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	<title>il popolodelblues &#187; Rivista elettronica fondata da Ernesto de Pascale articoli, recensioni, link, informazioni su artisti eventi</title>
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		<title>Quinto Elemento: &#8220;Siamo diverse, ma facciamo qualcosa di magico&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2021 18:03:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Irene Giuliani]]></category>
		<category><![CDATA[musica vocale]]></category>
		<category><![CDATA[Quinto Elemento]]></category>
		<category><![CDATA[Solevoci]]></category>

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		<description><![CDATA[Il progetto del gruppo vocale e il disco Introducing presentati da Irene Giuliani]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/02/il-quinto-elemento-foto.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-20322" title="il-quinto-elemento-foto" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/02/il-quinto-elemento-foto-1024x681.jpg" alt="" width="460" height="305" /></a></p>
<pre>www.ilquintoelementojazz.it</pre>
<p>Cinque voci senza strumenti. E tutte e cinque femminili. Una particolarità sonora felice che ha già fruttato la vittoria in un festival e un disco appena uscito. Introducing (Filibusta Records Goodfellas) è l’incisione a lunga durata che, appunto, introduce il Quinto Elemento. Il gruppo è formato da cinque cantanti: Irene Giuliani, arrangiatrice dei brani, Mya Fracassini, Elisa Mini, Paola Rovai, Stefania Scarinzi. E’ Irene Giuliani a raccontarci l’attività di questa formazione</p>
<p><strong>Come nasce il progetto Quinto Elemento?</strong></p>
<div>L&#8217;idea è partita da me e viene da lontano, Dal mio amore per la musica a cappella. Anche se può sembrare una cosa molto semplice, quando riusciamo a ottenere i risultati sonori con le sole voci c&#8217;è qualcosa di magico. Precedentemente avevo provato molte formazioni fino ad arrivare al gruppo di cinque voci femminili, che è diventato imprescindibile. Tant&#8217;è che ci chiamiamo  Quinto Elemento perché eravamo quattro ma abbiamo cercato con molta volontà una quinta voce: alla fine questa struttura  è diventata un tratto distintivo. Per me è stata una fortuna incontrare queste quattro donne che sono amiche, compagne di studio, insegnanti. Tutte condividiamo questa passione per la musica vocale.</p>
<div><strong>Ci può presentare le sue compagne musicali?</strong></p>
<div>Intanto siamo molto diverse da un punto di vista vocale, e questa è una sfida perché l&#8217;obiettivo è la fusione del suono, però al tempo stesso teniamo a evidenziare le nostre personalità perché è un elemento che arricchisce. Mya Fracassini è di formazione classica, si dedica alla musica antica e rinascimentale ma è estremamente eclettica e sa affrontare una varietà di stili notevole. Elisa Mini e Stefania Scarinzi che rappresentano il versante jazzistico, sono entrambe insegnanti e cantanti soliste, mentre Paola Rovai è un&#8217;altra cantante versatile e una professionista della voce, perché logopedista.</p>
<div><strong>Nel 2016 avete vinto il festival &#8220;Solevoci&#8221; di Varese, Per quale motivo decideste di partecipare?</strong></p>
<div>Esiste una comunità a livello web di gruppi a cappella: avevamo saputo di questo concorso e abbiamo deciso di provare, non solo per cimentarci in una gara ma anche perché queste sono occasioni di stimolo reciproco grazie all&#8217;incontro con altre formazioni. E&#8217; stata un&#8217;esperienza molto piacevole da questo punto di vista. Elisa Mini vinse anche un premio speciale per la migliore prova solista.</p>
<div><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/02/conver-intrducing.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-20323" title="conver-intrducing" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/02/conver-intrducing-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></div>
<p>&nbsp;</p>
<div><strong>Dopo il festival  come è proseguita l&#8217;attività?</strong></p>
<div>Intanto da un punto di vista strettamente economico, il premio in denaro è stato investito nella registrazione del brano Farnetico, che è la traccia bonus del disco appena uscito. Abbiamo anche preso spunto da altri gruppi perché tante idee nascono dal confronto. Uno dei componenti della giuria, Clare Wheeler degli Swingle Singers, ci ha dato anche dei consigli sugli arrangiamenti e su come presentarci sul palco.</p>
<div><strong>Veniamo al disco, ci sono state varie sessioni di registrazione o avete scelto di fare tutto in una volta?</strong></p>
<div>Abbiamo fatto tutto in tre mezze giornate all&#8217;interno di un oratorio di Prato, dall&#8217;acustica molto ricca. E&#8217; stato molto divertente, una bella sfida. Poi c&#8217;è stata la scelta di registrare in presa diretta, perché l&#8217;ambiente è molto importante per la musica vocale.</p>
