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	<title>il popolodelblues &#187; Rivista elettronica fondata da Ernesto de Pascale articoli, recensioni, link, informazioni su artisti eventi</title>
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		<title>The Anthony Paule Soul Orchestra featuring Willy Jordan – What Can We Do?</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 20:15:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvano Brambilla</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Anthony Paule Soul Orchestra]]></category>
		<category><![CDATA[blues]]></category>
		<category><![CDATA[Willy Jordan]]></category>

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		<description><![CDATA[Ancora una volta, giù il cappello di fronte ad un altro disco della, The Anthony Paule Soul Orchestra!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/09/The_Anthony_Puale_Soul_Orchestra.jpeg"><img class="alignnone size-medium wp-image-27801" title="the_anthony_puale_soul_orchestra" src="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/09/The_Anthony_Puale_Soul_Orchestra-300x300.jpeg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<pre>Nola Blue Records</pre>
<pre>www.nola-blue.com</pre>
<pre>http://www.anthonypaule.com/</pre>
<p>Per molti di noi la foto di copertina ci porta indietro nel tempo, quando nel salotto di casa c’era la televisione in bianco e nero, un giradischi, gli amati vinili e oggetti vari. Anche Anthony Paule è cresciuto in quello stato delle cose e il suo essere musicista parte proprio da là a quelle sonorità blues/soul/r&amp;b e non solo, ascoltate da vinili e dalle immagini di artisti passate in televisione. Non è solo un valido chitarrista, è stato un punto di riferimento di band dove era parte integrante, Home Cookin’, Hound Kings, e negli anni ha completato un percorso artistico, con dischi solisti, divenendo autore, produttore, talent scout, fino a fondare, nel 2007, la Anthony Paule Soul Orchestra dove, come un direttore d’orchestra, non con la bacchetta, ma con la chitarra, è a capo di un nucleo di musicisti, fra sezione ritmica e fiatistica, dal forte impatto nel riportare l’attenzione su una sostanziosa parte della musica neroamericana, completata via via da rilevanti voci come, Frank Bey,  Wee Willie Walker, Terrie Odabi. Tutto palesemente riscontrabile in ottimi dischi e concerti, che hanno raccolto un solo positivo parere fra appassionati e addetti ai lavori, anche da noi, grazie a recensioni e alle presenze al Porretta Soul Festival, All’Umbria Jazz Festival, all’Aglientu Summer Blues Festival, senza sottacere alla sua presenza nel recente disco di Van Morrison, Somebody Tried To Sell Me A Bridge. Per la sua propensione anche di talent scout, Anthony Paule, potrebbe ricordare Johnny Otis, famoso musicista/autore, band leader e scopritore di talenti divenuti poi storici. L’ultimo in ordine di tempo, oltre ai sopracitati, Bey, Walker, Odabi, è il cantante Willy Jordan, già presente nel precedente disco, What Are You Waiting For. Il titolo e relativo testo di questo nuovo capitolo discografico, What Can We Do? (cosa possiamo fare?) non è casuale. La sensibilità alle questioni sociali e politiche di questo mondo in fiamme è una costante nelle parole di Anthony Paule e di sua moglie, Christine Vitale, autrice e produttrice. Le dodici tracce sono la piacevole continuità con Il disco precedente, dove l’abilità strumentale/vocale, non oscura una espressiva naturalezza. Willy Jordan si conferma un cantante dalle calde tonalità in grado di affrontare qualsiasi accento in perfetta sintonia con una straordinaria Soul Orchestra. Tutti insieme dunque nel dare impulsi r&amp;b come nell’apertura, Still Smellin’ Smoke, per poi passare una soul ballad, Too Late, cantata e suonata con grazia. Ottima nella dinamica vocale/strumentale è You Like a Rug, mentre con, Bigger Guitar, il maestro Anthony Paule trascina l’orchestra in un incalzante strumentale tipico degli anni cinquanta, periodo nel quale si rimane con la title track, in modalità doo-wop con aggiunta di voci. Altra soul ballad, intensa, ottima, è The Heart Never Says Goodbye, mentre Willy Jordan cantando in falsetto, rende accattivante, Walkin’. L’unica cover, You’re Nobody Till Somebody Loves You (Dean Martin), è stata perfettamente rivisitata con lo stesso spirito che anima il disco, chiuso con un altro strumentale dalla atmosfera da ore tarde, Blue Mood Indica. Ancora una volta, giù il cappello di fronte ad un altro disco della, The Anthony Paule Soul Orchestra!</p>
<p>Silvano Brambilla</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tracce</p>
<p>Still Smellin’ Smoke</p>
<p>Too Late</p>
<p>Stranger</p>
<p>You Lie Like A Rug</p>
<p>Bigger Guitar</p>
<p>What Can We Do?</p>
<p>The Heart Never Says Goodbye</p>
<p>Secret</p>
<p>If It Ain’t One Thing It’s Two</p>
<p>Walkin’</p>
<p>You’re Nobody Till Somebody Loves You</p>
