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	<title>il popolodelblues &#187; Rivista elettronica fondata da Ernesto de Pascale articoli, recensioni, link, informazioni su artisti eventi</title>
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		<title>Inti Illimani con Giulio Wilson, Tuscany Hall, Firenze, 14 marzo 2022</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Mar 2022 16:33:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Firenze]]></category>
		<category><![CDATA[Giulio Wilson]]></category>
		<category><![CDATA[Inti Illimani]]></category>

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		<description><![CDATA[La tappa a Firenze della formazione storica cilena]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/03/inti.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-23044" title="inti" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/03/inti-1024x768.jpg" alt="" width="460" height="345" /></a></p>
<pre>www.facebook.com/inti.illimani</pre>
<p><em>Foto (c) Laura Morotti</em></p>
<p>C&#8217;è un amore di lunga data tra gli Inti Illimani e l&#8217;Italia. Il gruppo era a Roma quando arrivò la notizia del colpo di stato nel loro stato, il Cile, e furono adottati dal nostro paese. Inoltre l&#8217;amore riguarda anche Firenze dove si esibirono alla Loggia dei Lanzi nel 1975 con Piazza Signoria piena di gente, tornando poi nel vecchio Teatro Tenda nel 1982 e quindi nella sua reincarnazione (oggi Tuscany Hall) nel 2014 e nel 2022. L&#8217;affetto è stato ricambiato da tantissimi spettatori, con un pubblico intergenerazionale cresciuto in gran parte con il repertorio dei primi due album, Viva Chile! e La nueva canciòn chilena. Oggi gli Inti Illimani, rinnovati per gran parte anche se il frontman rimane Jorge Coulon, sono un gruppo meno legato ai suoni acustici ma che ancora unisce la musica popolare a quella politica. Presi per mano dal cantautore fiorentino  Giulio Wilson (che ha aperto la serata coinvolgendoli poi nel brano Vale la pena, che ha dato il nome al tour) gli Inti Illimani hanno immediatamente conquistato la platea che si è entusiasmata a mano a mano che arrivavano i classici più conosciuti. Da Lo que mas quiero a Rin del angelito di Violeta Parra, a El arado e El aparecido di Victor Jara fino a El pueblo unido reso meno marziale ma sempre emozionante. Ma sono stati apprezzati anche brani l&#8217;inziale America Novia Mia, A la caza del nandù, La calle de la desilusion, Samba Lando, tra ispirazione popolare e un impegno che non è mai venuto meno, fino all&#8217;elezione del giovane presidente cileno Gabriel Boric, con la folla che cantava le loro canzoni. L&#8217;omaggio all&#8217;Italia si è concretizzato non solo con il brano di Wilson, ma anche con Buonanotte Fiorellino di  Francesco De Gregori e con un madrigale napoletano di Roberto De Simone. Le immagini colorate proiettate dietro il palco hanno contribuito al clima di festa. Anzi fiesta, dato che come bis è stata proposta La fiesta de San Benito. <em>Negra, samba, aunque tunante, siempre adelante, negra samba&#8230;</em></p>
<p>Michele Manzotti</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/03/inti1.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-23045" title="inti1" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/03/inti1-1024x768.jpg" alt="" width="460" height="345" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Fenomenologia di Valerio Lundini</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jan 2022 07:34:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[The state I'm in]]></category>
		<category><![CDATA[Firenze]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Valerio Lundini]]></category>

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		<description><![CDATA[Alcune riflessioni dopo il tutto esaurito dello spettacolo di Firenze]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/02/Lundini_Giovanni-Aiello.jpeg"><img class="alignnone size-large wp-image-22876" title="lundini_giovanni-aiello" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/02/Lundini_Giovanni-Aiello-1024x768.jpeg" alt="" width="460" height="345" /></a></p>
<p><em>(foto Giovanni Aiello)</em></p>
<p>Il piccolo schermo può creare fama più o meno meritata. Quando però un personaggio esce dalla dimensione Tv per riempire gli spazi teatrali, qualche domanda bisogna farsela. Uno spettacolo di Valerio Lundini è il classico esempio di come la televisione una volta ogni tanto non crei mostri, ma dia la giusta popolarità a chi se lo merita. Un po&#8217; come succedeva all&#8217;epoca del bianco e nero con personaggi che poi hanno fatto la storia dello spettacolo e del costume. Non sappiamo se Valerio Lundini farà parte di questa categoria, ma ne ha tutte le carte in regola. La dimostrazione è vedere un suo spettacolo dal vivo come quello al Tuscanyhall di Firenze l&#8217;11 gennaio 2022. Uno spazio dove i posti erano tutti esauriti in un periodo complicato dal punto di vista sanitario. Per gli amanti del genere, e non solo, i soldi sono stati spesi benissimo. Lundini tiene il palco da solo con sicurezza per un&#8217;ora e 45 minuti senza un momento di sosta. Ha una comicità