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	<title>il popolodelblues &#187; Rivista elettronica fondata da Ernesto de Pascale articoli, recensioni, link, informazioni su artisti eventi</title>
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		<title>L&#8217;arte del bassista operaio, Glenn Cornick (1947-2014)</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Aug 2014 13:19:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[The state I'm in]]></category>
		<category><![CDATA[Glenn Cornick]]></category>
		<category><![CDATA[Jethro Tull]]></category>
		<category><![CDATA[Wild Turkey]]></category>

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		<description><![CDATA[Il ricordo dell'ex Jethro Tull e Wild Turkey a cura di Michele Manzotti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2014/08/LITP.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-4923" title="LITP" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2014/08/LITP-1024x733.jpg" alt="" width="460" height="329" /></a></p>
<p>Chi segue il rock avrà ascoltato almeno una volta Bourée dei Jethro Tull. Il brano di Johann Sebastian Bach rivisto da Ian Anderson ha una caratteristica strumentale molto netta che vede protagonisti due strumenti su quattro, il flauto dello stesso Anderson e il basso di Glenn Cornick. Oggi che quest&#8217;ultimo è scomparso, sentiamo il desiderio di parlarne sia da un punto di vista musicale sia da quello personale. Un&#8217;esigenza forte da parte di chi scrive che negli ultimi anni del secolo scorso ha avuto modo di passare molto tempo con lui e la famiglia, a margine delle sue trasferte italiane per i raduni dei fans.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2014/08/Jethro-Tull-Benefit1.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-4924" title="Jethro Tull - Benefit1" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2014/08/Jethro-Tull-Benefit1-1024x806.jpg" alt="" width="460" height="362" /></a></p>
<p>Glenn Cornick ha caratterizzato fortemente il suono dei primi tre album dei Jethro Tull: This Was (1968), Stand Up (1969) e Benefit (1970). A questi aggiungiamo il doppio Living in The Past del 1972, raccolta di singoli e di un inedito dal vivo, dove compare su tre facciate su quattro dei due vinili. In questi dischi Cornick forma con il batterista Clive Bunker una delle sezioni ritmiche più efficaci quanto poco ricordate se non sottovalutate nella storia del rock. Operaia e geniale al tempo stesso. A servizio dei brani e dell&#8217;arte di Ian Anderson, ma capace di illuminarne passaggi e battute. Di questa coppia Cornick rappresentava la precisione: era un bassista dalle caratteristiche beat, ma con la grande capacità di muoversi su altri terreni. Il blues soprattutto del primo album, ma anche il jazz (Serenade To A Cuckoo di Roland Kirk da This Was, la stessa Bourée) e la ricerca sonora che pervade tutto Benefit con brani indimenticabili come To Cry You A Song. Ma tornando al beat si ascolti l&#8217;introduzione in tempo dispari di Living in The Past o il riff di Teacher. La controprova sulla diversità successiva del suono dei Jethro Tull è l&#8217;album Aqualung. L&#8217;allontanamento di Cornick e la sua sostituzione con il più modesto Jeffrey Hammond porta la sezione ritmica a essere relegata in secondo piano a favore di chitarra, tastiere e degli strumenti suonati da Anderson. Logico che dopo Aqualung anche Bunker abbandoni la formazione. La successiva esperienza con i Wild Turkey è importante<a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/2014/03/wild-turkey-le-ristampe/"> (leggi qui)</a> ma senza l&#8217;impatto del nome Jethro Tull, la carriera di Cornick non ottiene i riconoscimenti adeguati al suo grande valore.</p>
