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	<title>il popolodelblues &#187; Rivista elettronica fondata da Ernesto de Pascale articoli, recensioni, link, informazioni su artisti eventi</title>
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		<title>Pierfrancesco Ceregioli Chamber Jazz Orchestra &#8211; Live in Barcelona</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 20:07:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Romeo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Pierfrancesco Ceregioli]]></category>
		<category><![CDATA[Pierfrancesco Ceregioli Chamber Jazz Orchestra]]></category>

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		<description><![CDATA[Il pregio principale, invero non comune, di questo album dal vivo, è certamente quello di mantenere intatte, al netto delle tante variabili sonore proposte, una coerenza musicale ed una espressività notevolissime.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/09/Pierfrancesco-Ceregioli-Chamber-Jazz-Orchestra-Live-in-Barcelona1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-27910" title="pierfrancesco-ceregioli-chamber-jazz-orchestra-live-in-barcelona" src="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/09/Pierfrancesco-Ceregioli-Chamber-Jazz-Orchestra-Live-in-Barcelona1-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<pre>Notami</pre>
<pre>www.edizioninotami.it</pre>
<pre>https://pierfrancescoceregioli.com/</pre>
<pre>https://www.instagram.com/pif_cere_music</pre>
<pre>https://www.facebook.com/pierfrancesco.ceregioli</pre>
<p>Quattro composizioni originali, tutte di una certa lunghezza così da poter sviluppare con fluidità e spazio adeguati quattro discorsi sonori, cui si aggiunge un curioso medley, che va a pescare tra i commenti sonori di un paio di noti manga giapponesi, Sailor Moon e Lupin III, e di un altrettanto noto videogame, GTA San Andreas, aprendo un varco che collega intenzioni (e strumentazioni) classiche con percorsi musicali decisamente differenti per intenzione e sviluppo. Pierfrancesco Ceregioli e la sua Chamber Jazz Orchestra, non si pongono alcuno steccato di genere, mescolando atmosfere da colonna sonora, con forti influenze latine, Petali di Primavera, per poi dirigersi verso territori totalmente free, aritmici ed atonali, ai limiti del rumorismo, in una Magic Bricks Fantasy che, improvvisamente, scivola nel lirismo degli archi per poi deviare, e stazionare a lungo, verso gli anni ’50, e chiudere il cerchio esattamente là dove aveva iniziato. Questa agilità nel passare da un contesto ad un altro si evidenzia ovviamente nel suddetto medley, Game Toon Parade che trasporta, sempre in contesti anche visivi riferibili alla metà del secolo scorso, commenti sonori molto più recenti, il tutto con una leggerezza ed una scioltezza brillanti ed avvincenti. Sempre nell’ottica di questo continuo, e voluto, mutare di situazioni musicali, si pone il lirismo operistico che caratterizza l’intro di Burattino Ballerino, che si dipana poi con un incedere lento, avvolgente, dai tratti malinconici e nostalgici, per cedere il passo alla conclusiva Si Us Plau, introdotta da un cupo solo di contrabbasso che apre la strada ad un’orchestrazione dai tratti swinganti, frizzante, ricca di groove e di aperture sonore solari e luminose. Il pregio principale, invero non comune, di questo album dal vivo, è certamente quello di mantenere intatte, al netto delle tante variabili sonore proposte, una coerenza musicale ed una espressività notevolissime.</p>
<p>Andrea Romeo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tracce</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Petali di Primavera</p>
<p>Magic Bricks Fantasy</p>
<p>Game Toon Parade</p>
<p>Burattino Ballerino</p>
<p>Si Us Plau</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Perla Palmieri &#8211; My Jazz Identity</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Sep 2026 21:05:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Romeo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[jazz]]></category>
		<category><![CDATA[Perla Palmieri]]></category>

