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	<title>il popolodelblues &#187; Rivista elettronica fondata da Ernesto de Pascale articoli, recensioni, link, informazioni su artisti eventi</title>
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		<title>Elbow &amp; New Order, Lucca Summer Festival, Piazza Napoleone, Lucca, 12 luglio 2019</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Jul 2019 16:39:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pdb</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
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		<category><![CDATA[Elbow]]></category>
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		<category><![CDATA[Lucca Summer Festival]]></category>
		<category><![CDATA[Manchester]]></category>
		<category><![CDATA[New Order]]></category>

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		<description><![CDATA[Serata dedicata al suono di Manchester tra passato e presente]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/08/WhatsApp-Image-2019-08-02-at-17.22.12.jpeg"><img class="alignnone size-large wp-image-16424" title="whatsapp-image-2019-08-02-at-17-22-12" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/08/WhatsApp-Image-2019-08-02-at-17.22.12-1024x768.jpeg" alt="" width="460" height="345" /></a></p>
<pre>elbow.co.uk</pre>
<pre>www.neworder.com</pre>
<p>Due band di Manchester in una notte: la prima rappresenta la musica rock d’ascolto del nuovo millennio, la seconda invece ha segnato la new wave in maniera definitiva dall’alba degli Ottanta. Insieme una nottata decisamente di alta qualità . Elbow e New Order sono stati il «double bill» dell’estate coinvolgendo una platea internazionale (molti gli inglesi presenti) in più di tre ore di grande entertainment . Alle 20.30 puntuali si sono presentati gli Elbow capitanati da Guy Garvey , cantante corpulento e carismatico che ha cantato brani pescando tra gli album di maggior successo. Garvey, che ha un feeling speciale con il pubblico cosa che salta subito agli occhi anche a chi precedentemente non aveva mai visto la band dal vivo grazie ai suoi modi estremamente caldi, diretti e decisamente poco british, sembra un Peter Gabriel dei giorni nostri, ma non quello che interpretava magnificamente le brume del progressive dei Genesis bensì quello più spirituale e ascetico di Us. Del resto gli Elbow sono uno degli esempi in controtendenza nella musica contemporanea: il loro è un sound intenso e per certi versi semplice ma attento ad evitare ogni banalità. Il resto del gruppo che ha nei fratelli Mark e Craig Potter, rispettivamente chitarrista e tastierista, il fulcro centrale elabora un tessuto sonoro come detto estremamente fruibile, ma che non riesce a farli associare ad un genere musicale preciso. Sfuggenti e piacevoli verrebbe da dire. I tredici brani proposti derivano più che altro dagli album di mezzo e soprattutto da The Seldom seen kid che li ha portati a vincere il Mercury Prize in Inghilterra e registrare dal vivo l’intero disco in uno special della BBC divenuto poi un cofanetto.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/08/WhatsApp-Image-2019-08-02-at-17.22.05.jpeg"><img class="alignnone size-large wp-image-16426" title="whatsapp-image-2019-08-02-at-17-22-05" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/08/WhatsApp-Image-2019-08-02-at-17.22.05-1024x768.jpeg" alt="" width="460" height="345" /></a></p>
<p>Dopo lo show degli Elbow il pubblico ha dovuto attendere una mezz’ora per il cambio palco per poi vedersi catapultare sul palco sospinti dall’enfasi wagneriana del Vorspiel i New Order. La formazione che ormai vede la stabilizzazione dei relativamente nuovi Tom Chapman e Phil Cunningham ha riproposto i loro classici e alcuni brani dei Joy Division, oramai materia del contendere tra il fuoriuscito Peter Hook e gli eredi legittimi che hanno eseguito ben quattro brani del gruppo She’s lost control, Transmission e nei bis Atmosphere e Love will tear us apart. Ma a parte il recupero della propria identità primordiale i New Order hanno innanzitutto dato prova di grande tenuta strutturale con le architetture sonore designate da Gillian Gilbert e sostenute dal ritmo di Stephen Morris ed inoltre sono riusciti a migliorare rispetto a performance decisamente sotto tono che hanno visto in un recente passato la faccia del gruppo , Bernard Sumner, spesso in difficoltà nel ruolo di cantante. Per quanto riguarda il repertorio eseguito il concerto si è aperto con Singularity tratto da Music Complete per poi continuare con Restless, sempre dallo stesso album, e dopo il primo intermezzo Joy Division, è proseguito con Your silent face da Power, Corruption &amp; Lies del 1983 seguita da Sub-culture tratta da da Low-life del 1985. Il tutto viene sottolineato da un video show sicuramente di grande fascino ma che come molti altri esempi del genere spesso risulta fuorviante rispetto a ciò che realmente la musica è in grado di esprimere già da sola. Il concerto poi passa attraverso altri grandi classici come Blue Monday, immancabile come sempre, per poi terminare con Temptation, singolo del 1982. Breve uscita del gruppo e poi il rientro con in due grandi classici del gruppo che fu di Ian Curtis: e questa volta è il suo il volto a campeggiare nel megascreen, con la anche la scritta Forever Joy Division aumentando, forse a dismisura, il senso d’appartenenza.</p>