<div><strong>Il disco, così come tutti i prodotti discografici in questo periodo, non può essere presentato dal vivo con i concerti.  Vi state già preparando per il dopo (augurandoci tutti che questo arrivi il prima possibile)?</strong></p>
<div>Si perché le idee sono lì che premono: sono io che scrivo per il gruppo. Anche se cerco di frenarmi perché l&#8217;attività è limitata, tante ispirazioni continuano a venirmi in mente per la forma del quintetto vocale. Per ora non possiamo provare in presenza, a differenza dell&#8217;estate in cui ci siamo trovate cantando all&#8217;aperto. Riusciamo a fare delle registrazioni, anche grazie a software che eliminano la latenza nei collegamenti da remoto. Stiamo tutte studiando e pensando a un nuovo disco.</p>
<div><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/02/quinto-elemento-solevoci.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-20324" title="quinto-elemento-solevoci" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/02/quinto-elemento-solevoci-1024x575.jpg" alt="" width="460" height="258" /></a></div>
<div><em>Il gruppo dopo la vittoria a Solevoci (foto Michele Manzotti)</em></div>
<p>&nbsp;</p>
<div><strong>I brani saranno adattamenti di pezzi che prevedono strumenti, oppure ci saranno anche brani originali come in Introducing?</strong></p>
<div>Abbiamo già a disposizione un brano di Elisa Mini che stiamo studiando. Il primo disco è molto variegato, un punto di arrivo e di partenza al tempo stesso che testimonia il nostro primo periodo insieme, ma la direzione del prossimo disco (e dei prossimi) è quella dei brani originali.</p>
<div><strong>Come si riesce a trovare la vostra musica tramite la rete?</strong></p>
<div>Il nostro nome è anche quello di un film, quindi la ricerca va fatta come &#8220;Quinto Elemento jazz&#8221;. Abbiamo un sito completamente rinnovato e la pagina Facebook @ilquintoelementomusicavocale</p>
<div>Michele Manzotti</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/xnklUqpy6no" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></div>
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		<title>King&#8217;s Singers &amp; Gold, il bilancio dei primi 50 anni</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Apr 2019 10:48:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Special]]></category>
		<category><![CDATA[Gold]]></category>
		<category><![CDATA[King's Singers]]></category>
		<category><![CDATA[musica vocale]]></category>

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		<description><![CDATA[La raccolta per i 50 anni di attività con l'intervista a Christopher Bruerton]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/04/The-Kings-Singers.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-15848" title="the-kings-singers" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/04/The-Kings-Singers.jpg" alt="" width="3638" height="2425" /></a></p>
<pre>www.kingsingers.com</pre>
<pre>www.signumrecords.com</pre>
<p><em>Nella foto la formazione attuale; Julian Gregory (tenore), Nicolas Ashby (baritono), Christopher Bruerton (baritono), Jonathan Howard (basso), Patrick Dunachie (controtenore)  Edward Button (controtenore). Foto concessa da ufficio stampa La Voce di ogni Strumento (Grosseto)</em></p>
<p>Vanno da sempre in tour che coprono tutte le parti del mondo, grazie alla loro professionalità e alla bellezza delle loro interpretazioni. L&#8217;ensemble formatosi a Cambridge nel 1965, ma che ufficialmente ha come data di nascita 1 marzo 1968 (data dell&#8217;attività con la struttura vocale rimasta fino a oggi) ha un repertorio molto vasto che ha stimolato anche autori importanti a scrivere appositamente per loro. In occasione del concerto che si è tenuto a Grosseto il 24 marzo scorso, abbiamo parlato con Chris Bruerton, neozelandese innamorato dell&#8217;Italia, che fa parte della formazione dal 2012.</p>
<p><strong>Il vostro ultimo disco Gold è stato nominato ai Grammy Awards. Che sensazione ha avuto nel rappresentare nella cerimonia un marchio musicale che è attivo da tanti anni?</strong></p>
<p>«Gold ha richiesto molto tempo per essere completato, dato che avevamo così tante canzoni tra cui scegliere ed era difficile prendere una decisione che potesse soddisfare tutti. Ognuno di noi aveva dei brani preferiti da registrare in modo da rendere orgogliosi i nostri ex colleghi per un omaggio adeguato a oltre cinquanta anni di produzione musicale. Speriamo che anche le persone percepiscano questo aspetto quando ascoltano il disco. Le tracce dell&#8217;album possono accontentare tutti!».</p>