<p>Blue Mood Indica</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Anthony Paule Soul Orchestra featuring Willy Jordan – What Are You Waiting For?</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Dec 2024 21:50:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvano Brambilla</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Anthony Paule Soul Orchestra]]></category>
		<category><![CDATA[blues]]></category>
		<category><![CDATA[Soul]]></category>
		<category><![CDATA[Willy Jordan]]></category>

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		<description><![CDATA[Anthony Paule Soul Orchestra featuring Willy Jordan, Dischi come questi non possono che far del bene alla musica in generale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2024/12/Anthony_Paule_Willy_Jordan.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-26462" title="anthony_paule_willy_jordan" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2024/12/Anthony_Paule_Willy_Jordan-300x287.jpg" alt="" width="300" height="287" /></a></p>
<pre>Blue Dot Records</pre>
<pre>www.anthonypaule.com/</pre>
<pre>www.facebook.com/AnthonyPauleSoulOrchestra</pre>
<pre>www.bluedotblues.com/Blue_Dot_Records/Home.html</pre>
<p>Anthony Paule, storico chitarrista/autore, californiano d’adozione, decise di dedicarsi alla musica blues e soul, dopo aver ascoltato un disco di Etta James regalatogli da suo padre. Era il 1968. Si è formato con varie formazioni, Johnny Nocturne Band, Home Cookin’ le più conosciute, collaborando fra gli altri con, Charlie Musselwhite, Boz Scaggs, Mark Hummel, Jackie Payne, avviando in seguito una attività solista battezzata con due dischi. Anthony Paule è un efficace chitarrista, abile band leader, e sa come far risplendere cantanti dalle notevoli doti vocali e interpretative, prima come The Anthony Paule Band, poi come The Anthony Paule Soul Orchestra, con realizzazioni di dischi, concerti e tournée, a supportare, Frank Bay, Wee Willie Walker, Terrie Odabi, e come house band al Porretta Soul Festival. Ed ora Willy Jordan, altro ottimo cantante dall’impronta blues e soul. Dietro a tutto questo ed altro, c’è la preziosa presenza di Christine Vitale, autrice, produttrice, promotrice discografica e moglie di Anthony Paule. Da lei è iniziato tutto con Willy Jordan, è successo durante una, The Legendary Rhythm and Blues Cruise, dove Willy, per quella occasione cantante di Elvin Bishop and The Big Fun Trio, le ha dichiarato che la canzone da lei composta, After A While è la sua preferita in assoluto, avanzando la richiesta di scrivere qualcosa per lui, avendo già una idea dal titolo, You Ain’t Old ‘Til You Cold, cosa che poi avvenne, e messa ora in apertura del disco perché, come riportato nelle note di copertina di Christine Vitale, “è la prima canzone che abbiamo scritto insieme, mentre, After A While, è messa in chiusura perché è la canzone che ci ha uniti tutti”. Le due tracce sono altri episodi dove il canto e la parte strumentale si alimentano a vicenda, creando una eccellente stratificata condizione. Se la prima ha un passo di un pastoso swingante blues, la seconda è una meravigliosa ballad, Willy Jordan la canta con incessante trasporto, mentre la band, anche qui eccezionale ad ogni respiro, non a caso si chiama meritatamente, …Soul Orchestra, con tanto di sezione fiati e voci di accompagnamento. Il disco è formato da undici tracce tutte autografe, e degne di essere citate, ma soffermiamoci sulla, title track, dal vivace ritmo dall’aroma rhythm&amp;blues, per poi cambiare passo per un tempo medio blues-soul, You’re Somebody Else’s Baby Too, mentre del caldo funky si trova in Back Up Plan. Il bravissimo Willy Jordan, le voci di accompagnamento e la parte strumentale, sono un ottimo megafono per esprimere in “Where Is Justice?” le disuguaglianze e il divario fra ricchi e poveri. Infine, Bruised, e,That’s Not How The Story Goes, diversificate nella struttura ma con due rilevanti interventi di chitarra di Anthony Paule. Dischi come questi non possono che far del bene alla musica in generale!</p>
<p>Silvano Brambilla</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tracce</p>
<p>You Ain’t Old ‘Til You Cold</p>
<p>What Are You Waiting For?</p>
<p>One Way</p>
<p>You’re Somebody Else’s Baby Too</p>
<p>Back Up Plan</p>
<p>Wher’s Justice?</p>
<p>Bruised</p>
<p>Love Out Loud</p>
<p>That’s Not How The Story Goes</p>
<p>No Tofu</p>
<p>After A While</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Blues Music Awards 2022 con la Anthony Paule Soul Orchestra e i musicisti di Porretta Soul</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Feb 2022 10:38:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pdb</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Anthony Paule Soul Orchestra]]></category>
		<category><![CDATA[Porretta Soul]]></category>
		<category><![CDATA[Wee Willie Walker]]></category>

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		<description><![CDATA[L'album Not in my Lifetime fa incetta di nominations]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<div dir="ltr"><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/02/Not-in-My-Lifetime-Wee-Willie-Walker-The-Anthony-Paule-Soul-Orchestra1.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-22774" title="not-in-my-lifetime-wee-willie-walker-the-anthony-paule-soul-orchestra1" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/02/Not-in-My-Lifetime-Wee-Willie-Walker-The-Anthony-Paule-Soul-Orchestra1-e1644575620752-768x1024.jpg" alt="" width="460" height="613" /></a></div>