<p>Ugo Coccia</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/08/WhatsApp-Image-2019-08-02-at-17.28.271.jpeg"><img class="alignnone size-large wp-image-16425" title="whatsapp-image-2019-08-02-at-17-28-27" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/08/WhatsApp-Image-2019-08-02-at-17.28.271-1024x768.jpeg" alt="" width="460" height="345" /></a></p>
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		<title>Neil Young, Summer Festival, Lucca, 16 luglio 2016</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jul 2016 23:21:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Lucca]]></category>
		<category><![CDATA[Neil Young]]></category>

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		<description><![CDATA[Tre ore di musica del songwriter canadese con i Promise of  the Real]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2016/07/neil-young.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-9701" title="neil young" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2016/07/neil-young-1024x683.jpg" alt="" width="460" height="306" /></a></p>
<pre>www.neilyoung.com</pre>
<p><em>foto (c) Alcide</em></p>
<p>A Neil Young dobbiamo tanto. Non solo per la sua storia che coincide con quella di tanti che lo hanno ascoltato, ma anche per un presente pieno di nuove incisioni. Alcune, come le ultime The Monsanto Years e Earth, non all&#8217;altezza musicale del passato ma con testi che denunciano lo sfruttamento del pianeta e l&#8217;azione delle multinazionali. Un impegno che è sottolineato anche nelle esecuzioni dal vivo.  Concerti nei quali Young è accompagnato dalla band Promise of the Real. Giovani e bravi musicisti, anzi bravissimi. Sul palco pronti a seguire tutte le indicazioni del songwriter canadese con il quale hanno dimostrato di fare squadra. Però la sensazione che abbiamo avuto è che ancora debbano entrare al 100% nel suono di Neil Young, un suono sedimentato in lunghi anni da solo e con i fidati Crazy Horse. Quindi il paragone con il concerto che si è tenuto nella stessa piazza tre anni prima con la band abituale è stato inevitabile a favore dell&#8217;esibizione del 2013. Parliamo comunque di livello altissimo che è stato dapprima affrontato da solo con i classici in acustico (After The Gold Rush, The Needle and The Damage Done, Heart of Gold) prima di essere raggiunto dal gruppo. Il set elettrico è stato dapprima affrontato con una Gretsh semiacustica che ha subito attaccato le note di Out On The Weekend e che ha visto come ospite graditissimo in due brani il grande Willie Nelson (voce solista in On The Road Again). Poi dopo Alabama, spazio alla Gibson Les Paul e qui l&#8217;anima rock e il gusto del noise hanno preso il sopravvento portando la durata del concerto a oltre tre ore. Walk On, Country Home, Powderfinger e Homegrown sono solo alcuni esempi di un repertorio immenso affrontato con sicurezza e immutata voglia di stupire dal punto di vista interpretativo. Settemila persone hanno sottolineato il trionfo di un settantunenne con energia da vendere.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
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		<title>Tom Jones, Summer Festival, Lucca, 9 luglio 2016</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jul 2016 10:52:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Lucca]]></category>
		<category><![CDATA[Tom Jones]]></category>
		<category><![CDATA[Van Morrison]]></category>

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		<description><![CDATA[Dimostrazione di classe del baronetto gallese]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2016/07/tom-jones1.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-9658" title="tom jones1" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2016/07/tom-jones1-1024x576.jpg" alt="" width="460" height="258" /></a></p>
<pre>www.tomjones.com</pre>
<p>La forza della voce di un uomo di 76 anni ha conquistato una piazza intera. Il trionfo alla fine del concerto di Tom Jones ha dimostrato quanto un lungo lavoro di anni, unito alla classe e al talento, possa portare a risultati di altissimo livello. La serata inaugurale del Lucca Summer Festival, che vedeva la riproposta del tandem con Van Morrison già presentato al BluesFest di Londra, lo ha mostrato assoluto protagonista del palco. Il fatto che non parliamo di &#8220;The Man&#8221; in questo contesto è motivato unicamente dall&#8217;impossibilità di raggiungere Lucca in tempo. Le testimonianze che abbiamo raccolto parlano di un set di classe iniziato con Moondance e concluso dai duetti che già avevano caratterizzato la serata di Londra.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2016/07/tomjones3.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-9661" title="tomjones3" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2016/07/tomjones3-1024x576.jpg" alt="" width="460" height="258" /></a></p>
