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	<title>il popolodelblues &#187; Rivista elettronica fondata da Ernesto de Pascale articoli, recensioni, link, informazioni su artisti eventi</title>
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		<title>Laino &amp; Broken Seeds – Sick To The Bone</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2021 10:22:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvano Brambilla</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Laino]]></category>
		<category><![CDATA[blues]]></category>

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		<description><![CDATA[Il ritorno del bluesman bolognese e dei suoi musicisti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/06/copertina-5.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-21233" title="copertina-5" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/06/copertina-5-295x300.jpg" alt="" width="295" height="300" /></a></p>
<pre>(Off Label Records)</pre>
<pre>www.offlabelrecords.de</pre>
<p>Gli ascolti in casa da ragazzo (i dischi del padre) sono stati i suoi sacramenti, ma una volta cresciuto, Andrea Laino ha deciso di cercare una sua laicità musicale, non fermandosi ad un pensiero unico, ma approfondendo aspetti sia della musica neroamericana che bianca, acustica ed elettrica. Probabilmente la sua consacrazione l’ha assimilata durante il suo soggiorno a New York, città cosmopolita sotto il profilo musicale. Tornato nella sua Bologna ha proseguito un percorso di arricchimento come musicista, dalla strada ai locali, dai festival allo studio di registrazione, alla nascita nel 2014 del combo Laino &amp; Broken Seeds, che con questo nuovo disco è formato oltre da Andrea Laino chitarre e voce, Gaetano Alfonsi batteria, Salvatore Lauriola basso, più gli ospiti, Pee Wee Durante con l’hammond e il cantante marocchino Afnorock. Il titolo del disco è eloquente, Sick To The Bone (malato fino all’osso), malato di musica ovviamente! Bene, ma quale oggi? Più che nei precedenti, In questo disco Laino espone in modo netto la somma del suo universo stilistico, dando scosse elettriche al blues come al rock, senza girarci intorno, senza ammiccamenti a tendenze del momento. Nello svolgimento è schietto, ruvido al punto giusto e integro, insieme ai suoi sodali e alle mani di JD Foster che ha mixato il disco a Chicago e che fra i suoi assistiti ha fra gli altri, Marc Ribot, Calexico, Vinicio Capossela. Paragoni non ne vogliamo fare, Andrea Laino ha una sua forte personalità, ha un canto sicuro con una padronanza della lingua inglese e sa maneggiare la chitarra. Il vento del rock soffia già compatto nell’iniziale Spells And Magic, si attenua un attimo per Way Up Above, assume le sembianze da desert rock nella title track, rimandandoci alla copertina curata da Nanà “Oktopus” Dalla Porta, e fa un bel ripasso elettroacustico in Lost Dead Island. In Winanta, Il desert rock si fa più minaccioso con alla voce il cantante marocchino Afnorock, mentre del blues per niente canonico, si palesa in Singin’ The Blues Around Booze, con un veterano dell’hammond come Pee Wee Durante, e in Music Makes You High. Sick To The Bone è anche in vinile in edizione limitata, che sia in un formato o nell’altro è un disco da avere per afferrare il potenziale di Laino &amp; Broken Seeds.</p>
<p>Silvano Brambilla</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tracce</p>
<p>Spells And Magic</p>
<p>Way Up Above</p>
<p>Sick To The Bone</p>
<p>Lost Dead Island</p>
<p>Winanta</p>
<p>Sleepthincers</p>
<p>Singing’ The Blues Around Booze</p>
<p>Musicmakes You High</p>
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		<title>Laino &amp; Broken Seeds &#8211; The Dust I Own</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Apr 2017 09:26:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pdb</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Laino]]></category>
		<category><![CDATA[blues]]></category>
		<category><![CDATA[Roots]]></category>
		<category><![CDATA[swamp]]></category>

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		<description><![CDATA[Esordio a lunga durata con un blues delle radici contaminato ed efficace]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2017/04/laino.jpg"><img class="alignnone  wp-image-11365" title="laino" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2017/04/laino.jpg" alt="" width="507" height="507" /></a></p>
<pre>(Off Label Records)</pre>
<pre>www.andrealaino.com</pre>
<pre>www.offlabelrecords.de</pre>
<p>Una ventina di secondi della opener “Bo Weavil”, ed è subito chiaro il terreno di caccia su cui “The Dust I Own” giocherà la sua partita: un ipnotico riff di slide guitar viene progressivamente insidiato da echi elettroacustici per i quali est ed ovest, nord e sud smettono di contare. E&#8217; proprio nel lato più sciamanico ed arcaico della musica blues, nelle sue reminiscenze africane, che prende forma la poetica di Andrea Laino &#8211; qui alle prese con il suo primo vero album (se non contiamo un EP del 2014). C’è anche altro, oltre ad un definito intento sonoro: una vena compositiva che sposta felicemente la rotta verso sponde paludose in cui Tony Joe White o Chuck E. Weiss sarebbero perfettamente a loro agio. I Broken Seeds &#8211; fondamentalmente lo stesso Laino e Gaetano Alfonsi alle percussioni ed effetti vari &#8211; si avventurano in un viaggio crepuscolare, a tratti onirico, in cui la tradizione viene riletta (si ascolti l’ottima versione di &#8220;Pay Day&#8221; &#8211; uno dei pezzi meno conosciuti di Mississippi John Hurt, che negli ultimi tempi fa curiosamente capolino nel repertorio di diversi artisti italiani) e nuove mappe vengono tracciate (“Fate Of A Gambler”, quasi un ponte verso la trance music; la title track stessa, che sembra provenire da un giovane Tom Waits perso nel deserto). Si associano via via altri compagni di viaggio: la voce di Eloisa Atti nella sbilenca &#8220;On The Wood&#8221;, le chitarre elettriche di Alessio Maglioccheti Lombi &#8211; aka Poor Bob dei Dead Shrimp, altro &#8220;mad professor&#8221; della slide area &#8211; in &#8220;Old Tape Of Memories&#8221; e nella succitata “Bo Weavil”. Molto particolare il contributo del sousafono di Mauro Ottolini, che dona un carattere particolare in diversi dei 9 pezzi del disco. “The Dust I Own” è esordio solo dal punto di vista formale, vista la qualità ed intensità del materiale presentato: il viaggio che Andrea Laino compì nel 2013 a New York in cerca di ispirazione ha dato i suoi (strani) frutti.</p>
<p>Pietro Rubino</p>
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