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	<title>il popolodelblues &#187; Rivista elettronica fondata da Ernesto de Pascale articoli, recensioni, link, informazioni su artisti eventi</title>
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		<title>Bergamo Jazz dal 17 al 20 marzo 2022</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jan 2022 20:17:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pdb</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Bergamo Jazz]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Pia De Vito]]></category>

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		<description><![CDATA[Tanti artisti nella manifestazione diretta artisticamente da Maria Pia De Vito]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/01/Maria-pia-de-Vito.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-19953" title="maria-pia-de-vito" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/01/Maria-pia-de-Vito-1024x1024.jpg" alt="" width="460" height="460" /></a></p>
<pre>www.teatrodonizetti.it</pre>
<p><em>Nella foto Maria Pia De Vito</em></p>
<p>La Fondazione Teatro Donizetti, con il Comune di Bergamo, presenta la 43a edizione di Bergamo Jazz Festival: un’edizione, organizzata in collaborazione con numerosi partner istituzionali e privati, che ritrova, dal 17 al 20 marzo 2022, la sua collocazione di calendario abituale. Il Festival, prestando sempre attenzione all’evoluzione della situazione pandemica e alle relative normative per fronteggiarla, si svolgerà al Teatro Donizetti, con le tre consuete serate in abbonamento, al Teatro Sociale e in altri luoghi della Città, inclusi spazi di particolare rilievo storico. Resta inalterata la sua vocazione internazionale e di prestigiosa vetrina del jazz nelle sue molteplici configurazioni, cui fa da collante uno degli elementi cardine di questa musica: l’improvvisazione.</p>
<p>Dice in proposito Maria Pia De Vito, Direttrice Artistica di Bergamo Jazz, introducendo la nuova edizione del Festival: «L’appassionante traiettoria dei linguaggi che Bergamo Jazz dipana da sempre, continua i suoi percorsi e, con inarrestabile propulsione, propone ogni anno nuove sorprese. Le Americhe, l’Europa, l’Asia oggi si incontrano in modo sempre più liquido, con un sincretismo che non finisce di stupire ed interessare fasce diversificate di ascoltatori. Standards e new standards, elettronica, musica contemporanea, Afroamerica e Sardegna, Nordeuropa e melodia, poliritmie indiane, Brasile, improvvisazione radicale ed echi di danze. L’improvvisazione è il dialektos, o l’esperanto, della musica che ascolteremo». Saranno, quindi, quattro intense giornate con «giovani generazioni di musicisti caratterizzati da grande maestria strumentale, ispirazione da diversità di fonti; grandi maestri che si incontrano, offrendo, nella piena maturità della propria esperienza, esempi stellari di lirismo, di potenza espressiva che si sprigiona dalla inequivocabile unicità del proprio suono e dall’articolazione del proprio mondo compositivo e linguaggio improvvisativo».</p>
<p>Questi alcuni dei musicisti in programma: Brad Mehldau, Gonzalo Rubalcaba/Aymée Nuviola, Fred Hersch Trio con Enrico Rava, Jeff Ballarad/Logan Richardson/Charles Altura/Joe Sanders, Vijay Iyer Trio, Roberto Gatto Quartet, Tania Giannouli, Ava Mendoza, Antonello Salis/Gavino Murgia/Paolo Angeli/ Hamid Drake, Jakob Bro/Arve Henriksen/Jorge Rossy, Regis Huby Quintet, Rob Mazurek/Gabriele Mitelli.</p>
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		<title>Maria Pia De Vito: &#8220;Dreamers dal vivo, grazie a Jazz in Toscana&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2021 08:16:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>
		<category><![CDATA[jazz in Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Pia De Vito]]></category>

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		<description><![CDATA[La cantante racconta l'ultimo progetto in occasione della riproposta in rete ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/01/Maria-pia-de-Vito.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-19953" title="maria-pia-de-vito" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/01/Maria-pia-de-Vito-1024x1024.jpg" alt="" width="460" height="460" /></a></p>
<pre>www.jazzintoscana.it</pre>
<pre>www.mariapiadevito.com</pre>