<p>E veniamo alla persona Glenn Cornick. Che avrebbe potuto avere il dente avvelenato nei confronti di Anderson, ma che per carattere ed educazione ha sempre mostrato di apprezzare più il periodo di militanza nel gruppo che non quello successivo passato ai margini della gloria. Il rapporto con chi scrive, accennato in precedenza, è stato più incentrato sul presente e sulle questioni extra musicali. Visto il suo carattere non c&#8217;era bisogno di capire cosa c&#8217;era dietro a ogni pezzo: si poteva intuire infatti che le sue capacità entravano in modo naturale nella musica di Anderson e del gruppo. Qualche accenno però fatalmente venne fuori. Anderson in ognuno dei primi tre album cantava l&#8217;amicizia con Jeffrey Hammond (auspicando in tal modo il coinvolgimento di quest&#8217;ultimo nel gruppo, come successe poi a scapito di Cornick). Però i versi di We Used To Know ricordavano le giornate invernali a inizio carriera passate a letto per riscaldarsi negli alberghetti che avevano le stufe a gettoni (Remember mornings / Shilling spent / Made no sense / To leave the bed): tempi di gavetta in cui c&#8217;era Cornick che confermò la veridicità di quel testo ricordando che dormiva in camera insieme ad Anderson. Altro episodio: nel 1998 portò i genitori in Itala al raduno dei fan: il padre aveva combattuto in Italia durante la seconda guerra mondiale e voleva tornarci in tempo di pace. Ma c&#8217;era soprattutto un&#8217;altra ragione: lui e la madre avevano contribuito a modo loro alla nascita del gruppo: &#8220;Quante volte _ spiegò Glenn _ i miei ci fecero mangiare gratis nel loro pub con mio padre che faceva benzina al nostro furgoncino. Non mi ricordo che Ian Anderson abbia mai detto loro un grazie&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2014/08/Glenn.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-4925" title="Glenn" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2014/08/Glenn-704x1024.jpg" alt="" width="460" height="669" /></a></p>
<p>Quindi la confessione di tipo musicale: &#8220;Aqualung non mi piace. Non perché venni allontanato dal gruppo: a me piacciono molto gli album successivi come Thick As A Brick. Ma per il fatto che io conosco la genesi di quei brani subito dopo il grande lavoro su Benefit. E ritengo che purtroppo siano stati realizzati in modo inadeguato su disco&#8221;. In quell&#8217;occasione nelle sue parole trovai l&#8217;unico vero momento di delusione. Se Aqualung è una pietra miliare del gruppo, le sue sonorità vanno in direzione diversa rispetto a Benefit che una buona parte di appassionati del rock (non dei fan) considerano superiore. Proprio in occasione della ristampa di Benefit, Cornick ci rilasciò lo scorso anno un&#8217;intervista <a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/2013/11/jethro-tull-la-ristampa-di-benefit/">(leggi qui)</a>.</p>
<p>Oggi Il Popolo del Blues lo ricorda con affetto e si stringe intorno alla moglie Brigitte e ai figli. Ci mancherà il suo suono, ma anche (e soprattutto) il suo sorriso.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
<p>www.cornick.org</p>
<p>www.jethrotull.com</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Wild Turkey, le ristampe</title>
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		<comments>https://www.ilpopolodelblues.com/wp/2014/03/wild-turkey-le-ristampe/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 03 Mar 2014 12:42:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Special]]></category>
		<category><![CDATA[Glenn Cornick]]></category>
		<category><![CDATA[Wild Turkey]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpopolodelblues.com/wp/?p=3627</guid>
		<description><![CDATA[In occasione delle ristampe Esoteric riproponiamo lo speciale del 2007 sui Wild Turkey di Michele Manzotti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2014/03/Wild_Turkey.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3628" title="Wild_Turkey" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2014/03/Wild_Turkey.jpg" alt="" width="622" height="579" /></a></p>
<pre><a href="http://www.cherryred.co.uk/esoteric" target="_blank">www.cherryred.co.uk/esoteric</a></pre>
<p><em>In occasione delle ristampe Esoteric (Turkey  e Battle Hymn, distribuzione italiana Audioglobe) riproponiamo lo speciale del 2007 sui Wild Turkey di Michele Manzotti con intervista a Glenn Cornick</em></p>