<p>Tom Jones, che all&#8217;inizio ha dovuto fare i conti con un caldo umido non certo ideale per la voce, ha presentato un set legato in buona parte all&#8217;album Long Lost Suitcase e all&#8217;atmosfera country blues che lo contraddistingue. Ed ecco quindi Raise A Ruckus, Tomorrow Night (dedicata alla moglie scomparsa), Take My Love, e lo splendido Elvis Presley Blues di Gillian Welch, Il blues è comparso anche all&#8217;inizio con Crossroads, e con The Soul of A Man, con prove eccezionali sulle note basse. Ma Tom Jones ha anche un repertorio pop molto amato: Delilah è stata presentata in versione tex-mex, Sex Bomb che da gospel diventa swing, il marchio di fabbrica It&#8217;s So Unusual, You Can Leave Your Hat On, Thunderball con le immagini dai film di James Bond. E alla fine il consueto ringraziamento al pubblico, dove non mancavano bandiere gallesi, &#8220;siamo qui sul palco per merito vostro&#8221;. Una dimostrazione di umiltà che solo i grandi sanno esprimere al meglio.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2016/07/tomjones21.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-9665" title="tomjones2" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2016/07/tomjones21-1024x576.jpg" alt="" width="460" height="258" /></a></p>
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		<title>Bob Dylan, Summer Festival, Lucca, 1 luglio 2015</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2015 19:55:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Bob Dylan]]></category>
		<category><![CDATA[Lucca]]></category>
		<category><![CDATA[Lucca Summer Festival]]></category>
		<category><![CDATA[Neverending Tour]]></category>
		<category><![CDATA[Tony Garnier]]></category>

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		<description><![CDATA[Prova maiuscola di His Bobness ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2015/07/dylan-lucca.jpg"><img class="alignnone  wp-image-7000" title="dylan lucca" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2015/07/dylan-lucca.jpg" alt="" width="504" height="326" /></a></p>
<pre>www.bobdylan.com</pre>
<p><em>foto (c) La Nazione-Lucca</em></p>
<p>Il suo cappello bianco riesce a essere visto anche nel buio del palco. Poi qualche accordo di chitarra ed ecco partire Things Have Changed che ha dato inizio a questa e alle altre date italiane del suo Neverending Tour. Bob Dylan dà così il benvenuto a una Piazza Napoleone strapiena (diecimila persone circa) per l&#8217;inaugurazione del Summer Festival. Un appuntamento che numericamente non ha risentito della contemporanea apertura del vicino Pistoia Blues con un&#8217;altra gran folla arrivata per i Mumford &amp; Sons. Ma la classe immensa di Dylan ha comunque fugato ogni dubbio sul successo della serata. Al piano e all&#8217;armonica e con la sua fedelissima band al fianco (a partire dal bassista e direttore musicale Tony Garnier), Dylan ha regalato una scaletta molto varia, con molte scelte dall&#8217;ultimo album di originali Tempest. Una playlist dove non sono mancati valzer country come Waiting For You, momenti rock&#8217;n'roll (Duquesne Whistle), la spendida ballata Fool Moon and Empty Arms dal recente album tributo a Frank Sinatra , il country rock veloce di High Water, e quello lento di Simply Taste of Fate, il blues di Early Roman Kings, lo swing di Forgetful Heart e la splendida cover Autumn Leaves da Yves Montand. Poi ci sono alcuni grandi hit come Tangled Up in Blue con un suo assolo di armonica da far venire i brividi e soprattutto Blowing in the Wind trasformata in shuffle. In pratica una selezione che ogni dylaniano che si rispetti apprezza in pieno, ma che accontenta anche chi non conosce l&#8217;immensa discografica del songwriter, tra l&#8217;altro in ottima forma vocale.</p>
<p>Non possiamo però non dare una nota di merito a Francesco De Gregori. Il cantautore romano ha compiuto fino in fondo il suo dovere nel set di apertura. Puntualissimo alle 20 e con una band di qualità eccelente, non ha deluso chi in fondo era venuto anche per lui. D&#8217;altra parte De Gregori fa parte della colonna sonora del film Masked and Anonymous con Dylan protagonista grazie alla versione italiana di If you see her, say hello. Niente da capire, Buonanotte Fiorellino, Rimmel sono state degnamente festeggiate prima di lasciare spazio a His Bobness.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2015/07/BOB.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-7001" title="BOB" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2015/07/BOB-1024x674.jpg" alt="" width="460" height="302" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>David Crosby, Teatro del Giglio, Lucca, 9 dicembre 2014</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Dec 2014 13:57:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia Nuti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Acoustic solo show]]></category>