surreale e intelligente al tempo stesso, riuscendo a non sorridere mai durante lo spettacolo &#8220;Il mansplaining spiegato a mia figlia&#8221;, un titolo assolutamente avulso dal contenuto dei testi. Suona (e piuttosto bene) il pianoforte con cui accompagna le parti cantate, e utilizza proprio come un cantante la voce per evidenziare con il tono alcuni repentini cambi di contenuto. Anche nelle parti meno riuscite dello spettacolo (la storia di Mirko e Giulia) riesce a inventare delle soluzioni sceniche di grande efficacia con pochi mezzi, in questo caso i leggii. Infine sa prendere in giro alcuni tic dei nostri tempi come l&#8217;uso dei social, dei cellulari durante gli spettacoli, ma anche il proprio mestiere dove la proliferazione della Stand Up Comedy ha portato alla ribalta persone senza talento. Grazie a un evidente lavoro sui testi e tanta preparazione scenica, con Lundini si ride dall&#8217;inizio alla fine, e si ride bene.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
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		<title>Flog, una lunga storia di spettacolo che non può morire</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Nov 2021 15:48:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[The state I'm in]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Romero]]></category>
		<category><![CDATA[Firenze]]></category>
		<category><![CDATA[Flog]]></category>

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		<description><![CDATA[Tanti artisti sono passati dallo spazio fiorentino, la cui vocazione di polo musicale è a rischio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/11/FB_IMG_1636876701875.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-22161" title="fb_img_1636876701875" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/11/FB_IMG_1636876701875.jpg" alt="" width="720" height="720" /></a></p>
<p><em>Foto 1 (c) Marco Quinti: Michele Manzotti premia Max Collini (Offlaga Disco Pax) al Rock Contest 2004 sul palco della Flog. A sinistra Travis di Controradio</em></p>
<p><em>Foto 2 e 3 (c) Sunstudio: il Rock Contest 2019 alla Flog</em></p>
<p>da La Nazione del 12 novembre 2021</p>
<p>Si potrebbe fare un lungo elenco di nomi, e forse non basterebbe una pagina di giornale. Però la memoria degli appassionati di musica non può dimenticare concerti straordinari di artisti italiani e stranieri, musicisti che prevalentemente hanno fatto parte dei mondi jazz e rock. Oltre a tutti i protagonisti delle stagioni della Musica dei Popoli, ancora prima che il termine World Music fosse codificato. Magari un nome sarebbe bene farlo, quello di Luciano Ligabue. Prima dei palasport, degli stadi e del Campovolo, il cantautore si esibì a inizio carriera davanti a 250 spettatori.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/11/Collini-e-ospiti-5.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-22162" title="collini-e-ospiti-5" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/11/Collini-e-ospiti-5-1024x682.jpg" alt="" width="460" height="306" /></a></p>
<p>Stiamo parlando dell’Auditorium Flog, da anni catalizzatore di un pubblico motivato a passare serate in compagnia di ottime scelte musicali, magari passando sopra a un’acustica tutt’altro che impeccabile, ma sapendo che sul palco c’era qualcuno o qualcosa per cui valesse la pena muoversi verso la collina del Poggetto. E non solo da Firenze, ma anche da varie città anche fuori regione. Una fama consolidata anche grazie al Rock Contest, manifestazione nazionale legata alla musica emergente che proprio grazie alla sua caratteristica ha fatto confluire persone da tutta Italia. Ieri la notizia che l’Auditorium Flog (o la Flog come chiamata nel gergo comune) non riaprirà se non nel 2022 e che forse sarà un’altra cosa, ha riempito le bacheche social di tutti gli appassionati e spettatori regolari dello spazio, allarmati dalla sua sorte.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/11/Collini-e-ospiti-3.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-22163" title="collini-e-ospiti-3" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/11/Collini-e-ospiti-3-1024x682.jpg" alt="" width="460" height="306" /></a></p>
<p>Il lavoro di Enrico Romero, un benemerito dell’organizzazione musicale rispettato in tutta Italia e anche oltre confine, rischia di arrivare alla fine. Non bastano i tantissimi appuntamenti organizzati negli anni (e questa è la storia che deve essere preservata), ma non bastano nemmeno i finanziamenti già ottenuti per la prevista edizione del Festival dei Popoli che non si potrà tenere (e questa è l’attualità). Purtroppo non riusciamo a essere ottimisti, a meno che le posizioni di Romero e quelle dei vertici Flog trovino una sintesi che non sembra al momento possibile. Però l’appello per preservare non solo uno spazio, ma anche una tradizione importante, deve essere lanciato. Sarebbe molto triste pensare a un Auditorium Flog diverso da ciò che era prima della pandemia, pieno di gente e soprattutto di idee.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
