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	<title>il popolodelblues &#187; Rivista elettronica fondata da Ernesto de Pascale articoli, recensioni, link, informazioni su artisti eventi</title>
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		<title>Gabriel Delta – Pieces Of Love</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 20:12:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Tognoni</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[blues]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriel Delta]]></category>

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		<description><![CDATA[Pieces Of Love, pubblicato esclusivamente in formato fisico, è un album positivo dalla prima all’ultima traccia e non fa che confermare la sincerità e la coerenza del bluesman Gabriel Delta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/07/Gabriel_Delta_Pieces_Of_Love2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-27728" title="gabriel_delta_pieces_of_love2" src="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/07/Gabriel_Delta_Pieces_Of_Love2-300x264.jpg" alt="" width="300" height="264" /></a></p>
<pre>Produzione Indipendente</pre>
<pre>www.facebook.com/gabieldeltamusicpage</pre>
<pre>www.gabrieldelta.com</pre>
<p>Gabriel Delta è un bluesman per cui non si può non provare simpatia. Lasciando per ora in secondo piano, il fondamentale lato strettamente artistico, è impossibile non apprezzare il suo carattere, il suo essere un uomo “venuto dal passato”, come modi e gentilezza. Ricevere oltre ad una sua cartella stampa, creata come consuetudine, a computer, abbinata ad un corposo testo scritto di suo pugno, è un gesto che per molti può sembrare desueto, ma che denota molto della sua personalità e contribuisce ad acuire la simpatia che proviamo nei suoi confronti. Chiusa questa parentesi, veniamo giustamente al dunque. Per i pochi che ancora non lo conoscessero Gabriel Delta è un bluesman argentino di nascita, ma da molti anni italiano d’adozione, chitarrista, autore e cantante dalla carriera quasi quarantennale, che lo ha visto condividere il palco con decine di artisti come B.B. King, James Cotton, Taj Mahal, John Primer, Watermelon Slim, Roy Rogers, Fernando Jones, Otis Grand, Billy Branch e molti altri. Dal 2014, anno della pubblicazione di Brothers, sino al recentissimo Pieces Of Love, è la quarta volta che ci occupiamo della sua produzione discografica, positiva e varia, pur muovendosi sempre in territori legati al mondo del blues. Pieces Of Love contiene dieci tracce, ben otto delle quali originali e completamente a sua firma, e due cover, scelte tra brani particolari, nello specifico Loving in my Baby’s Eyes, di Taj Mahal e Please Send me Someone to Love di Percy Mayfield. La struttura base di ogni canzone verte ovviamente su Gabriel, protagonista alla voce, e soprattutto alla chitarra, coadiuvato dall’ottima sezione ritmica formata da Giacomo Lampugnani al basso e Stefano Resca alla batteria. Per arricchire la gamma sonora di ogni brano, e caratterizzare maggiormente gli arrangiamenti, sono presenti in veste di special guests i bravissimi Bruce Ewan all’armonica, Miguel Botafogo Vilanova e Vincenzo Tropepe alla chitarra, Max Lazzarin al piano, Pehuen Inocenti, Daniele Perini e Paolo Gambino all’Hammond e Gaetano Alabrese alle tastiere. Nei precedenti progetti Gabriel era passato con disinvoltura dal blues/rock dalle atmosfere latin, al blues/folk con un preponderante uso della chitarra acustica, al rock/blues nella canonica formazione del power trio, con Pieces of Love Gabriel si avvicina con decisione alle sonorità tipiche del Chicago blues, pur non disdegnando divagazioni che non inficiano l’omogeneità di fondo dell’album. I testi vertono principalmente sull’amore, nelle sue varie desinenze, e fa piacere ascoltare un brano, Blues For Yvonne, dedicato a Yvonne Mercier, appassionata cultrice del blues, purtroppo deceduta nel 2024. L’efficace stile chitarristico di Gabriel, pare rispecchiare la sua personalità. Mai invadente o sopra le righe, capace di diversificare l’approccio allo strumento, a seconda delle atmosfere del brano, abile tanto alla solista come alla ritmica, alla chitarra acustica ed alla slide. Pieces Of Love, pubblicato esclusivamente in formato fisico, è un album positivo dalla prima all’ultima traccia e non fa che confermare la sincerità e la coerenza del bluesman Gabriel Delta.</p>
<p>Stefano Tognoni</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tracce</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Praying</p>
<p>Blues For Yvonne</p>
<p>Loving in my Baby’s Eyes</p>
<p>Our Perfect Land</p>
<p>Please Send me Someone to Love</p>
<p>It’s Better Smile</p>
<p>Pieces Of Love</p>
<p>What Happened?</p>
<p>Hospital Days</p>