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		<description><![CDATA[My Jazz Identity, in ogni brano, propone un aspetto differente dell’idea jazzistica di Perla Palmieri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/09/Perla-Palmieri-My-Jazz-Identity.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-27843" title="perla-palmieri-my-jazz-identity" src="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/09/Perla-Palmieri-My-Jazz-Identity-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<pre>Notami</pre>
<pre>www.edizioninotami.it</pre>
<pre>https://www.perlapalmieri.com/</pre>
<pre>https://www.instagram.com/perlapalmieri.jazz/</pre>
<pre>https://www.facebook.com/perla.palmieri98</pre>
<p>“Ho trovato me stessa nel jazz. Questo album è il mio racconto…” con questa frase inizia la presentazione della vocalist, compositrice ed arrangiatrice di Castelraimondo, orientando l’ascolto delle tracce contenute in My Jazz Identity, album che ne rappresenta un ritratto, in musica e parole, profondo e dettagliato. Ampio spazio ai musicisti che collaborano, a partire dal pianoforte di Giuseppe Dato e dal contrabbasso di Alberto Zuanon, che guidano Pure Imagination, brano che apre le danze, laddove è Max Verrillo, batteria e percussioni, ad introdurre la successiva Fascinating Rhythm nel cui sviluppo, alla voce di Perla Palmieri, fanno da contrappunto, oltre al pianoforte, la chitarra di Simone Bortolami, che si ritaglia spazi melodici importanti; ogni brano propone un aspetto differente dell’idea jazzistica della Palmieri, dallo slow allo swing (Daahoud), dalle atmosfere riflessive ed ammalianti di My Camellia a quelle più movimentate e latineggianti di 500 Miles High. Pesca tra i big la giovane jazzista marchigiana, da Gershwin a Corea a Brown a Tania Maria, senza alcun timore reverenziale e con la consapevolezza delle capacità dell’ensemble di cui è parte, ma offre anche un notevole saggio delle proprie doti compositive nei brani originali che sono, oltre alla già citata My Camellia, Maiolica, gran groove di basso elettrico e notevole solo chitarristico, E’ per te, sognante e delicata, impreziosita dal sax tenore di Max Ionata, special guest, e dalla chitarra classica di Bortolami, e La Terra Mia, dal forte lirismo e dallo sviluppo che scivola verso la bossa. Yatra-Tà, che si apre con una citazione bassistica di Jaco Pastorius, prosegue nel percorso latin con un tiro vivace, brioso e festaiolo, Choro Pro Zè chiude l’album all’insegna della saudade, della malinconia, con una morbida chitarra classica ad accompagnare la voce di Perla: il viaggio finisce… per ora.</p>
<p>Andrea Romeo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tracce</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pure Imagination</p>
<p>Fascinating Rhythm</p>
<p>My Camellia</p>
<p>500 Miles High</p>
<p>Maiolica</p>
<p>E’ per Te</p>
<p>Daahoud</p>
<p>La Terra Mia</p>
<p>Yatra-Tà</p>
<p>Choro Pro Zè</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Gaspare Di Lieto &#8211; The Songs I like to play</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Feb 2026 22:27:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Romeo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Edizioni Notami]]></category>
		<category><![CDATA[Gaspare Di Lieto]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>

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		<description><![CDATA[The Songs I like to play, di Gaspare Di Lieto, è un album emotivo, figlio della storia musicale e personale dell’autore]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/02/35-Gaspare-Di-Lieto-The-Songs-I-like-to-play.-Cover..jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-27387" title="35-gaspare-di-lieto-the-songs-i-like-to-play-cover" src="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/02/35-Gaspare-Di-Lieto-The-Songs-I-like-to-play.-Cover.-300x273.jpg" alt="" width="300" height="273" /></a></p>
<pre>Notami</pre>
<pre>https://www.facebook.com/gaspare.dilieto.7</pre>
<pre>https://www.edizioninotami.it/</pre>