<p>Nell’attesa che le cose cambino per la musica dal vivo, i concerti si possono ascoltare e vedere sullo schermo di un computer. Per questo l’unione fa in qualche modo la forza per offrire agli appassionati, nel caso specifico di jazz, una serie di esibizioni di qualità. E’ nato così jazzintoscana.it , il sito del «jazz on demand» promosso dal coordinamento dei principali organizzatori di jazz toscani con il contributo della Regione Toscana. Un gruppo di rassegne che abitualmente porta nella regione artisti italiani (e dall’estero quando possibile) in luoghi divenuti poli di attrazione. Del consorzio fanno parte Music Pool, Pisa Jazz, Barga Jazz Festival, Siena Jazz, Musicus Concentus ed Empoli Jazz Ejf. L’abbonamento costa 99 centesimi al mese, con i primi 30 giorni dalla registrazione gratuiti. Tra i concerti proposti c’è Dreamers, progetto della cantante Maria Pia De Vito portato sul palco a Empoli Jazz nel luglio scorso. Ne parliamo con la stessa musicista.</p>
<p><strong>Che ricordo ha del suo concerto in Toscana?</strong></p>
<p>«Intanto mi viene in mente la gioia che ho provato questa estate a suonare dal vivo dopo tanto tempo. Poi a Empoli c’è un gruppo di persone entusiaste che fa sempre piacere ritrovare, grazie all’atmosfera familiare con cui il musicista viene accolto. E questo è il modo giusto anche di creare un pubblico affezionato. Per chi suona sul palco è importante avere davanti persone che sono state preparate ad ascoltarti. Il concerto è un rito collettivo in cui si risuona insieme. Ho un ricordo di grande felicità di quel concerto estivo e quindi mi fa piacere che venga riproposto in questa occasione».</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/01/jazz-toscana.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-19954" title="jazz-toscana" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/01/jazz-toscana-1024x381.jpg" alt="" width="460" height="171" /></a></p>
<p><strong>Il progetto Dreamers ha avuto anche uno sbocco discografico, ce lo può presentare?</strong></p>
<p>«Tutto il disco è dedicato a una serie di cantautori di lingua inglese, americani e canadesi. Dagli anni ’60 in poi con la loro scrittura hanno descritto la possibilità di superare le difficoltà sociali e umane. Da David Crosby che scrive The Lee Shore (inno pacifico dei giovani che non volevano andare alla guerra del Vietnam) al grande Bob Dylan (Times They Are-A-Changing). Poi c’è Joni Mitchell che lo esprime sempre sia nei brani personali sia in quelli di tematiche sociali e due brani di Paul Simon in cui si parla dei problemi attuali anche oggi. Ho messo insieme queste canzoni con una selezione piuttosto lunga perché mossa da un senso di scontentezza, e parliamo del pre-Covid (con le diseguaglianze si sono poi accentuate). Tutto questo con una sintassi jazz. Sono affiancata da Enzo Pietropaoli al contrabbasso, e da Julian Oliver Mazzariello al pianoforte che suona con me dal 2008, poi è arrivato Alessandro Paternesi che è un batterista molto sensibile per questo repertorio» .</p>
<p><strong>Nella sua attività ha affrontato repertori di vari autori. Quando sarà possibile tornare a esibirsi, continuerà a presentare Dreamers, o ha nuove idee nel cassetto?</strong></p>
<p>«Il progetto ha una buona vita a livello di media e di attenzione da parte della critica. Però è una produzione che ha ancora necessità di galoppare. In questo periodo di riflessioni, anche cupe, altre idee vengono in mente. Tra l’altro è stato appena ripubblicato per la mia etichetta MPDV records (solo in digitale) un disco che avevo registrato nel 2003, Tumulti. E altre registrazioni forse verranno fuori».</p>
<p>Michele Manzotti</p>
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		<title>Maria Pia De Vito &amp; Burnogualà Large Vocal Ensemble &#8211; Moresche e altre invenzioni</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Mar 2018 22:37:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Pia De Vito]]></category>
		<category><![CDATA[moresca]]></category>
		<category><![CDATA[Orlando di Lasso]]></category>

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		<description><![CDATA[Il nuovo lavoro della jazzista dedicato alla musica antica]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/03/moresche.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-13567" title="moresche" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/03/moresche.jpg" alt="" width="268" height="268" /></a></p>
<pre>(Parco della Musica Records / Egea)</pre>
<pre>www.mariapiadevito.com</pre>
<pre>www.auditorium.com/pdm_record.html</pre>
<p>Oltre ad essere un&#8217;interprete di livello, la cantante Maria Pia De Vito ha al suo attivo progetti sempre interessanti e originali. Ricordiamo Il Pergolese, omaggio jazz alla musica del compositore settecentesco, e il recente Coraçao dedicato alla musica brasiliana con i testi tradotti in napoletano (ne abbiamo parlato in occasione di Umbria Jazz Winter 2017/18). Stavolta la musicista recupera la forma della moresca, antica danza di origine araba con i testi generalmente di carattere grottesco. Nella Napoli, città di origine della solista, questa forma fu molto popolare: uno degli artefici della sua riscoperta in tempi moderni è stato Roberto De Simone che l&#8217;ha inserita nella sua Gatta Cenerentola, ma al tempo