<p>We Can Deal</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Dana Fuchs – Live In Denmark</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 21:16:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvano Brambilla</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[blues]]></category>
		<category><![CDATA[Dana Fuchs]]></category>
		<category><![CDATA[Ruf Records]]></category>

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		<description><![CDATA[Un live appagante per Dana Fuchs.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/07/copertina-Dana-Fucks.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-27718" title="copertina-dana-fucks" src="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/07/copertina-Dana-Fucks-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<pre>Ruf Records</pre>
<pre>www.rufrecords.de</pre>
<pre>www.danafuchs.com</pre>
<pre>www.facebook.com/danafuchsverified</pre>
<p>Dove eravamo rimasti con le pubblicazioni di Dana Fuchs? Al 2022, con Borrowed Time, che ebbe la sfortuna di uscire nel periodo ancora critico del covid, e dunque passò quasi inosservato. Nell’autunno dello scorso anno Thomas Ruf le propose di registrare un disco dal vivo, con l’intento di riprendere i pezzi del suddetto disco, purtroppo poco considerato per i motivi di cui sopra. Detto fatto. Dana Fuchs, voce e chitarra acustica e percussioni, con la sua band, Jon Diamond chitarra e voce, Piero Perelli batteria e Kevin Mackall basso, registrò questo live in una sola serata al Godset, situato nella città di Kolding in Danimarca. Il live non ha subìto nessun intervento prima di essere pubblicato, c’è tutta l’instancabile carica di Dana Fuchs che ha contagiato sia la band, il pubblico, ed anche chi ha già ascoltato il disco o lo ascolterà. Non è propriamente una blueswoman o una soulwoman, ma è l’una e l’altra dentro una formazione musicale multistrato, Rolling Stones, Led Zeppelin, Lynyrd Skynyrd, Otis Redding, Ray Charles, Johnny Cash, Willie Nelson, Patsy Cline ed anche un interesse per la musica new wave. Per il canto invece si è ispirata alla sola black music, Etta James, Mavis Staples, ancora Redding, Bobby Bland per poi ricavarne una sua chiara identità, con mutuabili tonalità vocali. La sua personalità non è passata inosservata nemmeno ai produttori di Broadway che la scelsero come personaggio principale per il musical, Love, Janis, dedicato a Janis Joplin. Si guarda anche intorno Dana Fuchs, non insensibile nemmeno a questioni socio-politiche. Nel live ha ripreso sei pezzi da Borrowed Time, il primo è Double Down On Wrong che, come tutti gli altri, è composto a quattro mani con Jon Diamond, ed è la volontà di non lasciare che le passino accanto brutte cose senza reagire, dichiarando il tutto con una corposa sferzata rock. Se Hard Road l’hanno eseguita pensando ai Rolling Stones, Blue Mist Road, e, Nothing You Own, sono due ballate nella miglior tradizione dell’universo rocker maschile e femminile, universo che ora prende un passo più marcato con, Borrowed Time, mentre in un altro ottimo apporto della band, Curtain Close, momento più lungo del disco, Dana Fuchs canta un breve cenno di, Ain’t No Love in The Heart Of The City, del grande Bobby “Blue” Bland. Due sono le cover, la prima è l’ottima rivisitazione di, Home Is Where The Hatred Is, di Gil Scott-Heron, musicista, poeta, militante, dunque, la scelta è voluta da parte di Dana Fuchs, mentre la seconda, messa in chiusura di disco è, Sympathy For The Devil degli Stones. Un live appagante!</p>
<p>Silvano Brambilla</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tracce</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Double Down On Wrong</p>
<p>Hard Road</p>
<p>Blue Mist Road</p>
<p>Superman</p>
<p>Nothing You Own</p>
<p>Home Is Where The Hatred Is</p>
<p>Borrowed Time</p>
<p>Battle Lines</p>
<p>Curtain Close</p>
<p>Sympathy For The Devil</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Marco Bonvicini – Naked</title>
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		<comments>https://www.ilpopolodelblues.com/wp/2026/07/marco-bonvicini-naked/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 12 Jul 2026 20:05:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Tognoni</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[A-Z Blues]]></category>
		<category><![CDATA[A-Z Press]]></category>
		<category><![CDATA[British Rock]]></category>
		<category><![CDATA[folk rock]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Bonvicini]]></category>

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		<description><![CDATA[Naked è un efficace compendio di musica british, dove folk, rock, musica d’autore e derivazioni pop, si miscelano regalandoci dieci tracce coinvolgenti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/07/Marco_Bonvicini_Naked.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-27713" title="marco_bonvicini_naked" src="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/07/Marco_Bonvicini_Naked-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<pre>Produzione Indipendente</pre>