<p><strong>Che tipo di repertorio affronterete nelle prossime incisioni?</strong></p>
<p>«Proprio di recente abbiamo finito di registrare un album con alcuni brani con la tecnica della “close harmony”: alcuni di essi fanno parte della nostra storia mentre altri sono nuovi tra cui uno che abbiamo ascoltato durante la cerimonia dei Grammy. Ci è piaciuto così tanto che abbiamo scritto l&#8217;arrangiamento in aereo quando siamo tornati a casa».</p>
<p><strong>State preparando qualcosa di speciale per il vostro concerto italiano?</strong></p>
<p>«Presenteremo un nuovo programma con una prima metà dedicata a tre personaggi che sono diventate famose per la loro composizione e arrangiamento di musica popolare: Orlando di Lasso, Richard Rodney Bennett e Bob Chilcott (un ex componente del gruppo, oggi compositore a tempo pieno). La seconda metà è piena di brani che hanno reso famosi i King&#8217;s Singers!».</p>
<p><strong>A proposito di questo, a suo parere qual è la formula che ha reso famosi i King&#8217;s Singes a partire dagli anni Sessanta?</strong></p>
<p>«Penso che la ricetta segreta sia composta dai seguenti ingredienti: un suono unico che si concentra sull&#8217;omogeneità del timbro, sulla fusione e sull&#8217;equilibrio tra le voci, un repertorio di oltre 3000 pezzi da una ricca varietà di stili musicali, tra cui la musica rinascimentale fino ai giorni nostri e centinaia di arrangiamenti “close harmony” di canzoni Jazz, Folk e Pop di tutto il mondo».</p>
<p><strong>Nei vostri concerti c&#8217;è anche una buona dose di divertimento&#8230;</strong></p>
<p>«Certo, aggiungiamo una sana dose di umorismo da parte di sei persone disponibili a prendono molto sul serio la musica ma non loro stessi. Questo porta anche all&#8217;impegno per intrattenere, educare e entusiasmare i cantanti e il pubblico di tutto il mondo. Infine, c&#8217;è anche un lento ma continuo ricambio di membri, che consente a ogni formazione di mantenere l&#8217;ethos, l&#8217;eccellenza e le conoscenze acquisite dei King&#8217;s Singers tramandate di generazione in generazione».</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/04/KS-Gold-Ecolbook-packshot.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-15851" title="ks-gold-ecolbook-packshot" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/04/KS-Gold-Ecolbook-packshot-1024x1024.jpg" alt="" width="460" height="460" /></a></p>
<p>Sono oltre ore di musica. Ma è solo un breve compendio di quanto i King&#8217;s Singers hanno prodotto da un punto di vista discografico, prima con la Emi poi con la Rca Victor e quindi con la Signum Records, che ha stampato anche questa raccolta. Gold è un&#8217;operazione coraggiosa che la formazione precedente all&#8217;attuale (in questo caso ci sono Timothy Wayne-Wright controtenore e Christopher Gabbitas baritono) ha compiuto per celebrare il cinquantesimo anniversario. Non un&#8217;antologia delle precedenti incisioni, ma di brani già incisi e reinterpretati più alcuni inediti. I tre cd del box sono tematici: close harmony, spiritual (inteso come brani spirituali in senso ampio) e secular. Il primo ha un repertorio prevalentemente novecentesco e contemporaneo, gli altri due vanno indietro nel tempo ma con innesti attuali. Ciò che colpisce è il suono: l&#8217;omogeneità che lungo questa avventura musicale resta solidamente lo stesso, fatto di estremo rigore e di equilibrio tra le sei voci.  Basta questo a rendere felice un ascoltatore, non necessariamente di musica vocale, che cerchi la bellezza e l&#8217;emozione in Orlando di Lasso come nei Beatles, in Thomas Tallis e Josquin des Prez come in James Taylor. Non c&#8217;è miglior modo di andare avanti seguendo in modo adeguato un sentiero tracciato da tempo.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/04/gold.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-15854" title="gold" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/04/gold.jpg" alt="" width="780" height="336" /></a></p>
<p>Dall&#8217;archivio del Popolo del Blues: <a href="http://www.ilpopolodelblues.com/pdb/old/rev/settembre2006/special/brian-key.html">intervista a Brian Kay, componente fondatore dei King&#8217;s Singers</a></p>
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		<title>Note buone dal Canada</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2015 17:38:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Special]]></category>
		<category><![CDATA[Aaron Jensen]]></category>
		<category><![CDATA[blues]]></category>
		<category><![CDATA[British Columbia]]></category>
		<category><![CDATA[Canada]]></category>
		<category><![CDATA[Gary Preston]]></category>
		<category><![CDATA[musica vocale]]></category>
		<category><![CDATA[Ontario]]></category>
		<category><![CDATA[The Kingmixers]]></category>