<div class="hr_strip"></div>
<h1><span style="color: #333333;">Il tacchino selvaggio ruggisce di nuovo,</span></h1>
<h2><span style="color: #808080;">storia dei Wild Turkey</span></h2>
<p><em>A journey through history, present and future of an historic band of the seventies, that nowadays has come back with a new album. Glenn Cornick, former Tull member, explains how the project has been recovered after a long time.</em></p>
<p>Glenn Cornick ha formato i Wild Turkey dopo la sua distacco dai Jethro Tull (gruppo di cui era componente fondatore e con il quale ha inciso This Was, Stand Up e Benefit), all’inizio del 1971. Cornick rimase nella scuderia Chrysalis nonostante fosse fuori dai Tull e fu incoraggiato a formare un suo proprio gruppo dalla stessa etichetta. I Wild Turkey erano formati dal vocalist degli Eyes of Blue Gary Pickford-Hopkins, il chitarrista Tweke Lewis, l’altro chitarrista Jon Blackmore e Jeff Jones alla batteria e alle percussioni. Lewis e Jones sostituirono rispettivamente Graham Williams e John “Pugwash” Weathers che dopo poco tempo furono poi ingaggiati da Graham Bond (Weathers poi lavorò con i Gentle Giant).</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2014/03/wild-turkey-prima-formazione.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3651" title="wild turkey - prima formazione" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2014/03/wild-turkey-prima-formazione.jpg" alt="" width="865" height="459" /></a></p>
<p>La prima formazione dei WT:Jeff Jones, Glenn Cornick, Gary Pickford-Hopkins, Tweke Lewis, Jon Blackmore</p>
<p>Il gruppo iniziò con un suono in parte vicino al progressive, ma con innesti di momenti acustici grazie a Blackmore e allo stesso Pickford-Hopkins che era anche armonicista. Nell’estate di quell’anno i Turkey registrarono all’Olympic Studios sotto le guida del produttore Rodger Bain il loro album di debutto Battle Hymn. L’Lp uscì a novembre ottenendo buone recensioni dalla stampa inglese e a sua volta registrò un buon successo negli Stati Uniti raggiungendo la posizione 193 in classifica. Infatti il gruppo volò negli Stati Uniti portando il repertorio dell’album e alcune canzoni nuove come Butterfly (tributo a Jimi Hendrix), One Sole Survivor e Twelve Streets of Cobbled Black iniziando un tour di supporto ai Black Sabbath. Una serie di concerti che vide molti sold out nelle arene e che permise al gruppo di esibirsi come supporter di altre formazioni, come Yes, Ten Years After, ZZ Top e degli stessi Jethro Tull. Al loro ritorno in Inghilterra nel febbraio 1972 i Turkey continuarono a esibirsi con i Black Sabbath, in un tour che incluse anche un concerto alla Royal Albert Hall a Londra. Quindi Blackmore fu rimpiazzato dal chitarrista Mick Dyche a cui si aggiunse il tastierista Steve Gurl. La produzione del secondo album fu curata direttamente da Glenn Cornick con il supporto tecnico di Robin Black. Ci fu un cambiamento anche nel suono del gruppo, più semplice e immediato e soprattutto più slegato da quello elaborato che era in voga all’epoca. Questo ha portato alla nascita di brani rimasti nel repertorio del gruppo grazie alla loro immediatezza come Good Old Days (che fu scelto come singolo) o la ballata di Pickford-Hopkins Tomorrow’s Friend.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2014/03/wild-turkey-Turkey.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3652" title="wild turkey - Turkey" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2014/03/wild-turkey-Turkey.jpg" alt="" width="235" height="233" /></a></p>