<pre>www.marcobonvicini.com</pre>
<pre>www.facebook.com/MarcoBonviciniMusic/</pre>
<pre>www.instagram.com/marcobonvicinimusic</pre>
<p>Il recentissimo Naked, disponibile su tutte le piattaforme digitali, ed anche in formato fisico dal 12 giugno, è il quarto album del bolognese Marco Bonvicini, cantautore e chitarrista di estrazione rock. Mea culpa, devo ammettere che conoscevo Marco Bonvicini solo di nome, ma non avevo mai ascoltato nulla delle sue precedenti produzioni, nello specifico The London Session, Colors e Wild Silence. In questi casi, preferisco non leggere nulla in anticipo, sulle esaustive cartelle stampa fornite dalla sempre efficiente A-Z Press. Naked contiene dieci tracce originali, più una reprise strumentale della canzone che dà il titolo all’album, tutte firmate da Marco che si è occupato in prima persona anche degli arrangiamenti, molto curati e di classe. Il primo ascolto, mi ha colto di sorpresa e mi ha spinto a proseguire con un secondo ascolto ancora più attento. Naked è un efficace compendio di musica british, dove folk, rock, musica d’autore e derivazioni pop, si miscelano regalandoci dieci tracce coinvolgenti, varie e che denotano una grande maturità artistica, impreziosite dalla caratteristica e caratterizzante voce di Marco Bonvicini, ottimo anche come chitarrista, e dalle doti di tutti i musicisti coinvolti. Leggendo il libretto che accompagna Naked, scopriamo che Marco, oltre che alla voce solista, chitarra acustica ed elettrica, nella metà delle tracce è impegnato in prima persona anche al piano, l’organo ed al synth. Ad affiancare Marco in questo suo ottimo progetto, sono Tiziano De Siati al basso, Andrea Lamb D’Aniello alla batteria, Antonio Passabene al piano e Hammond, Lorenzo Assogna e Paolo Roberto Pianezza dei Lovesick Duo, rispettivamente alla chitarra elettrica e pedal steel nella sola Naked e Alice Pisano ai cori in Blow Up The World. Il manifesto sonoro dell’album è perfettamente riassunto in Say e Home, non a caso scelte come primi singoli, ed anche se tutte le tracce sono positive, una citazione particolare va spesa per Naked, anche nella versione reprise strumentale, The Place e Written on a stone. Se amate le sonorità british, tenete in considerazione Marco Bonvicini e non perdetevi il suo Naked.</p>
<p>Stefano Tognoni</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tracce</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>From the start</p>
<p>Say</p>
<p>Home</p>
<p>About you</p>
<p>Pray</p>
<p>Naked</p>
<p>The place</p>
<p>Feel the balance</p>
<p>Blow up the world</p>
<p>Written on a stone</p>
<p>Naked (reprise)</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Kat Eaton – What Happens Now</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 19:51:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvano Brambilla</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[blues]]></category>
		<category><![CDATA[Kat Eaton]]></category>
		<category><![CDATA[Soul]]></category>

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		<description><![CDATA[Reason &#38; Rhyme Records www.kateaton.com www.facebook.com/kateatonmusic Kat Eaton è una cantante nata a Cardiff, cresciuta a Sheffield e attualmente cittadina di Londra. Fin da piccola ha assorbito la musica neroamericana, grazie ai dischi del padre e alla intraprendenza di intrufolarsi, ancora minorenne, ai concerti e nei club e pub per i lavoratori, per ascoltare la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/07/Copertina-Kat-Eaton.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-27708" title="copertina-kat-eaton" src="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/07/Copertina-Kat-Eaton-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<pre>Reason &amp; Rhyme Records</pre>
<pre>www.kateaton.com</pre>
<pre>www.facebook.com/kateatonmusic</pre>
<p>Kat Eaton è una cantante nata a Cardiff, cresciuta a Sheffield e attualmente cittadina di Londra. Fin da piccola ha assorbito la musica neroamericana, grazie ai dischi del padre e alla intraprendenza di intrufolarsi, ancora minorenne, ai concerti e nei club e pub per i lavoratori, per ascoltare la leggenda del blues di Sheffield, Frank White. Fu così che decise di seguire il suo istinto per dedicarsi ai vari aspetti della musica neroamericana, blues, soul, jazz, gospel, contrariamente a chi le consigliò di diventare una artista pop. Complimenti a Kat Eaton per la scelta che, comunque, la sta ripagando per unanimi consensi di critica e appassionati, aumentati anche con l’esordio discografico del 2021, Talk To Me, a cui ha fatto seguito Honestly del 2023.  