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	<title>il popolodelblues &#187; Rivista elettronica fondata da Ernesto de Pascale articoli, recensioni, link, informazioni su artisti eventi</title>
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		<title>Lynn Miles – A Bouquet Of Black Flowers</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 20:42:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvano Brambilla</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cantautorato americano]]></category>
		<category><![CDATA[folk]]></category>
		<category><![CDATA[Lynn Miles]]></category>
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		<description><![CDATA[Lynn Miles è un'artista che ha plasmato in modo discreto ma profondo il panorama folk roots contemporaneo della scena canadese e non solo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/03/copertina-Lynn-Miles.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-27466" title="copertina-lynn-miles" src="https://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2026/03/copertina-Lynn-Miles-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<pre>Must Have Music - Continental Record Services</pre>
<pre>https://lynnmiles.ca/</pre>
<pre>https://continentalrecordservices.bandcamp.com/</pre>
<p>Il Canada ha una ricchissima tradizione musicale che va dal blues al pop contemporaneo. È una lunga strada dove ci sono incroci stilistici e corsie autentiche. Se ci si sofferma sul lato cantautorale, sono tre i nomi più sottolineati, per valore ed esposizione, Joni Mitchell, Leonard Cohen, Neil Young. Da quelle parti c’è anche una cantautrice molto apprezzata, ma che non ha ancora raccolto del tutto una attenzione fuori dai confini canadesi, dentro i quali però è stata nominata per tre volte per il Juno Award (i Grammy canadesi), come Roots Traditional album dell’anno, vincendo nel 2003, e vincitrice per sei volte del Canadian Folk Music Award. Con queste ed altre credenziali e una cospicua discografia, la Continental Record Service, con questo disco, vuole metterla a conoscenza dei fruitori europei. Le quindici canzoni che compongono il disco in oggetto sono estratte dal progetto Black Flowers iniziato nel 2008, fatto di quattro capitoli numerati in progressione, usciti alternativamente ad altri lavori. Una raccolta di pezzi in un sol disco, dunque, come fosse un “bouquet di fiori” provenienti da varie coltivazioni. Lynn Miles non si è mai concentrata solo sui testi, ha sempre dato importanza anche alla parte musicale, le tracce sono segnate soprattutto dalla chitarra acustica, in Sorry That I Broke Your Heart, c’è anche una armonica, mentre, I’m Still Here, e Hockey Night In Canada, c’è solo il piano. Le sonorità non sono mai ridondanti da togliere attenzione all’espressivo canto nella sua urgenza di mettere in evidenza le tematiche, creando così una perfetta simbiosi fra le parti, avvolte da momenti intimi o delicatamente armonici. Lynn Miles è una artista che ha plasmato in modo discreto ma profondo il panorama folk roots contemporaneo della scena canadese e non solo.</p>
<p>Silvano Brambilla</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tracce</p>
<p>I’m Still Here</p>
<p>Sweet and Tender Heart</p>
<p>Sorry That I Broke Your Heart</p>
<p>Hockey Night in Canada</p>
<p>After All</p>
<p>A Thousand Lovers</p>
<p>Look Up</p>
<p>I Give Up</p>
<p>Fearless Heart</p>
<p>Map Of My Heart</p>
<p>Sorry’s Just Not Good Enough</p>
<p>Surrender Dorothy</p>
<p>I Always Told You The Truth</p>
<p>The One You’re Waiting For</p>
<p>Rust</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Nina Nastasia &#8211; Riderless Horse</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2024 09:51:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Romeo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[folk]]></category>
		<category><![CDATA[Nina Nastasia]]></category>

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		<description><![CDATA[Da ascoltare in un ambiente possibilmente raccolto, con un atteggiamento meditativo e, soprattutto, con la mente libera da pensieri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2024/05/16-Nina-Nastasia-Riderless-Horse..jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-26029" title="16-nina-nastasia-riderless-horse" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2024/05/16-Nina-Nastasia-Riderless-Horse.-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<pre>Temporary Residence Limited.</pre>