<p>The Songs I like to play, un titolo ma, di fatto, una dichiarazione di intenti, per un progetto eterogeneo, personale, basato esclusivamente sul sentimento e sull’emotività del proprio autore, Gaspare Di Lieto, postosi da solo, insieme al pianoforte ed in un ambiente accogliente, come la propria casa, di fronte a sedici composizioni appartenenti ad artisti, epoche, contesti musicali differenti, che a tratti offrono punti di contatto, come ad esempio in diversi brani la presenza di un Thelonious Monk quasi incombente, ma spesso sono invece decisamente distanti, sia per epoca che per sviluppo musicale. Ed allora ecco che l’interazione tra l’essenzialità dell’esecuzione, la familiarità dell’ambiente ed il tocco dell’artista creano una sorta di complicità musicale che si traduce in esecuzioni appassionate, che diffondono quasi fisicamente le fragranze dei singoli brani con semplicità e senza alcun tipo di produzione che ne avrebbe probabilmente appesantito la resa sonora. I brani sono stati realizzati nell’arco di un paio d’anni, non dunque il frutto di un lavoro compresso e delimitato nel tempo, bensì l’esito di una progressiva stratificazione, a medio e lungo termine, che ha risentito quindi dei differenti stati d’animo e degli altrettanto differenti approcci. Il risultato è un album emotivo, figlio della storia musicale e personale dell’autore, totalmente soggettivo quanto a gusto e generi coinvolti, una sorta di diario di viaggio sul quale appuntare momenti, suggestioni, stimoli ricevuti da una serie di incontri, Monk, ma anche Powell, Green, Dennis, Arlen, che ne hanno segnato i momenti più significativi, e filtrati attraverso una sensibilità rara.</p>
<p>Andrea Romeo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tracce</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>You don’t know what love is</p>
<p>Ask me now</p>
<p>Body and Soul</p>
<p>I love you Sweetheart of all my Dreams</p>
<p>Everything Happens to Me</p>
<p>Light Blue</p>
<p>I’ll keep loving You</p>
<p>Ruby my Dear</p>
<p>I’m confessin’ that I love You</p>
<p>Reflections</p>
<p>Moonglow</p>
<p>Pannonica</p>
<p>Memories of You</p>
<p>Monk’s Mood</p>
<p>Meet me tonight in Dreamland</p>
<p>Over the Rainbow</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Fattori Sebastiani – Monks and the Third Man</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Dec 2025 22:04:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Romeo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Edizioni Notami]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>
		<category><![CDATA[Marcello Sebastiani]]></category>
		<category><![CDATA[Michele Fattori]]></category>

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		<description><![CDATA[Monks and the Third Man, l’interessante progetto di Michele Fattori e Marcello Sebastiani]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2025/12/34-Fattori-Sebastiani-Monks-and-the-Third-Man.-Cover..jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-27331" title="34-fattori-sebastiani-monks-and-the-third-man-cover" src="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2025/12/34-Fattori-Sebastiani-Monks-and-the-Third-Man.-Cover.-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<pre>Not.A.Mi. Jazz.</pre>
<pre>www.facebook.com/michele.fattori</pre>
<pre>www.facebook.com/marcellosebastianiSocial/</pre>
<pre>www.facebook.com/edizioni.notami</pre>
<pre>www.edizioninotami.it/</pre>
<p>Due brani originali, ovvero l’apertura affidata a Cantus e la chiusura, con The Third Man Blues, e poi ecco stagliarsi il totem, il moloch, la montagna da affrontare, uno dei problemi jazzistici più sfidati, invero con alterne fortune, da generazioni di musicisti, ovvero il genio schizoide di Thelonious Monk. Riproporlo in maniera pedissequa risulta probabilmente più dannoso che inutile, e mettere le mani sul pianoforte può essere certamente molto rischioso, ai limiti del fastidio che può recare una riproposizione tanto filologicamente esemplare quanto, di fatto, artisticamente superflua; Michele Fattori e Marcello Sebastiani evitano saggiamente questo tipo di approccio, non tanto per evitare questi problemi quanto invece per il semplice motivo di utilizzare strumenti differenti, chitarra e contrabbasso, che in primis vanno messi in connessione con le tessiture monkiane, e poi necessitano di un lavoro di arrangiamento importante, per riuscire a cogliere lo spirito del musicista di Rocky Mount, North Carolina. In tal senso il più importante tassello di questa operazione risulta quello di realizzare la connessione tra due strumenti che, in questo contesto, debbono necessariamente mettere insieme la traccia ritmica, quella melodica e quella armonica, di fatto “splittando” su dieci corde il lavoro pianistico originario ed integrandolo con le coloriture e le suggestioni che le differenti timbriche sono in grado di offrire; il lavoro di Marcello Sebastiani, in tal senso, è da sottolineare proprio per la capacità di integrare scansione ritmica, fughe armoniche e bridges, in maniera da permettere a Michele Fattori, ed alla sua chitarra dal suono rotondo, a tratti quasi vellutato, di interpretare le sezioni melodiche con misura ma anche con estrema ricchezza di dettagli.</p>