stesso vari gruppi vocali (King&#8217;s Singers e Orlando Consort) la propongono nel loro repertorio. E a proposito di voce, De Vito collabora in questo disco con il Burnoguala Large Vocal Ensemble con il recupero di musicisti del passato come  Adrian Willaert e soprattutto Orlando Di Lasso, protagonista assoluto nel XVI secolo. Il jazz e la musica world sono protagonisti alla pari della musica antica con ospiti quali Rita Marcotulli, Ralph Towner, Ousmane Coulibaly per inserti (le &#8220;altre invenzioni&#8221;) spesso in relazione con la moresca presentata nella traccia immediatamente precedente. Alcuni brani ci riportano alla citata Gatta Cenerentola come O Lucia, Miau Miau (che venne trasformata nel brano chiamato semplicemente Moresca) e la parte iniziale di Vecchie Letrose con la citazione del Secondo coro delle lavandaie. Tra le altre invenzioni citiamo Lafia Calia, Tambilili, Dindirindina e il tradizionale Voccuccia de no pierzeco posto nel finale e di grande fascino. Inoltre le composizioni di Orlando di Lasso parlano da sole e fanno parte della storie della musica. Un disco che si candida a essere uno dei migliori del 2018.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
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		<title>XXV Umbria Jazz Winter, Orvieto, 30 dicembre 2017 &#8211; 1 gennaio 2018</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Jan 2018 11:17:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Danilo Rea]]></category>
		<category><![CDATA[Gino Paoli]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Guidi]]></category>
		<category><![CDATA[Jazzmeia Horn]]></category>
		<category><![CDATA[Marc Ribot]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Pia De Vito]]></category>
		<category><![CDATA[Umbria Jazz]]></category>
		<category><![CDATA[Umbria Jazz Winter]]></category>

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		<description><![CDATA[I concerti di Jazzmeia Horn, Maria Pia De Vito, Gino Paoli e Danilo Rea, Giovanni Guidi, Marc Ribot &#038; The Young Philadelphians]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<pre>www.umbriajazz.com</pre>
<p><strong>30 dicembre 2017</strong></p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/01/paoli.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-13107" title="paoli" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/01/paoli-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p>L&#8217;incontro di Gino Paoli con il jazz dura ormai da qualche anno. Un rapporto che si è consolidato grazie alla figura di Danilo Rea. Infatti se c&#8217;è un pianista che si muove perfettamente a suo agio nella forma canzone questi è proprio Rea. Una capacità confermata anche dell&#8217;appuntamento di Umbria Jazz Winter che li ha visti insieme sul palco del teatro Mancinelli. L&#8217;intesa è ormai consolidata, tanto che Paoli può permettersi talvolta di derogare dalla linea melodica (come ne L&#8217;albergo a ore) e di avere Rea sempre pronto a sorreggere la struttura del brano. L&#8217;ora di musica ha preso a piene mani da un songbook vasto tra i classici di Paoli, brani francesi protagonisti dell&#8217;ultimo album del duo, standard della canzone italiana. Tra queste Il nostro concerto di Umberto Bindi e la selezione Endrigo-Lauzi-De André affidata al solo Rea. In alcuni brani (Sassi, Una lunga storia d&#8217;amore) il concerto è stato impreziosito dalla tromba di Flavio Boltro per esecuzioni in trio che fanno bene alla musica.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/01/paoli1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-13108" title="paoli1" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/01/paoli1-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p>Il primo set della serata è stato affidato a Maria Pia De Vito e al suo progetto Cuore/Coração. Una visione della musica brasiliana trasformata nell&#8217;anima napoletana grazie all&#8217;incontro con il chitarrista Guinga e soprattutto con Chico Buarque. Sono proprio i brani di quest&#8217;ultimo i protagonisti principali del concerto (ricordiamo Construção e Vocé Vocé) in cui la cantante è affiancata da Huw Warren al piano, Gabriele Mirabassi al clarinetto, Roberto Taufic alla chitarra, Roberto Rossi alla batteria. De Vito ha confermato la sua grande vocazione melodica ma ha aggiunto parti tecniche e virtuosistiche fondamentali per brani dal ritmo veloce. Progetto interessante e ben realizzato dal vivo.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/01/de-vito.