<pre>https://www.instagram.com/ninanastasiaofficial/</pre>
<pre>https://www.temporaryresidence.com/</pre>
<p>Cantautrice, di origini italiane, e precisamente crotonesi, nata ad Hollywood nel 1966, trasferitasi a New York nei primi anni ‘90, con un percorso musicale decisamente sottotraccia anche perché, malgrado il credito riconosciutole da quando ha iniziato la propria carriera, ovvero nel 1992, suonando in locali ricchi di tradizione come il Sin-é ed il Mercury Lounge, ha esordito discograficamente solamente nel 1999, incuriosendo non poco la scena indie underground; nonostante le numerose proposte discografiche ricevute ha centellinato le proprie uscite e questo Riderless Horse, datato 2022, è solamente il suo settimo album al quale, nel 2023, ha fatto seguito Jolie Laide. Unica costante durante venticinque anni di attività diciamo così, decisamente rarefatta, la presenza dietro alla consolle di un vero e proprio guru delle produzioni discografiche, ovvero quello Steve Albini per descrivere la cui carriera occorrerebbero pagine intere, e che ha avuto, nei confronti della Nastasia, una vera e propria fascinazione. Semplicità è la parola più corretta per definire lo stile della cantautrice californiana, ma newyorkese d’adozione: voce e chitarra, ed una voce che si inserisce in maniera diretta nella tradizione delle songwriters statunitensi più blasonate, per il timbro delicato, l’espressività, la capacità di colorare brani scarni, essenziali, a tratti davvero minimalisti. Qualche reminiscenza proveniente dalla west coast appare, ed in maniera del tutto evidente, ma si mescola ad uno stile intimo decisamente più “urbano”, ed è proprio all’interno di questa dualità che si sviluppano le dodici tracce, più una breve intro iniziale, che vanno a comporre l’album. Da ascoltare in un ambiente possibilmente raccolto, con un atteggiamento meditativo e, soprattutto, con la mente libera da pensieri.</p>
<p>Andrea Romeo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tracce</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cork and Pour</p>
<p>Just Stay in Bed</p>
<p>You Were so Mad</p>
<p>This is Love</p>
<p>Nature</p>
<p>Lazy Road</p>
<p>Ask Me</p>
<p>Blind at Batsies</p>
<p>The Two of Us</p>
<p>Go Away</p>
<p>The Roundabout</p>
<p>Trust</p>
<p>Afterwards</p>
<p>Creek and Chimes</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>The Crowsroads – Spaceship</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Jan 2024 19:50:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Tognoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Americana]]></category>
		<category><![CDATA[blues]]></category>
		<category><![CDATA[folk]]></category>
		<category><![CDATA[Rock]]></category>
		<category><![CDATA[Slang Records]]></category>
		<category><![CDATA[The Crowsroads]]></category>

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		<description><![CDATA[Spaceship, il nuovo album del folk/rock/blues duo composto dai fratelli Corvaglia. Non più una sorpresa, una certezza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2024/01/The_Crowsroads_Spaceship.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-25619" title="the_crowsroads_spaceship" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2024/01/The_Crowsroads_Spaceship-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<pre>Slang Records - TimeTrack Factory</pre>
<pre>www.thecrowsroads.com</pre>
<pre>https://www.facebook.com/thecrowsroads/</pre>
<p>Se si volesse rappresentare visivamente la carriera dei bresciani The Crowsroads, sarebbe opportuno utilizzare un diagramma che dimostri la loro crescita costante, giunta a picchi invidiabili. Folk/Rock/Blues duo, composto dai fratelli Matteo (chitarra, voce) e Andrea Corvaglia (armonica, voce) dopo essersi messi in evidenza a livello nazionale, vincendo nel 2016 il concorso L&#8217;Artista che non c&#8217;era, nel 2022 hanno vinto l’Italian Blues Challange raggiungendo nel 2023 la finale dell’European Blues Challange. Dopo Some Sky Inside My Pocket, EP di esordio, datato 2012, hanno pubblicato due album su lunga durata, Reels nel 2016 e On the Ropes nel 2019, dove per la prima volta hanno inserito esclusivamente brani a loro firma. Spaceship, uscito sulle piattaforme digitali il 12 gennaio, e che sarà presentato ufficialmente in formato fisico il prossimo 2 febbraio, conferma questa tendenza, contenendo dieci tracce originali, firmate