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	<title>il popolodelblues &#187; Rivista elettronica fondata da Ernesto de Pascale articoli, recensioni, link, informazioni su artisti eventi</title>
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		<title>Quatermass, intervista a Peter Robinson</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Sep 2013 22:31:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Deep Purple]]></category>
		<category><![CDATA[Esoteric]]></category>
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		<category><![CDATA[Quatermass]]></category>

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		<description><![CDATA[Il tastierista della formazione racconta la genesi dell'unico disco del gruppo in occasione della ristampa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2013/09/quatermass.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2420" title="quatermass" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2013/09/quatermass.jpg" alt="" width="500" height="436" /></a></p>
<p><span class="dropcap inverted">È</span> uno dei dischi cult del rock anni &#8217;70, specialmente in Italia. L&#8217;album, riconoscibile dagli uccelli preistorici in mezzo ai grattacieli in copertina, uscì per la Harvest nel 1970 e prendeva lo stesso nome dalla formazione che lo aveva inciso, i Quatermass. Un trio (voce e basso, tastiere e batteria) che durò per la sola stagione del disco. Oggi Quartemass è stato ristampato dalla Esoteric recordings, etichetta di Oxford specializzata nel recupero di quegli anni grazie al lavoro del manager Mark Powell, con quattro inediti e un Dvd audio supplementare missato con il sistema 5.1 surround. Ne parliamo con Peter Robinson, tastierista dei Quatermass e coprotagonista del recupero dell&#8217;album che in Italia è distribuito da Audioglobe.</p>
<p><strong>Come nacque il gruppo?</strong></p>
<p>«Inizialmente suonavo in una formazione chiamata Episode Six con il batterista Mick Underwood e due musicisti che avrebbero poi fatto la loro strada nei Deep Purple, Ian Gillan alla voce e Roger Glover al basso. Quando Gillan e Glover se ne andarono, la manager Gloria Bristow ci presentò John Gustafson, bassista e cantante al tempo stesso. Ci trovammo subito bene insieme e così si formarono i Quatermass».</p>
<p><strong>Tra l&#8217;altro Gustafson compare nel primo Jesus Christ Superstar con Gillan come protagonista&#8230; </strong></p>
<p>«A Gustafson fu affidata la parte di Simone lo Zelota. Ma ci sono anch&#8217;io in quell&#8217;incisione dato che suono tutte le tastiere».</p>
<p><strong>Tornando ai Quatermass talvolta avete percepito di essere confrontati con formazioni come Nice e Emerson Lake e Palmer, in cui c&#8217;era il predominio delle tastiere?</strong></p>
<p>«In quel periodo molte band legate più o meno al progressive decisero di evidenziare il suono delle tastiere senza un chitarrista di ruolo, come quelle con Keith Emerson, ma anche Soft Machine o i Crazy World di Arthur Brown. Questo portò anche a gruppi con la chitarra a simulare il suono delle tastiere. Non temevo paragoni con altri, piuttosto mi divertivo molto».</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2013/09/quatermassoutdoorshot.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2421" title="quatermassoutdoorshot" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2013/09/quatermassoutdoorshot.jpg" alt="" width="600" height="485" /></a></p>
<p><strong>Ha parlato di progressive e nel 1969 quando nacquero i Quatermass quello stile stava per espandersi. Vi sentivate parte di quel movimento in quegli anni? Le vostre canzoni hanno anche influenze blues e hard rock che formano un suono riconoscibile rispetto al genere.</strong></p>
<p>«Più che altro grazie alle tastiere e al tipo di formazione davamo vita a un mix tra linguaggio blues, hard rock e quello della musica contemporanea del novecento, prendendo spunto da compositori come Penderecki. Anche la nostra tecnica ha sicuramente contribuito alla formazione della sonorità e quindi dell&#8217;originalità dello stile».</p>
<p><strong>Con un album universalmente riconosciuto come ottimo dalla critica, come mai vi scioglieste?</strong></p>
<p>«Purtroppo a quei tempi non ci fu un grande supporto da parte dell&#8217;etichetta. Il disco vendette poche copie nel Regno Unito e nonostante un tour negli Stati Uniti ci trovammo in una situazione in cui non potevamo andare avanti con il progetto. Preferimmo tornare a fare i musicisti di studio».</p>
<p><strong>Come è l&#8217;album riascoltato oggi? </strong></p>
<p>«Ho avuto una bella sensazione quando era finito il lavoro di masterizzazione per la ristampa e che ho seguito personalmente. Suonava benissimo ieri e suona benissimo ancora oggi».</p>
<p>Michele Manzotti</p>
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