<p>Andrea Romeo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tracce</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cantus</p>
<p>Blue Monk (first of a twin take)</p>
<p>Reflections</p>
<p>Epistrophy</p>
<p>Pannonica</p>
<p>Blue Monk (second of a twin take)</p>
<p>About Round Midnight</p>
<p>The Third Man Blues</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>The Freestones &#8211; Our Experience (Remembering Jimi Hendrix)</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Mar 2025 20:39:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Romeo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Edizioni Notami]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>
		<category><![CDATA[Jimi Hendrix]]></category>
		<category><![CDATA[The Freestones]]></category>

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		<description><![CDATA[Our Experience non è una sfida all’Hendrix elettrico aggressivo, caotico e prepotente, ma un omaggio meditato e rispettoso che ne offre un’immagine inconsueta ed intrigante.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2025/03/The-Freestones-Our-Experience.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-26683" title="the-freestones-our-experience" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2025/03/The-Freestones-Our-Experience-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<pre>Not.A.Mi Jazz.</pre>
<pre>www.edizioninotami.it</pre>
<pre>https://www.facebook.com/stefano.conforti2</pre>
<pre>https://www.facebook.com/tonino.monachesi</pre>
<pre>https://www.facebook.com/marco.brandi.7965</pre>
<pre>https://www.facebook.com/andrea.canzonetta</pre>
<p>Un pugno di brani, alcuni dei quali veri e propri classici, altri meno conosciuti, parte di una discografia che spesso non viene approfondita, per raccontare Jimi Hendrix al di là della consueta agiografia attraverso la quale viene narrato. Stefano Conforti, sax, Tonino Monachesi, chitarre, Giuseppe Barabucci, basso e contrabbasso e Marco Brandi, batteria, coadiuvati da Andrea Canzonetta, tromba ed Antonio Ciccotelli, corno francese, ovvero The Freestones, si proiettano nel mondo del chitarrista di Seattle con un chiaro approccio jazzy e lo rimodellano grazie ad una sensibilità che permette loro di riproporre pezzi molto caratterizzati con una levità che offre loro una veste rinnovata ed intrigante. Al massimo riguardo, per un artista decisamente iconico, si abbina la sicurezza, priva di timore reverenziale, di chi ha assorbito queste sonorità al punto tale da essere in grado di reinterpretarle, in maniera sostanzialmente differente, ma senza snaturarne affatto il significato: non pare affatto esagerato affermare che, all’interno di queste esecuzioni convivano con serenità jazz moderno e smooth jazz, che riescono a distillare il blues psichedelico originario offrendone una versione innovativa: l’arrangiamento di Third Stone from the Sun, forse il brano più complesso da rendere è, in tal senso, un vero gioiello, per la sensibilità con la quale The Freestones lo hanno destrutturato e riassemblato. Nessuna sfida, quindi, all’Hendrix elettrico aggressivo, caotico e prepotente, ma un omaggio meditato e rispettoso che ne offre un’immagine inconsueta ed intrigante: le versioni di Purple Haze e di Hey Joe, ma anche quella carica di groove di The Wind cries Mary per non dire dello slow in cui viene rinnovata Little Wing sono, nella loro limpida linearità, dei veri e propri colpi di genio.</p>
<p>Andrea Romeo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tracce</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gypsy Eyes</p>
<p>Have You ever been</p>
<p>Third Stone from the Sun</p>
<p>Angel</p>
<p>Purple Haze</p>
<p>Hey Joe</p>
<p>The Wind cries Mary</p>
<p>Little Wing</p>