L’estensione della sua maestria è arrivata grazie anche alle aperture dei concerti, fra gli altri, di Jools Holland, Paul Carrack, The Teskey Brothers, Marc Broussard, Mamas Gun, ed attraverso le stazioni radio, dapprima la BBC e poi quelle europee, un po’ ovunque. Un’altra giovane artista a cui non difetta una padronanza scenica e vocale dalle   mutevoli sfumature tonali, che stimolano l’ascoltatore a non perdere l’attenzione, cementata da una condizione musicale di un ampio combo con una sezione fiati e seconda voce, orchestrato da suo marito Nick Atkinson, chitarrista, bassista, produttore, tecnico del suono. Kat Eaton è anche una autrice che fa emergere tutta la sensibilità e l’arguzia femminile nelle dieci tracce, a suo nome e/o in coppia con suo marito. Con belle dinamiche ritmico/melodiche, l’energia soul è quella maggiormente presente con un accattivante impasto di passato e presente, già in apertura con, Break Free, dove Kat Eaton nel testo ha un orgoglio di positività circa la sua liberazione da dubbi e sulla fiducia nel flusso naturale della vita. Sulla stessa lunghezza d’onda si continua con, Not Pretending, e con, Kings And Queen in una atmosfera northern soul. Nella parte centrale del disco si possono ascoltare tre momenti più riflessivi, nelle due ballad, Real You e Long Goodbye, Kat Eaton è ancora accompagnata meravigliosamente da tutti i musicisti, mentre, Humming Low, è un intimo passo solo per il canto di Kat Eaton e la chitarra elettrica di Nick Atkinson. Con la finale, What Happens Now, tornano al suo fianco tutti i musicisti, anche loro in primo piano per la riuscita di questo ottimo disco.</p>
<p>Silvano Brambilla</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tracce</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Break Free</p>
<p>Not Pretending</p>
<p>Better Left Unsaid</p>
<p>Kings And Queens</p>
<p>Real You</p>
<p>Humming Low</p>
<p>By Now</p>
<p>Long Goodbye</p>
<p>A Love To Call Your Own</p>
<p>What Happens Now</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Andy Carrieri – All Things Bright</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 19:37:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvano Brambilla</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Andy Carrieri]]></category>
		<category><![CDATA[bloos records]]></category>
		<category><![CDATA[blues]]></category>

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		<description><![CDATA[ All Things Bright, album di una musica immortale che Andy Carrieri ha contribuito a rendere sempre attuale e coinvolgente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/06/copertina-Andy-Carrieri.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-27700" title="copertina-andy-carrieri" src="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/06/copertina-Andy-Carrieri-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<pre>Bloos Records</pre>
<pre>https://bloosrecords.com/</pre>
<pre>www.facebook.com/AndyDirtyhandCarrieri</pre>
<p>Andy Carrieri è un noto chitarrista bolognese che ha passato gran parte della sua vita artistica a suonare in formazioni, e ad accompagnare colleghi musicisti internazionali. È stato componente dei Jack Daniel’s Lovers e successivamente ha formato i Dirty Hands, quartetto che ha trovato fortune ovunque in Europa e Stati Uniti, con dischi e centinaia di concerti. Esperienze queste dove lo si riconosceva in ambito blues-rock, rock’n’roll, ma non solo, per aver realizzato anche colonne sonore per documentari. Ora ha realizzato un disco solista, un disco semi acustico, un disco di blues, dove però non bisogna apostrofare Andy Carrieri, bluesman, non lo è nel senso stretto del termine. Il suo piglio verso una musica ultra secolare è ovviamente di gran rispetto ed ispirazione, ed è sintonizzato sulla stessa lunghezza d’onda di alcuni colleghi americani, che hanno inciso perlomeno un disco dai forti segnali blues, ma non hanno mai assunto l’appellativo di bluesman, per una diversificata attività musicale, che sia rock, folk, country. Di esempi ce ne sono, ne prendiamo alcuni, Ry Cooder, Tony Joe White, il compianto Rainer, John Mellencamp, David Johansen, Elliot Murphy.  Per questo disco, disponibile sulle sole piattaforme, perché l’edizione limitata in vinile è esaurita, Andy Carrieri, con modestia, si pone come un valido interprete di un pugno di blues presi dal repertorio di alcuni seminali artisti, avvalorati dal suo rilevante talento chitarristico già in evidenza con un fraseggio ipnotico per l’iniziale, I Still Don’t Know, composta a quattro mani con il collega Franco “Slep” Sciancalepore. Segue, If I Was, dove l’accento si fa più marcato per la presenza della batteria suonata da Alessio Gavioli, mentre Carrieri suona con la tecnica slide, tecnica ispirata dal suo idolo, George Thorogood. La stessa conformazione la si ascolta anche nella riproposizione di, Blue Bird Blues di un&#8217;altra sua fonte d’ispirazione, Lightnin’ Hopkins. Molto bello il passo della title track, è un gospel blues molto ispirato, mentre, Down in Nola, è un quadro acustico riguardo uno dei suoi viaggi nella città musicale per antonomasia della Louisiana, dove anche degli shuffle strumentali sono un rito, al quale anche Andy Carrieri non rinuncia, eseguendo, Guitar Shuffle, prima di rendere molto personale, Baby Please Don’t Go, chiamata, Back To New Orleans, e chiudere con, All Things Bright (Reprise) in versione solo strumentale. Un bel passo semi acustico in una musica immortale che Andy Carrieri ha contribuito a rendere sempre attuale e coinvolgente.</p>