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-13109" title="de-vito" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/01/de-vito-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p>Un&#8217;altra voce di livello è quella di Jazzmeia Horn, che si è esibita nella sala dei 400 del Palazzo del Popolo. La cantante di Chicago è stata presentata come una delle star di questa rassegna, forte della vittoria dei premi dedicati a Thelonious Monk e a Sarah Vaughan. Jazzmeia mostra una tecnica di altissimo livello nell&#8217;ambito di un registro medio alto, presentando brani originali costruiti per questa voce. Maestra dello scat, dà maggiori emozioni quando vira verso sonorità soul. Ottimi i musicisti che la affiancano, il pianista Victor Gould, il batterista Henry Conway III e soprattutto il contrabbassista Barry Fitzgerald.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/01/jazzmeia.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-13110" title="jazzmeia" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/01/jazzmeia-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p><strong>31 dicembre 2017</strong></p>
<p>Cinquanta minuti ininterrotti seguiti da quattro fuori programma. La proposta di Giovanni Guidi nel concerto di piano solo ha confermato come il pianista di Foligno sia una realtà consolidata del panorama jazz internazionale, tanto da essere entrato a pieno titolo nel roster dell&#8217;etichetta Ecm. L&#8217;appuntamento al Museo Emilio Greco durante Umbria Jazz Winter ha rappresentato una lezione di classe: non solo Guidi ha dimostrato ciò che vale in questo momento, ma ha fatto intravedere una voglia di ricerca e di esplorazione che è tipico dei musicisti di razza. Nel brano che ha caratterizzato in gran parte il concerto Guidi ha saputo trattare la materia melodica con molta sapienza. Nella partenza il pianista ha affrontato la cantabilità e le armonie con il pianissimo realizzando il crescendo a piccoli passi e facendo in modo che la melodia trovasse delle strade tutte sue. Una suite con temi personali e con standard: nel caso di Qui Sas la melodia è stata sorretta da armonie innovative e rigorose tanto da ricordare un corale luterano.Il finale ha mescolato i vari elementi con autorevolezza, lasciando l&#8217;impressione che il pianista avesse molto altro da dire. I fuori programma, di minor durata, hanno comunque tenuto ben alta l&#8217;attenzione del pubblico. Tra questi Moon River, una straordinaria Can&#8217;t Falling in Love With You e un&#8217;antologia di temi natalizi dove Guidi ha dimostrato di poter sviluppare più volte un&#8217;idea con assoluta sicurezza.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/01/guidi.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-13111" title="guidi" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/01/guidi-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p><strong>1 gennaio 2018</strong></p>
<p>Che al chitarrista Marc Ribot piaccia sperimentare è noto tra gli appassionati di jazz. Meno prevedibile era l&#8217;idea di fare un omaggio a un periodo importante della musica americana, quella della disco music marchiata Philadelphia, fondendola con la prassi di Ornette Coleman. Curiosa anche una delle collocazioni orarie del concerto: le 1 di notte del primo gennaio, momento meno consueto per un&#8217;esecuzione jazz e più adatto ad atmosfere &#8220;dance&#8221;. Il ritmo e il volume non mancavano nell&#8217;appuntamento con Marc Ribot &amp; The Young Philadelphians, una band che univa funky elettrico, trio d&#8217;archi e due chitarre, una ritmica e la solista del leader. Il risultato ha lasciato forse qualche dubbio, proprio per l&#8217;impasto dei generi che seppure reso bene da musicisti di livello, non ha evidenziato le tante sfumature interessanti nell&#8217;esecuzione. Tra queste ricordiamo le note del basso di Jamaladeen Tacuna, un vero funambolo del jazz-funk che sa unire linguaggio solista e momenti ritmici con maestria regalando assoli di classe. O le prove dei due violinisti Max Haft e Dabine Akiko Arendt, rigorosi nelle parti orchestrali e geniali nell&#8217;improvvisazione. Per non dimenticare Ribot che spesso ama imitare il suono di Nile Rodgers restando se stesso con momenti free inseriti in atmosfera rock. Il repertorio era curioso specialmente per coloro che avevano visuto da ascolatori il periodo d&#8217;oro del Philadelphia Sound negli anni Settanta: brani come Tsop e Fly Robin Fly erano infatti abitualmente diffusi nelle discoteche e difficilmente si pensava che potessero approdare in un contesto jazz. E&#8217; comunque un progetto a cui si può guardare favorevolmente a patto che ci sia un maggiore equilibrio tra le sonorità. Times Square di Ornette Coleman ha poi chiuso la serata con l&#8217;augurio di un 2018 pieno di musica.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/01/ribot.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-13112" title="ribot" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/01/ribot-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p>Michele Manzotti</p>
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