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	<title>il popolodelblues &#187; Rivista elettronica fondata da Ernesto de Pascale articoli, recensioni, link, informazioni su artisti eventi</title>
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		<title>Giuseppe Scaravilli &#8211; Premiata Forneria Marconi. Il lungo viaggio</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jan 2024 20:14:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Sonaglia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Arcana]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Scaravilli]]></category>
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		<category><![CDATA[Rock]]></category>

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		<description><![CDATA[Un dettagliato resoconto sulla carriera della PFM, con interviste a Giorgio “Fico” Piazza e Bernardo Lanzetti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2024/01/Giuseppe_Scaravilli_PFM.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-25578" title="giuseppe_scaravilli_pfm" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2024/01/Giuseppe_Scaravilli_PFM-220x300.jpg" alt="" width="220" height="300" /></a></p>
<pre>Arcana Edizioni, Pag. 256 - euro 17,50</pre>
<pre>www.arcanaedizioni.com</pre>
<p>La musica progressive negli anni settanta ha lasciato un solco importante e aperto nuove strade. Anche l&#8217;Italia ha vissuto anni memorabili, con band che hanno fatto la storia, anche con pochi e conclamati dischi. Sicuramente la Premiata Torneria Marconi nell&#8217;immaginario collettivo risulta il gruppo più famoso, che ha portato il suo nome nel mondo. Nel 1996 il leader Franz Di Cioccio scrisse il libro &#8220;Due volte nella vita&#8221;, che raccontava la storia della PFM in maniera molto personale. A distanza di anni lo scrittore e musicista Giuseppe Scaravilli ha deciso di parlare a fondo della band, con vari e interessanti punti di vista. Il volume uscito per Arcana Edizioni è un dettagliato resoconto che parte dai primissimi inizi, fino ad arrivare ai nostri giorni, album per album, tour dopo tour, formazione per formazione. La scrittura di Scaravilli è fluida e veramente interessante. Una analisi attenta e precisa, sia dal punto di vista storico, che da quello musicale, andando anche a spiegare certe progressioni armoniche, le scelte degli strumenti e citando anche i testi delle canzoni. Un viaggio affascinante, alla scoperta di aneddoti e curiosità che sapranno soddisfare i lettori curiosi. Necessari per capire certi sviluppi nella carriera della band sono poi le interviste a Giorgio &#8220;Fico&#8221; Piazza (che scrive anche la prefazione) e Bernardo Lanzetti, due personaggi veramente importanti e spesso poco nominati. Trentanove capitoli arricchiti da bellissime foto in bianco e nero, alcune mai viste come quelle di Paolo Genta scattate a Reggio Emilia il 15 marzo del 1977 e quelle di Giorgio Brancaglion a Pieve Emanuele nel 1985. Non manca a completare il libro, la discografia ufficiale divisa tra studio e live. Giuseppe Scaravilli ci ha regalato qualcosa di prezioso, una lettura piacevole, consigliatissima per tutti gli amanti della musica immaginifica e fa piacere vedere il nome del nostro indimenticato Michele Manzotti tra le pagine. Grazie!</p>
<p>Marco Sonaglia</p>
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		<title>Giuseppe Catani &#8211; Ali e nomi, Flavio Giurato si racconta</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Mar 2023 21:19:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Sonaglia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Arcana]]></category>
		<category><![CDATA[Flavio Giurato]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Catani]]></category>

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		<description><![CDATA[Giuseppe Catani - Ali e nomi, Flavio Giurato si racconta]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2023/03/flavio_giurato_ali_nomi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24355" title="flavio_giurato_ali_nomi" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2023/03/flavio_giurato_ali_nomi-207x300.jpg" alt="" width="207" height="300" /></a></p>
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<pre>Arcana, 2022</pre>
<pre>Pag. 143, Euro 16</pre>