		<category><![CDATA[Yukon]]></category>

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		<description><![CDATA[Tre dischi della nuova scena del paese nordamericano: The KingmiXers, Diyet e il progetto vocale di Aaron Jensen]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La scena canadese è sempre varia e interessante, oltre ad avere storicamente fornito grandi musicisti. In questo special descriviamo tre progetti completamente diversi l&#8217;uno dall&#8217;altro partendo da una classica blues band.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2015/02/Kingmixers1.jpg"><img class="alignnone  wp-image-5991" title="Kingmixers" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2015/02/Kingmixers1-1024x914.jpg" alt="" width="368" height="328" /></a></p>
<pre>www.garypreston.ca</pre>
<p>Dalle coste del Pacifico arriva questo trio che nel 2012 aveva inciso l&#8217;album Riding With The Blues che aveva ottenuto un ottimo riscontro nella stampa specializzata. The KingmiXers (formati da Gary Preston all&#8217;armonica, alla voce e alle tastiere, David Schade alla chitarra e alla voce, Anita Bonkowski alla batteria, al basso e alle tastiere) in questo nuovo <strong>Flyboy</strong> autprodotto presentano dodici tracce tra originali e alcune cover. Ispirati dai vari stili (Chicago blues, jump, boogie) The KingmiXers hanno inciso un disco piacevole ed eseguito con professionalità. Tra i pezzi da loro composti segnaliamo Steady, la strumentale e jazzata Gizbone, Lacy&#8217;s Place &#8220;alla Elvis&#8221;, The Real World, mentre la Guilty di Randy Newman è sottolineata con partcolare gusto dal lavoro vocale e strumentale del trio.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2015/02/Sea2Sea.jpg"><img class="alignnone  wp-image-5979" title="Sea2Sea" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2015/02/Sea2Sea.jpg" alt="" width="363" height="318" /></a></p>
<pre>www.musiccentre.ca</pre>
<pre>www.centremusique.ca</pre>
<p>Aaron Jensen è componente del gruppo a cappella di Toronto Cadence. Ma è attivo anche nella creazione di altri progetti vocali, come l&#8217;ensemble Countermeasure, e l&#8217;organizzazione di festival nella città dell&#8217;Ontario dove risiede (è originario del Saskatchewan). In questo album <strong>From Sea To Sea</strong> (Canda Music Centre) Jensen ha raccolto tredici fra brani popolari e originali degli stati e territori canadesi. Un&#8217;antologia vocale che a sua volta, oltre che da mare a mare come indica il titolo, raccoglie vari modi di eseguirla, dal piccolo ensemble ai cori più ampi. E&#8217; un disco dalle atmosfere che confinano con la musica classica, ma senza dimenticare la base folk e qualche momento jazz, fra cui l&#8217;eterea Poems in Braille e la swingata Pulse.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2015/02/dyiet.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-5992" title="dyiet" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2015/02/dyiet.jpg" alt="" width="350" height="350" /></a></p>
<pre>www.diyetmusic.com</pre>
<p>Diyet van Lieshout viene da una terra remota, lo Yukon. Un territorio incastrato tra il Pacifico (confina con l&#8217;Alaska) e il Nord dei ghiacci dove d&#8217;estate il sole non tramonta mai e l&#8217;inverno è particolarmente rigido. Eppure, come da copertina, Diyet spunta dalla sua casetta per proporre canzoni fatte con gusto nell&#8217;album <strong>When You Were King </strong>(produzione indipendente con contributo del Territorio dello Yukon). Un genere Americana gradevole costruito con le sonorità tipiche delle terre più a sud con pedal steel, banjo e mandolino a comparire in mezzo alle chitarre e alla ritmica. Supportata dai musicisti Robert Van Lieshout (cofirmatario di quasi tutti i brani) e Robert Hamilton, Dyiet ha una vocalità ordinata e adatta ai suoi brani. Tra questi ricordiamo quello che dà il titolo all&#8217;album, 8th Wonder, la ballata Gold Miner, la dark Hollow Thing.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Puppini Sisters&#8217; Christmas Show, Union Chapel, Londra, 10 dicembre 2013</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Dec 2013 18:22:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia Nuti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Christmas show]]></category>
		<category><![CDATA[Franky and the Jacks]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>
		<category><![CDATA[Londra]]></category>
		<category><![CDATA[musica vocale]]></category>
		<category><![CDATA[Puppini Sisters]]></category>
		<category><![CDATA[swing]]></category>
		<category><![CDATA[Union Chapel]]></category>