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		<title>Il lavoro della musica a cura di I-Jazz, Firenze 6 e 7 novembre 2021</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Nov 2021 19:46:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pdb</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Firenze]]></category>
		<category><![CDATA[I-Jazz]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>

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		<description><![CDATA[Due giornate di incontri, workshop e concerti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/11/Paolo-Fresu-foto@roberto-cifarelli.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-21965" title="paolo-fresu-fotoroberto-cifarelli" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/11/Paolo-Fresu-foto@roberto-cifarelli.jpg" alt="" width="903" height="556" /></a></p>
<p>Una lunga serie di incontri, workshop e concerti nel segno della ripartenza del mondo del jazz: così si configura Il lavoro della musica, evento in programma a Firenze sabato 6 e domenica 7 novembre, realizzato dall’Associazione I-Jazz, che riunisce 70 festival distribuiti su tutto il territorio nazionale, in collaborazione con il Comune di Firenze Assessorato alla Cultura. Nell’arco delle due intense giornate &#8211; che si collegano direttamente al più ampio progetto in streaming organizzato da I-Jazz con il sostegno del Ministero per la Cultura e destinato a 50 giovani operatori del settore musicale &#8211; si parlerà di legge del terzo settore, art bonus, tax credit, ma anche di impatto economico dei festival, centri di produzione artistica, senza dimenticare di dare la parola a due autorevoli protagonisti del jazz italiano come Paolo Fresu ed Enrico Rava. Il programma delle giornate fiorentine, dopo l’anteprima musicale del concerto di Gabrio Baldacci previsto la sera di venerdì 5 novembre in Sala Vanni (ore 21.30), si apre sabato 6 alla Biblioteca delle Oblate (ore 10.30) con “Il jazz italiano, mille storie da raccontare”, intervista a Paolo Fresu curata da Luciano Linzi, Direttore Artistico del festival JAZZMI di Milano e della Casa del Jazz di Roma. Alle 11 il primo appuntamento convegnistico sarà dedicato alla Riforma dello spettacolo dal vivo: un confronto sulle opportunità della nuova delega in materia di musica e spettacolo, condotto da Corrado Beldì, Presidente Associazione I-Jazz, e Ada Montellanico, Federazione Nazionale Il jazz italiano, a cui sono invitate personalità del mondo musicale e rappresentanti istituzionali, tra i quali Antonio Parente, Direttore Spettacolo dal Vivo del MIC &#8211; Ministero della Cultura, e Filippo Fonsatti, Presidente Federvivo Agis. Le proposte di I-Jazz saranno presentate da Gianni Pini; parteciperanno alla discussione Francescantonio Pollice, Presidente Aiam, Antonio Princigalli, manager della cultura, Massimo Pontoriero, Presidente Unisca, Giordano Sangiorgi, Coordinamento Stage, Tommaso Sacchi, Assessore alla Cultura del Comune di Milano, Alessandro Fedrigo, Presidente Associazione Musicisti di Jazz Midj, Giovanni Serrazanetti, Presidente Italia jazz Club. Parteciperanno, inoltre, rappresentanti di forze politiche: On. Rosa Maria di Giorgi, PD, On. Alessandra Carbonaro, M5S, On. Federico Mollicone, FdI, Sen. Riccardo Nencini, Presidente Commissione Cultura del Senato. Nel pomeriggio il gruppo di lavoro si sposta al Teatro Puccini dove sono previsti tre incontri formativi: “La riforma del Terzo Settore” con Carlo Mazzini (ore 15); “Gli strumenti fiscali a sostegno della musica” con Irene Sanesi (ore 16); e “I Festival jazz in Italia: una analisi di impatto sul territorio” con Severino Salvemini dell’Università Bocconi di Milano (ore 17.30). La giornata si conclude, sempre al Teatro Puccini (ore 21.30), con due appuntamenti musicali che hanno per protagonisti Sophia Tomelleri 4tet e l’Orchestra nazionale jazz giovani talenti diretta da Paolo Damiani.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/11/Orchestra-giovanile-italiana-Paolo-Damiani.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-21963" title="orchestra-giovanile-italiana-paolo-damiani" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/11/Orchestra-giovanile-italiana-Paolo-Damiani-1024x682.jpg" alt="" width="460" height="306" /></a></p>
<p>Per l’apertura dei lavori, domenica 7 novembre al Teatro Puccini (ore 10.30), riflettori puntati su Enrico Rava, protagonista di “Il jazz italiano, mille storie da raccontare”, intervistato da Franco Caroni, fondatore di Siena Jazz. A seguire, Angelo Valori presenta il convegno “I centri di produzione artistica: un confronto di idee”, moderato da Enrico Bettinello e al quale intervengono Sergio Meggiolan (Centro produzione Teatrale La Piccionaia), Matteo Negrin (Fondazione Piemonte dal Vivo), Roberto Catucci (Fondazione Musica per Roma), Maarten Van Rousselt (Centro Culturale Flagey Bruxelles). “La musica e le arti verso la riforma” è il titolo dell’intervento del Presidente del Consiglio Superiore dello Spettacolo, Lucio Argano, in programma alle ore 12.30; a cui segue la relazione conclusiva del Presidente di I-Jazz, Corrado Beldì. Alle 21.30 la musica dal vivo torna protagonista del palco del Teatro Puccini con il concerto di Tosca “Morabeza”.<em><strong> Tutti gli incontri sono trasmessi in diretta streaming sulla pagina Facebook Italiajazz.it.</strong></em></p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/11/Enrico-Rava1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-21966" title="enrico-rava1" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/11/Enrico-Rava1.jpg" alt="" width="798" height="545" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Paradiso XXXIII, Elio Germano e Teho Teardo, Teatro della Pergola, Firenze, 22 ottobre 2021</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Oct 2021 21:21:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Dante]]></category>