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		<category><![CDATA[Stephen Stills]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Del Giglio]]></category>

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		<description><![CDATA[Grande esibizione da solo alla chitarra per l'artista californiano]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2014/12/Greek_Theater_9.7.12.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-5638" title="Greek_Theater_9.7.12" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2014/12/Greek_Theater_9.7.12-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">(Foto © Eleanor Stills &amp; Buzz Person)</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12px; text-align: justify;"> “Non mi capita spesso di salire da solo su un palco con la chitarra”, racconta David Crosby al pubblico del Teatro Del Giglio di Lucca, tutto esaurito per l’occasione.<br />
</span><span style="font-size: 12px; text-align: justify;">La frase sintetizza la straordinarietà di uno spettacolo che non si vede certo tutti i giorni. Crosby si è esibito senza l’ausilio di accompagnamenti, assoli  e neanche delle tanto amate armonie vocali di Crosby, Stills &amp; Nash, restituendo le sue canzoni nella loro essenza, “nude” (come lui stesso le ha definite), così come sono nate.<br />
</span><span style="font-size: 12px; text-align: justify;">Il concerto, parte di un mini tour di sole tre date che lo ha visto esibirsi al Teatro Sociale di Como e come ospite a Sanremo nella serata di consegna delle Targhe Tenco, è stata una straordinaria prova di cantautorato, con un David Crosby in forma e ironico sul palco (nonostante i concerti fossero stati in dubbio per problemi di salute).<br />
</span><span style="font-size: 12px; text-align: justify;">Corsby ha regalato una scaletta personale (suddivisa in due set) che ha dimostrato che, nonostante i lunghi anni di carriera, la voglia di sperimentare è  ancora tanta.<br />
</span><span style="font-size: 12px; text-align: justify;">L’artista californiano, assieme ai classici, ha eseguito due brani nuovissimi, </span><em style="font-size: 12px; text-align: justify;">There’s Somebody Home </em><span style="font-size: 12px; text-align: justify;">e </span><em style="font-size: 12px; text-align: justify;">What Makes it so,</em><span style="font-size: 12px; text-align: justify;"> oltre ad assaggi dal recente album </span><em style="font-size: 12px; text-align: justify;">Croz </em><span style="font-size: 12px; text-align: justify;">(</span><em style="font-size: 12px; text-align: justify;">If She Called, Time I have</em><span style="font-size: 12px; text-align: justify;">).<br />
</span><span style="font-size: 12px; text-align: justify;">Un Crosby confidenziale, all’inizio quasi incredulo nel trovarsi da solo di fronte  ad un teatro gremito e con davanti a sé una missione non semplice da portare a termine (“sarà una serata pazza&#8230;” – ha detto scherzando), che non ha tardato però a calarsi perfettamente nell’inedita dimensione acustica.<br />
</span><span style="font-size: 12px; text-align: justify;">Sul fronte dei classici, ha scaldato i motori con </span><em style="font-size: 12px; text-align: justify;">Everybody’s been burned </em><span style="font-size: 12px; text-align: justify;">dal repertorio dei Byrds (che ha definito “la prima canzone veramente bella che abbia mai scritto&#8221;).<br />
</span><span style="font-size: 12px; text-align: justify;">Si è poi divertito a pescare da vari cassetti del suo archivio di canzoni, omaggiando le varie formazioni che lo hanno visto protagonista. Ottime (e acclamate) le sue versioni di </span><em style="font-size: 12px; text-align: justify;">Naked in the Rain </em><span style="font-size: 12px; text-align: justify;">(dal repertorio con Nash) e </span><em style="font-size: 12px; text-align: justify;">The Lee Shore </em><span style="font-size: 12px; text-align: justify;">(CSNY), ma toccanti anche brani del secondo set come l’apertura </span><em style="font-size: 12px; text-align: justify;">Carry Me, </em><span style="font-size: 12px; text-align: justify;">all’insegna di un concerto che non si è concesso neanche un momento di stanchezza.  Bella anche la cover di </span><em style="font-size: 12px; text-align: justify;">For Free </em><span style="font-size: 12px; text-align: justify;">di Joni Mitchell (come molti ricorderanno, legata per un periodo sentimentalmente a David), arguta riflessione sul mondo dello spettacolo che Crosby ha riproposto “per il contenuto”.<br />