<p>Flavio Giurato è un nome culto della canzone d&#8217;autore, un vero outsider, una gemma che appartiene a quell&#8217;incredibile miniera di bellezza che chiamiamo nicchia. Si perché il mondo musicale spesso è ingiusto e non cura i suoi frutti migliori, ma si perde in fenomeni che durano il tempo che meritano. Per fortuna Giuseppe Catani, che è un attento critico musicale, ma al tempo stesso un agitatore culturale (termine che si usava pienamente negli anni settanta) ha deciso di analizzare il fenomeno Giurato e lo ha fatto con un libro veramente interessante. Una lunga e corposa intervista che ci porta alla scoperta di questo cantautore raffinato e bizzarro al tempo stesso, con uno stile unico e personale. Nella piacevole lettura si raccontano tanti aneddoti sulla lavorazione dei dischi, sulla scelta dei musicisti e anche delle copertine dei vinili che oramai sono diventati pezzi rari come &#8220;Per futili motivi&#8221; (1978), &#8221; Il tuffatore&#8221; (1982) e &#8220;Marco Polo&#8221;(1984). Lavori variegati e mai banali che sottolineano un percorso discografico insolito che trova ne &#8220;Il manuale del cantautore&#8221; una delle sue vette artistiche e un punto di riferimento per i nuovi cantautori. E poi si scopre che il nonno materno è stato il librettista del &#8220;Gianni Schicchi&#8221; di Giacomo Puccini,  della sua  passione per il Baseball e per le chitarre, dell&#8217;incontro con Ringo Starr e Nick Drake, delle provocanti partecipazioni televisive, dei progetti futuri tra cui un film western e ovviamente nuove canzoni. Ed è bello notare che tra i ricordi più piacevoli ci sia proprio la figura mai dimenticata di Ernesto De Pascale. Come ciliegina sulla torta troviamo &#8220;Entryleaks&#8221; , un testo scritto insieme all&#8217;amico Guido Celli (poeta, performer, videomaker, musicista) con uno stile ironicamente sarcastico, tutto da gustare. La bravura di Catani è quella di aver tratteggiato con cura la figura di Giurato e di averlo lasciato a briglia sciolta con riflessioni sempre argute e veritiere. Giurato si racconta e lo fa bene, non fatevi scappare questo gioiellino di libro.</p>
<p>Marco Sonaglia</p>
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		<title>Roberta Maiorano &#8211; Stayin&#8217; Alive</title>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2018 08:30:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Arcana]]></category>
		<category><![CDATA[Bee Gees]]></category>
		<category><![CDATA[Roberta Maiorano]]></category>

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		<description><![CDATA[L'epopea dei Bee Gees con la biografia dei fratelli Gibb e le loro creazioni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/05/Maiorano.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-14016" title="maiorano" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/05/Maiorano-224x300.jpg" alt="" width="224" height="300" /></a></p>
<pre>(Arcana)</pre>
<pre>www.arcanaedizioni.com</pre>
<pre>Pagg. 480, Euro 25.00</pre>
<p>Hanno attraversato decenni di musica conquistando generazioni di pubblico in tutto il mondo. Alzi la mano però chi pensava che per descriverli occorreva un volume di oltre 400 pagine. Percrhé per l&#8217;immaginario collettivo i Bee Gees sono &#8220;quelli della Febbre del sabato sera&#8221;, oppure per i più avanti con gli anni quelli che scalarono l&#8217;Hit Parade italiana con la ballata Run to Me. Ma il gruppo dei tre fratelli anglo-australiani è stato molto di più. Un sodalizio che ha compreso affetto e complicità familiare insieme alle attitudini professionali. Questo sin dall&#8217;infanzia fino agli ultimi anni di vita dei gemelli Maurice e Robin con Barry attualmente unico superstite. La storia raccontata da Roberta Maiorano è fitta di avvenimentI: che si tratti di vita privata o professionale, anzi facendo in modo che entrambe si completino a vicenda. I tre fratelli, con il ruolo non secondario del produttore Robert Stigwood, passano così da gruppo prevalentemente melodico a quello che ha rivoluzionato la musica da discoteca rivaleggiando in questo ruolo solo con Nile Rodgers. In mezzo prima e oltre tanti dettagli che l&#8217;autrice ha raccolto con un lungo lavoro di ricerca e che permettono al lettore non solo di seguire una lunga storia, ma anche di sognare a suon di bella musica.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
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		<title>Blues da leggere</title>
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		<pubDate>Wed, 18 May 2016 22:11:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Special]]></category>
		<category><![CDATA[Arcana]]></category>
		<category><![CDATA[blues]]></category>
		<category><![CDATA[Giuliano Malatesta]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Menabò]]></category>