<p>Silvano Brambilla</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tracce</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I Still Don’t Know</p>
<p>If I Was</p>
<p>Wine Drinking Woman</p>
<p>Blue Bird Blues</p>
<p>All Things Bright</p>
<p>Mind Chains</p>
<p>Down In Nola</p>
<p>Guitar Shuffle</p>
<p>Back To New Orleans</p>
<p>All Things Bright (Reprise)</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>A.G. Weinberger – Sharing</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Jun 2026 18:45:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Tognoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[A.G. Weinberger]]></category>
		<category><![CDATA[Attila Weinberger]]></category>
		<category><![CDATA[blues]]></category>
		<category><![CDATA[rock blues]]></category>
		<category><![CDATA[Romania]]></category>

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		<description><![CDATA[Sharing, decimo album di A.G. Weinberger, un ottimo compendio di blues/rock che conferma la grandezza di un bluesman di valore internazionale. 
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/06/AG-Weinberger-Sharing.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-27694" title="ag-weinberger-sharing" src="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/06/AG-Weinberger-Sharing-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<pre>Big Foot Records</pre>
<pre>www.agweinberger.com</pre>
<pre>www.instagram.com/agweinberger</pre>
<p>Di A.G. Weinberger (Attila Weinberger), il più celebre esponente del blues rumeno, poliedrico chitarrista, cantante, autore, compositore di colonne sonore per spettacoli teatrali, conduttore di shows in radio e in TV, e non solo, ci siamo già occupati una mezza dozzina di anni fa, quando pubblicò Reborn, un ottimo album dove, pur tenendo come ispirazione principale il blues, evidenziava palesi contaminazioni con R&amp;B, soul e jazz. Oltre a vantare esperienze live in molte nazioni europee, A.G. Weinberger all’inizio del 2000, ha vissuto per alcuni anni negli USA, accumulando preziose esperienze. Sharing, pubblicato lo scorso mese, è a tutti gli effetti il suo decimo album solista e contiene dodici tracce, ben dieci delle quali a sua firma, e due sole cover, scelte tra brani non banali, nello specifico Short People di Randy Newman e Crazy di Willie Nelson, reinterpretate in modo magistrale. A coadiuvarlo in questo progetto, che lo vede protagonista alla chitarra elettrica, acustica, lap steel ed alla voce solista, sono gli ottimi Kovács Norbert alla programmazione della batteria, tastiere, basso, chitarra baritona e chitarra acustica, Szász Csaba al mandolino e alle percussioni e Farkas Kovacs Timea e Gáspár Zsanett ai cori. Sin dai primi due brani dell’album si evidenzia lo “spirito” di Sharing che alterna brani vigorosi e ritmati ad altri molto intimi e carichi di sentimento. Il brano iniziale, Real Love Is Hard To Find, ritmato ed energico blues/rock, mette subito in risalto la voce calda e ricca di feeling che contraddistingueva anche gli album precedenti ed un grande lavoro delle chitarre, soprattutto la slide che caratterizza il sound complessivo di quasi tutti i brani. La successiva The Place To Be, al contrario è una slow ballad con in primo piano la chitarra acustica alla quale fanno da contrappunto preziosi interventi di slide o di chitarra elettrica solista. Sharing ci regala dodici canzoni di grandissimo livello che meritano di essere ascoltate più volte per coglierne tutte le sfaccettature e la cura dedicata a tutti gli interventi degli strumenti coinvolti. Decimo album dicevamo, un ottimo compendio di blues/rock che conferma la grandezza di A.G. Weinberger, bluesman di valore internazionale.</p>
<p>Stefano Tognoni</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tracce</p>
<p>Real Love Is Hard To Find</p>
<p>The Place To Be</p>
<p>Riders Of Fire</p>
<p>Every Kind Of Pain</p>
<p>Blues Is Dead</p>
<p>Short People</p>
<p>Calling Shadow</p>
<p>Free Forever</p>
<p>Money People</p>
<p>Waste Your Love</p>
<p>Soul Rolling Slow</p>
<p>Crazy</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Harrell Davenport – Young Reel</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 19:27:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvano Brambilla</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[blues]]></category>
