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	<title>il popolodelblues &#187; Rivista elettronica fondata da Ernesto de Pascale articoli, recensioni, link, informazioni su artisti eventi</title>
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		<title>A Jessye Norman Celebration, Metropolitan, New York, 24 novembre 2019</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Dec 2019 11:29:01 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Jessye Norman]]></category>
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		<description><![CDATA[Quattromila persone hanno reso omaggio alla grande cantante scomparsa recentemente]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/12/Palcoscenico.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-17321" title="palcoscenico" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/12/Palcoscenico.jpg" alt="" width="640" height="480" /></a></p>
<p><em><strong>foto (c) Francesca Joppolo</strong></em></p>
<p>“Era mia sorella”. Elaine Norman Sturkey è entrata in palcoscenico, vestita di rosso acceso, ha cominciato a parlare e The Metropolitan Opera House è diventato un luogo raccolto,<em> A Celebration of Jessye Norman</em>, il concerto in memoria che il teatro newyorkese ha dedicato al soprano americano (1945-2019), un avvenimento intimo per quattromila persone. Con naturalezza, Elaine, la piccola di famiglia, in pochi minuti ha pizzicato tutte le corde: di undici anni e mezzo più giovane della cantante, era una bambina quando la sorella lasciò Augusta, Georgia, per librarsi verso la sua carriera internazionale: “A casa aspettavamo con trepidazione le telefonate domenicali per sentire dei successi dai teatri di tutto il mondo. Sono sempre stata incantata da come Jessye usava il suo dono. Per lei la musica era un’espressione dell’anima. E le nostre anime erano vicine”. Ma oltre all’anima, come accade nelle vicende umane, c’è il corpo e per assecondare le sue necessità di artista e di diva la Norman viaggiava con un set di bagagli Louis Vuitton che, ha ricordato la sorella, pesavano già da vuoti. La soprano li riempiva all’inverosimile con il guardaroba da star, deumidificatori, teiere, bollitori e altri attrezzi tanto da farli diventare inamovibili. Mark Markham, il pianista che ha suonato con lei per vent’anni, racconta che gli impiegati delle linee aeree impallidivano al comparire della Norman in aeroporto: i colli erano di solito almeno sei, ma in occasioni speciali furono diciassette.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/12/Lemper.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-17323" title="lemper" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/12/Lemper-1024x768.jpg" alt="" width="460" height="345" /></a></p>
<p>A sovrastare il palcoscenico del Met, il 24 novembre, un’ immagine imponente dell’interprete che ammaliò perfino von Karajan in tempi nei quali il direttore d’orchestra austriaco non cercava i suoi cantanti proprio nel Sud degli Stati Uniti: lo sguardo intelligente sotto un arco sopraccigliare altissimo, il sorriso irresistibile, i capelli lisciati. Era meravigliosa, era strepitosa, era unica. Nel foyer, prima del concerto, si rincorrevano gli aggettivi. “Era mia sorella” ha detto Elaine Norman e gli aggettivi sono stati spazzati via dall’emozione. Dopo di lei sono intervenuti brevemente, tenendosi alla larga dalla retorica sepolcrale, il fratello James Howard Norman, Peter Gelb che guida il Met, Clive Gillinson, direttore artistico della Carnegie Hall, la scrittrice Gloria Steinhem, l’attrice Anna Deavere Smith, Darren Walker, presidente della Ford Foundation, e Jack Lang, ministro della Cultura francese nel 1989. Fu lui a chiedere alla Norman di cantare <em>La Marsigliese</em> in Place de la Concorde, avvolta in un abito-mantello tricolore di Azzedine Alaïa che la rese torreggiante. “Chi se non Jessye avrebbe potuto farlo? È stata il simbolo della lotta per la libertà” ha spiegato Lang che si batté contro chi avrebbe voluto un’artista francese.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/12/Markham-Blair-Curtis1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-17326" title="markham-blair-curtis" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/12/Markham-Blair-Curtis1.jpg" alt="" width="480" height="360" /></a></p>