semplicemente “The Crowsrods”. A supportarli nelle registrazioni una solidissima e affiatata sezione ritmica formata da Michele Belleri (basso), presente anche in On the Ropes in veste di chitarrista, e Sebastiano Danelli (batteria). Nicola Ragni svolge un ruolo di rilevo in fase di mix, prestando la sua arte anche alle tastiere e al piano, in due tracce. Matteo ed Andrea hanno la rara dote di poter scrivere brani che possono accontentare una larga gamma di appassionati. Reminiscenze blues, west coast, folk, rock, musica d’autore di derivazione americana, roots/rock, ascoltando ogni canzone con attenzione, si possono trovare tutti questi riferimenti. Dal punto di vista vocale, la “dozzina” di anni in più, rispetto agli esordi, ha portato ad una maggior maturità, consapevolezza e qualità, raggiunta grazie anche agli innumerevoli concerti effettuati in location sempre più prestigiose. Le serate in formazione allargata, ma soprattutto quelle in duo, hanno permesso ai fratelli Corvaglia di sviluppare un intreccio sonoro, tra la chitarra di Matteo, molto bravo con l’acustica, ma a suo agio anche con l’elettrica, e l’armonica di Andrea, che svolge non solo il più canonico ruolo solista, ma anche una sorta di ruolo “orchestrale”, dimostrando un’abilità ed una tecnica così elevata da renderlo elemento di spicco tra gli armonicisti italiani, e non solo. Segnalare delle tracce preferite, è impresa ardua. Ogni brano ha delle peculiarità stilistiche o vocali o strumentali, abbinate alla cura dedicata ai testi, che li rendono meritevoli di un attento ascolto. A corollario di Spaceship, sarà presto disponibile online A Journey On A Spaceship, una sorta di documentario realizzato da Nicola Belleri che mostra le tappe fondamentali della realizzazione dell’album, con spezzoni del lavoro in studio ed interviste, ripercorrendo anche la storia musicale del duo, un’ulteriore possibilità quindi, oltre all’acquisto dell’ottimo album, per poter conoscere meglio i fratelli Corvaglia. Non più una sorpresa, una certezza.</p>
<p>Stefano Tognoni</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tracce</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>If It Wasn’t</p>
<p>Diy Reality</p>
<p>Theseus &amp; The Moon</p>
<p>Spaceship</p>
<p>Hot Blood / Weak Knees</p>
<p>More Than Everywhere</p>
<p>Last Glimpse Of You</p>
<p>(Surfing On A) Pile Of Mess</p>
<p>Isolate</p>
<p>The Showdown</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Pulin &amp; The Little Mice – Friends Of Mice</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Dec 2023 20:22:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Tognoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[folk]]></category>
		<category><![CDATA[Pulin & The Little Mice]]></category>

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		<description><![CDATA[Friends Of Mice, dei Pulin &#038; The Little Mice, unisce in un abbraccio virtuale, la tradizione della musica irlandese con quella americana, creando un’alchimia sonora accattivante e coinvolgente. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2023/12/Pulin-The-Little-Mice-Friends-of-Mice.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25461" title="pulin-the-little-mice-friends-of-mice" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2023/12/Pulin-The-Little-Mice-Friends-of-Mice-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Produzione Indipendente</p>
<p>www.facebook.com/profile.php?id=100063661023769</p>
<p>https://www.instagram.com/pulinandthelittlemice/</p>
<p>Attivi dal 2007, i liguri Pulin &amp; The Little Mice, dopo un’intesa attività live, hanno pubblicato nel 2014 il loro interessante album d’esordio, Hard Times Come Again No More. A distanza di ben nove anni, Friends Of Mice prosegue il loro percorso musicale, ed alla “storica” formazione in quartetto, composta da Matteo Profetto (voce, armonica, ukelele), Antonio Capelli (violino, mandolino, banjo, clawhammer), Giorgio Profetto (voce, chitarra acustica, bouzouki, whistles, marranzano, ukelele, mandolino), Marco Crea (voce, chitarra acustica, organetto, xaphoon), si è nel frattempo aggiunto un quinto polistrumentista, Marcello Scotto (bodhran, washboard, percussioni). Friends Of Mice unisce in un abbraccio virtuale, la tradizione della musica irlandese con quella americana, creando un’alchimia sonora accattivante e coinvolgente. Quattordici tracce solo sulla carta, perché la quasi totalità dei