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	<title>il popolodelblues &#187; Rivista elettronica fondata da Ernesto de Pascale articoli, recensioni, link, informazioni su artisti eventi</title>
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		<title>Donna Herula – Cold Feet</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2026 20:55:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvano Brambilla</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[blues]]></category>
		<category><![CDATA[Chicago]]></category>
		<category><![CDATA[Donna Herula]]></category>

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		<description><![CDATA[Abbiamo ritrovato Donna Herula, dopo cinque anni dal suo precedente disco, più autorevole e piena di sentimento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/11/Donna_Herula_Cold_Feet1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-27953" title="donna_herula_cold_feet" src="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/11/Donna_Herula_Cold_Feet1-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<pre>Produzione Indipendente</pre>
<pre>www.donnaherula.com</pre>
<pre>www.facebook.com/DonnaHerulaMusic</pre>
<p>Nelle foto di copertina dei suoi, fin qui, quattro dischi, Donna Herula è sempre con una chitarra in mano, acustica o elettrica. Con le chitarre continua a creare un tutt’uno con il canto, per esprimere al meglio una dialettica stilistica che ha le fondamenta nel blues della tradizione per poi edificarsi in una attraente risorsa elettroacustica dove anche il Chicago blues è parte integrante, anche perché ce l’ha addosso come un abito su misura, essendo nata in quella città.  Non è casuale che il secondo cd, lo ha intitolato, The Moon Is Rising: Songs Of Robert Nighthawk, reinterpretando alcuni blues di uno dei più grandi bluesmen della scena di Chicago ma non solo. Scena che ha inserito Donna Herula nella Chicago Blues Of Fame, un riconoscimento importante che va ad aggiungersi ad altri per l’applaudito terzo disco, Bang At The Door, nominato miglior disco di blues acustico agli Independent Music Awards del 2022, ha raggiunto il primo posto nella classifica dei dischi di blues acustico, e Donna Herula è stata anche premiata come miglior Artista blues tradizionale. Del suddetto disco ne parlammo anche noi in termini positivi. Continuiamo dunque a trovarci di fronte ad una artista che conferma il suo alto profilo, potente di una espressività vocale che esprime senza giri di parole anche situazioni personali, e talentuosa nel suonare con disinvoltura le chitarre, con o senza la tecnica slide. Poi c’è l’affinità con l’ampio organico di musicisti che l’hanno ottimamente accompagnata, dal suo trio, Tony Wittrock chitarre, Mark Edelstein contrabbasso e basso, Kenny “Beedy Eyes” Smith batteria (figlio del leggendario batterista di Muddy Waters, Willie “Big Eyes” Smith), agli ospiti. Il disco è composto da otto pezzi autografi e due cover. Nella prima, Cypress Grove Blues (Skip James), una bella rilettura, si respira tutta quella atmosfera pregnante del blues del sud, mentre nella seconda, Dust My Broom (Elmore James) c’è tutto il più schietto Chicago blues con lo slide trascinante di Donna Herula, slide da subito fatto scivolare sulle corde per accompagnarci dentro il disco con uno strumentale, On My Way Home, con quel sapore southern. Donna non è da apostrofare come una blueswoman nel senso stretto del termine, perché sa argomentare altri contesti con lo stesso carattere vocale/strumentale. Notevole è la passione con cui anima le ballate, con una impronta country, Honey Darlin’ Baby Please, con una impronta soul con fiati, What You Gonna Do? Con una delicata impronta folk, Wish I Could See You Again, e tornare al blues con, Things Can Change. Abbiamo ritrovato Donna Herula, dopo cinque anni dal suo precedente disco, più autorevole e piena di sentimento.</p>
<p>Silvano Brambilla</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tracce</p>
<p>On My Way Home</p>
<p>Cold Feet</p>
<p>Honey Darlin’ Baby Please</p>
<p>Cypress Grove Blues</p>
<p>Backseat Driver</p>
<p>What You Gonna Do?</p>
<p>Wish I Could See You Again</p>
<p>Things Can Change</p>
<p>Float To Heaven</p>
<p>Dust My Broom</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Donna Herula – Bang At The Door</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Oct 2021 15:01:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvano Brambilla</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[blues]]></category>
		<category><![CDATA[Chicago]]></category>
		<category><![CDATA[Donna Herula]]></category>