		<category><![CDATA[Elio Germano]]></category>
		<category><![CDATA[Firenze]]></category>
		<category><![CDATA[Teho Teardo]]></category>

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		<description><![CDATA[Elettronica, strumenti acustici e arte visuale per i versi danteschi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/10/teardo11.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-21889" title="teardo11" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/10/teardo11.jpg" alt="" width="892" height="560" /></a></p>
<p><strong>Foto 1 e 3 (c) Zani_Casadio</strong></p>
<p>In una stagione dedicata alla prosa è comprensibile l&#8217;attenzione per il pubblico nei confronti di Elio Germano, uno degli attori più in vista della scena italiana. Ma in questo progetto, commissionato dal Ravenna Festival e coprodotto da questo insieme al Teatro della Toscana e altri enti, sul palco della Pergola è salito anche Teho Teardo, musicista molto richiesto da registi per colonne sonore e vincitore di un David di Donatello. Paradiso XXXIII è il titolo dello spettacolo che ha visto parole e suoni protagonisti insieme alle immagini curate da Simone Ferrari e Lulu Helbak. Alla recitazione del canto di Dante è stata quindi costruita una prassi artistica basata sulla contemporaneità che necessariamente doveva fare i conti con la visione del poeta.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/10/Elio-Germano-Teho-Teardo-Paradiso-XXXIII.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-21880" title="elio-germano-teho-teardo-paradiso-xxxiii" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/10/Elio-Germano-Teho-Teardo-Paradiso-XXXIII-1024x573.jpg" alt="" width="460" height="257" /></a></p>
<p>Accanto alla consolle di Teardo sul palco erano rappresentati gli strumenti tradizionali come viola e violoncello (suonati rispettivamente da Ambra Chiara Michelangeli e Laura Bisceglia). Una scelta che si è rivelata corretta dal punto di vista timbrico. La musica pensata per lo spettacolo conteneva toni dark ed effetti drammatici evidenziati da dinamiche forti e da note di lunga durata, talvolte spezzate da misure più brevi. Anche la parte visiva è andata in due direzioni: disegni in bianco e nero che cambiavano spesso forma e che si trasformavano in stelle, e cerchi colorati che simboleggiavano l&#8217;arrivo verso il punto più alto del Paradiso e la visione di Dio.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/10/teardo12.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-21890" title="teardo12" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/10/teardo12.jpg" alt="" width="883" height="541" /></a></p>
<p>Nella prima parte i versi recitati da Germano venivano ripetuti da un&#8217;eco per simboleggiare le parole di San Bernardo. Poi la parola passa al poeta in prima persona e l&#8217;attore cerca di evidenziarne tutta la sua umanità di fronte alla fine di un viaggio umano e spirituale al tempo stesso. Un linguaggio poetico che viene da lontano ma che continua a essere attuale, grazie anche a un progetto che unisce vari percorsi artistici.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
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		<title>Tenax, i primi 40 anni</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 10:46:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Tenax]]></category>

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		<description><![CDATA[Il compleanno del locale storico ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/09/Grace_Jones-Al-Tenax-foto-di-Duccio-Cantini.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-21784" title="grace_jones-al-tenax-foto-di-duccio-cantini" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/09/Grace_Jones-Al-Tenax-foto-di-Duccio-Cantini-1024x682.jpg" alt="" width="460" height="306" /></a></p>
<p><em>Grace Jones sul palco del Tenax (foto Duccio Cantini)</em></p>