<p>Il Met è parco nell’organizzare questi eventi, in passato lo ha fatto, fra gli altri (pochi), per Puccini, Caruso e Pavarotti.<em> A Celebration of Jessye Norman</em> è durato circa un’ora e quaranta: hanno cantato i soprani J’Nai Bridges, Lise Davidsen (negli stessi giorni al debutto trionfale in<em> Dama di Picche</em>), Renée Fleming, abbigliata sottotono, Leah Hawkins, Latonia Moore, il basso-baritono Eric Owens, il Metropolitan Opera Chorus e membri del Metropolitan Opera Porgy and Bess Ensemble diretti da Donald Palumbo; hanno suonato il pianoforte Mark Markham, Gerald Martin Moore, Damien Sneed, hanno danzato i ballerini del Dance Theater of Harlem e dell’Alvin Ailey American Dance Theater. Fra la musica e i discorsi, anche filmati delle interpretazioni con le quali la Norman conquistò il Met negli anni Ottanta e Novanta e quello di<em> Amazing Grace</em> per il tributo a Sidney Poitier, l’attore afroamericano più ammirato di Hollywood. E qualche stralcio di intervista: in uno la Norman raccontava, divertita, di quando da bimba la facevano cantare da sola in chiesa, tanto la sua voce era potente.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/12/Fleming.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-17325" title="fleming" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2019/12/Fleming.jpg" alt="" width="521" height="391" /></a></p>
<p>Isolde, Carmen, Didone, Leonore, Emilia Marty, Alceste, la Contessa Almaviva, Cassandra, gli ultimi quattro Lieder di Strauss, certo, ma la Norman era grandiosa anche quando si calava nelle proprie radici, non a caso il titolo di uno degli ultimi concerti, portato in tournée, era Roots: my life, my song nel quale cantava, fra l’altro, <em>Sometimes I feel like a motherless child, When the Saints Go Marching In, My baby just cares for me, Stormy weather</em>. Il pianista Mark Markham era con lei in questa avventura e ricorda entusiasta anche quando si esibirono al Montreux Jazz Festival: “Jessye amava sperimentare ogni possibilità della musica. Era dotatissima, curiosa, molto esigente con sé stessa e con gli altri. Aveva dovuto combattere come donna, e donna afro-americana, ma aveva trovato la sua strada. I giovani dovrebbero imparare da lei che cosa significa l’impegno”. Con il soprano, Markham ha dato quasi trecento concerti in trenta paesi e per lui la Norman era una diva solo se si trattava di bauli, abiti e preferenze alberghiere, ma la sua arte era pura: “Nelle sue performance c’era musica, veramente musica e solo musica. Sono stato molto fortunato a lavorare con un’anima bella, così piena di talento. La poesia scaturiva anche durante le prove, si poteva toccare. Entrambi amavamo molto provare”. Le prove più drammatiche furono a Lipsia, sei settimane dopo la morte del fratello più piccolo della Norman: “Jessye piangeva e mi chiedevo come ce l’avrebbe fatta. Era così interiormente turbata e sofferente che in concerto non servì aggiungere il dramma dell’interpretazione. Tutto fu reale. Tante persone ancora se lo ricordano e mi mandano messaggi su quella notte. E io me lo ricordo: Jessye era travolgente. Oltre”.</p>
<p>Francesca Joppolo</p>
<p>Nelle foto: il palcoscenico; Ute Lemper con Orly Beigel, concert promoter in Mexico, e Mark Markham; Markham con Blair Boone-Migura, fondatore di Art Song Preservation Society, e Curtis Bannister, tenore e attore; Renée Fleming (a sinistra)</p>
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		<title>Billy T Band &#8211; Reckoning</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Mar 2017 20:14:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Billy T Band]]></category>
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		<category><![CDATA[New York]]></category>
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		<category><![CDATA[Soul]]></category>

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		<description><![CDATA[Quarto album del musicista di New York trasferitosi in Norvegia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2017/03/reckoning.jpg"><img class="alignnone  wp-image-11120" title="reckoning" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2017/03/reckoning.jpg" alt="" width="630" height="630" /></a></p>
<pre>(Big H Records)</pre>
<pre>www.billytband.com</pre>
<p>E&#8217; una storia interessante quella di Billy T. Nato e cresciuto a New York City, componente di Eddie Kirkland e della Tom Russell Band, collaboratore di Lightnin&#8217; Hopkins e Nancy Griffith. Poi il trasferimento in Europa, a Oslo dove Billy T ha gestito il Muddy Waters blues club per sette anni e contribuendo alla crescita della scena blues norvegese. Questo è il quarto album del musicista (voce solista e basso) con la sua formazione scandinava. Ed è un bel disco viaggiano tra atmosfere blues, rhythm&#8217;n'blues e soul. Basti ascoltare la traccia titolo, Shame Shame, Sad Man dal sapore Motown, il funky tranquillo di Gone, l&#8217;atmosfera quasi beat di Trouble.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