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		<description><![CDATA[I libri di Giuliano Malatesta e Roberto Menabò editi da Arcana]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<pre>www.arcanaedizioni.it</pre>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2016/05/blues-highway.jpg"><img class="alignnone  wp-image-9256" title="blues-highway" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2016/05/blues-highway.jpg" alt="" width="420" height="615" /></a></p>
<p><strong>Giuliano Malatesta</strong></p>
<p><strong>Blues Highway</strong></p>
<p><strong>Pagg. 144, 15 Euro</strong></p>
<p>Il blues evoca il Delta, ma anche Chicago. Due estremità collegate dalla Highway 61. E dato che il blues evoca anche il viaggio (geografico o interiore poco importa) ecco che il giornalista Giuliano Malatesta ha deciso di percorrere questa strada come percorso storico e sentimentale al tempo stesso. Tenendo sempre la barra dritta su un aspetto che sta alla base della grande musica, ovvero le belle storie da raccontare. Tra le pagine più interessanti quelle dedicate a St, Louis, all&#8217;epopea della Sun Records e l&#8217;avvicinamento a New Orleans attraverso Clarksdale. Libro agile e con notizie interessanti sulle varie città della musica.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2016/05/vite-affogate-nel-blues.jpg"><img class="alignnone  wp-image-9257" title="vite-affogate-nel-blues" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2016/05/vite-affogate-nel-blues.jpg" alt="" width="400" height="594" /></a></p>
<p><strong>Roberto Menabò</strong></p>
<p><strong>Rollin&#8217; and Tumblin&#8217;</strong></p>
<p><strong>Pagg. 160, 16 Euro</strong></p>
<p>Molti ricorderanno il disco A bordo del Conte Biancamano con la chitarra acustica protagonista assoluta. Ma Roberto Menabò è anche insegnante e ricercatore. Quindi è stato quasi naturale andare a cercare le storie dei bluesmen del primo Novecento  più o meno noti, ognuno dei quali riempie un tassello dell&#8217;epopea di un genere. In parte, come Skip James, hanno avuto l&#8217;onore di essere stati inclusi nei film di Scorsese. Altri, come Bukka White, Gary Davis, Mississippi John Hurt sono nel cuore di molti appassionati del genere. Infine ci sono tanti nomi che magari non dicono molto agli ascoltatori, ma le cui vicende rappresentano quel mix tra storia e leggenda che tanto piace quando di parla di blues. Menabò si diverte e fa divertire anche chi legge le sue pagine.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
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		<title>Stefano Frollano e Fabio F. Pellegrini &#8211; (after) The Gold Rush</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Mar 2016 11:16:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pdb</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Arcana]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio F. Pellegrini]]></category>
		<category><![CDATA[Neil Young]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Frollano]]></category>

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		<description><![CDATA[Il musicista canadese visto come filologo e ricercatore]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2016/03/after-gold-rush.jpg"><img class="alignnone  wp-image-8898" title="after gold rush" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2016/03/after-gold-rush.jpg" alt="" width="309" height="462" /></a></p>
<pre>Arcana</pre>
<pre>www.arcanaedizioni.it</pre>
<pre>Pagine  335, prezzo Euro 19.50</pre>
<p>La vicenda artistica di Neil Young, la cosa è nota, si riflette pienamente con la crescita e la formazione culturale del continente americano, con i suoi controversi e spesso cruenti avvenimenti, che dallo sbarco di John Smith e i primi insediamenti inglesi arrivano fino alle dispute politico-ambientali attuali. Neil Young ha “sentito” tutto ciò e lo ha riversato nei mille rivoli della sua espressività, dalle prime band giovanili ad una carriera da solista sempre rilevante. Oggi due autori italiani, cultori del cantautore canadese, scrivono un libro che ha come punto di partenza il viaggio di Young da Ontario fino alla volta della California, vero e proprio Golden State della musica che, dopo i fasti della corsa all’oro di fine ottocento, diventa il luogo dove affermare la propria creatività. Si parla da allora di musica californiana , ma Frollano e Pellegrini sottolineano come il suono “West Coast “ sia stato creato da musicisti che venivano da un&#8217;altra America, quella dei freddi stati del Nord del continente spesso quando non dal Canada, terra del nostro eroe. A tutti gli effetti la frase chiave del libro dei due autori è quella che apre il quinto capitolo: cercare e trovare. La ricerca senza fine dell’uomo (e del musicista), intesa come ricerca di altri luoghi di altri posti di affermare la propria identità . Tutta l’arte e la poetica delle canzoni di Neil Young sta in questa esperienza esistenziale dell’ uomo e Young nell’analisi del libro è colui che più di altri sembra restituire l’essenza dell’artista americano che non è solo autore , musicista e cantante delle proprie canzoni ma è anche filologo, è anche giornalista, è anche ricercatore. Nel libro vengono evidenziati alcuni album cardine dove è chiara la ricerca del cantautore canadese , sempre in bilico tra la contemporaneità e la storia dei nativi d’America , quindi tra un passato fondante e un presente continuamente da interpretare e da leggere: “After the Gold Rush“, ovviamente, “Zuma“, &#8220;Harvest&#8221; , il più recente “Americana” ma anche la colonna sonora del film “ Dead Man “ di Jim Jarmush e il disco prodotto insieme a Daniel Lanois “ Le Noise “ . E’ una linea narrativa interessante che esclude altri LP i ma che ha un ottima ragion d’essere cioè quella di una seconda lettura che va ben oltre la fama dei dischi stessi: è nella canzoni contenute in queste opere che si riflette l’epopea americana , è nei suoni della chitarra elettrica di Young che rivivono secoli di storia della nuova frontiera. C’e’ inoltre una storiografia musicale che il libro segue e che parte dai salmi importati dal vecchio continente nel 600 dai padri pellegrini e dai puritani e che poi si evolvono negli inni, negli spirituals trasformandosi nel corso del tempo in multiformi espressioni di intrattenimento che Young nei suoi vari momenti della carriera sembra volere ripercorrere tutti. Una memoria storica di cui forse oggi si ha più coscienza che nella fortunata stagione della musica west coast e cioe’ nel momento di affermazione di quello che all’epoca veniva chiamato country rock e che adesso con una formula più omnicomprensiva viene chiamato Americana. Chiude il libro un intervista con Ralph Molina, batterista dei Crazy Horse, la discografia di Neil Young e un analisi dettagliata dei concerti di Young compresi tra il 1961 e il 1978, periodo che rappresenta il contenuto del libro .</p>
<p>Ugo Coccia</p>
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		<title>Parole e suoni: il mondo di Alan Parsons</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jul 2015 20:49:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Special]]></category>
		<category><![CDATA[Alan Parsons]]></category>
		<category><![CDATA[Alan Parsons Project]]></category>
		<category><![CDATA[Arcana]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Ferrua]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervista al musicista-produttore in occasione dell'uscita del libro di Francesco Ferrua]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2015/07/alan-parson-occhio-nel-cielo.jpg"><img class="alignnone  wp-image-7043" title="alan parson occhio nel cielo" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2015/07/alan-parson-occhio-nel-cielo.jpg" alt="" width="471" height="700" /></a></p>
<pre>Arcana</pre>
<pre>www.arcanaedizioni.it</pre>
<pre>pagg. 340, euro 23,50</pre>
<p>Hanno raggiunto numeri che la discografia attuale può solo sognare. I dieci album pubblicati tra il 1976 e il 1987 ottennero cinquanta riconoscimenti tra dischi d&#8217;oro e di platino, ma soprattutto le vendite arrivarono a quaranta milioni di copie vendute. Alan Parsons ed Eric Woolfson, ovvero The Alan Parsons Project, trovarono un equilibrio particolare tra il rock progressivo che stava tramontando e il pop con l&#8217;inserimento dell&#8217;elettronica, oggi un fatto abituale ma allora rivoluzionario. Il libro di <strong>Francesco Ferrua</strong>, che ha come titolo la traduzione di “Eye in The Sky” il brano di maggior successo del gruppo, racconta per la prima volta in Italia la storia di questa formazione. Ma è indubbio che il personaggio che brilla maggiormente è Parsons, giovane ingegnere del suono che carpisce i trucchi del mestiere lavorando con i Beatles in “Abbey Road” e i Pink Floyd in “Dark Side of the Moon” e che diventa in poco tempo un musicista di primissimo piano.</p>
<p><em><strong>www.alanparsonsmusic.com</strong></em></p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2015/07/Alan-Parson-Yellow-Jkt-Red-Gtr-copy.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-7044" title="Alan Parsons - live in HeerlenAlan ParsonsFoto: Revierfoto" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2015/07/Alan-Parson-Yellow-Jkt-Red-Gtr-copy-1024x682.jpg" alt="" width="460" height="306" /></a></p>