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		<description><![CDATA[Guidato dalla fondatrice Marcella Puppini, accompagnata da Kate Mullins e Emma Smith, il trio ha concluso con un concerto natalizio il proprio tour alla Union Chapel]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Puppini Sisters&#8217; Christmas Show<br />
Union Chapel - Londra<br />
10/12/2013</p>
<p><em>An amazing and incredibly funny Christmas show by the Puppini Sisters, featuring their trio, a brass band and a string quartet. The kind of event you would like to attend every year</em></p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2013/12/IMG_3956.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-3092" title="IMG_3956" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2013/12/IMG_3956-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La formula delle canzoni da ascoltare sotto l&#8217;albero di Natale può sembrare, nel 2013, a prima vista la più vecchia del mondo. Grandi classici immersi nella tradizione, reinterpretati e incisi da legioni di musicisti, stravolti in tutti gli stili, arrangiati per mille strumenti.<br />
La domanda quindi è la seguente: può un concerto di Natale lasciare ancora a bocca aperta per l&#8217;energia, la capacità di coinvolgere, di divertire e di stupire, come se quei brani ascoltati un milione di volte, in fondo, arrivassero alle nostre orecchie per la prima volta?<br />
La risposta ce la offrono in grande stile le Puppini Sisters, ed è decisamente un sì.<br />
Guidato oggi dalla fondatrice Marcella Puppini, accompagnata in formazione da Kate Mullins e Emma Smith, il trio ha concluso il proprio tour alla Union Chapel, nella loro Londra natia.<br />
Davanti ad un pubblico inglese divertito più che mai, le ragazze hanno offerto un repertorio natalizio originale fin dalla scelta dei brani, alternando quelli natalizi più classici ad altri più generici che comunque si prestavano perfettamente al contesto.<br />
Chiave di lettura dell&#8217;intero concerto è l&#8217;humour: Marcella, Kate e Emma sul palco sono veramente esilaranti. La loro comicità non ha niente di artefatto. Certo, sarà perfezionata e affinata show dopo show, ma fondamentalmente le Puppini Sister si mostrano per quello che sono, in grado di improvvisare, di scherzare su se stesse e sulla femminilità, di interagire con i musicisti sul palco e con il pubblico. Un atteggiamento spontaneo che si combina con l&#8217;abilità musicale dando vita ad una formula esplosiva.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2013/12/IMG_3953.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-3093" title="IMG_3953" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2013/12/IMG_3953-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a></p>
<p>La scaletta è varia: classici del Natale come Jingle Bell e Silent Night (eseguita con un testo ispirato alla favola della Piccola Fiammiferaia, The Little Matchseller), brani che ironizzano sullo spirito del Natale moderno come Santa Baby, una divertente versione di All I want for Christmas is you, canzoni di successo come Last Christmas degli Wham totalmente stravolte. Verso la fine, anche una Tu vuò fa l&#8217;americano al fulmicotone (scelta non casuale vista la suggestione che l&#8217;Italia ha sull&#8217;intero progetto) che dà del filo da torcere alle ragazze per riuscire a pronunciare tutte le parole (e anche questo si rivela di grande effetto sul palco).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2013/12/IMG_3951.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-3094" title="IMG_3951" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2013/12/IMG_3951-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a><br />
Per quanto riguarda la componente musicale, le Puppini Sister sono supportate sul palco dagli ottimi Blake Wilner alla chitarra, Henrik Jensen al contrabbasso e Peter Ibbetson alla batteria. Per l&#8217;occasione si sono aggiunti al line up una brillante sezione fiati e un quartetto d&#8217;archi, completando lo spettro sonoro nel migliore dei modi.<br />
Le tre sorelle Puppini, dal canto loro, si danno da fare in prima persona, arricchendo le loro ottime armonie e i raffinati arrangiamenti vocali con qualche piccolo tocco strumentale: Emma suona l&#8217;ukulele, Marcella la fisarmonica, Kate la melodica, un piccolo glockenspiel e il sonaglio natalizio (oggetto di battute su quanto alacremente si fosse dovuta impegnare nello studio per essere in grado di suonarlo). Notevole il brano in cui l&#8217;intero trio imbraccia l&#8217;ukulele.<br />
Ad aprire la serata, i suporter Franky and the Jacks, quartetto con armonica, chitarra, contrabbasso e violino che mescola blues, swing e jazz manouche.<br />
Il tipo di evento che, se fosse possibile, arrivati a Natale verrebbe voglia di rivedere ogni anno.</p>
<p>Giulia Nuti</p>
<p>&nbsp;</p>
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