<div dir="ltr"></div>
<pre dir="ltr">www.anthonypaule.com</pre>
<pre dir="ltr">www.porrettasoulfestival.it</pre>
<div dir="ltr"></div>
<div dir="ltr">I musicisti del Porretta Soul Festival ai Blues Awards 2022. Sono state infatti annunciate le nominations in vista della cerimonia di conferimento  dei premi si terrà a Memphis il 5 Maggio. I Blues Music Awards sono riconosciuti come la più alta onorificenza assegnata ai musicisti blues e vengono assegnati con il voto dei membri della Blues Foundation.</div>
</div>
<div>
<p>La Anthony Paule Soul Orchestra (dal 2015 house band del Porretta Soul Festival) con l’album “Not In My Lifetime” realizzato con Wee Willie Walker, scomparso nel Novembre 2019 proprio al termine delle registrazioni,  ha ricevuto ben 4 nominations. La foto di copertina ritrae Wee Willie Walker a Porretta e l’abito indossato per il suo ultimo show è stato donato al Soul Museum di Porretta.</p>
<p>Album Of The Year &#8211; Not In My Lifetime</p>
<p>Band Of The Year &#8211; The Anthony Paule Soul Orchestra</p>
<p>Soul Blues Album Of The Year &#8211; Not In My Lifetime</p>
<p>Song Of The Year  &#8211; &#8220;Real Good Lie&#8221; from Not In My Lifetime</p>
<p>A queste nominations si aggiungono quelle di altri artisti presenti a Porretta nella edizione appena conclusa e che saranno di nuovo a Porretta alla 34esima edizione del 21-24 Luglio 2022:</p>
<p>Soul Blues Female Artist Of The Year &#8211; Terrie Odabi</p>
<p>Soul Blues Male Artist Of The Year – Curtis Salgado</p>
<p>Contemporary Blues Album – Damage Control – Curtis Salgado</p>
<p>Instrumentalist – Vocals – Curtis Salgado</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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		</item>
		<item>
		<title>Distribuzione europea per &#8220;Not In My Lifetime&#8221;</title>
		<link>https://www.ilpopolodelblues.com/wp/2022/01/distribuzione-europea-per-not-in-my-lifetime/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=distribuzione-europea-per-not-in-my-lifetime</link>
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		<pubDate>Tue, 11 Jan 2022 17:20:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pdb</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Anthony Paule Soul Orchestra]]></category>
		<category><![CDATA[Porretta Soul]]></category>
		<category><![CDATA[Wee Willie Walker]]></category>

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		<description><![CDATA[Disponibile nel continente l'album di Wee Willie Walker &#038; The Anthony Paule Soul Orchestra -]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/12/wee.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-22433" title="wee" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/12/wee-300x263.jpg" alt="" width="300" height="263" /></a></p>
<pre>www.anthonypaule.com</pre>
<pre>www.porrettasoulfestival.it</pre>
<p>Sarà distribuito in Europa dall&#8217;olandese Crs (Continental Record Service) l&#8217;album Not In My Lifetime di Wee Willie Walker e della Anthony Paule Soul Orchestra stampato dalla Blue Dot Records. Wee Willie Walker, applaudito nella stessa manifestazione, scomparve tre giorni dopo la registrazione del disco nel 2019. Il cantante è stato ricordato anche in occasione del recente Porretta Soul festival sia sul palco sia tra il pubblico. (<a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/2021/06/wee-willie-walker-and-the-anthony-paule-orchestra-not-in-my-lifetime/">Qui</a> la nostra recensione)</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Umbria Jazz Winter, Orvieto, 29 dicembre 2021-2 gennaio 2022</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jan 2022 10:10:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Anthony Paule Soul Orchestra]]></category>
		<category><![CDATA[Bill Frisell]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Rava]]></category>
		<category><![CDATA[Lionel Loueke]]></category>
		<category><![CDATA[Orvieto]]></category>
		<category><![CDATA[Sullivan Fortner]]></category>
		<category><![CDATA[Umbria Jazz Winter]]></category>

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		<description><![CDATA[Il bilancio artistico della rassegna attraverso alcuni concerti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/01/Uj-programma.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-22492" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/01/Uj-programma-1024x983.jpg" alt="" width="460" height="441" /></a></p>
<pre>www.umbriajazz.it</pre>
<p><em>Foto concesse da ufficio stampa Umbria Jazz (tutti i diritti riservati)</em></p>
