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	<title>il popolodelblues &#187; Rivista elettronica fondata da Ernesto de Pascale articoli, recensioni, link, informazioni su artisti eventi</title>
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		<title>Maria Cefalà &#8211; Discovering Bach</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Apr 2022 17:48:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[classica]]></category>
		<category><![CDATA[Johann Sebastian Bach]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Cefalà]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Fresu]]></category>
		<category><![CDATA[tuk music]]></category>

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		<description><![CDATA[Il primo titolo della collana classica dell'etichetta di Paolo Fresu]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/04/TUK052-DISCOVERING-BACH-COVER.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-23305" title="TUK052 - DISCOVERING BACH - COVER CD.indd" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/04/TUK052-DISCOVERING-BACH-COVER-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<pre>(Tǔk Classic-Tǔk Music / Ducale Music)</pre>
<pre>www.tukmusic.com</pre>
<pre>https://mariacefala.com/</pre>
<p>Questo è il primo titolo della sezione classica all&#8217;interno dell&#8217;etichetta fondata da Paolo Fresu. E l&#8217;autore, al di là delle intenzioni dello stesso jazzista, non poteva essere che Johann Sebastian Bach. Perché la lezione del compositore nato nel 1685 e morto nel 1750, è valida ancora oggi e tanti musicisti di vari generi guardano alla sua opera come fonte di ispirazione. E grazie all&#8217;ascolto delle sue musiche c&#8217;è sempre qualcosa di nuovo da scoprire. Come in questo caso, grazie alla protagonista del disco, la pianista Maria Cefalà. Che come nel titolo decide di riscoprire Bach. Innanzitutto scegliendo di utilizzare il proprio pianoforte, un Kawai, preferito ad altri marchi più famosi, Quindi selezionando tre aspetti diversi della produzione bachiana da tastiera, le Invenzioni a due voci, il Concerto italiano e una delle Partite (la numero 6 in mi minore). E&#8217; proprio dalle prime tracce che si capisce la direzione intrapresa dalla pianista, quella della valorizzazione dei temi attraverso una cantabilità molto spiccata. Le Invenzioni, da molti conosciute più per la funzione didattica che artistica, sono momenti necessari per capire le basi del contrappunto di Bach grazie al rapporto paritario nel lavoro delle due mani. C&#8217;è poi la luce del Concerto italiano con le sue armonie e l&#8217;evocazione delle orchestre d&#8217;archi di compositori come Antonio Vivaldi. Ci sono infine i movimenti della Partita a evidenziare ancora di più le intenzioni di Maria Cefalà, dalla monumentale Toccata in apertura a movimenti come la Corrente o la Giga dove compaiono gli accenti sincopati che ritroveremo nella musica moderna e nel jazz. Un bel modo per celebrare un inizio di collana, grazie a un&#8217;interpretazione concreta e di grande forza melodica.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Paolo Fresu &#8211; P60lo Fr3su</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2021 08:41:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Fresu]]></category>
		<category><![CDATA[tuk music]]></category>

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		<description><![CDATA[Tre album per festeggiare il compleanno speciale del musicista ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/02/fresu1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-20359" title="fresu" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/02/fresu1-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<pre>(Tