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	<title>il popolodelblues &#187; Rivista elettronica fondata da Ernesto de Pascale articoli, recensioni, link, informazioni su artisti eventi</title>
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		<title>The Dead South, Aqvarium Klub, Budapest, 18 novembre 2021</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Nov 2021 09:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[alternative Bluegrass]]></category>
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		<category><![CDATA[The Dead South]]></category>

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		<description><![CDATA[Successo di pubblico per la formazione canadese in Ungheria]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/11/Screenshot_20211119-095604_Gallery.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-22070" title="screenshot_20211119-095604_gallery" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/11/Screenshot_20211119-095604_Gallery.jpg" alt="" width="720" height="379" /></a></p>
<pre>www.thedeadsouth.com</pre>
<p>Un successo straordinario di pubblico. La scelta di una data a Budapest in un tour che toccava varie città tedesche si è rivelata azzeccata per i Dead South. Il gruppo di Regina (Saskatchewan, Canada) ha dimostrato di avere un gran seguito in terra ungherese, e non solo per In Hell I&#8217;ll Be in Good Company, il cui video è diventato virale. Il pubblico che ha affollato l&#8217;Aqvarium Klub conosceva molto bene il repertorio della formazione che deve a un&#8217;etichetta tedesca la pubblicazione dell&#8217;album di esordio Good Company. Nate Hilts, Scott Pringle, Colton Crawford e Danny Kenyon con banjo, mandolino, chitarre e violoncello, hanno mostrato di sapere stare molto bene sul palco, al di là della dimensione disco e video. Ci hanno ricordato l&#8217;attitudine dei migliori Mumford &amp; Sons, presentando un bluegrass alternativo dove dietro la velocità del ritmo c&#8217;è una dimensione dark dovuta alle storie che raccontano: le vicende terrene sono condizionate da angeli e demoni in un paesaggio rurale che di idilliaco ha ben poco. La loro cifra stilistica è quella dei continui e improvvisi cambiamenti di tempo, di momenti di stacco silenzioso da cui poi fare ripartire il brano. Il loro set è durato un&#8217;ora e venti minuti circa, preceduto da due gruppi di apertura. Ovviamente il brano più festeggiato è stato In Hell I&#8217;ll Be in Good Company, ma già l&#8217;iniziale Diamond Ring, Every Man Needs a Chew, The Good Lord, Broken Cowboy fino a Honey You sono stati salutati da spettatori entusiasti e motivati a passare una serata di buona musica. Finché resteranno autentici The Dead South potranno dare altre belle sorprese in futuro.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/11/20211119_095909.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-22072" title="20211119_095909" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/11/20211119_095909.jpg" alt="" width="720" height="361" /></a></p>
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		<title>European Folk Network, Hungarian Heritage House, Budapest, 17 e 18 novembre 2021</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Nov 2021 10:32:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Budapest]]></category>
		<category><![CDATA[European Folk Network]]></category>
		<category><![CDATA[folk]]></category>
		<category><![CDATA[Hungarian heritage House]]></category>

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		<description><![CDATA[La due giorni di conferenza e musica nella capitale magiara]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/11/efn-budapesr.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-22224" title="efn-budapesr" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/11/efn-budapesr.jpg" alt="" width="659" height="436" /></a></p>
<pre>www.europeanfolknetwork.com</pre>
<pre>www.hagyomanyokhaza.hu</pre>
<p>Dopo due anni si è tornati finalmente in presenza. Da Bruxelles a Budapest, grazie allo staff dell&#8217;Hungarian Heritage House (Hagyományok Háza) che in soli due mesi ha accolto delegati da tutta Europa nella propria sede al centro di Buda<strong> (nella foto 1 di Laura Ambrus)</strong>. Un palazzo affascinante che contiene sale, archivi storici, spazi per esibizioni musicali e di danza. L&#8217;European Folk Network ha così riacceso i motori dopo le sessioni da remoto della scorsa primavera,  Confronti, scambi di opinioni, conferenze, momenti conviviali: tutto ciò ha contribuito a ripartire verso una rete che valorizzi la musica popolare. Manca ancora il manifesto su cui l&#8217;associazione, che ha sede a Bruxelles, sta lavorando da qualche mese, ma la pandemia ha rallentato il programma. Anche i delegati presenti sarebbero potuti essere di più: chi non è arrivato a Budapest ha potuto comunque seguire i lavori da remoto.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/11/20211117_211709.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-22154" title="20211117_211709" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/11/20211117_211709-1024x497.jpg" alt="" width="460" height="223" /></a></p>
<p>Veniamo ai padroni di casa, ai quali diamo il massimo dei voti per organizzazione e accoglienza. I lavori sono stati aperti dal direttore uscente HHH Laszlo Kelemen e le relazioni di Miklos Both, Soma Salomon e Andras Lelkes hanno mostrato la grande competenza nel lavoro di ricerca e catalogazione delle tradizioni popolari (non solo musica, ma anche danza che in Ungheria gode di attenzione grazie a molti gruppi personali) ma anche in quello di organizzare connessioni culturali tra diversi paesi intercettando contributi per concerti e festival grazie al progetto Most. Tra i relatori di altri paesi ricordiamo Tom Besford di Manchester che ha analizzato il problema della proposta musicale da remoto e le due finlandesi Raisa Siivola e Maria Silvennoinen di Jazz Finland che hanno raccontato l&#8217;idea dei festival ecosostenibili grazie al progetto che ha coinvolti altri paesi scandinavi. Il sodalizio doveva anche eleggere il nuovo board: a essere designati David Francis (Scozia, presidente), Danny KilBride  (Galles), Eric van Monckhoven (Italia), Angela Hont (Ungheria), Daina Zalane (Lettonia), Araceli Tzigane (Spagna), mentre Nod Knowles (Inghilterra) rimane al suo posto di amministratore e ha coordinato i due giorni della conferenza.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/11/20211118_174944.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-22155" title="20211118_174944" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/11/20211118_174944-1024x497.jpg" alt="" width="460" height="223" /></a></p>
<p>Concludiamo con la parte musicale: il 17 i delegati si sono spostati alla Fonó Budai Zeneház (o Fonó Music House) per la cena e una sessione di danza con musica dal vivo, con protagonisti molti degli stessi delegati sotto la guida di un ottimo maestro (<strong>foto 2</strong>). Il finale della conferenza è coinciso invece con un concerto che ha visto rappresentanti di primo piano del folk ungherese: Agnes Enyedi &amp; Soma Salamon Duo, Magos Folk Band, l&#8217;ensemble Babra (<strong>foto 3</strong>, con repertorio della minoranza serba in Ungheria) e l&#8217;Hungarian State Folk Ensemble (<strong>foto 4</strong>) per un set che ha ribadito la centralità della danza nel mondo magiaro. Una conclusione in allegria con appuntamento al prossimo anno.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/11/20211118_1815311.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-22157" title="20211118_181531" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/11/20211118_1815311-1024x497.jpg" alt="" width="460" height="223" /></a></p>
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		<title>Koppel Colley Blade Collective, Ambrose Akinmusire Quartet, Get Closer Jazzfest, MoMKult, Budapest, 16 novembre 2021</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Nov 2021 12:42:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ambrose Akinmusire]]></category>
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		<category><![CDATA[Koppel Colley Blade Collective]]></category>

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		<description><![CDATA[La serata all'interno della rassegna curata da Attila Kleb]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/11/20211116_201233.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-22061" title="20211116_201233" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/11/20211116_201233-1024x497.jpg" alt="" width="460" height="223" /></a></p>
<pre>Www.getcloserconcerrs.com</pre>
<p>Il festival Jazzfest di Get Closer Concerts, curato da Attila Kleb (fotografo ungherese la cui attività lo ha portato spesso in Sardegna), si tiene all&#8217;interno del MoMKult, un centro culturale accanto a una zona commerciale di Budapest. E&#8217; un polo che propone concerti di alto livello, anche al di fuori del festival, focalizzato a intercettare aristi di quaiità anche se noti solo agli addetti ai lavori. Una proposta molto apprezzata dal pubblico, che segue le esibizioni con molto attenzione. E&#8217; stato il caso del doppio concerto sul palco del MoMKult la sera del 16 novembre. Alle 19 è salito sul palco il trio, anzi il collective forrnato da Benjamin Koppel al sax alto, Scott Colley al contrabbasso e Brian Blade alla batteria. Un formazione, nata a Copenhagen dall&#8217;incontro del danese Koppel con i due colleghi statunitensi, di eccellenti musicisti che riesce a prendere ciò che c&#8217;è di meglio dal jazz del secono novecento facendolo proprio per composizioni dallo stile originale. Segnaliamo l&#8217;hard bop, elementi di free, il neoclassicismo del Modern Jazz Quartet (è la prima volta che, grazie a Colley, ritroviamo un chiaro riferimento allo stile di Percy Heath). Nel trio le individualità si fondono perfettamente con il suono di Koppel che cerca continuamente il dialogo con le altre parti nel proporre i brani del loro disco (ricordiamo The Fade e Fugue).</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/11/20211116_211215.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-22062" title="20211116_211215" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/11/20211116_211215-1024x497.jpg" alt="" width="460" height="223" /></a></p>
<p>Il suono del quartetto del trombettista Ambrose Akinmusire (il suo set è iniziato alle 21) è sicuramente più sperimentale, ma mai fine a se stesso e non perdendo il contatto con la melodia. Affiancato da Micah Thomas alle tastiere, Harish Raghavan al contrabbasso e   Kweku Sumbry alla batteria, Akinmusire spesso propone note lunghe in contrasto con le figure brevi di Thomas e i colpi di Sumbry. Entrambi i colleghi sono protagonisti grazie alla loro grande inventiva che, specie nel caso di Thomas, potremmo definire di caos organizzato. Non mancano i momenti di virtuosismo del trombettista, autorevole nella sua proposta creativa e di esecuzione.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
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		<title>Jazz in Ungheria, l&#8217;etichetta Bmc / 4</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Nov 2019 12:10:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Special]]></category>
		<category><![CDATA[Aki Takase]]></category>
		<category><![CDATA[Bmc Records]]></category>
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		<description><![CDATA[Daniel Erdmann's Velvet Revolution, Aki Takase Japanic, Hugue Mayot, Brun-Courtois-Finker]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<pre>www.bmcrecords.hu</pre>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/11/Erdmann.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-16981" title="erdmann" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/11/Erdmann-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p>Ritroviamo con piacere questo trio già apprezzato da vivo a jazzahead! 2018 e su disco, sempre dell&#8217;etichetta ungherese. Accanto al leader Daniel Erdmann al sax tenore troviamo il violista e violinista Théo Ceccaldi e il vibrafonista Jim Hart. La loro ricerca sonora è di grande interesse senza per questo indugiare a sperimentalismi: seguono percorsi melodico-armonici che sembrano muoversi autonomamente, ma senza mai abbandonare il lavoro d&#8217;insieme. Ottima anche la scrittura di Erdmann con brani quali Except the Velvet Flag e Abstract Love Song.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/11/takase.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-16982" title="Aki Takase cover_268.indd" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/11/takase-300x264.jpg" alt="" width="300" height="264" /></a></p>
<p>Erdmann partecipa anche al quintetto della pianista giapponese Aki Takase. Come spesso accade con le soliste che provengono dal paese asiatico, lo stile è particolarmente irruento e in questo è ben supportata dai musicisti, uno dei quali (Dj Illvibe) destinato all&#8217;elettronica. Non mancano i momenti cantabili come in Les Constructeurs, ma le tracce non lasciano respiro. Lasciando anche bei ricordi come Thema Prima, Monday in Budapest, Berlin Express.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/11/Hugues.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-16983" title="Hugues Mayot 273 cover.indd" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/11/Hugues-300x264.jpg" alt="" width="300" height="264" /></a></p>
<p>In L&#8217;arbre rouge c&#8217;è la presenza di un altro componente del primo trio citato, Théo Ceccaldi, insieme a Valentin Ceccaldi al violoncello, Sophie Bernardo al fagotto e Joachim Florent al contrabbasso accanto al leader e compositore Hugue Mayot ai sassofoni e al clarinetto. Un musicista a cui dobbiamo fare i complimenti per un progetto che viaggia tra jazz e linguaggio classico grazie anche alla strumentazione proposta. Ispirazioni quali Stravinskij, Debussy e il minimalismo entrano in una ricerca originale di scrittura che dà l&#8217;idea di saper guardare verso il futuro. Citiamo come esempi Champ D&#8217;insouciance e La Timidité des Cimes.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/11/Demons-Tosca.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-16984" title="Les Demons de Tosca Red cover.indd" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/11/Demons-Tosca-300x264.jpg" alt="" width="300" height="264" /></a></p>
<p>Concludiamo con il progetto multidisciplinare del violoncellista Vincent Courtois insieme a Sebastien Brun alla batteria e all&#8217;elettronica e al tenorista Robin Fincker. Attorno a loro Les Démons de Tosca si possono aggiungere altri musicisti, attori ed esperti di arti visuali. Questa incisione è stata realizzata all&#8217;Opus Jazz Club del Budapest Music Center dal solo trio: il libretto di Tosca è l&#8217;ispirazione con i demoni che interferiscono nel processo creativo. Abbiamo parlato di libretto perché fortunatamente la musica di Puccini è lasciata da parte (se non in qualche citazione) a favore di un progetto originale di grande forza drammatica (consigliamo le tracce Waiting for Sadness e San Andrea).</p>
<p>Michele Manzotti</p>
<p>(c) Riproduzione riservata</p>
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		<title>Jazz in Ungheria, l’etichetta Bmc / 3</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Sep 2018 21:32:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Hans Lüdemann]]></category>
		<category><![CDATA[Mathias Levy]]></category>
		<category><![CDATA[Mátyás Szandai]]></category>
		<category><![CDATA[Miklós Lukács]]></category>
		<category><![CDATA[Modern Art Orchestra]]></category>

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		<description><![CDATA[I lavori di Modern Art Orchestra, Mátyás Szandai, Mathias Levy &#038; Miklós Lukács, Hans Lüdemann TransEuropeExpress, Áron Tálas Trio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<pre>www.bmcrecords.hu</pre>
<p><strong>Modern Art Orchestra Plays Béla Bartók &#8211; 15 Hungarian Peasant Songs</strong></p>
<p><strong>Mátyás Szandai, Mathias Levy &amp; Miklós Lukács - Bartók Impressions</strong></p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/09/Bartok-Orchestra.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-14577" title="bartok-orchestra" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/09/Bartok-Orchestra-300x264.jpg" alt="" width="300" height="264" /></a></p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/09/Bartok-Impressions.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-14578" title="bartok-impressions" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/09/Bartok-Impressions-300x264.jpg" alt="" width="300" height="264" /></a></p>
<p>Che i musicisti jazz ungheresi debbano fare i conti con Béla Bartók è un fatto scontato. Se c&#8217;è un autore che ha basato buona parte del suo linguaggio con i tempi dispari derivati anche dalla tradizione popolare, questi è proprio lui. Quindi sono ben due i titoli dell&#8217;etichetta Bmc dedicati alle ispirazioni bartokiane in patria. Di grande interesse è il progetto Modern Art Orchestra formata da venti elementi e diretta da Kornél Fakete-Kovacks che è anche solista di tromba e flicorno. I quindici canti dei contadini viaggiano tra classica e jazz in grande equilibrio con sezioni di sviluppo che ricordano i suoni della big band alla Gil Evans. Ma anche il trio che dà vita a Bartók Impressions convince per scelta sonora e del repertorio. Mátyás Szandai al violino, Mathias Levy al contrabbasso e Miklós Lukács al cimbalom riescono a percorrere la stessa strada impervia tra classica e jazz con grande senso del ritmo scegliendo le pagine dai Mikrocosmos, dalle Danze Popolari e dai canti natalizi romeni. Un mondo di grande fascino dove passato e futuro convivono.</p>
<p><strong>Hans Lüdemann TransEuropeExpress &#8211; Polyjazz</strong></p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/09/Ludemann.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-14579" title="ludemann" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/09/Ludemann-300x264.jpg" alt="" width="300" height="264" /></a></p>
<p>Come è prassi dell&#8217;etichetta, alcune incisioni sono realizzate in occasione dei concerti che si tengono al Budapest Music Center, anche di musicisti non ungheresi. Attorno al pianista Hans Ludemann si affiancano musicisti tedeschi e francesi (sottolineiamo la presenza dell&#8217;eccellente violinista transalpino Théo Ceccaldi) per un album pieno di inventiva e di soluzioni originali grazie al contributo dei membri dell&#8217;ottetto, anche di scrittura. Citiamo l&#8217;iniziale Schwarz in Wiess piena di humour e ritmo, la ballad Bergen piena di suggestioni, Traum in Traum dal sapore classico, il bop un po&#8217;stralunato di Disturbed, le cellule melodiche di Lu-Am Gua Pian. Un jazz di grande attualità.</p>