<p><em><strong>L&#8217;intervista </strong></em></p>
<p>I suoi concerti italiani hanno registrato il tutto esaurito. «Firenze è una delle mie città preferite – spiega il musicista nato a Londra che il Popolo del Blues ha intervistato poco prima della data di aprile nel capoluogo toscano  –; fortunatamente in Italia vengo spesso. Non solo con la mia band, ma anche per lavorare in studi di registrazione».</p>
<p><strong>Lei infatti è conosciuto forse più per l’attività di produttore e musicista in studio che non sul palco. Qual è la sua dimensione preferita? </strong></p>
<p>«Adesso sicuramente quella dal vivo. Una volta la musica era un fenomeno prevalentemente discografico anche se i concerti erano indubbiamente importanti. Negli anni, con i dischi che si vendono sempre di meno, le esibizioni in pubblico sono diventate fondamentali per l’attività di un musicista».</p>
<p><strong>Nella sua biografia c’è anche la partecipazione a un album divenuto fondamentale per la storia della musica come Abbey Road dei Beatles. Cosa ricorda di quel lavoro?</strong></p>
<p>«Provi a immaginare cosa passa per la testa a un giovane che si trova i Beatles in uno studio di registrazione. E nello stesso tempo a imparare il mestiere di confezionare il suono, lavorando su un disco i cui brani sono diventati immortali. Posso solo dire che Abbey Road professionalmente mi ha fatto fare un salto in avanti divenuto fondamentale».</p>
<p><strong>Ritornando al discorso sulla musica di oggi, le piace continuare a scrivere e proporre nuovi brani? </strong></p>
<p>«Certamente, tanto che questo tour precede di poco l’uscita del mio nuovo disco. L’album avrà anche un’edizione limitata in vinile colorato».</p>
<p><strong> Quindi ci saranno sorprese nel suo concerto? </strong></p>
<p>«Ovviamente gran parte del pubblico viene ad ascoltare i miei classici come Eye in the Sky, Sirius e Mammagamma. Quelli non possono mancare in scaletta. Però che spettacolo sarebbe senza un po’ di novità e qualche sorpresa?»</p>
<p>Michele Manzotti</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2015/07/alan_parsons_vertical-copy.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-7045" title="alan_parsons_vertical copy" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2015/07/alan_parsons_vertical-copy-676x1024.jpg" alt="" width="460" height="696" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Alessandro d&#8217;Urso (a cura di) &#8211; Gianni Maroccolo</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Mar 2014 23:19:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Arcana]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Rocchi]]></category>
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		<description><![CDATA[Immagini e testimonianze per Gianni Maroccolo, dai Litfiba ai nuovi progetti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2014/03/MAROK.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-3867" title="Alessandro d'Urso - Gianni Maroccolo" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2014/03/MAROK-901x1024.jpg" alt="" width="460" height="522" /></a></p>
<pre title="Alessandro d'Urso - Gianni Maroccolo">Arcana <a title="Alessandro d'Urso - Gianni Maroccolo" href="http://www.arcanaedizioni.com/">www.arcanaedizioni.com</a>
Pagine 288, prezzo 44 Euro</pre>
<p>Per sua stessa ammissione non ama le parole. Forse perché un bassista pensa alla sostanza, a tenere unita la sezione ritmica che sostiene un brano musicale. Per questo è soprendente, ma al tempo stesso molto gradita, l’uscita di un libro-biografia che vede come protagonista Gianni Maroccolo a cura di Alessandro d’Urso. Il volume v<em>db23/ Storie di un suonatore indipendente</em>, edito da Arcana, è un libro fotografico e di testimonianze che copre più di tre decenni di musica. Basterebbe ricordare che Marok è stato protagonista dei Litfiba dalla fondazione. Ma anche che la sua storia è continuata ben oltre con la partecipazione a progetti importanti come i Csi e i Pgr, i Marlene Kuntz, il lavoro con Ivana Gatti, gli incontri con tanti protagonisti del rock e pop italiano fino al sodalizio con Claudio Rocchi, scomparso da poco. E non ci sono solo quelle quattro corde del basso a pulsare, ma un’opera di ricerca verso nuove sonorità e di produzioni artistiche. Forse a 53 anni era utile fare il punto e aprirsi un po’, mettendo nero su bianco tante cose su carta invece che su disco. E facendo parlare anche immagini e amici. Tante persone che hanno riconosciuto nel bassista un artigiano della musica con la A maiuscola.<br />
Michele Manzotti</p>
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