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		<title>Joan Baez &#8211; 75th Birthday Celebration</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jun 2016 00:23:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Beacon Theatre]]></category>
		<category><![CDATA[Joan Baez]]></category>
		<category><![CDATA[New York]]></category>

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		<description><![CDATA[Doppio album del concerto di compleanno con tanti ospiti illustri]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2016/06/JB75DVDcover_11.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-9386" title="JB75DVDcover_11" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2016/06/JB75DVDcover_11.jpg" alt="" width="563" height="503" /></a></p>
<pre>(Concord / Egea)</pre>
<pre>www.joanbaez.com</pre>
<p>Da più di cinquant&#8217;anni, Joan ha sempre raccontato tutto ai suoi fans, continuando a rinnovare i suoi concerti con passione, energia e vitalità, sempre alla ricerca di una buona canzone, di una giusta causa da sostenere. Così non possiamo non vedere con favore questa produzione dal vivo al Beacon Theatre di New York lo scorso 27 gennaio che ha il sapore di una raccolta. Due cd con partecipazioni illustri: Jackson Browne, Judy Collins, David Crosby, Paul Simon, Mavis Staples, Richard Thompson, Emmylou Harris, Damien Rice, Mary Chapin Carpenter e altri. Non ci soffermeremo quindi sulla storia musicale di Joan Baez, o sul suo valore indubbio, ma sulla particolarità di alcune scelte di repertorio.  L&#8217;immortale Blackbird con Crosby, She Moved Through The Fair con Damien Rice, Hard Times Come Again No con Emmilou Harris nella prima parte. Don&#8217;t Think Twice It&#8217;s Alright con le Indigo Girls, Diamonds and Rust con Judy Collins, The Boxer con Paul Simon nella seconda. E poi il finale con The Night They Drove Old Dixie Down e Forever Young con la voce che svetta da sola. C&#8217;è poco da aggiungere, solo da ascoltare.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
<p>Tracklist</p>
<p>God is God – Joan Baez</p>
<p>There But For Fortune – Joan Baez</p>
<p>Freight Train – Joan Baez and David Bromberg</p>
<p>Blackbird – Joan Baez and David Crosby</p>
<p>She Moved Through the Fair – Joan Baez and Damien Rice</p>
<p>Catch the Wind – Joan Baez and Mary Chapin Carpenter</p>
<p>Hard Times Come Again No More – Joan Baez and Emmylou Harris</p>
<p>Deportee (Plane Wreck at Los Gatos) – Joan Baez, Emmylou Harris, and Jackson Browne</p>
<p>Seven Curses – Joan Baez</p>
<p>Swing Low, Sweet Chariot – Joan Baez</p>
<p>Oh Freedom / Ain’t Gonna Let Nobody Turn Me Around – Joan Baez and Mavis Staples</p>
<p>The Water Is Wide – Joan Baez, Indigo Girls, and Mary Chapin Carpenter</p>
<p>Don’t Think Twice, It’s All Right – Joan Baez and Indigo Girls</p>
<p>House of the Rising Sun – Joan Baez, Richard Thompson, and David Bromberg</p>
<p>She Never Could Resist A Winding Road – Joan Baez and Richard Thompson</p>
<p>Before The Deluge – Joan Baez and Jackson Browne</p>
<p>Diamonds &amp; Rust – Joan Baez and Judy Collins</p>
<p>Gracias a la Vida – Joan Baez and Nano Stern</p>
<p>The Boxer – Joan Baez and Paul Simon</p>
<p>The Night They Drove Old Dixie Down – Joan Baez</p>
<p>Forever Young – Joan Baez</p>
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		<title>Laura Gibson, Hoxton Square Bar &amp; Kitchen, Londra, 26 aprile 2016</title>
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		<pubDate>Sun, 01 May 2016 09:31:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Americana]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Gibson]]></category>
		<category><![CDATA[Londra]]></category>
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		<category><![CDATA[Oregon]]></category>

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		<description><![CDATA[Il concerto londinese della cantautrice dell'Oregon con base a New York]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2016/05/laura-gibson.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-9154" title="laura gibson" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2016/05/laura-gibson-1024x682.jpg" alt="" width="460" height="306" /></a></p>
<pre>www.lauragibsonmusic.com</pre>
<pre>www.hoxtonsquarebar.com</pre>
<p><em>foto (c) Giulia Nuti</em></p>