<p>La 28a edizione di Umbria Jazz Winter può contare su un bilancio positivo non solo dal punto di vista artistico, ma anche da quello dei numeri. Oltre oltre 4.500 spettatori paganti hanno assistito agli eventi in programma al Teatro Mancinelli, al Museo Emilio Greco, alla Sala Expo di Palazzo del Popolo e al Palazzo dei Sette. Tutto ciò nonostante che il festival abbia dovuto fare i conti con cancellazioni, ridimensionamenti e costrizioni imposte dalla pandemia, e con il pubblico che non ha potuto vivere al meglio l’atmosfera che solitamente caratterizza il fine anno a Orvieto. La qualità musicale fortunatamente non è  mancata grazie alla presenza di alcuni grandi nomi e a ottimi musicisti.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/01/B.-FrisellOrch.-UJ-4.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-22493" title="b-frisellorch-uj-4" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/01/B.-FrisellOrch.-UJ-4-1024x682.jpg" alt="" width="460" height="306" /></a></p>
<p>Partiamo con Bill Frisell che ha presentato uno degli appuntamenti più attesi di Umbria Jazz Winter, il progetto dedicato alla musica di Michael Gibbs. Lo stesso jazzista e compositore doveva essere sul podio del Teatro Mancinelli a dirigere il trio di Frisell e la UJ Orchestra, ma non ha potuto raggiungere Orvieto, così come il batterista Rudy Royston. La produzione di Umbria Jazz, in vista di un disco per la Blue Note, ha visto quindi l&#8217;orchestra (sei ottoni, quatto tra legni e sax più un violoncello) insieme a Frisell e al contrabbassista Thomas Morgan. Lo stile di Frisell è molto raffinato nel trattamento della melodia e nei sui sviluppi. Il compito dei musicisti che lo affiancano, come nel caso del repertorio del Songbook americano nel 2015, è proprio quello di mutuarne lo stile per affiancarlo al meglio. Un compito impegnativo che la UJ Orchestra ha affrontato al meglio e che sarà interessante ascoltare nell&#8217;incisione. Più naturale è stato l&#8217;approccio di Morgan, specialmente nei dialoghi a due con Frisell. (Foto Massimo Achilli)</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/01/L.-Louleke5.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-22498" title="l-louleke5" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/01/L.-Louleke5-1024x682.jpg" alt="" width="460" height="306" /></a></p>
<p>Il set è stato preceduto da quello di un altro chitarrista, Lionel Loueke, originario del Burundi e di base a New York dove è stato scoperto da Herbie Hancock. La sua esibizione solista &#8220;HH&#8221; è stata dedicata proprio al suo mentore di cui ha eseguito brani (ricordiamo il classico &#8220;Tell Me a Bedtime Story&#8221;) con un evidente linguaggio etnico, tapping sulle corde della chitarra, canto che segue la melodia eseguita sulle stesse corde. Un solista elegante da seguire con attenzione nella sua attività. (Foto Massimo Achilli)</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/01/M.-Greco-S.-Fortner6.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-22500" title="m-greco-s-fortner6" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/01/M.-Greco-S.-Fortner6-1024x682.jpg" alt="" width="460" height="306" /></a></p>
<p>Il pianista di New Orleans Sullivan Fortner era stato già in cartellone due anni fa in trio con il batterista Lewis Nash e una ballerina di tip tap. Nel suo concerto solista al Museo Emilio Greco ha presenta uno stile che tiene conto di ascolti importanti, da Erroll Garner al bop fino a quelli classici con la proposta di un valzer di Chopin, resi con un’ottima tecnica.  (Foto Massimo Achilli)</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/01/RAva.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-22495" title="rava" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/01/RAva-1024x682.jpg" alt="" width="460" height="306" /></a></p>
<p>Del disco di Enrico Rava in sestetto Edizione speciale abbiamo già parlato sulle nostre pagine. L&#8217;esecuzione dal vivo è però stata ancora più entusiasmante Dopo due anni e nonostante il periodo pandemico, l&#8217;ensemble (con il contrabbassista Gabriele Evangelista, il batterista Enrico Morello, il chitarrista Francesco Diodati, Giovanni Guidi al pianoforte e Francesco Bearzatti al sax tenore) ha mostrato grande affiatamento e vitalità sul palco con momenti solisti di grande efficacia. Rava lascia molto spazio ai colleghi più giovani: ci piace ricordare il pianista umbro (quindi di casa)  Guidi che mostra sempre di più la sua solidità artistica anche nei momenti meno prevedibili e ispirati dal free jazz e l&#8217;ottimo lavoro di Evangelista nelle ritmica e nei momenti solisti. Una serata piena di suoni mai banali e invenzioni di lusso in pezzi come &#8220;Infant&#8221; e &#8220;The Fearless Five&#8221; fino al fuori programma &#8220;Quizàs&#8221; per un ulteriore momento di allegria e giocosità tra note ed esecutori.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/01/Frisell-solo.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-22496" title="frisell-solo" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/01/Frisell-solo-1024x682.jpg" alt="" width="460" height="306" /></a></p>