<p>Ci sono almeno tre buoni motivi per festeggiare i 40 anni del Tenax di Firenze. Intanto perché negli anni ‘80 il locale di via Pratese è stato uno dei fulcri della storia culturale fiorentina, diventata polo di attrazione della cultura alternativa fatta di costume, musica e arti performative (“il posto giusto al momento giusto” come diceva Pier Vittorio Tondelli). Poi perché è stato uno dei palcoscenici preferiti per la musica dal vivo fino agli anni Zero compresi. Infine perché negli ultimi anni di attività è stata la mèta più ambìta del popolo della notte, grazie alla presenza di Djs di livello internazionale. Il 1 marzo del 2020 alle 4.45 però l’attività si è dovuta forzatamente interrompere: poche ore prima andava in scena l’ultimo appuntamento con Nobody’s Perfect, una delle serate più longeve e conosciute al mondo, fin dai suoi albori un punto di riferimento per il già citato fenomeno del clubbing. Le porte non si sono ancora riaperte ma il 1 ottobre 2021 (giorno del 40° compleanno) la memoria è doverosa anche per guardare avanti. Infatti il locale ha avuto frequentatori importanti come Amanda Lear, David Byrne, Boy George, Elio Fiorucci, Vittorio Gassman, Roberto Benigni. Ospitato party ufficiali di Pitti Uomo e sfilate di Jean Paul Gaultier. Oppure allestimenti come quello ispirato a Blade Runner, con un sistema di tubature che faceva piovere acqua vera sui clienti nel tunnel d’ ingresso.</p>
<p>Parlavamo dei concerti e basta scorrere alcuni nomi per capire la varietà dell’offerta della sala (che i meno giovani ricordano con il nome Big Ben, dedicato ai balli domenicali): Francesco De Gregori per la prima volta affiancato dal suo gruppo elettrico, gli islandesi Sigur Ros che sarebbero di lì a breve divenuti un fenomeno di culto, i Procol Harum con le loro canzoni che hanno descritto gli anni Sessanta. Solo qualche esempio di un carnet di nomi che passa da Franco Battiato ai Radiohead. Un’attività dal vivo che ha una data simbolicamente importante, quella del 19 febbraio 2002, in cui si celebrava il ventennale del locale in concomitanza con la chiusura della mostra Weekend Postmoderno, appuntamento curato da Bruno Casini, Giancarlo Cauteruccio ed Ernesto de Pascale dedicato agli Ottanta. Concludiamo pensando ai divi della consolle che si sono sentiti in dovere di condividere la loro esperienza grazie alla Tenax Academy. E soprattutto al gruppo di lavoratori che da 19 mesi attende pazientemente di sapere quando il Tenax potrà riaprire i battenti.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
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		<title>&#8220;Anni &#8217;80 a Firenze, rendiamo attuale quel periodo&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jul 2020 11:50:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pdb</dc:creator>
				<category><![CDATA[The state I'm in]]></category>
		<category><![CDATA[Anni '80]]></category>
		<category><![CDATA[Firenze]]></category>

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		<description><![CDATA[Appello di operatori culturali, artisti e giornalisti al sindaco del capoluogo toscano]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2020/07/depacaslau.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-18718" title="depacaslau" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2020/07/depacaslau.jpg" alt="" width="350" height="263" /></a></p>
<p><em>Ernesto de Pascale, Bruno Casini e Laura Mauric all&#8217;inaugurazione della mostra Week End Postmoderno alla stazione Leopolda, dedicata ai 20 anni del Tenax e alla Firenze anni &#8217;80, 10 febbraio 2002</em></p>
<p>Al Sindaco di Firenze Dario Nardella</p>
<p>Caro Sindaco,</p>
<p>le persone che firmano questa lettera hanno vissuto in prima persona le esperienze culturali degli anni ’80 a Firenze. Sono organizzatori di eventi o concerti, gestori di locali, operatori del teatro e del cinema, animatori della vita musicale, produttori discografici, giornalisti di radio e riviste, scrittori e registi, fotografi, promotori di moda e design, creativi e artisti in ogni campo della allora emergente multimedialità. Ci ha spinto a scriverti la consapevolezza che gli anni ’80 siano stati un periodo straordinario per questa città, forse l’ultima volta in cui Firenze è stata, per un decennio, capitale mondiale di una tendenza culturale: la new wave fiorentina. La città è stata il centro di un nuovo modo di vedere e concepire le cose, che ha coinvolto tutti gli aspetti della creatività e della vita quotidiana: la moda, la musica, il gusto, il teatro, il cinema, il tempo libero. Sono nati gruppi musicali, teatrali, centri culturali, case discografiche, radio, riviste, locali, discoteche, case editrici. Si sono svolte manifestazioni di livello nazionale come il Festival delle etichette indipendenti, il Florence film festival e Pitti Trend. Sono stati organizzati concerti rimasti memorabili. Sono nate nuove professioni, che oggi ci sembrano normali, ma la cui importanza allora solo da alcuni fu colta.</p>
<p>Tutto questo è stato tanto più straordinario perché avvenne in maniera spontanea, inizialmente sotterranea, attraverso autoproduzioni, dopo anni in cui la vita pubblica era stata ferita dal clima pesante degli anni di piombo. Sembrava impossibile, eppure si ricreò uno spazio pubblico gioioso con al centro la cultura e la creatività. Di straordinaria importanza fu anche l’affermazione del diritto ad una sessualità autodeterminata senza discriminazioni omofobe. Studiosi o anche solo persone culturalmente curiose venivano nella nostra città da tutta Italia per scoprire i segni di questa nuova onda e i creativi fiorentini giravano il mondo organizzando eventi, mostrando le opere del loro ingegno. Firenze era al centro, e non si chiudeva, come nei momenti migliori della sua storia, in un narcisismo snobistico, ma si apriva alle contaminazioni con il mondo.</p>