		<category><![CDATA[Harrell Davenport]]></category>
		<category><![CDATA[Little Village Foundation]]></category>

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		<description><![CDATA[Young Reel, di Harrell Davenport, rilevante esordio discografico di colui che è già una delle migliori realtà nell’epoca attuale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/06/copertina-davenport.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-27689" title="copertina-davenport" src="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/06/copertina-davenport-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<pre>Little Village Foundation</pre>
<pre>https://littlevillagefoundation.com/</pre>
<pre>https://youngrell.com/</pre>
<p>Se ci soffermiamo sulle nuove generazioni, Il reparto musica rap è quello numericamente più affollato e più collocato sul mercato. C’è però un altro aspetto delle nuove generazioni che, se non per il momento, numericamente e commercialmente come la suddetta musica rap, ha già dimostrato i suoi valori. Parliamo di alcuni giovani bluesmen (e in qualche caso soulmen), tre dei quali hanno in comune più o meno la stessa età, il luogo di provenienza, il meridione degli Stati Uniti, e l’esordio discografico con quella che possiamo chiamare, una sana comunità, la Little Village Foundation e i Greaseland Studios di “Kid” Andersen. Si tratta di, D.K. Harrell, Sean McDonald, ed ora Harrell Davenport. Senza dimenticare Candice Ivory e Kyle Rowland. È sorprendente come la giovane età, diciannove anni, di Harrell Davenport sia un dettaglio, tanta è già la profonda conoscenza, maturità e naturalezza nell’ essersi immedesimato in una musica secolare come quella blues, ma non solo, che ha respirato fin dalla nascita essendo cresciuto nel Mississippi, e aver creato un vivo interesse dopo una esibizione anche a Chicago. Basta chiedere a due icone come, Charlie Musselwhite e Billy Branch, che hanno fatto lusinghiere dichiarazioni. Davenport ha solidificato il suo stile unendo la tradizione del Mississippi con la progressione in elettrico, senza mai usare accenti esuberanti, pur perdonabili in giovane età. Canta, suona l’armonica e la chitarra ed è un fertile autore. Su dodici pezzi del disco dieci sono autografe. Le due cover che ha scelto non sono fra quelle inflazionate, la prima ha un indirizzo preciso di questi tempi, è Masters Of War di Bob Dylan, rivista con un passo blues medio lento, mentre la seconda, per la gioia del sottoscritto è, I Hear Some Blues Downstairs del grandissimo Fenton Robinson, una appagante dimostrazione di quanto conosce in profondità anche il Chicago blues. Che suoni l’armonica o la chitarra non cambia nello stare in un perfetto equilibrio stilistico, supportato dalla sempre egregia banda delle registrazioni Little Village/Graseland Studios, dal boss Jim Pugh, organo e piano, a “Kid” Andersen, chitarra, a Daquantae”Q” Johnson e Endre Tarczy, basso, a June Core, batteria, a Aaron Lington e Niel Levonius, fiati, a Larry Batiste accompagnamento vocale e arrangiamenti fiati, i quali si ascoltano nella modalità r&amp;b di, Spinning. Già il pezzo in apertura, Tomorrow, ci mette di fronte ad un bluesman consumato, anche nella fluidità vocale, e continua senza soluzione di continuità con l’ottimo medio lento, Fatherless Child, nello slow, Hurt People, Hurt People, nel jump blues strumentale, Nite Creepin’, e nella finale, The World Don’t Deserve Your Smile, convincente momento fra passato e presente. Questo rilevante esordio discografico di colui che è già una delle migliori realtà nell’epoca attuale, è stato coprodotto da, “Kid” Andersen e da Matthew Skoller, una delle figure centrali del Chicago blues, armonicista e suo manager.</p>
<p>Silvano Brambilla</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tracce</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tomorrow</p>
<p>Fatherless</p>
<p>Spinning</p>
<p>Giving Me The Blues</p>
<p>Richland Swing</p>
<p>Hurt People, Hurt People</p>
<p>I Be Tryin’</p>
<p>Masters Of War</p>
<p>I’ll Keep It Hot For You</p>
<p>I Hear Some Blues Downstairs</p>
<p>Nite Creepin’</p>
<p>The World Don’t Deserve Your Smile</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Robert Top Thomas – One Morning Soon</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 15:12:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Tognoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Country Blues]]></category>
		<category><![CDATA[Frank Roszak]]></category>
		<category><![CDATA[Robert Top Thomas]]></category>