<p>Them Changes</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Gaspare Di Lieto &#8211; A Journey into Poetry</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Oct 2024 20:42:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Romeo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Edizioni Notami]]></category>
		<category><![CDATA[Gaspare Di Lieto]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>

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		<description><![CDATA[A Journey into Poetry, di Gaspare Di Lieto, connubio tra musica e poesia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2024/10/Gaspare-Di-Lieto-A-Journey-into-Poetry-Cover..jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-26353" title="gaspare-di-lieto-a-journey-into-poetry-cover" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2024/10/Gaspare-Di-Lieto-A-Journey-into-Poetry-Cover.-300x269.jpg" alt="" width="300" height="269" /></a></p>
<pre>Notami</pre>
<pre>https://www.facebook.com/gaspare.dilieto.7</pre>
<pre>https://www.edizioninotami.it/</pre>
<p>Si possono mettere insieme musica e poesia, certamente, ma il punto focale di questo connubio rimane la capacità di trovare un equilibrio fra due componenti che, se messe una al servizio dell’altra, realizzano complessivamente un lavoro, diciamo così, “a metà”: se a prevalere è la poesia, la musica a quel punto si riduce ad un mero accompagnamento, se accade il contrario, le parole rischiano di perdersi nel commento musicale. Il pianista salernitano Gaspare Di Lieto, coadiuvato da Alfonso Deidda, soprano sax, Giuseppe Plaitano, tenor sax, Aldo Vigorito e Tommaso Scannapieco, basso, e Gaetano Fasano, batteria, si è interfacciato con le opere di Sonia Sanchez, Amina Baraka, Genny Lim ed Amiri Baraka su un piano di assoluta parità, trovando quell’equilibrio, delicato ma decisivo, che apre all’ascoltatore un mondo coerente in cui musica e poesia brillano, entrambe, senza oscurarsi a vicenda. Intervallando tracce musicali originali con alcune prese a prestito da Charles Mingus e John Coltrane, il sestetto guidato dal pianista assorbe le voci narranti che divengono, a loro volta, veri e propri strumenti: non quindi un canto “accompagnato” ma una sorta di recitazione musicale, il cui effetto è straniante proprio perché suono e parole si intersecano senza ostacolarsi, creando un flusso continuo, a tratti addirittura avvincente per enfasi e forza narrativa. Armonia, melodia, ritmo, diventano momenti di scambio fra note e lettere, ed il risultato è A Journey into Poetry, un viaggio nella poetica affatto semplice da assorbire, proprio perché ciò che giunge all’orecchio è qualcosa di molto differente dal solito, e necessita quasi di una sorta di “acclimatamento” per poter cogliere in modo pieno sfumature e dettagli. Brani per lo più brevi, alcuni addirittura paragonabili più a schizzi su di una tavolozza che a creazioni compiute, ma il fascino di queste interpretazioni, e la loro indubbia originalità, sono in grado di far soffermare l’ascoltatore su un lavoro che può apparire ostico, secondo i canoni tradizionali, e che per comprendere il quale occorre probabilmente modificare i canoni medesimi.</p>
<p>Andrea Romeo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tracce</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Living and ago resisters</p>
<p>Poem for some women</p>
<p>For Sweet Honey in the Rock</p>
<p>Peace</p>
<p>Being colored</p>
<p>In praise of the American Working Class</p>
<p>American mantra</p>
<p>Shady past</p>
<p>On angels</p>
<p>Monlam Chenmo</p>
<p>The McVouty Bible</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Elio Tatti Quartet meets Stark Quartet &#8211; Saudade do Brasil</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Sep 2024 19:24:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Romeo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Edizioni Notami]]></category>
		<category><![CDATA[Elio Tatti]]></category>
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		<category><![CDATA[Stark Quartett]]></category>

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		<description><![CDATA[Saudade do Brasil tocca profondamente le corde dell’emotività.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2024/09/Elio-Tatti-Quartet-Stark-Quartet-Saudade-do-Brasil-Cover..jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-26264" title="elio-tatti-quartet-stark-quartet-saudade-do-brasil-cover" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2024/09/Elio-Tatti-Quartet-Stark-Quartet-Saudade-do-Brasil-Cover.-300x283.jpg" alt="" width="300" height="283" /></a></p>