brani, è l’unione di più titoli, che grazie alla cura degli arrangiamenti, al magistrale uso delle voci, producono un risultato omogeneo, gioioso e convincente. Alle registrazioni hanno preso parte addirittura una trentina di ospiti, mai invadenti e funzionali al progetto, tutti meritevoli, ma obiettivamente troppi per una menzione collettiva. Qualche esempio? Max De Bernardi (chitarra e voce), Veronica Sbergia (voce, washboard), Luca Bartolini (chitarra, voce), Martino Coppo (mandolino), Angelo Leadbelly Rossi (chitarra elettrica, voce), Eliana Zunino (voce), Mark Nomad (chitarra slide, voce) e Fabio Bommarito (armonica). La perfetta fusione tra le atmosfere acustiche derivate dalla musica folk irlandese, presenti in maggior misura, e quelle di matrice americana, denotato, oltre all’abilità di tutti i musicisti coinvolti, il rispetto e la competenza con cui viene affrontato il genere proposto. I Pulin &amp; The Little Mice, con il loro Friends Of Mice si confermano una band da tenere in grande considerazione.</p>
<p>Stefano Tognoni</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tracce</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Church Street Blues / Never Tire of the Road</p>
<p>Love Will Ye Marry Me / The Cuckoo’s Nest / Viper Mad</p>
<p>Mingulay Boat Song / Ashokan Farewell</p>
<p>Viola Lee Blues / Páidín O&#8217;rafferty&#8217;s Jig / Old Hag You Have Killed Me</p>
<p>Going Back to Arkansas / 12th Street Rag</p>
<p>Hammer Ring / John of Badenyon / The Gravel Walks</p>
<p>Hanapepe Waltz / After the Ball / Valse Des Îles De La Madeleine</p>
<p>Careless Love / Out on the Ocean / The Blarney Pilgrim</p>
<p>Come on up to the House / Anniversary Reel</p>
<p>Ghost Woman Blues / Pua Lililehua</p>
<p>Plains of Boyle / Good Ole Rebel / Kitty’s Wedding</p>
<p>Tribute to Peadar O’donnell / Northwest Passage</p>
<p>Oh Girl</p>
<p>Pick a Bale of Cotton / Rocky Road to Dublin</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Teres Aoutes String Band feat. Tatè Nsongan– Meuseucca Servadze</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Jul 2023 21:04:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Tognoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[folk]]></category>
		<category><![CDATA[Teres Aoutes String Band]]></category>

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		<description><![CDATA[Il terzo album della Teres Aoutes String Band,  una positiva evoluzione e prova di maturità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2023/07/TeresAoutes_StringBand_Mouseucca.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25079" title="teresaoutes_stringband_mouseucca" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2023/07/TeresAoutes_StringBand_Mouseucca-300x267.jpg" alt="" width="300" height="267" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<pre>Cromo Music</pre>
<pre>www.teresaoutesstringband.com</pre>
<pre>https://www.facebook.com/profile.php?id=100063507676265</pre>
<p>Nata con l’obiettivo di omaggiare in chiave originale la cultura musicale delle Alpi Occidentali, dalle valli occitane alla Valle d’Aosta, tramite impiego di soli strumenti a corde e l’utilizzo di testi in occitano, franco provenzale e in misura minore, piemontese ed italiano, la Teres Aoutes String Band ha raggiunto l’importante traguardo del terzo album. La valenza musicale e culturale del loro progetto è emersa sin dall’esordio avvenuto nel 2018 con l’interessante Lo Rock’n Roll De La Mountagna, al quale aveva fatto seguito Courenta &amp; Cadillac, ulteriore conferma delle loro capacità. Il recente Meuseucca Servadze, ovvero, Musica Selvaggia, in lingua franco provenzale, contiene dodici tracce, undici delle quali originali, (testi a cura di Poletti e Carletto, musiche del solo Poletti), ed un brano tradizionale, La Bergera. Il gruppo, a riprova dell’affiatamento e della comunità d’intenti, è sempre composto da Mario Poletti (voce, mandolino, mandola, chitarra acustica tenore, banjo) ex componente dei Lou Dalfin, Fabrizio Carletto (basso, Hammond e cori) da molti anni nella band di Massimo Priviero, Diana Imbrea (violino e voce) e Oreste Garello (chitarre elettriche, acustiche e voce). Rispetto ai precedenti progetti, a Meuseucca Servadze ha fattivamente collaborato, alle percussioni e cori, un ospite speciale, Tatè Nsongan, tra i fondatori dei torinesi Mau Mau. In un paio di tracce forniscono il loro valido apporto anche Michela Giordano (voce), Paolo Costola (sitar elettrico) e Danilo Dalmasso (voce recitante). L’inserimento di un quinto elemento, così caratteristico e caratterizzante, grazie all’uso delle percussioni, mai invadenti ma al contempo capaci di arricchire con gusto ogni traccia, rende Meuseucca Servadze vario e affascinante. Oltre alle sonorità che hanno reso vincenti i precedenti album, quelle che mischiano con sapienza il folk tradizionale, sempre preponderante, al roots rock americano, l’apporto di Tatè Nsongan amplifica le contaminazioni con la world music senza dimenticare la cura attribuita ad i testi, piccole storie da ascoltare con attenzione. Se per consuetudine il terzo album deve rappresentare una prova di maturità, la Teres Aoutes String Band ha raggiunto l’obiettivo e lo ha ampiamente superato dando prova di un’ulteriore positiva evoluzione.</p>
<p>Stefano Tognoni</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tracce</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mi Sun Del Carignan</p>
<p>Scottisch Nuovo Anno</p>
<p>Meuseucca Servadze</p>
<p>Courenta Ottimista</p>
<p>Valzer Dell&#8217;Amore</p>
<p>Ma Chansun</p>
<p>En Tren Che Pesa</p>
<p>San Fagnan</p>
<p>Viva Farinet</p>
<p>La Bergera</p>
<p>Bala Ghitina</p>
<p>Ohi Me Bel Fij</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>L’Orage &#8211; Live Vol.1</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Mar 2023 20:45:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Romeo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[cantautorato]]></category>
		<category><![CDATA[folk]]></category>
		<category><![CDATA[L'Orage]]></category>

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		<description><![CDATA[Live Vol.1, il primo album dal vivo per i valdostani L'Orage.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2023/03/LOrage_Live_Vol12.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24326" title="lorage_live_vol1" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2023/03/LOrage_Live_Vol12-300x271.jpeg" alt="" width="300" height="271" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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<pre>Produzione indipendente</pre>
<pre>https://www.facebook.com/lorageofficial</pre>
<pre>https://www.instagram.com/lorageofficial</pre>
<p>Nascono nel 2009, evoluzione di un progetto partito tre anni prima da un’idea di Alberto Visconti (voce, chitarra e cassa) e Rémy Boniface (violino, organetto diatonico, ghironda e voce) che, insieme al fratello Vincent (clarinetto, organetto diatonico, flauti, sassofono cornamusa e voce), faceva già parte del gruppo tradizionale Trouveur Valdotèn e, nei loro quattordici anni di attività, mettono insieme cinque album, collaborando più volte con Francesco De Gregori. Una realtà ormai consolidata che definisce la propria musica “rock delle montagne”, in cui si incontrano musica folk, popolare, cantautorato ed una sezione ritmica decisamente rock, ma che ancora oggi, incomprensibilmente, fatica a trovare uno spazio, al quale legittimamente potrebbe aspirare, all’interno del panorama italiano mainstream. Perché i protagonisti non sono soltanto ottimi musicisti in sala di registrazione, ma lo sono ancor di più dal vivo, la dimensione loro più congeniale, e lo dimostra l’album Live Vol. 1, che desta curiosità già a partire dalla tracklist: lungi dall’autocelebrazione, L’Orage non mette in fila una mera cronistoria della propria musica, ma ripropone in questo “live in studio” una sorta di festa popolare in cui mescola senza un apparente filo logico brani di De Andrè, Modugno, Gainsbourg, Brassens, Beatles, Queen e Caparezza, uniti a brani del proprio repertorio, in una sorta di summa musicale profondamente “popolare”, che poi è esattamente il mondo dal quale proviene ed appartiene la band stessa. Venti tracce grazie alle quali i tre fondatori, affiancati per l’occasione da Florian Bua al cajòn ed agli shakers, ripropongono in acustico un’attitudine che trova le proprie radici nello strettissimo rapporto fra una band e, non tanto il proprio pubblico, quanto invece il proprio “popolo”; esattamente, e non a caso, lo stesso rapporto creato dagli artisti “coverizzati” e che rappresenta quel filo logico altrimenti inspiegabile.</p>
<p>Andrea Romeo</p>
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<p>Tracce</p>
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<p>Creuza de ma</p>
<p>Pasqualino Marajà</p>
<p>Il Mare in Mezzo</p>