<p>Frisell è stato protagonista anche di un concerto per chitarra sola al Teatro Mancinelli l&#8217;ultimo giorno del festival, presentando un programma che ha mostrato il grande amore del solista per il Songbook americano. Nel suo linguaggio jazzistico in questo caso sono entrati blues, country, gospel e il grande pop alla base degli standard come “The Look of Love” e “Moon River”. Gli effetti della pedaliera sono sempre affrontati con grande gusto per arricchire i brani in un dialogo continuo tra armonie e melodie. Una prova di classe per uno dei chitarristi più quotati sulla scena internazionale.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/01/anthony-paule.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-22497" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/01/anthony-paule-1024x687.jpg" alt="" width="460" height="308" /></a></p>
<p>Concludiamo ricordando The Anthony Paule Soul Orchestra, che come la formazione di Allan Harris &#8220;Kate&#8217;s Soulfood&#8221; era proveniente dalle esibizioni al Porretta Soul Festival. Due set al giorno all&#8217;interno della Sala Expo del Palazzo del Popolo hanno dimostrato una sempre maggiore solidità dei musicisti guidati dal chitarrista di San Francisco. Inoltre la cantante di Oakland Terrie Odabi ha dato il meglio di sé conquistando il pubblico con la sua voce, interpretando brani come &#8220;Hate take a Holiday&#8221; e la bella &#8220;After Awhile&#8221; composta da Christine Vitale.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
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		<title>XXVI Umbria Jazz Winter, i concerti e l&#8217;intervista a Giovanni Tommaso</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jan 2019 18:18:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Anthony Paule Soul Orchestra]]></category>
		<category><![CDATA[Ethan Iverson]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio Bosso]]></category>
		<category><![CDATA[Flavio Boltro]]></category>
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		<category><![CDATA[Porretta Soul]]></category>
		<category><![CDATA[Rosario Giuliani]]></category>
		<category><![CDATA[Umbria Jazz Winter]]></category>
		<category><![CDATA[Wee Willie Walker]]></category>

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		<description><![CDATA[I 60 anni di carriera del contrabbassista festeggiati con La dolce vita. Carrellata sui protagonisti del festival]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/01/Ethan.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-15191" title="ethan" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/01/Ethan-1024x576.jpg" alt="" width="460" height="258" /></a></p>
<pre>www.umbriajazz.com</pre>
<p><strong>29 dicembre 2018</strong></p>
<p>Il festival purtroppo ha dovuto rinunciare alla presenza di Barry Harris. Il pianista, 89 anni e uno dei massimi esponenti del bebop storico, aveva provato regolarmente la sua esibizione ma un&#8217;indisposizione lo ha costretto a rinunciare all&#8217;ultimo momento. Ethan Iverson, a cui è stato affidato il tributo a Bud Powell con l&#8217;orchestra di Umbria Jazz nella seconda parte del concerto, ha quindi preso in mano anche la prima parte della serata che si è tenuta al Teatro Mancinelli inserendosi in trio con Ben Street al contrabbasso e Lewis Nash alla batteria. La sua idea alla fine ha funzionato perché ha affrontato un suo particolare omaggio a Thelonious Monk, a sua volta ispiratore di Bud Powell. Per quanto riguarda invece il progetto con l&#8217;orchestra Iverson, che ha debuttato come direttore di big band, ha affrontato classici di Powell come Tempus Fugit e Un Poco Loco oltre a ritagliare degli spazi per quintetto alternati all&#8217;orchestra. In un&#8217;edizione nel segno dei solisti di tromba, va citata la grande bravura di Inge Jensen, ma sottolineiamo la funzione di Nash come uomo d&#8217;ordine all&#8217;interno dell&#8217;esibizione e della struttura orchestrale. Bis composto dallo stesso Iverson che si è ispirato al contrappunto di Duke Elllington,</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/01/BBB.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-15187" title="bbb" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/01/BBB-1024x576.jpg" alt="" width="460" height="258" /></a></p>
<p>Sempre in tema di trombettisti ha pienamente convinto il  progetto BBB di Flavio Boltro con Mauro Battisti al contrabbasso e Mattia Barbieri alla batteria presentato al Palazzo del Popolo. Anche senza uno strumento armonico come pianoforte o batteria i tre musicisti, con l&#8217;ausilio talvolta di loop station ed elettronica, hanno puntato su virtuosismo e melodia al tempo stesso. La tecnica usata da Boltro è quella di prendere delle cellule melodiche e svilupparle in durate più o meno lunghe. Coinvolgenti i brani che sono contenuti nell&#8217;album del trio come Spinning e Natale a Mosa.</p>
<p><strong>30 dicembre 2018</strong></p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/01/giuliani.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-15193" title="giuliani" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/01/giuliani-1024x576.jpg" alt="" width="460" height="258" /></a></p>