<pre>Notami</pre>
<pre>https://www.facebook.com/elio.tatti</pre>
<pre>https://www.instagram.com/stark_quartet/</pre>
<pre>https://www.edizioninotami.it/</pre>
<pre>https://www.facebook.com/edizioni.notami</pre>
<p>Elio Tatti Quartet, ovvero il bassista e contrabbassista di Cisterna di Latina, affiancato dai fratelli Michele e Giampaolo Ascolese, chitarre elettriche ed acustiche, batteria e percussioni, e da Antonello Vannucchi, vero e proprio monumento del jazz italiano, al Fender Rhodes; l’incontro avviene con lo Stark Quartet, ovvero Antonio Fraioli, Simone Saccoccio, Vinibaldo Baccari ai clarinetti, e Sergio Brusca al clarinetto basso e la “causa” di tutto ciò si chiama saudade… non tanto un sentimento quanto un vero e proprio richiamo verso un mondo che, come i migliori affabulatori, affascina e coinvolge. Ci sono degli ospiti, Maurizio Zazzarini, Francesco Lento, Filiberto Palermini, Francesco Carlesi, Sauro Berti e Gerardo Iacoucci, a completare quella che si propone come una vera e propria orchestra immersa in un ambiente in cui bossa nova e samba si mescolano e presentano una ricca tavolozza, di colori, sapori, sensazioni: sei sono i brani originali, quattro le cover di quelle che, davvero, “non si possono non fare” per un viaggio che indubbiamente non è quello del turista distratto ma è invece patrimonio di chi, con curiosità, preferisce attraversare un luogo piuttosto che restarne solamente ai margini. Ciò che traspare dalle tracce registrate per questo lavoro è sicuramente l’assoluto rispetto, da parte di grandi musicisti, nei confronti di una materia che, per sua natura, si presta ad interpretazioni spesso fuori dalle righe: Tatti ed i suoi colleghi si mettono in gioco con gusto raffinato, estrema delicatezza, ma anche con personalità e carattere, ed in questo senso anche le cover vengono reinterpretate indubbiamente con riguardo, ma lasciando il giusto spazio ai musicisti per esprimersi con libertà ed autonomia. Saudade do Brasil tocca profondamente le corde dell’emotività, comunicando da un lato le sensazioni provate da chi le ha vissute e stimolando, nel contempo, l’interesse e l’attrazione da parte di chi ancora non li ha visitati, verso luoghi che rappresentano un unicum, dal punto di vista delle emozioni.</p>
<p>Andrea Romeo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tracce</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Belem</p>
<p>Latino</p>
<p>One Note Samba</p>
<p>Astrud</p>
<p>Triste</p>
<p>Slow Bossa</p>
<p>Desafinado</p>
<p>Corcovado</p>
<p>Recife</p>
<p>Guaranà</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Laviano Martino Scrignoli &#8211; Escape</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Apr 2024 19:08:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Romeo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Alfredo Laviano]]></category>
		<category><![CDATA[Edizioni Notami]]></category>
		<category><![CDATA[Giulio Martino]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>
		<category><![CDATA[Valerio Scrignoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Escape, di Laviano, Martino, Scrignoli, Brani eterogenei “spogliati” delle loro caratteristiche principali, rivisitati e rivestiti con abiti nuovi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2024/04/14-Laviano-Martino-Scrignoli-Escape..jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-25972" title="14-laviano-martino-scrignoli-escape" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2024/04/14-Laviano-Martino-Scrignoli-Escape.-300x272.jpg" alt="" width="300" height="272" /></a></p>
<pre>Not.A.Mi. Jazz.</pre>
<pre>https://www.facebook.com/alfredo.laviano</pre>
<pre>https://www.facebook.com/giulio.martino.71</pre>
<pre>https://www.facebook.com/valerio.scrignoli</pre>
<pre>https://www.facebook.com/edizioni.notami</pre>
<pre>https://www.edizioninotami.it/</pre>