<p>L’album, chiamato semplicemente Turkey, fu presentato in un tour inglese: dal vivo funzionava molto bene la formula dei due chitarristi che divenne una caratteristica dei Turkey insieme al piano elettrico di Steve Gurl. Tweke Lewis raggiunse però il gruppo Man e fu sostituito da Bernie Madsen per mantenere la formula della formazione a sei. Ma, nonostante l’attività concertistica, l’invito alle trasmissioni della Bbc comprese quelle di John Peel e Mike Harding, il gruppo non incise mai un terzo album. All’inizio del 1974 furono incisi alcuni demo, ma la spinta iniziale si era ormai esaurita e il gruppo si sciolse. Cornick andò a Berlino per lavorare all’album dei Karthago Rock’n’roll testament; il bassista era sotto contratto ancora con la Chrysalis ma non avrebbe inciso altro materiale per etichetta. Un altro gruppo che vide Cornick in formazione furono i Paris insieme al chitarrista cantante Bob Welch (già con i Fleetwood Mac) e Thom Mooney (ex-Nazz). I Paris incisero due album nel 1976 (Paris e Big Towne 2061) che raggiunsero la posizione 103 e 152 nelle classifiche Usa. Cornick poi lasciò pere un periodo la musica attiva fino al 1995 quando ha suonato con il gruppo irlandese Blended Spirits prima di ritornare al lavoro con i Wild Turkey nel 1996 quando uscì l’album Stealer of Years per iniziativa dell’etichetta HTD. Erano quattordici brani nuovi con Cornick, Pickford-Hopkins, Lewis e il nuovo chitarrista Brian Thomas. Un buon album la cui promozione (furono fissati concerti nel Regno Unito e in Germania) fu bloccata dallo stato di salute di Cornick. Ci sarebbero voluti altri 10 anni per rimettere mano al progetto Turkey, con l’album You and Me in the Jungle.</p>
<div class="hr_dotted"></div>
<p><strong>Discografia</strong></p>
<p><em>Album</em></p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2014/03/wild-turkey-battle-hymn.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3653" title="wild turkey - battle hymn" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2014/03/wild-turkey-battle-hymn.jpg" alt="" width="238" height="237" /></a></p>
<p><strong>Battle Hymn</strong> (Lp) Chrysalis CHR 1002, 1971. In Usa Lp Reprise MS 2070, 1972. Ristampa Lp Usa Chrysalis CHR 1045, 1972. Ristampa Cd Edsel EDCD 337, 1991.<br />
Turkey (Lp) Chrysalis CHR 1010, 1972. In Usa Lp Reprise CHR 1051, 1972. Ristampa Cd Edsel EDCD 424, 1995.</p>
<div class="hr"></div>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2014/03/Wild-Turkey-Stealer-of-years.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-3654" title="Wild Turkey - Stealer of years" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2014/03/Wild-Turkey-Stealer-of-years-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p><strong>Stealer of Years</strong> (Cd) HTD HTDCD 58, 1996. Ristampa Cd Castle B00000J9RY, 1999.<br />
You and Me in the Jungle (Cd), Wild Turkey WTM 150011 2, 2006.<br />
(segnaliamo anche due live non ufficiali, l&#8217;Ep Live in Edinburgh stampato in Cd nel 2001 che riprende un concerto del 1973 e Final Performance, anch&#8217;esso stampato in Cd nel 2001, sull&#8217;esibizione al Marquee nel 1974)</p>
<div class="hr"></div>
<p><em>Singoli</em><br />
Good Old Days/Life is a Symphony Chrysalis CHS 2004, 1972</p>
<div class="double_hr"></div>
<h2>Dietro la giungla insieme a Glenn Cornick</h2>
<h4>L&#8217;intervista di Michele Manzotti</h4>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2014/03/Wild-Turkey-Glenn-Cornick-1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3655" title="Wild Turkey Glenn Cornick" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2014/03/Wild-Turkey-Glenn-Cornick-1.jpg" alt="" width="393" height="480" /></a><br />
Glenn Cornick</p>
<p><strong>Glenn, ci puoi presentare il gruppo? Mi sembra che tra l’altro ci siano nomi già presenti nei dischi dei Wild Turkey<br />
</strong>È vero, a partire da Gary Pickford-Hopkins primo cantante dei WT dal 1971 e parte attiva in tutto ciò che il gruppo ha fatto. Prima dei Turkey era negli Eyes of Blue che vinsero il premio Band dell’anno durato dal Melody Maker alla fine degli anni ’60. Dopo i Wt si è esibito con Rick Wakeman in Journey of the centre of the earth. E’nato e vive nel Galles del Sud dove si esibisce e dove abbiamo registrato il disco.</p>
<p><strong>C’è anche una vecchia conoscenza del pubblico italiano, John “Pugwash” Weathers, grazie alla sua militanza nei Gentle Giant.<br />