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		<description><![CDATA[Produzione indipendente della blueswoman di Chicago]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/10/donna-herula.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-21797" title="donna-herula" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/10/donna-herula-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<pre>(Produzione indipendente)</pre>
<pre>www.donnaherula.com</pre>
<p>Quando vengono citati gli interpreti della Capitale del blues, Chicago, in abbondanza sono nomi di bluesmen, in mezzo ai quali trova più esposizione la sola Koko Taylor. Intendiamoci, nessuna critica, ma spesso ci si dimentica che sui registri del chicago blues ci sono delle blueswomen che per determinazione e definizione dello stile, sono state o sono al pari dei bluesmen. Oltre alla suddetta Koko Taylor, Bonnie Lee, Valerie Wellington, Deitra Farr, Zora Young, sono un sufficiente efficace esempio. Siamo dunque compiaciuti quando ci è data l’occasione di evidenziare una figura femminile, in questo caso si tratta di Donna Herula, chitarrista/cantante con una lunga esperienza piena di gratificazioni. Qualche esempio: nel 2016 è stata inserita nella Chicago Blues Of Fame, è un flusso continuo di premi e riconoscimenti, ha richieste di concerti in ogni parte del mondo, ed è stata invitata parecchie volte allo storico programma radiofonico, King Biscuit Time, del leggendario conduttore, Sonny Payne. Vive di musica e per la musica, è anche un insegnante oggi alla Old Town School of Folk Music e in passato in altri college, ed è l’artefice di programmi educativi sulla musica popolare nera e bianca. La sua passione è tale che, pur suonando uno strumento, la chitarra resofonica, che di fatto per sua natura viene associato alla musica acustica, Donna è una artista dalle molteplici risorse, impregnate dalle influenze che hanno avuto su di lei, Son House e Fred McDowell, Muddy Waters e Johnny Winter, Rory Block e Lucinda Williams. Dal vivo, ma anche su disco, suona in duo con suo marito Tony Nardiello, chitarrista acustico, e con piccole formazioni. Questo suo ultimo disco, il terzo, è all’insegna di una piacevole versatilità stilistica e di accompagnamento. Delle quattordici tracce, undici portano la sua firma, la title track è la prima, un blues spigliato che già mostra il suo carattere deciso al canto e all’uso della resofonica, aiutata solo da FJ Ventre con il contrabbasso, artefice anche delle registrazioni e del mixaggio, e Dana Thalheimer con la batteria. Con un accompagnamento più ampio eccola ora calarsi nella miglior tradizione del suono di New Orleans con, Pass The Biscuit, un sentito ricordo al suddetto Sonny Payne e a quei momenti passati in radio nella sua trasmissione. Con il blues incalzante di Can’t Wait To See My Baby, Donna in duetto al canto con suo marito, sposta l’orizzonte su Chicago, prima di una intensa ballata circa una persona cara in prigione, Promise Me, con tutti strumenti a corda, lei con la resofonica, suo marito chitarra acustica, Jon Shain mandolino e produttore del disco, FJ Ventre contrabbasso. Molto bella. Altra ambientazione, jazzata ora con, Not Lookin’ Back, dove però il suono della sua resofonica tiene vivo un passo blues, che di seguito si vivacizza passando di nuovo da Chicago con I Got No Way Home, fra piano, armonica accompagnamento vocale. Lo strumentale autografo, Black Ice, apre la porta su ottimi momenti legati al blues acustico, c’è la versione solista della cover di Bukka White, Fixin’ To Die, e una cover di Lucinda Williams, Jackson, in duo con suo marito Tony Nardello, prima voce e chitarra acustica. Con un sapore di un vecchio country blues, complice il violino di Anne Harris, Donna Herula canta in Got What I Deserve di una mamma alle prese con la maternità, poi ancora da sola con chitarra acustica espone una tematica dai doppi sensi in Who’s Been Cookin’ In My Kitchen, per finire con una versione di The Soul Of A Man con tanto di voci di accompagnamento, che completa un disco dove, spontaneità, intensità e vivacità, sono in ogni piega.</p>
<p>Silvano Brambilla</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tracce</p>
<p>Bang at The Door</p>
<p>Pass The Biscuits</p>
<p>Can’t Wait To See My Baby</p>
<p>Promise Me</p>
<p>Not Lookin’ Back</p>
<p>I Got No Way Home</p>
<p>Black Ice</p>
<p>Fixin’ To Die</p>
<p>Jackson</p>
<p>Movin’ Back Home</p>
<p>Got What I Deserve</p>
<p>Who’s Been Cookin’ In My Kitchen</p>
<p>Something’s Wrong With My Baby</p>
<p>The Soul Of A Man</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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