<p>Metti una sera in studio, ma anche più di una ovviamente, un batterista un chitarrista ed un sassofonista che, ad un certo punto, si pongono una domanda del tipo… “ma a te che cosa piace???”… e questa domanda se la pongono l’un l’altro allineando una serie di brani pescati dai propri ascolti, e dalla propria cultura musicale, e facendo scoperte interessanti, oltre a mettere insieme i Beatles con John Coltrane, Thelonious Monk con Carla Bley, ed andando addirittura a ripescare un superclassico come Sammy Fain, il tutto senza una logica che non sia quella di suonare, insieme, ciò che piace. Difficile sapere se le cose, tra Alfredo Laviano, Giulio Martino e Valerio Scrignoli, siano davvero andate in questo modo, ma piace comunque pensarlo perché il risultato di questo incontro, Escape, assolutamente in linea con il titolo scelto, è davvero una sorta di fuga, magari verso un’isola deserta, su cui portare ognuno qualcosa di sé, ma soprattutto della propria musica: pezzi sparsi, schegge, frammenti incoerenti di tre percorsi che, ad un certo punto, trovano negli arrangiamenti e nelle armonizzazioni, quel punto di incontro che in un certo senso “omogeneizza” ingredienti non coerenti, creando qualcosa di differente. Ed allora il voler affiancare artisti che, in apparenza, sono così differenti trova improvvisamente un senso ed una logica, proprio perché le distanze musicali si annullano e l’insieme raggiunto suona, e suona molto bene, e trova anche un significato, una coerenza ed un’uniformità stilistica. Brani eterogenei “spogliati” delle loro caratteristiche principali, rivisitati e rivestiti con abiti nuovi: al netto del fatto che i gusti dei tre stilisti possano o meno piacere, un’operazione intrigante e stuzzicante.</p>
<p>Andrea Romeo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tracce</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alice in Wonderland</p>
<p>Ask me know</p>
<p>Come Together</p>
<p>Lawns + Ida Lupino</p>
<p>Lucy in the Sky with Diamonds</p>
<p>Misterioso</p>
<p>Norwegian Wood</p>
<p>Naima</p>
<p>Ida Lupino</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ludovico Carmenati Ensemble &#8211; Songs and Tunes</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Apr 2024 20:19:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Romeo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Edizioni Notami]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>
		<category><![CDATA[Ludovico Carmenati Ensemble]]></category>

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		<description><![CDATA[Songs and Tunes è una sorta di riuscito esperimento in cui, mescolando ingredienti dal gusto assai preciso, si sono aperte però strade per ricette inedite.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2024/04/13-Ludovico-Carmenati-Ensemble-Songs-and-Tunes..jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-25928" title="13-ludovico-carmenati-ensemble-songs-and-tunes" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2024/04/13-Ludovico-Carmenati-Ensemble-Songs-and-Tunes.-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<pre>Not.A.Mi. Jazz.</pre>
<pre>https://www.facebook.com/gianludovico.carmenati</pre>
<pre>https://www.facebook.com/edizioni.notami</pre>
<pre>https://www.edizioninotami.it/</pre>
<p>Sette strumenti a fiato, legni ed ottoni, batteria, contrabbasso, chitarre elettriche ed acustiche per un album, Songs and Tunes, che viaggia lungo la direttrice che collega l’Europa agli States raccogliendo, lungo il percorso, suggestioni blues, frammenti jazz, ispirazioni di matrice classica, ovvero quelle che sono le tre anime che definiscono il lavoro, non casualmente, perché la provenienza dei musicisti coinvolti, proprio a questi mondi fa preciso riferimento. Si respira un’aria particolare, e fin da subito perché, se da un certo punto di vista si ha la precisa sensazione di trovarsi di fronte ad una big band, contemporaneamente si percepisce un approccio decisamente meno convenzionale nei confronti dei brani stessi, ai quali davvero manca poco, probabilmente l’inserimento della voce, per essere assimilati a pezzi quasi pop; l’esempio immediato, anche perché apre il lavoro, è rappresentato da Paper on a Table, in cui sono i fiati a fungere in pratica da “vocalist”. Per ascoltare un lavoro di questo tipo occorre davvero essere aperti non soltanto alle contaminazioni musicali, ma proprio ad un approccio differente rispetto a quello canonico, nei confronti dei generi trattati: jazz che, di fatto, “non è proprio jazz”, blues che stempera la propria usuale cupezza in una esplosione di colori, classica che viene maneggiata quasi con irriverenza, e viene adattata a passaggi etnici, talvolta arabeggianti, in altri momenti quasi soul: generi musicali utilizzati come strumenti, che perdono la propria identità consueta andando però a crearne altre per le quali non esiste, almeno ad oggi, una definizione. Questo lavoro è una sorta di riuscito esperimento in cui, mescolando ingredienti dal gusto assai preciso, si sono aperte però strade per ricette inedite.</p>