</strong>Si tratta del batterista originale del gruppo, anzi l’idea parti da lui e da me nel gennaio 1970, presentandomi Gary. Lasciò però i Turkey prima del nostro debutto per andare a suonare con Graham Bond e quindi per passare con i Gentle Giant gran parte della sua carriera. Purtroppo ha problemi di salute e non può suonare un kit di batteria completo limitandosi a utilizzare le percussioni. C’è anche il nostro primo chitarrista Graham Williams che andò con Pugwash insieme Graham Bond. E’ un fantastico strumentista della Rhondda Walley del Galles che aggiunge uno stile country in due brani. Peccato che non abbia voluto partecipare al tour</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2014/03/Wild-Turkey-Pugwash1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3656" title="Wild Turkey - Pugwash1" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2014/03/Wild-Turkey-Pugwash1.jpg" alt="wild turkey, esoteric, il popolo del blues, michele manzotti" width="618" height="419" /></a>John &#8220;Pugwash&#8221; Weathers in studio</p>
<p><strong>E poi ci sono Mick Dyche e Steve Gurl, altri WT di lunga data?<br />
</strong>Entrambi sono entrati nel 1972. Mick è il chitarrista con il quale ho suonato più volentieri. Dopo i Turkey ha suonato con Siff and the Tears e Joan Armatrading. Ci siamo persi di vista per 25 anni ma quando ho voluto fare questo album ho preteso la sua presenza. Steve invece era un nostro roadie nel 1971, per diventare poi tastierista. Ha continuato a suonare con Babe Ruth e purtroppo non ha potuto affrontare il tour per problemi familiari.</p>
<p><strong>Non volevo sfiorare il nome Jethro Tull, però come mai c’è un vecchio compagno di avventura come Clive Bunker?<br />
</strong>È un batterista che non ha certo bisogno di presentazioni! Doveva essere ospite in due brani e alla fine è stato con noi fino alla fine del lavoro.</p>
<p><strong>Pugwash e Bunker sono due grandi batteristi, ma vorrei che parlassi del primo e di quale ruolo ha avuto in questo album.<br />
</strong>Posso dire che è uno dei batteristi con i quali mi sono trovato meglio e anche se aveva problemi a suonare il kit della batteria al completo non potevo non coinvolgerlo nel progetto. Volevo avere una sezione di percussioni nel mezzo della canzone You and Me in the Jungle così ho chiesto a Pug se voleva arrangiare qualcosa. E’ venuta fuori una grande cosa che ha suonato in studio con l’aiuto di Clive. E’ stata sua l’idea di aggiungere la chitarra slide così ha chiesto a Mick di provare a fare qualcosa. E’ venuto talmente bene all’inizio che non c’è stato bisogno di riprovarlo. Pugwash è un componente essenziale per il gruppo per le sue idee e attitudini musicali, peccato che non può venire in tour!</p>
<p><strong>Come mai molte delle canzoni dell’album sono tue?<br />
</strong>Sinceramente non era nelle mie intenzioni. Però avevo scritto un sacco di materiale rispetto agli altri colleghi che avevano qualche spunto ma non brani completi. Così sono stati utilizzati i miei</p>
<p><strong>Sono tutti brani recenti?<br />
</strong>In alcuni casi ho ripreso materiale scritto qualche anno fa. Ad esempio Friendly Fire è stata scritta nel 1991 dopo la prima guerra del Golfo e Snakewalk risale a 7 anni fa. Alcune erano già state concepite in parte, altre sono nuove. Quando decisi nel gennaio 2006 di fare un nuovo album, allestii un piccolo studio nel mio garage con 8 tracce. L’avevo chiamato “Harry Potter Studio” perché era posizionato sotto le scale come la camera da letto di Harry Potter nella casa dei suoi zii! Ho lavorato 8 ore al giorno per 5 (a volte 6 o 7) giorni alla settimana per finire le canzoni e i demo. Scrivere brani necessita di ispirazione e idee, ed è stato un lavoro intenso per finire tutto e curare i dettagli. Quando sono arrivato in Galles per iniziare l’album avevo 11 canzoni complete con le parti e ne abbiamo utilizzate 9.</p>
<p><strong>Anche i testi sono tuoi?<br />