<p>Altro progetto da evidenziare è quello del sassofonista Rosario Giuliani che insieme a Luciano Biondini (fisarmonica), Enzo Pietropaoli (contrabbasso) e Michele Rabbia (batteria) che ha trovato la sua casa nel Museo Emilio Greco nelle mattinate del festival. In &#8220;Cinema Italia&#8221; il quartetto ha reinterpretato alcune delle colonne sonore più importanti del secondo Novecento. L&#8217;idea funziona perché non è assolutamente didascalica: i temi sono ben riconoscibili, ma gli spunti per il loro trattamento sono originali e di grande impatto per il pubblico. Temi come quelli di Otto e mezzo, C&#8217;era una volta in America e Nuovo cinema Paradiso sono quindi presentati in una nuova veste, con il linguaggio jazzistico che le valorizza. Ma anche la composizione originale Bianco e Nero, scritta dall&#8217;ideatore del progetto Giuliani, si merita un bel 10 e lode.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/01/Anthony-Orvieto.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-15188" title="anthony-orvieto" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/01/Anthony-Orvieto-1024x576.jpg" alt="" width="460" height="258" /></a></p>
<p>Un pezzo del Porretta Soul Festival è giunto a Orvieto per tutta la durata della manifestazione. Al Ristorante San Francesco e al Palazzo dei Sette la Anthony Paule Soul Orchestra con Wee Willie Walker ha conquistato il pubblico facendolo alzare spesso dalla sedia per applaudire e ballare al ritmo del grande soul. Una presenza significativa per la house band della rassegna (rappresentata in Umbria dal direttore artistico Graziano Uliani, divenuto il loro maestro di cerimonie per la sera di San Slivestro) che ha presentato molti brani del nuovo album After a While. Esibizioni di pura classe con il batterista D&#8217;Mar che non ha mancato di fare il solito show in mezzo al pubblico. Sono arrivati plausi al  gruppo anche dal patron di Umbria Jazz Carlo Pagnotta e da Renzo Arbore.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/01/WhatsApp-Image-2019-01-01-at-14.01.53.jpeg"><img class="alignnone size-large wp-image-15194" title="whatsapp-image-2019-01-01-at-14-01-53" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/01/WhatsApp-Image-2019-01-01-at-14.01.53-1024x768.jpeg" alt="" width="460" height="345" /></a></p>
<p><strong>31 dicembre 2018</strong></p>
<p>In un&#8217;edizione con i solisti di tromba in evidenza, ha ottenuto molto successo il duo Tandem formato da Fabrizio Bosso e Julian Oliver Mazzariello al pianoforte, già insieme negli High Five. Il loro è stato un omaggio alla canzone jazzata che poteva apparire tradizionale, ma che si è sviluppato in varie direzioni: il pianismo barrelhouse, l&#8217;uso della loop station, il trattamento delle figure musicali senza soluzione di continuità da uno strumento all&#8217;altro, l&#8217;uso della mano sinistra del pianista come contrabbasso. A partire da Domenica è sempre domenica, Tandem ha regalato un&#8217;ora di ritmo e melodia a un pubblico attento ed entusiasta a fine esibizione.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/01/Tandem1.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-15195" title="tandem" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/01/Tandem1-1024x576.jpg" alt="" width="460" height="258" /></a></p>
<p><strong>1 gennaio 2018</strong></p>
<p>Il tradizionale concerto dell&#8217;1 di notte nella Sala dei 400 nel Palazzo del Popolo è stata l&#8217;occasione per celebrare i sessant&#8217;anni di carriera di Giovanni Tommaso. Era la quarta esibizione nell&#8217;ambito del festival de La dolce vita, dall&#8217;idea nata nel 2000 attorno alle colonne sonore. Insieme al contrabbassista un altro senatore come Enrico Rava al flicorno e a due solide realtà del jazz come Danilo Rea al pianoforte e Roberto Gatto alla batteria. Tommaso si è divertito a raccontare un po&#8217; della sua vicenda artistica in mezzo ai brani proposti a pubblico. Tra questi Profumo di Donna di Trovajoli, Bolero di Fusco, Il postino di Bacalov, More di Ortolani (proposto come bis alle 2.30) tratti da pellicole del nostro grande cinema. Non sono mancati gli originali come Il sogno di Hitchcok di Rava e Cinema Moderno di Tommaso. Qualità di esecuzione indiscutibile per iniziare bene l&#8217;anno in musica.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/01/La-dolce-vita.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-15192" title="la-dolce-vita" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/01/La-dolce-vita-1024x576.jpg" alt="" width="460" height="258" /></a></p>
<p><em><strong>Giovanni Tommaso, la festa per i 60 anni di carriera</strong></em></p>
<p><strong>Come è nata l’idea di questa ricorrenza proprio a Umbria Jazz Winter?</strong></p>