<p>Una stagione certamente favorita dalla presenza di contenitori come le Case del Popolo ARCI, in cerca di nuova identità e disposte, pur fra contraddizioni generazionali, ad accogliere le nuove idee e progetti giovanili e che hanno ospitato molte iniziative culturali. Favorita anche dalla presenza di quella voce collettiva di straordinaria potenza che erano le “radio libere” (come Controradio e Radiocentofiori), capaci di raccogliere, veicolare e amplificare la nuova onda. Ma anche da nuove testate giornalistiche, come nel caso di Firenze Spettacolo e Westuff. L’importanza di quello che accadeva a Firenze in quegli anni a livello almeno europeo è testimoniata dalle molte pubblicazioni, dal riconoscimento di molti operatori culturali in Italia e nel mondo. Firenze era al centro di una nuova onda, insieme a New York, Londra, Parigi. Siamo tutti noi grati e riconoscenti a quel periodo, lo ricordiamo con affetto, ci sembra che gli effetti di quell’onda si facciano ancora sentire a Firenze ed in Italia, anche se quel decennio, con la sua forza e la sua energia, è terminato.</p>
<p>Vorremmo che questo periodo della vita fiorentina, non solo giovanile, non venisse dimenticato, e fosse anzi rafforzato nell’identità culturale contemporanea della città. Firenze è fatta di tante cose, di molta storia, anche della storia di quegli anni. Alcuni di noi, in particolare Bruno Casini, hanno dedicato del tempo a raccogliere materiali e documentazione, pubblicando libri e realizzando film, contribuendo a non disperdere un enorme patrimonio di testimonianze e di fonti (scritte, visive, fotografiche). Un lavoro di documentazione che non ha però a Firenze una sua sede, un suo luogo, una sua visibilità. Crediamo che sia giunto il tempo che il Comune di Firenze riconosca con orgoglio quel periodo, come parte importante della sua storia, e trovi i modi e le forme per organizzare in modo attivo e vitale la memoria di quegli anni, condividendola con tutti i cittadini, con le nuove generazioni, ma anche con le generazioni che hanno preceduto quel decennio.</p>
<p>Non abbiamo una proposta specifica da farti. Un’idea potrebbe essere quella di dedicare uno spazio descrittivo di quegli anni all’interno del Museo del ‘900. Oppure farli vivere in modo non effimero con iniziative allestite altrove, che possano dare un riferimento strutturale e costante a quegli anni. Intorno a queste scelte, potrebbero essere organizzati eventi con l’obiettivo di avvicinare le persone a quel periodo, a quella sensibilità, stimolando così le nuove generazioni a sviluppare la propria contemporanea creatività, per favorire un’altra onda che faccia tornare Firenze al centro della cultura giovanile globale. Un segno attuale del collegamento fra quell’esperienza e la contemporaneità è dato dalla recente mostra dedicata ai ritratti di Derno Ricci, nel decimo anniversario alla sua morte, ma anche i molti gruppi musicali giovanissimi che si ispirano a quegli anni.</p>
<p>Una città è la sua storia, anche quella recente. Gli anni ’80 hanno dato un senso a Firenze, un ruolo, almeno ad alcune generazioni. E quest’anno corre il quarantesimo anniversario dell’inizio di quel decennio, con la nascita del gruppo fiorentina dei Litfiba e l‘apertura di un locale storico, il Casablanca. Ti chiediamo un incontro per valutare insieme cosa fare di concreto per valorizzare e ricordare quegli anni, documentare cosa è accaduto e renderlo fruibile alla città di oggi e alle nuove generazioni.</p>
<p>Primi firmatari</p>
<p>Betty Barsantini, Bruno Casini, Stefano Fabbri, Andrea Sbandati, Vincenzo Striano</p>
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		<title>Jamie Saft, Cantieri Goldonetta, Firenze, 7 febbraio, Jazz Club, Ferrara, 8 febbraio 2020</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Feb 2020 10:50:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Firenze]]></category>
		<category><![CDATA[Jamie Saft]]></category>
		<category><![CDATA[Jazz Club Ferrara]]></category>

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		<description><![CDATA[Le due presenze del tastierista americano in Italia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2020/02/20200207_231942.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-17668" title="20200207_231942" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2020/02/20200207_231942-1024x576.jpg" alt="" width="460" height="258" /></a></p>
<pre>www.jamiesaft.com</pre>
<pre>www.rarenoiserecords.com</pre>
<pre>www.jazzclubferrara.com</pre>
<p>La poliedricità di Jamie Saft è una delle realtà più interessanti del jazz contemporaneo, Grazie all&#8217;etichetta Rare Noise è possibile poter apprezzare discograficamente i vari progetti di cui abbiamo parlato più volte in questo sito. Ma dato che il pianista ama l&#8217;Italia non è raro ascoltarlo dal vivo nel nostro paese. A un anno esatto da suo tour per piano solo in cui presentava il disco inciso a Genova, Saft è tornato in Italia per una data nel cartellone del Jazz Club Ferrara con il suo The New Zion Trio. Il caso inoltre ha voluto che nel day off precedente, il jazzofilo Giuseppe Vigna sia riuscito a organizzare un concerto ai Cantieri Goldonetta a Firenze. Due situazioni diverse con due formazioni e repertori differenti a distanza di 24 ore.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2020/02/20200207_225321.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-17669" title="20200207_225321" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2020/02/20200207_225321-1024x576.jpg" alt="" width="460" height="258" /></a></p>