<p>Andrea Romeo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tracce</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Paper on a Table</p>
<p>Brown Pocket</p>
<p>In the Centre</p>
<p>A Point of View</p>
<p>Wino Tale</p>
<p>Time’s Tune</p>
<p>Hourglass</p>
<p>Spring Water</p>
<p>Choir Jazz Play</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Fattori Sebastiani &#8211; Gavagai</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Mar 2024 20:44:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Romeo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Edizioni Notami]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>
		<category><![CDATA[Marcello Sebastiani]]></category>
		<category><![CDATA[Michele Fattori]]></category>

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		<description><![CDATA[Un lavoro libero da strutture ritmiche, che scivola via lasciando dietro di sé un profondo senso di appagamento]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2024/03/Fattori_Sebastiani_Gavagai.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-25837" title="fattori_sebastiani_gavagai" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2024/03/Fattori_Sebastiani_Gavagai-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<pre>Not.A.Mi. Jazz.</pre>
<pre>https://www.facebook.com/michele.fattori</pre>
<pre>https://www.facebook.com/marcellosebastianiSocial/</pre>
<pre>https://www.facebook.com/edizioni.notami</pre>
<pre>https://www.edizioninotami.it/</pre>
<p>Non si semplificano certo la vita Michele Fattori e Marcello Sebastiani, chitarra e contrabbasso, nella realizzazione del loro album Gavagai perché, prima di proporre i loro brani originali, affrontano subito due giganti, Charlie Mingus (Pithecanthropus Erectus) e Miles Davis (Blue in Green), “armati” soltanto delle loro corde, ma soprattutto di una potente immaginazione, strumenti che li conducono a ridisegnare i contorni di brani complessi, ridefinendone non soltanto l’estetica, ma soprattutto le dinamiche e probabilmente persino le intenzioni. Affrontati e superati brillantemente questi due scogli, più un terzo, Jim Hall (Big Blues), probabilmente meno complesso da fronteggiare ma non meno impegnativo per quanto riguarda la resa, i due musicisti dispongono sul tavolo cinque brani composti a quattro mani, e dieci corde, tra i quali spicca una notevole Tryptich Suite, suddivisa in tre movimenti, Other Blues Seas, Yellow Ants e Dance of the Red Hermit Crabs, all’interno dei quali riescono a far coesistere la ricchezza del linguaggio sonoro con l’essenzialità dell’espressione strumentale; fra le righe di questo lavoro non troveremo fughe soliste o inseguimenti strumentali, ma un profondo senso di equilibrio grazie al quale brani, in sé non esattamente semplici, riescono ad acquisire profondità e spessore che vanno persino oltre la stessa esecuzione. La scioltezza con cui le quattro corde del contrabbasso di Sebastiani, gravi e cupe, si incrociano con la sei corde delicata e leggera di Fattori rende l’ascolto non soltanto gradevole, ma persino facile, perché non si debbono affrontare spigoli o passaggi ruvidi ma semplicemente assistere ad una narrazione sonora fluida, scorrevole, in cui le linee melodiche si incrociano, si sovrappongono e si separano con immediatezza e naturalezza. Un lavoro libero da strutture ritmiche, ed in tal senso molto free, che scivola via lasciando dietro di sé un profondo senso di appagamento.</p>
<p>Andrea Romeo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tracce</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pithecanthropus Erectus</p>
<p>Blue in Green</p>
<p>Tryptich Suite</p>
<p>Big Blues</p>
<p>Ishtar</p>
<p>L’Invitation au Voyage</p>
<p>Gavagai</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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