<p>I Piedi più belli del Mondo</p>
<p>Couleur Cafè</p>
<p>Il venait d’avoir 18 Ans</p>
<p>Chanson pour l’Auvergnat</p>
<p>Norwegian Wood (This Bird has Flown)</p>
<p>Where Did You Sleep Last Night</p>
<p>La Chanson du Grand Gorret</p>
<p>Il Kinotto</p>
<p>I Want to Break Free</p>
<p>Vieni a Ballare in Puglia</p>
<p>Le Vent Nous Portera</p>
<p>Plus Rien m’ètonne</p>
<p>Welcome Refugees</p>
<p>Giugno</p>
<p>A Loreley</p>
<p>Queste Ferite Sono Verdi</p>
<p>Come Una Festa</p>
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		<title>Track Dogs &#8211; Where To Now?</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Apr 2022 09:15:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Americana]]></category>
		<category><![CDATA[folk]]></category>
		<category><![CDATA[Track Dogs]]></category>

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		<description><![CDATA[Settimo album della formazione di base a Madrid]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/04/Track-Dogs-Where-To-Now-cover-300dpi.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-23221" title="Print" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/04/Track-Dogs-Where-To-Now-cover-300dpi.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<pre>(Mondegreen Records)</pre>
<pre>www.trackdogsmusic.com</pre>
<p>E&#8217; già la terza occasione in cui parliamo dei quattro musicisti anglosassoni che hanno deciso di vivere e suonare insieme a Madrid. Stavolta lo facciamo ancora più volentieri dato che Where To Now?, il loro settimo in quindici anni di attività, è sicuramente il disco della maturità della formazione, composta da Garrett Wall a chitarra, ukulele, pianoforte e voce, Robbie K Jones a banjo, cajon, panderetas, voce e percussioni, Howard Brown a tromba, flicorno e voce e Dave Mooney a basso, mandolino e voce. In un&#8217;atmosfera di folk e Americana ben costruito si ascoltano gli echi dei migliori Mumford and Songs, momenti cajun, tex-mex, country. Inoltre il gruppo si è divertito a coinvolgere vari ospiti per arricchire le sonorità dei brani, tra cui la voce di Delories Dunn. Ci sono piaciute in particolar modo le due iniziali Every Dog&#8217;s Day e My Love Feels Real, le atmosfere di confine di Donna Lola e River of Gold, la melodia della traccia titolo, la giga Empty Tracks immersa nel folk britannico. Ben costruita anche la cover di Carolina in My Mind di James Taylor. Un album indipendente che può essere tra i migliori del genere acustico del 2022.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
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		<title>Vashti Bunyan, Barbican, Londra, 2 aprile 2022</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Apr 2022 12:57:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Barbican]]></category>
		<category><![CDATA[folk]]></category>
		<category><![CDATA[Londra]]></category>
		<category><![CDATA[Vashti Bunyan]]></category>

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		<description><![CDATA[La musicista inglese in una rara occasione di concerto dal vivo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/04/20220402_2125220.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-23165" title="20220402_2125220" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/04/20220402_2125220-1024x576.jpg" alt="" width="460" height="258" /></a></p>
<p>Già nel momento in cui è salita sul palco, il pubblico l&#8217;ha salutata con un&#8217;ovazione. Un&#8217;accoglienza calorosa come si deve non solo a una musicista di livello, ma a un vero e proprio fenomeno di culto. Lei ha mostrato una giusta contentezza unita a un senso di stupore. Perché il fondo Vashti Bunyan ha saputo scegliere per gran parte della sua vita la permanenza in campagna, preferendola a quella della capitale inglese e alle regole dello show business.  Nelle note di copertina dell&#8217;album di debutto Just Another Diamond Day, pubblicato nel 1970, il suo produttore Joe Boyd scrisse: &#8220;Non ho mai conosciuto nessuno la cui musica fosse così interamente un riflesso della propria vita e del proprio spirito&#8221;. Due anni prima Vashti Bunyani iniziò il viaggio con il proprio compagno fino all&#8217;Isola di Skye in Scozia. Poi il silenzio discografico fino al 2006 con l&#8217;uscita di Lookaftering.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/04/71033EAzXYL._AC_SL1200_.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-23168" title="71033eazxyl-_ac_sl1200_" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/04/71033EAzXYL._AC_SL1200_-300x298.jpg" alt="" width="300" height="298" /></a></p>