<p>A Firenze Saft si è presentato in duo con Brad Jones al basso elettrico. Un progetto che nel suo apparente minimalismo è invece una celebrazione del suono, Jamie Saft, seduto al piano elettrico, ha voluto evidenziare sia la parentela stretta con lo strumento acustico tradizionale sia le possibilità espressive fornite dagli effetti. Con questo gioco fra gli estremi, Saft ha affrontato la grande lezione di John Coltrane (After the Rain, Naima) ma anche quella del funky blues con brani di Marvin Gaye e Stevie Wonder. Jones ha svolto un compito ritmico-melodico estremamente preciso come base per il lavoro della tastiera ma dialogando alla pari quando necessario.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2020/02/20200208_224616.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-17670" title="20200208_224616" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2020/02/20200208_224616-1024x576.jpg" alt="" width="460" height="258" /></a></p>
<p>La sera successiva a Ferrara  (Torrione San Giovanni, la sede del Jazz Club) ai due strumentisti si è aggiunto il batterista Hamid Drake. The New Zion Trio ha proposto un repertorio con grande influenza di musica caraibica (reggae ma non solo) mediata attraverso la varietà sonora delle tre tastiere da lui suonate (pianoforte, piano elettrico, organo) insieme alla ritmica precisa di Jones e Drake, Quest&#8217;ultimo è riuscito a tenere il tempo in modo egregio, senza rischiose sbavature che quelle atmosfere possono nascondere. Invece funziona tutto alla perfezione con Jones che conferma il suo talento anche con riff melodici efficaci.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2020/02/20200208_233711.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-17671" title="20200208_233711" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2020/02/20200208_233711-1024x576.jpg" alt="" width="460" height="258" /></a></p>
<p>In tutto questo lo stile di Saft riesce a essere convincente con ogni sonorità. Rispetto al 2019, quando abbiamo apprezzato il suo tocco al pianoforte acustico, è stata più evidente la sperimentazione senza rinunciare alla forte vocazione melodica della sua proposta. Volumi distorti, brevi cluster, armonie ardite sono episodi che non ostacolano la cantabilità. E anche nel concerto di Ferrara, Saft ha voluto ricordare la grande lezione di Coltrane per dimostrare come un passato apparentemente convenzionale sia ancora una base solida per il presente.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
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		<title>Sabina Sciubba: &#8220;Il mio Lied tra New Wave, elettronica e classica&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Feb 2020 15:41:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Firenze]]></category>
		<category><![CDATA[Sabina Sciubba]]></category>

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		<description><![CDATA[Incontro con l'artista italo-tedesca in occasione dell'anteprima di Force Majeure]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2020/02/20200125_224756.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-17594" title="20200125_224756" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2020/02/20200125_224756-1024x576.jpg" alt="" width="460" height="258" /></a></p>
<pre>www.sabinasciubba.com</pre>
<p>E&#8217; stata cantante della band Brazilian Girls, da lei fondata a New York nel 2003, gruppo col quale ha girato il mondo. Il loro album New York City. tra l&#8217;altro, è stato nominato ai Grammy Award nel 2008. Dal 2016 al 2019 nella serie televisiva Baskets (premiata con un Emmy, equivalente all&#8217;Oscar per la Tv). Sabina Sciubba, nata in Italia e cresciuta in Germania, interprete e compositrice, ha presentato a Firenze in anteprima il suo nuovo album Force Majeure (in uscita a marzo per Goldkind Records/Audioglobe). Parliamo con lei prima del concerto.</p>
<p><strong>Dalla sua storia artistica e dalle persone coinvolte nello spettacolo, dobbiamo attenderci delle caratteristiche teatrali in questa presentazione?</strong></p>
<p>&#8220;L&#8217;elemento centrale resta la musica anche se per valorizzarla utilizzo mezzi legati all&#8217;arte visiva, anche per utilizzarli come metafore. Però lo spettacolo non avrà momenti legati alla prassi del musical&#8221;</p>
<p><strong> Ascoltando i suoi brani si percepisce un richiamo alla New Wave degli anni Ottanta, ma anche elementi tipici della classica come il contrappunto. Ci sono altre ispirazioni?</strong></p>