<p><strong>Áron Tálas Trio &#8211; Little Beggar</strong></p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/09/Talas.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-14580" title="talas" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/09/Talas-300x267.jpg" alt="" width="300" height="267" /></a></p>
<p>Trio tradizionale piano, contrabbasso e batteria attorno a<strong> </strong>Áron Tálas. Tradizionale forse anche nello stile, ma pieno di buone idee ed eseguite con gusto. Tálas è una giovane realtà (classe 1990) della scena ungherese e con i connazionali Jozsef Barcza Horvath al contrabbasso e Attila Gyarfas alla batteria ha dato vita a un disco di quattordici originali tra cui ricordiamo la traccia titolo, B.M., Chicken Run, Cloud Atlas.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
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		<title>Jazz in Ungheria, l’etichetta Bmc / 2</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Mar 2018 18:35:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Bmc Records]]></category>
		<category><![CDATA[Budapest]]></category>
		<category><![CDATA[Daniel Erdmann's Velvet Revolution]]></category>
		<category><![CDATA[Estafest!]]></category>
		<category><![CDATA[Kristóf Bacsó Triad]]></category>
		<category><![CDATA[Lionel Loueke]]></category>
		<category><![CDATA[Ungheria]]></category>

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		<description><![CDATA[I dischi di Kristóf Bacsó Triad &#038; Lionel Loueke, Estafest! e Daniel Erdmann's Velvet Revolution incisi a Budapest]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<pre>www.bmcrecords.hu</pre>
<p><strong>Kristóf Bacsó Triad &amp; Lionel Loueke &#8211; Pannon Blue</strong></p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/03/Pannon-Blue.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-13607" title="pannon-blue" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/03/Pannon-Blue.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p>E&#8217; molto interessante l&#8217;incontro fra il trio (anzi Triad) del sassofonista Kristóf Bacsó e il chitarrista (e vocalist) del Benin Lionel Loueke. L&#8217;incisione dal vivo al BMC&#8217;s Opus Jazz Club mostra infatti un&#8217;ottima intesa tra i musicisti con le soluzioni africaneggianti in Loueke in un contesto strettamente occidentale. Triad inoltre dimostra il rapporto sostanzialmente paritario fra i tre componenti, con il tastierista Árpád Tzumo e il batterista Márton Juhász ad alternarsi tra ritmica e soluzioni melodiche. Ottime le tracce fra cui This is for Ornette e Nu Blue, con echi di funky.</p>
<p><strong>Estafest! &#8211; Bayachrimae</strong></p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/03/estafest_cover-e1508334293666.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-13609" title="estafest_cover-e1508334293666" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/03/estafest_cover-e1508334293666-300x264.jpg" alt="" width="300" height="264" /></a></p>
<p>Il già citato Jazz Club della BMC a  Budapest ospita un&#8217;intensa attività concertistica. Quindi spesso e volentieri vengono ospitati gruppi dall&#8217;estero. E&#8217; il caso del quartetto olandese Estafest! che ha presentato un lavoro dedicato  alla musica del popolo Bayaka dell&#8217;Africa centrale contaminato con il pezzo Lachrimae del compositore rinascimentale John Dowland. Ma al di là dell&#8217;ispirazione c&#8217;è un linguaggio originale molto interessante tra momenti sperimentali e melodici con un&#8217;unica percussione, il cajon, affidata al violista Oene Van Geel.</p>
<p><strong>Daniel Erdmann&#8217;s Velvet Revolution &#8211; A Short Moment Of Zero G</strong></p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/03/Erdmann2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-13612" title="erdmann" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/03/Erdmann2-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p>Anche in questo caso il progetto viene da fuori Ungheria e comprende Germania, Francia e Regno Unito. La rivoluzione di velluto ruota attorno al sassofonista Daniel Erdmann che ha trovato due partner ideali nel vibrafonista Jim Hart e nel violinista e violista Théo Ceccaldi. Una serie di tracce dove forme del passato rivivono in chiave moderna come nella swingata Quand j&#8217;etait petit, nel valzer Les Agnettes e nella ballata con momenti contrappuntistici quale è la traccia titolo. Un titolo tutt&#8217;altro che banale e di grande interesse.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
<p>&nbsp;</p>
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