</strong>Sono consapevole del mio compito quando scrivo versi; odio le canzoni i cui testi non hanno significato. Anche se non è obbligatorio avere un messaggio importante, le parole devo comunque avere un senso. Non sono un predicatore, non voglio cambiare le idee della gente ma mi piace esprimere le mie opinioni, fortunatamente con senso dell’umorismo. You and Me in the Jungle rappresenta uno dei miei testi preferiti. Parla delle difficoltà che dobbiamo affrontare normalmente, e delle piccole cose che ci condizionano facendoci perdere il senso generale della vita. E’ tutto trattato però in modo lieve per un brano pop. Così come Propaganda dove si prova a tirare fuori un amico da una relazione che potrebbe rivelarsi un disastro. Invece Northern Lights parla delle persone che lasciano la loro terra per trovare una vita migliore. Ho parlato delle isole Britanniche ma potrebbe riferirsi anche agli italiani che emigrarono a New York nei secoli passati e che pensano ancora alla loro terra.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2014/03/wild-turkey-2006a.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3657" title="wild turkey 2006" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2014/03/wild-turkey-2006a.jpg" alt="wild turkey, esoteric, il popolo del blues, michele manzotti" width="611" height="419" /></a><br />
Parte della formazione nel 2006 durante una pausa di registrazione: Pugwash Weathers, Glenn Cornick, Gary Pickford-Hopkins, Clive Bunker, Mick Dyche</p>
<p><strong>Hai parlato di musica pop, eppure il tuo nome è stato spesso associato al prog per via del tuo passato con i Jethro Tull. Non è così?<br />
</strong>Vero, ma non è certo stato il mio genere preferito. Preferisco creare canzoni semplici, e penso sia più difficile scrivere una buona, concisa, canzone pop piuttosto che un brano complesso. La cosa più vicina al prog dei Wild Turkey è una canzone di Gary Soldier Boy che è stata una delle più apprezzate canzoni dal vivo negli anni ’70 e che non avviamo mai messo su album. Ne esiste solo un demo che risale al 1974 ma non una registrazione finita.</p>
<p><strong>Nella copertina con te e Gary c’ è una giungla inserita nella città, come ti è venuta l’idea?<br />
</strong>Mi sono divertito molto a farla: è venuta di getto quando abbiamo deciso il titolo. Io pensavo che un artista professionista dovesse farla, gli altri hanno detti che dovevo farla io. Così mi sono messo a lavorare con i programmi di grafica ed ho fatto tutto da solo. La città in questione è Perth, in Australia. Non ha altro significato se non la circostanza che aveva lo skyline migliore!</p>
<p><strong>Glenn, nell’aprile 2007 compi 60 anni. E’ per questo che ti sei voluto regalare questo disco?<br />
</strong>Non avrei mai pensato di divenare così vecchio Siamo tutti più vecchi e più sgradevoli fisicamente, ma sappiamo anche suonare molto meglio e come mettere su un set dal vivo. Non ci siamo calmati del tutto, anzi penso che ce la possiamo giocare alla pari con tanti giovani gruppi che suonano attualmente!</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Jethro Tull, la ristampa di Benefit</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Nov 2013 14:24:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il terzo album della formazione di Ian Anderson nella nuova edizione in due cd e un dvd. La testimonianza di Glenn Cornick]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2013/11/Jethro-Tull_Benefit2d.jpg"><img class="alignnone  wp-image-2964" title="Jethro Tull_Benefit2d" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2013/11/Jethro-Tull_Benefit2d.jpg" alt="" width="412" height="412" /></a></p>
<p>È un<strong> </strong>disco che ha sempre rischiato di fare la sorte del vaso di coccio tra due di ferro, stretto come è temporalmente tra due capisaldi come Stand Up (1969) e Aqualung (1971). Eppure Benefit (1970, appunto) è uno degli album più amati dai fans dei Jethro Tull e anche uno dei più apprezzati tra coloro che conoscono poco o non frequentano la musica del gruppo. Perché ormai il leader Ian Anderson si è lasciato il blues degli esordi alle spalle e ancora non ha affrontato il linguaggio dei «concept album» e del progressive che caratterizzerà il gruppo negli anni successivi. Il risultato è una ricerca di un suono forse ancora indefinito, ma capace di dare vita canzoni importanti nella storia del rock e della formazione inglese. Oggi Benefit è stato ristampato (Chrysalis/Warner) e rimasterizzato da Steven Wilson con l&#8217;approvazione dello stesso Anderson. Il secondo Cd presenta in versione mono e stereo tracce rare ed inedite di brani e singoli associati al periodo in cui Benefit fu pubblicato.