<p>Va specificato che il concerto del Barbican aveva in parte uno scopo promozionale: di Vashti Bunyan è appena uscito  un libro di memorie  Wayward: Just Another Life To Live, con un appuntamento post esibizione nel foyer per firmare le copie del volume. Ma è indubbio che il pubblico non abbia voluto mancare (la Barbican Hall aveva quasi tutti i posti occupati) per una delle rare occasione in cui la musicista si presentava dal vivo, anche se dal disco Heartleap del 2014 le presenze sul palco sono state meno infrequenti. Per la serata la folksinger era affiancata da Gareth Dickson alla chitarra, da Fiona Brice alle tastiere e alla direzione musicale, con il trio d&#8217;archi formato da Emma Smith e Nicky Sweeney ai violini e Ian Burdge al violoncello e dal quartetto di flauti diritti Ian Wilson and The Flautadors.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/04/61cY5oWvwYS._AC_SX450_.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-23169" title="61cy5owvwys-_ac_sx450_" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/04/61cY5oWvwYS._AC_SX450_-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p>Nella scaletta Vashti Bunyan ha mostrato un compendio della sua vita musicale. Dai singoli degli anni Sessanta (ricordiamo la splendida Train Song) ai brani dell&#8217;album d&#8217;esordio come la traccia titolo, Jog Along Bess resa in modo affascinante, Glow Worms. E ovviamente anche le canzoni proposte in questo secolo: Wayward, Same but Different, Hidden, Lately e Against the Sky (da Lookaftering) oltre a Mother, Here e Heartleap dall&#8217;omonimo album e posta nel finale. Nel concerto, con due schermi ai lati del palco dove erano proiettate illustrazioni dal libro e dai dischi. Il suo modo di proporre folk è una perfetta sintesi di due mondi conosciuti a inizio carriera, quello dei Fairport e l&#8217;altro della Incredibile String Band, tenendo dritta la barra di un linguaggio personale.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/04/20220402_213236.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-23166" title="20220402_213236" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/04/20220402_213236-1024x576.jpg" alt="" width="460" height="258" /></a></p>
<p>La resa dei brani ha puntato a evidenziare la voce, nonostante l&#8217;età abbia comprensibilmente influito sul suo timbro. Tutto è stato reso tra fiati e archi come se alla solista fosse stato steso un tappeto rosso su cui camminare e mostrare la sua arte. Una serata memorabile non solo per il risultato musicale, ma anche per l&#8217;atmosfera che si è creata fra palco e sala: un&#8217;intesa nel segno di musica e poesia difficilmente riscontrabile con altri artisti.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
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		<title>Djelem Do Mar: &#8220;Cantiamo senza confini&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Mar 2022 09:21:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Fabia Salvucci]]></category>
		<category><![CDATA[folk]]></category>
		<category><![CDATA[Sara Marini]]></category>

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		<description><![CDATA[Sara Marini e Fabia Salvucci raccontano il progetto Voci oltre ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/03/marini-salvucci.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-23120" title="marini-salvucci" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/03/marini-salvucci.jpg" alt="" width="1024" height="703" /></a></p>
<pre>www.facebook.com/saramarini.fabiasalvucci</pre>
<p><em>Foto concesse da ufficio stampa Djelem Do Mari</em></p>
<p>Dall’Umbria e dal Lazio fino alla Sardegna e alla Sicilia. I confini però in questo caso non sono una barriera e così si raggiungono anche paesi del bacino del Mediterraneo, di Europa e Asia. Parliamo di musica popolare o che da essa trae ispirazione per nuove creazioni. Le protagoniste di questo viaggio in note si sono date un nome affascinante: Djelem Do Mar, che nasce dalla fusione di parole provenienti da due diverse etnie. Djelem in lingua romanì significa viaggiare, mentre Do Mar in portoghese si traduce in &#8220;del mare&#8221;. Le ideatrici del progetto sono l’eugubina Sara Marini e Fabia Salvucci che hanno inciso il disco Voci oltre (Maremmano Records / Ird) cantando in undici lingue. Il disco, già recensito sulle nostre pagine da Marco Sonaglia, sarà presentato all’Auditorium Parco della Musica di Roma venerdì 1 aprile.</p>