<p>«Inizialmente pensavo di realizzarla per l’Auditorium Parco della Musica di Roma, dove avevo già festeggiato il mezzo secolo di carriera. In quel caso era una maratona musicale che rievocava la mia vita musicale, dal Quintetto di Lucca ad Apogeo e Perigeo, il trio di Alfredo Tommasi. Così c&#8217;erano tanti colleghi e vari personaggi che introducevano ogni fase che veniva rievocata. In pratica, un &#8220;one shot&#8221; difficile da ripetere. L’amicizia con Carlo Pagnotta ha fatto in modo che dall&#8217;Auditorium (dove tra l&#8217;altro saranno festeggiati gli 80 anni di Enrico Rava) i 60 anni di musica si tenessero a UJ Winter con la ripresa di un progetto nato nel 2000».</p>
<p><strong>E’ stato semplice coinvolgere musicisti importanti?</strong></p>
<p>«La titolarità de La dolce vita era di Rava e Gatto con il quartetto completato da Stefano Bollani. Lui aveva altri impegni in questi giorni, quindi per me è stato naturale coinvolgere Danilo Rea che è un caro amico e che ho visto crescere musicalmente. A volte le reunion possono non funzionare, però questa volta (anche se non sta a me dirlo) devo dire che è andata molto bene, divertendoci anche a fare le nostre cose in modo più estemporaneo».</p>
<p><strong>Lei ha vinto anche un David di Donatello per una colonna sonora. Qual è il suo rapporto con i film?</strong></p>
<p>«Da ragazzo invece di studiare passavo i pomeriggi al cinema, quel Cinema Moderno di Lucca il cui gestore era il padre di un mio amico. Vedevo di tutto, ero appassionato di Tarzan e Stanlio e Ollio, ma soprattutto del musical che poi mi spinsero ad abbracciare il jazz. Inoltre ricordo bene i soldati americani a Lucca durante la guerra: uno di loro mi diede della cioccolata e sullo schermo vedevo l&#8217;America che anni dopo avrei visitato. E’ stato naturale, una volta diventato musicista, comporre per le immagini quando mi venivano affidate colonne sonore»</p>
<p><strong>La sala era piena, nonostante l&#8217;orario&#8230;</strong></p>
<p>Sono stati quattro concerti con il tutto esaurito. Inoltre ci è stato chiesto sempre uno o più fuori programma. Poi a fine esibizione c’erano tanti colleghi che venivano a salutarmi e a fare i complimenti. E’ stata una bella soddisfazione che fa parte del lato positivo di questa vita».</p>
<p>Michele Manzotti</p>
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		<title>Anthony Paule Soul Orchestra da Porretta a Orvieto</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Dec 2018 16:45:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Special]]></category>
		<category><![CDATA[Anthony Paule]]></category>
		<category><![CDATA[Anthony Paule Soul Orchestra]]></category>
		<category><![CDATA[Orvieto]]></category>
		<category><![CDATA[Porretta Soul]]></category>
		<category><![CDATA[Umbria Jazz Winter]]></category>

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		<description><![CDATA[A colloquio con il chitarrista in vista di Uj Winter e la recensione dell'album After a While]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/12/Wee-Willie-Walker-Band-ph.-Gianni-Grandi.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-15165" title="wee-willie-walker-band-ph-gianni-grandi" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/12/Wee-Willie-Walker-Band-ph.-Gianni-Grandi-1024x682.jpg" alt="" width="460" height="306" /></a></p>
<pre>www.umbriajazz.com</pre>
<pre>www.anthonypaule.com</pre>
<pre>www.porrettasoul.com</pre>
<p><em>Foto in alto Gianni Grandi, foto centrale Giovanni Bandera</em></p>
<p>Anthony Paule con la sua orchestra tornano in Italia, una volta tanto in pieno inverno. L&#8217;ensemble del chitarrista con Wee Willie Walker sarà infatti in residenza a Orvieto al ristorante San Francesco oltre che al Palazzo dei Sette durante Umbria Jazz Winter dal 28 dicembre 2018 al 1 gennaio 2019. Con lui abbiamo parlato di come si è consolidata la sua presenza a Porretta Soul, diventandone l&#8217;architrave musicale accompagnando i cantanti che si alternano sul palco.</p>
<p><strong>E’ dal 2013 che il gruppo rappresenta una forte base per Porretta. Tanti musicisti che vanno e vengono ma il cuore è sempre molto solido. Come è stato riuscire a tenere questo progetto per un tempo così lungo?</strong></p>
<p>Sono almeno dodici anni che la band è in attività suonando musica soul. Tutti sono cambiati, ad eccezione del tastierista, comunque mi considero fortunato. Quando qualcuno se ne è andato per fare altre esperienze ho sempre trovato un sostituto e ogni volta il gruppo è diventato sempre più forte.</p>
<p><strong>Hai inventato un modello in cui ogni musicista viene, in cui sa cosa deve fare e lo fa?</strong></p>
<p>E’ uno stile ben preciso, il focus del gruppo quello di interpretare la musica soul tradizionale. Ho iniziato con il cantante Frank Bey giusto per fare qualche concerto. Un amico mi propose di registrare un’esibizione dal vivo: all’inizio non ero d’accordo poi ho ascoltato il risultato e mi è piaciuto molto. Ne è nato un cd che ho mandato alla direzione artistica di Porretta. Con Graziano Uliani è nata poi l’idea di essere la band residente del festival.</p>
<p><strong>La preparazione quando inizia? Dovete eseguire tantissimi brani in tre sere per accompagnare gli artisti oltre alla vostra esibizione</strong></p>