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		<description><![CDATA[One Morning Soon è un album schietto e volutamente spartano, country/blues e roots/blues, con in primo piano la chitarra acustica di Robert Top Thomas, suonata prevalentemente in fingerpicking, e la sua voce graffiante ed evocativa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/06/Robert_Top_Thomas_One_Morning_Soon.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-27683" title="robert_top_thomas_one_morning_soon" src="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/06/Robert_Top_Thomas_One_Morning_Soon-300x272.jpg" alt="" width="300" height="272" /></a></p>
<pre>Hidden Chamber Records</pre>
<pre>https://www.facebook.com/robertopthomas/</pre>
<pre>https://roberttopthomas.hearnow.com/</pre>
<p>Classe 1959, il bluesman Robert Top Thomas, chitarrista cantante ed autore, è nativo di Daytona Beach, in Florida, terra feconda per quanto riguarda grandi artisti blues e dei generi da esso derivati, basti pensare alla Allman Brothers Band, Floyd Miles, Bob &#8220;Rattlesnake&#8221; Greenlee, Charles Atkins, o, arrivando ai giorni nostri, il più attuale Dyer Davis, giusto per citarne alcuni. Robert Top Thomas è un veterano del blues. Il suo nome viene, di primo acchito, associato agli Smokehouse, band di cui è stato cofondatore insieme al cantante ed armonicista Anthony &#8220;Packrat&#8221; Thompson, ma nella sua carriera vanta decine di collaborazioni di prestigio. Qualche esempio? Lazy Lester, Noble &#8220;Thin Man&#8221; Watts, Victor Wainwright, Stephen Dees e The WildRoots, Bill Wharton, Alex Taylor ed i The King Snake All-Star Revue. Per quanto riguarda l’attività solista, One Morning Soon è il terzo album pubblicato a suo nome. One Morning Soon contiene tredici tracce, quattro delle quali originali e le restanti rivisitazioni di classici di grandi bluesman del passato o traditional. Ad invogliarci ancor di più all’ascolto, è stata la foto di copertina, che vede la chitarra acustica di Robert stagliarsi come se galleggiasse su una tipica “swamp” (palude) della Louisiana. One Morning Soon è un album schietto e volutamente spartano, country/blues e roots/blues, con in primo piano la chitarra acustica di Robert Top Thomas, suonata prevalentemente in fingerpicking, e la sua voce graffiante ed evocativa. Una citazione va spesa per gli ottimi musicisti che lo hanno coadiuvato in alcuni brani: Dan Walters al piano e al basso, Stephen Kampa all’armonica, Gavin Jorgenson al clarinetto e al sax, Billy Dean alla batteria, e Sadie Dean al Gator Bite. One Morning Soon è un ottimo album che ci permette di conoscere meglio un bluesman che merita rispetto.</p>
<p>Stefano Tognoni</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tracce</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Hey Mattie</p>
<p>Haints In My House</p>
<p>Gator Jig</p>
<p>Shake Shake Mama</p>
<p>Children Of Zion</p>
<p>Sugarbabe</p>
<p>Long, Long Gone</p>
<p>Georgia Rag</p>
<p>I Heard The Angels Singing</p>
<p>Stop, Smell The Blossoms</p>
<p>Take Me Back</p>
<p>Bye Bye Blackbird</p>
<p>Texas Blues</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Chris Bergson – East River Blues</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 16:33:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvano Brambilla</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[blues]]></category>
		<category><![CDATA[Chris Bergson]]></category>

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		<description><![CDATA[Chris Bergson ha realizzato un disco ricco di autenticità musicale e sensibilità d’animo. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/06/Chris_Bergson_EastRiver.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-27670" title="chris_bergson_eastriver" src="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/06/Chris_Bergson_EastRiver-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<pre>Continental Blue Heaven - CRS</pre>
<pre>www.continental.nl</pre>
<pre>www.facebook.com/chrisbergsonband</pre>
<p>L’etichetta olandese Continental Blue Heaven/CRS non ha perso l’occasione di pubblicare, dal 2017, i dischi del chitarrista/cantane/ autore newyorchese Chris Bergson. Il primo fu, Bitter Midnight, definito da più parti uno dei dischi dell’anno. Negli Stati Uniti la sua carriera era già su alti livelli fra dischi, concerti, collaborazioni, riconoscimenti, fra i quali, nel 2002 la nomina ad, Ambasciatore del jazz degli Stati Uniti dal John F. Kenndy Center For Performing Arts, nel 2009 l’invito a far parte del corpo docenti di chitarra alla School Of Music di New York. In Europa mise piede per la prima volta nel 2013 invitato da un blues festival in Francia. Da quell’anno in poi divenne annualmente una presenza fissa in festival rassegne e club. Da noi venne a Milano a luglio dello scorso anno insieme al soulman Ellis Hooks, con il quale saltuariamente forma un elettrizzante duo. Fu un bel concerto. Chris Bergson ha studiato con il chitarrista jazz Jim Hall, ma la sua vena artistica non è mai stata unidirezionale, ha sempre voluto nutrirsi di un efficace pluralismo, soprattutto blues, ma anche southern rock e soul, senza mai