</span><span style="font-size: 12px; text-align: justify;">In chiusura ha regalato </span><em style="font-size: 12px; text-align: justify;">Deja Vu </em><span style="font-size: 12px; text-align: justify;">e </span><em style="font-size: 12px; text-align: justify;">Guinnevere </em><span style="font-size: 12px; text-align: justify;">(“mi ero promesso di suonare almeno due brani che avevate già sentito”, ha ironizzato), seguite da </span><em style="font-size: 12px; text-align: justify;">Cowboy Movie </em><span style="font-size: 12px; text-align: justify;">come bis, suggellando il gran finale di una serata che davvero ha lasciato il segno.</span></p>
<p>Giulia Nuti</p>
<p><strong>Scaletta</strong>:</p>
<p>Rusty and Blue<br />
Everybody’s Been Burned<br />
Where will I be/ Page 43<br />
Naked in the rain<br />
The Lee Shore<br />
If she called<br />
Triad<br />
Thousand Roads<br />
For Free<br />
Tracks in the dust</p>
<p>Carry Me<br />
What Are Their Names<br />
What Makes it so<br />
Time I have<br />
In my dreams<br />
There’s Somebody Home<br />
Déjà Vu<br />
Guinnevere</p>
<p>Bis: Cowboy Movie</p>
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		<title>Violacida &#8211; Storie Mancate</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Dec 2013 16:43:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia Nuti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Clash]]></category>
		<category><![CDATA[indie]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[Con i Clash nella testa, Lucca nel cuore (loro città natale), un nome curioso, la sfrontatezza della giovane età e la capacità di raccontare storie, i Violacida sfornano un primo album davvero interessante e personale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2013/12/violacida-musica-streaming-storie-mancate.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-3052" title="violacida -storie-mancate" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2013/12/violacida-musica-streaming-storie-mancate-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<pre title="violacida -storie-mancate">(Rock Contest Records/Audioglobe)
<a title="violacida -storie-mancate" href="http://www.violacida.wordpress.com" target="_blank">www.violacida.wordpress.com</a></pre>
<p style="text-align: justify;" title="violacida -storie-mancate"><span class="dropcap inverted">C</span>on i Clash nella testa, Lucca nel cuore (loro città natale), un nome curioso, la sfrontatezza della giovane età e la capacità di raccontare storie, i Violacida sfornano un primo album davvero interessante e personale.<br />
Si chiama “Storie Mancate”, come, a detta della stessa band, lo sono“tutte le favole che ci facciamo nella testa, l’inseguimento di un mito, la voglia di una fuga insensata e della felicità eterna: sono talmente tante che il resto sembra divenire niente”.<br />
Il gruppo si è messo in mostra nell&#8217;ambito dell&#8217;edizione 2011 del Rock Contest, concorso nazionale per band emergenti organizzato dall&#8217;emittente radiofonica Controradio, arrivando tra i sei finalisti.<br />
L&#8217;album, non a caso, è pubblicato dalla neonata Rock Contest Records, etichetta associata alla manifestazione e distribuito da Audioglobe. La produzione è affidata a Max Fusaroli.<br />
Il quartetto formato da Antonio Ciulla, Elia Laszlo Bartolini, Luca Modena e Francesco Renieri, tra tematiche adolescenziali e le illusioni (e disillusioni) da ragazzi di quartiere, sfodera menzioni illustri come il nome di Pavese e linee di testo efficaci e spiazzanti come su “Una canzone per perdere tempo” : <em>“dal buio noi non ne usciremo fuori/verrà la notte e noi vestiti in nero andremo a fare a botte/ a botte tra di noi”.<br />
</em>Sul fronte internazionale scomodano i nomi di Velvet Underground e dei già citati Clash, su quello italiano Zen Circus e Tre Allegri Ragazzi Morti.<br />
Musicalmente le canzoni entrano in testa come un jingle. Le più efficaci sono quelle più compatte e dirette, tra cui Occhi belli e Giusy (molla la droga). Si mettono meno in mostra quelle dall&#8217;andamento più cantilenante, come “ A cinque anni”. Chiude il lavoro la ballata non convenzionale di “Povero Cristo”.<br />
Con tutte le potenzialità per crescere e trovare la strada per limare ancora alcune piccole ingenuità, intanto i Violacida fotografano il percorso fino ad oggi compiuto con un ottimo disco di debutto.</p>
<p>Giulia Nuti</p>
<pre title="violacida -storie-mancate"><strong>Tracklist:</strong>
Odio quando mi guardi
Una canzone per perdere tempo
Occhi belli
Dormire
Giusy (molla la droga)
Il quartiere
A cinque anni
La bella estate
La ballata degli ostinati
Povero cristo</pre>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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