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2013/11/Jethro-Tull-Benefit1-1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2962" title="Jethro Tull - Benefit1 (1)" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2013/11/Jethro-Tull-Benefit1-1-e1384697920599.jpg" alt="" width="1887" height="1486" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Dvd audio infine contiene le versioni &#8220;surround sound mix&#8221;, Dolby Digital 5.1 e stereo dell&#8217;album mixate da Steven Wilson più le versioni inglese ed americana con le rispettive scalette in alta qualità audio. Inoltre la formazione è una delle migliori della storia dei Jethro Tull, perché oltre a Ian Anderson (voce, flauto e chitarra acustica) ci sono Martin Barre alla chitarra elettrica, Glenn Cornick al basso, Clive Bunker alla batteria (ovvero la formazione di Stand Up) viene coinvolto il vecchio amico John Evan alle tastiere. Nei crediti del disco figura come elemento aggiunto, ma la sua presenza è fondamentale nel suono in otto tracce su dieci. La formazione resterà la stessa fino all&#8217;anno successivo quando Cornick fu sostituito da Jeffrey Hammond. E&#8217; lo stesso bassista di Benefit a raccontare alcuni particolari sull&#8217;album.</p>
<p><strong>Cosa pensa di Benefit a tanti anni di distanza dalla sua uscita?</strong></p>
<p>«Per me questo è il migliore disco che ho inciso con il gruppo. Ho sempre pensato che Ian scrivesse le sue canzoni più belle proprio per questo album sebbene in fondo non le amasse molto».</p>
<p><strong>Come andò la registrazione?</strong></p>
<p>«Incidemmo l&#8217;album su otto piste ai Morgan Studios con Robin Black come ingegnere del suono e le sedute furono piuttosto agevoli. Come era d&#8217;abitudine in quegli anni registravamo una traccia al giorno che veniva completata e missata lo stesso giorno. Avremmo inoltre dovuto fissare le sessioni tra i concerti che avevamo in programma e non andare in studio per completare tutto l&#8217;album come invece abbiamo fatto».</p>
<p><strong>Perché fu fatta un&#8217;edizione apposita per il mercato americano?</strong></p>
<p>«Personalmente fui dispiaciuto dal fatto che l&#8217;etichetta negli Usa volesse una traccia per le radio sul disco. Per questo reincidemmo Teacher, allora su singolo, per inserirla in Benefit. Non ho mai pensato che questo brano fosse giusto e non mi è mai piaciuto il modo come fosse inserito nel nuovo ordine di esecuzione. Tuttora ritengo che rovini la successione dei brani. Eppure qui negli Stati Uniti dove vivo attualmente sono ricordato maggiormente per la linea di basso in Teacher più di qualsiasi cosa abbia mai fatto, anche se ritengo che non sia particolarmente buona. Sarei stato più contento se fossi apprezzato per quella del brano dell&#8217;edizione inglese, ovvero Inside».</p>
<p>Michele Manzotti</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2013/11/endangered.jpg"><img class="alignnone  wp-image-2965" title="endangered" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2013/11/endangered.jpg" alt="" width="512" height="384" /></a></p>
<p><span style="font-size: 12px;">Scheda di Benefit da Michele Manzotti, Jethro Tull, Editori Riuniti 2003</span></p>
<p dir="ltr">(Island ILPS 9123 – Maggio 1970)</p>
<p dir="ltr"><span style="font-size: 12px;">Nuova linfa nella formazione: nonostante figuri solo come ospite, il tastierista John Evans (Evan nelle note di copertina da qui al 1979) suona in otto brani su dieci dando una caratterizzazione ben precisa al suono dei Jethro. Oltre a Evans, stessa formazione, stesso luogo di registrazione e stessi produttori di Stand Up. Witches Promise, Just Trying to Be, Teacher nei due mix per Inghilterra e Stati Uniti, saranno inclusi nella ristampa 2001.</span></p>