però voler autocompiacersi con effetti sonori chitarristici, perché rimane sempre concentrato per dare alle sonorità, compattezza, personalità e del buon feeling. Il disco lo ha intitolato per un omaggio alla sua città, New York, East River è infatti quel lungo tratto d’acqua che l’attraversa, ma ci siamo permessi di pensare che Chris Bergson ha voluto trasportare su disco anche un’atmosfera di qualche club di jazz o blues della città dove era/è un habitué. Come chitarrista lo si può considerare a tutti gli effetti uno dei più sensibili e abili dell’era contemporanea, dalle indiscusse qualità interpretative, qualità che si riscontrano anche nel ristretto combo con il quale si è fatto accompagnare, Larry Grenadier basso, Herlin Riley batteria, Jay Collins sax tenore. Dai momenti più vicini al sentire blues, il tributo a Muddy Waters con uno dei suoi classici, Mean Disposition, al trascinante tempo medio, Kindless Villain, al passo groove della title track, al raffinato strumentale jazz, Sad Strains, in ricordo di suo padre, alla blues ballad di Ray Chrles, What Would I Do Without You, allo strumentale di Herbie Hancock, Driftin’. Chris Bergson ha realizzato un disco dalla autenticità musicale e dalla sensibilità d’animo.</p>
<p>Silvano Brambilla</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tracce</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mean Disposition</p>
<p>Little Girl Blue</p>
<p>East River Blues</p>
<p>Sad Strains</p>
<p>Kindless Villian</p>
<p>What Would I Do Without You</p>
<p>Driftin’</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Francesco Chebat Trio &#8211; The Wand, Chick Corea and Beyond</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 20:09:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Romeo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Chebat Trio]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>

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		<description><![CDATA[Francesco Chebat Trio, The Wand, Chick Corea and Beyond, un prezioso omaggio a Chick Corea, e non solo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/06/Francesco-Chebat-Trio-The-Wand-Chick-Corea-and-Beyond.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-27675" title="francesco-chebat-trio-the-wand-chick-corea-and-beyond" src="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/06/Francesco-Chebat-Trio-The-Wand-Chick-Corea-and-Beyond-300x296.jpg" alt="" width="300" height="296" /></a></p>
<pre>Clessidra Records</pre>
<pre>https://www.instagram.com/clessidrarecordingstudio/</pre>
<pre>https://www.facebook.com/francescochebat</pre>
<pre>https://fchebat.my.canva.site/</pre>
<pre>https://www.facebook.com/furianmassimo</pre>
<pre>https://www.facebook.com/riccardo.fioravanti.338</pre>
<p>Per un progetto, The Wand, che ha oltretutto come sottotitolo Chick Corea and Beyond, non si può lasciare nulla al caso, ed il primo passo sono i compagni di viaggio; Francesco Chebat, compositore, pianista ed arrangiatore ha scelto, intanto, due carissimi amici, ma anche due musicisti dall’indubbio spessore, e che da sempre hanno vissuto la musica come incontro di culture differenti: Riccardo Fioravanti, bassista, contrabbassista, una carriera ultra cinquantennale che allinea una quantità (ed una qualità) di collaborazioni che non è possibile citare per mere questioni di spazio e Maxx Furian, batterista estroso che ha prestato le sue bacchette ad una altrettanto fitta schiera di artisti jazz, entrambi peraltro navigati musicisti anche in ambito pop. Smessi i panni del sideman di lusso, Chebat ha voluto omaggiare Corea su due piani differenti: ha scelto quattro dei suoi brani appartenenti al repertorio elettrico e li ha rimodulati per pianoforte, contrabbasso e batteria, e ad essi ha affiancato cinque composizioni originali che ne riprendono, più che lo stile, l’intenzione. Ne è uscito un lavoro del tutto coerente, ma dalle molteplici sfumature, ricco di dinamica, di momenti musicalmente “carichi” alternati a passaggi più scarni, quasi minimali, nei quali è proprio il tocco dei musicisti a fare davvero la differenza. La passione per Corea traspare in ogni passaggio ma nel contempo si coglie anche, attraverso molteplici segnali (Lume, Underwater Blue…), il desiderio di andare oltre, di avventurarsi verso una dimensione di ricerca sonora più introspettiva ed intima, e l’interplay con Fioravanti e Furian agevola in maniera significativa questo spingersi in avanti.</p>
<p>Andrea Romeo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tracce</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Hymn of the Seventh Galaxy</p>
<p>Night Radio</p>
<p>Lume</p>
<p>The Wand</p>
<p>A Weird Storyteller</p>
<p>Tone Poem</p>
<p>Duende</p>
<p>Underwater Blue</p>
<p>Silver Temple</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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