso tempo stiamo anche molto attenti a non esagerare perché il rischio è quello di fare delle cose che non abbiano un filo conduttore, cioè improvvisate nel vero senso della parola e che non abbiano un reale spessore. Perciò è giusto dare libero sfogo all’improvvisazione durante il live ma in precisi momenti in qualche modo per poter rimanere legati alle canzoni, ai brani che iniziano e finiscano, che hanno la loro struttura. È bello il fatto che in un live si riconosce la struttura del brano dell’album ma è arricchito da momenti di unicità, molto legati a quella determinata situazione, a quel determinato ambiente e al gioco che si instaura tra ognuno di noi.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong>Ho notato che è stata riposta molta cura nella realizzazione del disco non soltanto a livello musicale ma anche materialmente, cioè con l’intento di creare un significativo “oggetto-disco” e non la solita raccolta di brani, non è così?</strong></span></p>
<p align="JUSTIFY" title="Underfloor solitari blu"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong>Guido Melis:</strong> È così, e rispecchia la nostra filosofia di gruppo e di etichetta. Nonostante oggi i dischi siano fuori moda e c’è la possibilità di scaricare tutto da internet e distribuire il prodotto digitalmente, paradossalmente questo non sembra valere per i “piccoli artisti” o per quelli emergenti. Secondo noi è attraverso il disco che un artista, un gruppo, si fa conoscere e instaura un rapporto con il pubblico, e il pubblico vero è quello che viene ai concerti; la visibilità su internet è una chimera, non esiste per un piccolo gruppo. In più alla gente che viene a sentirci il cd che comprano a fine concerto è una parte di noi che gli rimane ed è proprio per questo motivo che è giusto curare il disco nei minimi dettagli. Il cd inteso come oggetto è una sorta di prosecuzione della forma di arte-musica ed è attraverso il disco inteso con questo significato che si supera il lavoro musicale, si va al di là della musica, si va oltre il materiale, si va oltre la plastica, grazie al suo prezioso contenuto.</span></p>
<p align="JUSTIFY">Lucilla Fossi</p>
<pre><a title="underfloor" href="http://www.underfloor.it" target="_blank">www.underfloor.it </a></pre>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.ilpopolodelblues.com/wp/2012/12/intervista-agli-underfloor-oltre-la-malinconia-rock-dei-solitari-blu/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le Macchie di Rorschach &#8211; Le Macchie di Rorschach</title>
		<link>https://www.ilpopolodelblues.com/wp/2012/07/le-macchie-di-rorschach-le-macchie-di-rorschach/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=le-macchie-di-rorschach-le-macchie-di-rorschach</link>
		<comments>https://www.ilpopolodelblues.com/wp/2012/07/le-macchie-di-rorschach-le-macchie-di-rorschach/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 Jul 2012 06:48:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucilla Fossi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpopolodelblues.com/wp/?p=446</guid>
		<description><![CDATA[(Suburbansky records) www.myspace.com/lemacchiedirorschach usica che si snoda di pari passo ad un’alta componente teatrale, quella propria delle “Macchie”. Il testo si fa poesia: tra monologo impegnato e introspettivo, quello del brano La via del mare, e vera e propria voce di protesta urlata e diretta, la stessa instancabile voce di La legge. Sono parole intrise [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2012/07/macchie.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-447" title="Le Macchie di Rorschach" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2012/07/macchie-300x296.jpg" alt="" width="300" height="296" /></a></p>
<pre>(Suburbansky records)
<span style="color: #0000ff;"><a title="Le Macchie di Rorschach" href="http://www.myspace.com/lemacchiedirorschach" target="_blank">www.myspace.com/lemacchiedirorschach</a></span></pre>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span class="dropcap inverted">M</span>usica che si snoda di pari passo ad un’alta componente teatrale, quella propria delle “Macchie”. Il testo si fa poesia: tra monologo impegnato e introspettivo, quello del brano </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>La via del mare</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">, e vera e propria voce di protesta urlata e diretta, la stessa instancabile voce di </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>La legge</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">. Sono parole intrise di attualità, la più vera e la più cruda, nella sua più veritiera drammaticità. Specchio di una realtà che ci appartiene fin troppo. La voce diviene duramente recitante sostenuta da arrangiamenti altrettanto incisivi caratterizzati essi stessi da una grande funzione comunicativa. Le sonorità dialogano e concorrono a creare immagini vive di realtà nella sua molteplicità. Molteplicità che si ritrova nella varietà di generi che il disco comprende: dal rock minimale, al folk, al suono acustico della tradizione cantautorale italiana, per sconfinare nella tradizione classica con tanto di sezione archi. Una sorta di “orchestra minimale” composta, appunto, da chitarra acustica, chitarra elettrica, basso elettrico, sax, flauto, viola, contrabbasso e voce. L’album si fa immagine e somiglianza di un’epoca al collasso che non vede futuro dove all’uomo non rimane altro che “</span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>fare incetta di tutto e non lasciare niente, neanche le briciole, neanche la polvere”.</em></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Lucilla Fossi</span></span></p>
<pre><strong>Tracklist</strong>
Un gatto
Il vestito migliore
Sputi e piogge acide
Non so
La legge
La rivolta dei cavalli
Ragnatele
Rorschach
La via del mare</pre>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.ilpopolodelblues.com/wp/2012/07/le-macchie-di-rorschach-le-macchie-di-rorschach/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