<p>Sono tanti brani, oltre 80 canzoni. A novembre e dicembre dell’anno precedente mi metto in contatto con il festival. Uliani mi fa sapere quali artisti saranno presenti a luglio e il tipo di repertorio. E’ un lavoro importante, perché talvolta passano i giorni e ancora non so quali brani dovranno essere preparati. In alcuni casi i pezzi li conosco a maggio.</p>
<p><strong>E’ un problema anche per le prove?</strong></p>
<p>Non le facciamo fino a quando non arriviamo in Italia. Non puoi provare un brano senza il cantante: la registrazione della canzone ci arriva prima, ma ci siamo anche trovati con canzoni che poi sarebbero state interpretate in modo completamente diverso. Il nostro tastierista Tony Lufrano comincia a preparare gli arrangiamenti sin da febbraio. La mia borsa è piena di musica: è un grosso lavoro, ma ogni anno ce la facciamo!</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/12/Anthony-Paule-Soul-Orchestra-ph.-Giovanni-Bandera.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-15166" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/12/Anthony-Paule-Soul-Orchestra-ph.-Giovanni-Bandera-1024x768.jpg" alt="" width="460" height="345" /></a></p>
<p><strong>Wee Willie Walker and The Anthony Paule Soul Orchestra &#8211; After a While</strong></p>
<p>Quando recensimmo il<a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/2015/08/bey-paule-band-not-goin-away/"> disco della Bey Paule Band</a> concludemmo spiegando che il suono era un approdo sicuro per coloro che rimpiangevano l&#8217;esperienza Blues Brothers. La presenza di Wee Willie Walker alla voce, e sicuramente l&#8217;esperienza di Porretta, hanno fatto in modo che Anthony Paule virasse decisamente verso il soul tanto da mettelo in evidenza nel nome dell&#8217;ensemble. Una combinazione perfetta delle due personalità, oltre che degli elementi del gruppo, porta a un ascolto del disco senza stanchezza dall&#8217;inizio alla fine. Anzi, ci sono delle punte di eccellenza negli originali che possono diventare un marchio di fabbrica del gruppo e di un soul contemporaneo e tradionale al tempo stesso. Citiamo la splendida ballata della traccia titolo, l&#8217;iniziale Second Chance, Thanks for The Dance con innesti latini, il jump di I Want To Know, il funky di The Willie Walk. Tra le riproposte citiamo Romance in The Dance, e la lenta Your Good Thing (Is About To End) posta nel finale. Fiati e ritmica di altissimo livello e un dico must per chi ama la black music.</p>
<p>Tracklist</p>
<p>1 Second Chance</p>
<p>2 After A While</p>
<p>3 I Don&#8217;t Want To Take A Chance</p>
<p>4 Romance In The Dark</p>
<p>5 Hate Take A Holiday</p>
<p>6 Thanks For The Dance</p>
<p>7 If Only</p>
<p>8 Cannot Be Denied</p>
<p>9 Look What You&#8217;ve Done To Me</p>
<p>10 I Don&#8217;t Want To Know</p>
<p>11 The Willie Walk</p>
<p>12 Lovey Dovey</p>
<p>13 Your Good Thing (Is About To End)</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/12/after-a-while.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-15167" title="after-a-while" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/12/after-a-while.jpg" alt="" width="355" height="355" /></a></p>
<p>Michele Manzotti</p>
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		<item>
		<title>Cinque nomination ai Blues Awards per la house band del Porretta Soul Festival</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jan 2018 10:17:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pdb</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Anthony Paule]]></category>
		<category><![CDATA[Anthony Paule Soul Orchestra]]></category>
		<category><![CDATA[Porretta Soul]]></category>

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		<description><![CDATA[Riconoscimenti per la Anthony Paule Soul Orchestra ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/01/Anthony-Paule-Soul-Orchestra-2-ph.-Giovanni-Bandera.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-13206" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/01/Anthony-Paule-Soul-Orchestra-2-ph.-Giovanni-Bandera-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a></p>
<pre>www.porrettasoul.it</pre>
<p><em>Foto (c) Giovanni Bandera </em></p>
<p>La Anthony Paule Soul Orchestra, band residente del Porretta Soul Festival, ha ottenuto cinque Blues Awards nominations dalla Blues Foundation di Memphis grazie all&#8217;album After A While. Nell&#8217;album spicca la presenza del cantante Wee Willie Walker, che si è esibito con il gruppo di San Francisco a Porretta per la prima volta nel 2015. Proprio in quell&#8217;anno sono nate le basi che hanno portato all&#8217;incisione. &#8220;Suoniamo a Porretta ogni anno &#8211; spiega Anthony Paule &#8211; e siamo grati a Graziano Uliani e alla sua grande passione per il soul. Tutto è nato grazie al suo amore per la musica ed è questo che rende l&#8217;atmosfera di Porretta speciale. Inoltre nel 2017 ha ricevuto il premio Keeping the Blues Alive dalla stessa Blues Foundation. E&#8217; un grande onore essere la house band del festival&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
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