<p dir="ltr"><em style="font-size: 12px;">With You There To Help Me / Nothing To Say /  Alive And Well And Living In / Son / For Michael Collins, Jeffrey And Me / To Cry You A Song / A Time For Everything / Inside / Play In Time / Sossity: You&#8217;re A Woman</em></p>
<p dir="ltr"><span style="font-size: 12px;">Album di transizione, ma che brilla di luce propria nella discografia dei Jethro Tull. Le canzoni e i testi si fanno più elaborati, a testimoniare un lavoro di ricerca di Anderson  E’ indubbiamente il ponte tra i due lavori più importanti e per questo rischia di venire messo da parte nelle attenzioni di chi ascolta il repertorio dei Jethro. Ma proprio perché parte integrante di un linguaggio che si evolve non può mancare in una discografia fondamentale del gruppo.</span></p>
<p dir="ltr"><strong>With You There to Help Me</strong></p>
<p dir="ltr"><span style="font-size: 12px;">Brano tra i più belli dell’album con flauto e pianoforte ad aprire prima che inizi la linea del canto e le evoluzioni di Martin Barre alla chitarra, caratteristiche di una lunga coda dopo il termine delle strofe.</span></p>
<p><strong><span style="font-size: 12px;">Nothing to Say</span></strong></p>
<p dir="ltr">In evidenza la tecnica del “riff”, disegno melodico di accompagnamento tra una strofa e un’altra, molto utilizzata in questo album e in Aqualung.</p>
<p><strong><span style="font-size: 12px;">Alive and Well and Living in</span></strong></p>
<p dir="ltr">Attacco di pianoforte con un inusuale ritmo di bossa nova che cambia repentinamente al termine della prima strofa.</p>
<p><strong><span style="font-size: 12px;">Son</span></strong></p>
<p dir="ltr">Due sezioni musicali in dialogo tra loro: rock da una parte e breve frase cantata con piano in sottofondo dall’altra.</p>
<p><strong><span style="font-size: 12px;">For Michael Collins, Jeffrey and Me</span></strong></p>
<p dir="ltr">Nuova dedica a Hammond, paragonato all’astronauta che vide i compagni dell’Apollo 11 godersi il successo della passeggiata lunare. Inizio stile “ninna nanna” con stacco e arrivo di una splendida linea “bluesy”.</p>
<p><strong><span style="font-size: 12px;">To cry You a Song</span></strong></p>
<p dir="ltr">Torna il blues in un brano-capolavoro dove la sezione ritmica mostra un rigore ineccepibile nel seguire uno schema fisso per tutto il brano e lasciare a Barre il modo per ricamare disegni melodici di grande effetto.</p>
<p><strong><span style="font-size: 12px;">A Time for Everything</span></strong></p>
<p dir="ltr">Anticipa le atmosfere di Aqualung nel riff che compare a metà del brano.</p>
<p><strong><span style="font-size: 12px;">Inside</span></strong></p>
<p dir="ltr">Anche qui molto equilibrio tra gli strumenti e rigore nella ritmica che hanno come risultato un brano affascinante e al tempo stesso dal tono intimista, in sintonia con il titolo.</p>
<p><strong><span style="font-size: 12px;">Play in Time</span></strong></p>
<p dir="ltr">Scatenata giga in chiave blues che anticipa grandi disegni che troveremo nelle grandi suites Thick as a Brick e Passion Play.</p>
<p><strong><span style="font-size: 12px;">Sossity, You’re a Woman</span></strong></p>
<p dir="ltr">Protagonista assoluto Anderson con voce chitarra acustica e flauto per una struggente ballata dove l’organo di Evan ha dignità di presenza nell’introduzione e nel ritornello.</p>
<p dir="ltr"><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2013/11/Jethro-Tull-Benefit2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2963" title="Jethro Tull - Benefit2" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2013/11/Jethro-Tull-Benefit2-e1384697817312.jpg" alt="" width="2000" height="1603" /></a></p>
<p dir="ltr"><strong><em>Inside</em></strong></p>
<p dir="ltr"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=QWhOdPyLefQ&amp;list=PLF3A3CFBDBBCF8A5D">http://www.youtube.com/watch?v=QWhOdPyLefQ&amp;list=PLF3A3CFBDBBCF8A5D</a></p>
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