<p>&#8220;E&#8217; proprio così. Ho passato tutta la mia vita a fare musica e mi sento totalmente inserita nella contemporaneità. Solo che questo fatto ultimamente mi ha fatto sentire ingabbiata: facevo i miei concerti senza che ci fosse una vera e propria sfida tra me e la mia proposta. Scendevo dal palco e pensavo di aver fatto più intrattenimento che arte. Così ho messo in cantiere un progetto più complesso che prendesse spunto da varie influenze culturali&#8221;.</p>
<p><strong>Quali in modo particolare?</strong></p>
<p>&#8220;Il pop di oggi e l&#8217;Elektromusik, ma anche la classica con il Lied tedesco in modo particolare. Io sono nata a Roma nel 1975 e da piccola mi sono trasferita in Baviera con mia madre. Da bambina e adolescente ascoltavo tanta radio e in particolar modo gruppi e artisti della Neue Deustche Welle (la New Wave tedesca),  ma in casa non mancava la musica italiana come quella di Battiato&#8221;.</p>
<p><strong>A proposito della lingua tedesca: lei ha citato il Lied che era la musica pop di tanti anni fa. Come si sposa il tedesco con le sue composizioni?</strong></p>
<p>&#8220;E&#8217; l&#8217;unica lingua che conosca che riesce a esprimere concetti complessi con la poesia. Ad esempio il brano che si chiama Das All parla di un&#8217;anima che dopo la morte vaga in esplorazione: un verso parla di un raggio di luce che si frammenta e successivamente si fondono i nuclei. E&#8217; un concetto scientifico che in italiano  suona ostico da abbinare alla musica. In tedesco diventa una frase poetica&#8221;.</p>
<p><strong>Come si è sviluppato il lavoro di Force Majeure e chi o cosa hanno contribuito al suo suono complessivo?</strong></p>
<p>&#8220;Ho iniziato a comporre i brani un paio di anni fa a Los Angeles e la prima metà l&#8217;ho completata a Parigi dove vivevo. Poi mi sono trasferita in Toscana e casualmente ho trovato uno studio di registrazione (l&#8217;Osb di Lawrence Fancelli) a quindici minuti da casa per completare l&#8217;album. Mi ha affiancato il pianista Fabrizio Rat che è riuscito a creare un&#8217;atmosfera del passato con l&#8217;elettronica. E poi ho scoperto la spinetta, strumento simile al clavicembalo ma più piccolo, per creare le sonorità ripetitive e &#8216;trancy&#8217;&#8221;.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2020/02/Sabina-Sciubba.jpeg"><img class="alignnone size-large wp-image-17592" title="sabina-sciubba" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2020/02/Sabina-Sciubba-819x1024.jpeg" alt="" width="460" height="575" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Michael Chapman, Circolo Arci Progresso, Firenze, 8 novembre 2019</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Nov 2019 14:14:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Firenze]]></category>
		<category><![CDATA[La Chute]]></category>
		<category><![CDATA[Michael Chapman]]></category>

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		<description><![CDATA[Concerto straordinario del musicista inglese]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/11/chapman.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-17037" title="chapman" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/11/chapman-1024x682.jpg" alt="" width="460" height="306" /></a></p>
<pre>www.michaelchapman.co.uk</pre>
<p><em>Foto (c) Giulia Nuti</em></p>
<p>Ascoltare un concerto di Michael Chapman è un&#8217;esperienza mistica. Musicalmente parlando, s&#8217;intende, ma l&#8217;aggettivo non è usato a sproposito. Perché vedere un uomo vicino agli ottant&#8217;anni (classe 1941), abbigliamento semplice e berretto onnipresente in testa e poi sentire le prime note appena imbraccia la chitarra lascia una sensazione indimenticabile. Oltre 50 di carriera nel folk e nel repertorio acustico (che lo lega ad altri grandi nomi del genere quali Bert  rappresentano la base di un concerto tecnicamente ineccepibile e dalla creatività di altissimo livello. Inoltre riascoltarlo a distanza di pochi mesi (a maggio a Castelfranco di Sotto grazie all&#8217;opera meritoria di Musicastrada) è stato indubbiamente un privilegio. E anche l&#8217;associazione La Chute ha avuto il coraggio di portare a Firenze un musicista di prima grandezza che purtroppo non richiama il grande pubblico che meriterebbe. Eppure la maestria con cui affronta la sua chitarra sarebbe una lezione per tante band e musicisti per capire con quale rigore bisogna approcciarsi a questa attività perché possa (magari) diventare una professione. Dal suo repertorio, evidenziato dalle corde Elixir di cui è endorser, Chapman ha proposto brani come Time and Night (ripreso anche da Lucinda Williams), Just Another Story, la strumentale Caddio Lake dedicata a una località di confine tra Texas e Lousiana, Trains. Ci sono anche omaggi a Leo Kottke e John Fahey (Fahey&#8217;s Flag) con tanto di aneddoto su come è nata la canzone. La conclusiva Shuffleboat River Farewell, con le sue sonorità da inno, ha rappresentato il degno finale dove Chapman ha fatto semplicemente il suo mestiere, confermando la sua autorevolezza.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/11/chapman11.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-17039" title="chapman1" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/11/chapman11-1024x682.jpg" alt="" width="460" height="306" /></a></p>
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