<p>La voce è melodica senza forzare sul registro alto, la capacità strumentale è eccellente. Inoltre si sente come i brani siano scritti da una musicista di  provincia (se così si può chiamare uno stato americano, in questo caso l&#8217;Oregon) e riveduti e corretti in città (anzi, la metropoli per eccellenza, New York). Il concerto londinese di Laura Gibson ha lasciato questa impressione: il pubblico si è trovato di fronte una persona concreta, senza fronzoli, con storie da raccontare e una bella musica che le descrive. Laura Gibson ha portato in tour i brani del suo album più recente, Empire Builder. Un disco che si fa ascoltare volentieri dall&#8217;inizio alla fine, e che se vogliamo proprio trovargli un difetto è quello degli arrangiamenti che a volte rischiano di soffocare la spontaneità della melodia. Allora la dimensione dal vivo appare corretta per il lavoro di Laura Gibson, la cui iniziale Damn Sure colpisce subito l&#8217;attenzione del pubblico. Il concerto è proseguito con la parte iniziale dell&#8217;album con The Cause e Empire Buider.  Accompagnata da una band di due polistrumentisti e un batterista, Gibson ha affrontato anche chitarra elettrica e viola, con una parte centrale del concerto in cui si è esibita da sola con la chitarra acustica. Affascinante la resa delle ballate The Search of The Dark Lake e di Five and Thirty; il finale invece coincide con quello del disco, quella The Last One, un valzer nella migliore tradizione dello stile Americana con un tocco di psichedelia. Fuori programma con La Grande e pubblico contento e festante, dopo un ascolto nel segno della grande attenzione,</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2016/05/Laura-Gibson1.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-9155" title="Laura Gibson1" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2016/05/Laura-Gibson1-1024x682.jpg" alt="" width="460" height="306" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Hollis Brown &#8211; 3 Shots</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Sep 2015 10:08:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Americana]]></category>
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		<category><![CDATA[New York]]></category>

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		<description><![CDATA[La nuova produzione del quintetto di New York]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2015/09/HollisBrown_3Shots_300pRGB.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-7457" title="HollisBrown_3Shots_300pRGB" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2015/09/HollisBrown_3Shots_300pRGB-1024x1024.jpg" alt="" width="460" height="460" /></a></p>
<pre>(Blue Rose / Ird)</pre>
<pre>www.hollisbrown.com</pre>
<p>Il quintetto di New York si è fatto notare qualche anno fa con l&#8217;album Ride On The Train. Il loro genere Americana ha una buona dose di rock alla base che è anche il leitmotiv di questo nuovo disco. Un rock che però si sposa con il cantautorato classico grazie anche alla voce di Mike Montali molto attento a sottolineare la melodia in collaborazione con la struttura strumentale. Un suono che talvolta intercetta il country e il blues ma trasformandoli all&#8217;interno di un&#8217;atmosfera personale, come dimostrano le ballate John Wayne e Wait For Me Virginia, e la ritmataRain Dance. Si va poi dai toni malinconici di Death Of An Actress al rock&#8217;n'roll di Sandy. Un disco che si fa ascoltare con piacere e che vede un genere rinnovarsi con gusto.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Jesse Malin &#8211; New York Before The War</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jul 2015 18:16:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Le nuove canzoni del songwriter di New York City]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2015/07/jesse-malin.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-7037" title="jesse malin" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2015/07/jesse-malin-1008x1024.jpg" alt="" width="460" height="467" /></a></p>
<pre>(Velvet Elk / Self)</pre>
<pre>www.jessemalin.com</pre>
<p>Con Jesse Malin siamo di fronte a un songwriter di esperienza. Cantautorato classico, anima rock con qualche reminiscenza del punk della sua città, New York, Malin è attivo discograficamente dal 2000. Il suo The Fine Art of Self Destruction del 2003 è stato prodotto dall&#8217;amico Ryan Adams con la partecipazione nelle tracce di Melissa Auf Der Maur. Il nuovo album non presenta sonorità rivoluzionarie, ma sicuramente canzoni di buon livello se non ottimo in alcuni casi. Tra queste ricordiamo i rock di Addicted, Oh Sheena, la ballata melodica The Year When I Was Born, Bent Up dal sapore country, la conclusiva e sognante Bar Life. Alla fine un album che dimostra professionalità e si fa ascoltare volentieri dall&#8217;inizio alla fine.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Jono Manson &#8211; Angels on the other side</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Feb 2014 17:15:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Jono Manson]]></category>