<p><strong>Il disco vede la produzione artistica di Stefano Saletti. Come avete lavorato con lui?</strong></p>
<p>Stefano Saletti è uno dei musicisti più importanti del panorama world italiano. La nostra è stata una scelta oculata che ci sostenesse in un progetto artistico in cui si affrontavano tante lingue. L’esigenza era quella di dare un suono più omogeneo: la difficoltà era quella di far convivere dal punto di vista sonoro i brani originali e le rielaborazioni di pezzi che abbiamo recuperato. Anche perché quando affrontiamo il repertorio lo facciamo con strumenti di oggi come pianoforte, basso, batteria e quindi con lui abbiamo fatto un lavoro molto accurato.</p>
<p><strong>Per le canzoni scritte da voi quali lingue avete scelto?</strong></p>
<p>Abbiamo affrontato quelle che più ci appartengono, come l’italiano, il sardo, il siciliano oltre al farsi della Persia e al greco per le cui pronunce e metriche siamo state guidate da amici madrelingua. Ci piace ricordare Pietro Cernuto, a cui si deve il testo siciliano di L&#8217;amuri di na matri che ci è stato regalato. Ma va ricordato Lorenzo Cannelli che compositore della maggior parte dei brani originali con la preziosa collaborazione di Paolo Ceccarelli. Ambedue fanno parte della formazione con cui ci esibiamo.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/03/marini-salvucci1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-23121" title="marini-salvucci1" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/03/marini-salvucci1.jpg" alt="" width="960" height="524" /></a></p>
<p><strong>L’album si chiama Voci oltre, qual è il lavoro comune fatto sulla voce stessa?</strong></p>
<p>Noi arriviamo da percorsi musicali basati proprio sul canto. Nel nostro background ci sono grandi nomi che ci hanno guidato nella formazione come Giovanna Marini e Antonio Sparagna. Per quanto riguarda l’album abbiamo fatto in modo che in studio gli arrangiamenti strumentali arrivassero dopo quelli vocali.</p>
<p><strong>Nella serata della presentazione avete pensato a ulteriori elementi di curiosità da abbinare ai brani?</strong></p>
<p>Ci sarà ovviamente qualche sorpresa che resterà tale fino a quando saliremo sul palco. Non mancheranno Stefano Saletti e Alessia Salvucci, e resteremo fedeli agli undici pezzi del disco, anche se ci sarà qualche aggiunta durante il concerto.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Daniel Nestlerode &#8211; Windrush</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jan 2022 17:56:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[cantautorato anglosassone]]></category>
		<category><![CDATA[Daniel Nestrelode]]></category>
		<category><![CDATA[folk]]></category>

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		<description><![CDATA[Il terzo album del cantante e mandolinista]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/01/DANIEL-NESTLERODE.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-22571" title="daniel-nestlerode" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/01/DANIEL-NESTLERODE-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<pre>(Chunk &amp; Rattle Records)</pre>
<pre>www.nestlerode.eu</pre>
<p>Daniel Nestlerode è un cantante e mandolinista originario degli Stati Uniti e di base in Inghilterra che è arrivato al suo terzo disco. Un album la cui lavorazione presenta un aspetto curioso: durante il periodo di registrazione Nestlerode ha passato alcuni giorni nel nord della Francia. Lì ha scoperto suoni differenti che ha deciso di mutuare nella sua proposta con ottimi risultati. Windrush è un album che mostra un autore ed esecutore molto ispirato dal folk britannico (tre i tradizionali inseriti nel disco) che riesce a proporre uno stilie gradevole nell&#8217;ambito del cantatutorato anglosassone.  Segnaliamo la traccia titolo strumentale. Unexpectely, Living The Dream, White Flower Waltz, Tout Ce Qui Fait Toi, ma anche la cover del brano in francese C&#8217;est Noyé di Victoria Vox il tradizionale The Parting Glass. Pochi strumenti, tutti al posto giusto,</p>
<p>Michele Manzotti</p>
<p>&nbsp;<br />
<iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/nb7xt6l312M" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
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