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		<category><![CDATA[Premio Ciampi]]></category>

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		<description><![CDATA[Il nuovo album di Jono Manson, tutto da ascoltare]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2014/02/Angels-Cover-FINAL-300x266.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3553" title="Jono Manson - Angels on the other side" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2014/02/Angels-Cover-FINAL-300x266.jpg" alt="" width="300" height="266" /></a></p>
<pre title="Jono Manson - Angels on the other side">(Appaloosa/Ird)
<a title="Jono Manson - Angels on the other side" href="http://www.jonomanson.com" target="_blank">www.jonomanson.com</a></pre>
<p><span class="dropcap inverted">J</span>ono Manson è uno di quei personaggi i cui album possono essere comprati a scatola chiusa. Attivo da tempo come cantautore, produttore e musicista a 360 gradi, Manson ha un rapporto speciale con il nostro paese. Per molti mesi l&#8217;anno si trasferisce a Tellaro, nel Golfo dei poeti, gira spesso l&#8217;Italia in tour e nel 2003 gli è stato assegnato il Premio Ciampi come migliore artista straniero. Originario di New York, vive a Santa Fe, New Mexico, dove la sua casa studio è ormai un punto di riferimento per musicisti statunitensi e anche per italiani che vanno alla ricerca di un certo tipo di suono. Stavolta ad affiancare Manson c&#8217;è un gruppo texano, Shurman, i cui giovani componenti danno a la giusta energia a un progetto tra rock e folk in un perfetto equilibrio all&#8217;interno dello stile Americana. La ballata iniziale che dà il titolo all&#8217;album è una ouverture musicale suadente che introduce anche la tematica degli angeli presente in tutte le tracce. Divertente Honky Tonky In My Mind con il suo ritmo, così come trascina il rock di There&#8217;s a Whole World On Fire e I&#8217;m Gonna Get It. Together Again e Silver Lining (con la splendida armonica di John Popper) ci portano nell&#8217;amata tradizione country. Everything to me è una ballata con pura poesia sottolineata dal mandolino di Carlo Aonzo. Nell&#8217;edizione italiana c&#8217;è anche la bella sorpresa de L&#8217;Isola che non c&#8217;è di Edoardo Bennato, tradotta in inglese in Never Never Land. Un disco da godersi dall&#8217;inizio alla fine con belle canzoni e professionalità da vendere. E non è poco.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
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		<title>Laura Cantrell &#8211; No Way There From Here</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Feb 2014 12:34:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Caitlin Rose]]></category>
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		<description><![CDATA[Laura Cantrell torna ai brani originali dopo l'omaggio alle regine del country]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2014/02/Laura-Cantrell-No-Way-There-From-Here.jpg"><img class="alignnone  wp-image-3432" title="Laura-Cantrell-No-Way-There-From-Here" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2014/02/Laura-Cantrell-No-Way-There-From-Here.jpg" alt="" width="409" height="409" /></a></p>
<pre>(Shoeshine records - Cadiz Music)
<a href="http://www.lauracantrell.com" target="_blank">www.lauracantrell.com</a></pre>
<p><span class="dropcap inverted">N</span>ata a Nashville, Laura Cantrell ha deciso di vivere a New York dopo gli studi alla Columbia University. Dopo l&#8217;omaggio nel 2011 alle regine della country music Kitty Wells Dresses, Cantrell torna a proporre brani originali in No Way There From Here. La voce eterea, non potente ma estremamente musicale si innesta su pezzi che dallo stile americana, mediati dalla prassi tutta newyorchese di raccontare storie, piccoli bozzetti di vita nella forma canzone. A partire dall&#8217;iniziale All the Girls are Complicated e Can&#8217;t Wait, brani brillanti ma resi con grande gusto così come Beg Of Borrow Days e Someday Sparrow che musicalmente guardano alla migliore tradizione country. Le ballate lente Glass Armour e Washday Blues sono ben riuscite, confezionate con molta maturità. Un bel disco da ascoltare tutto di un fiato. Infine ospite gradita in due brani è la collega Caitin Rose.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
<p>&nbsp;</p>
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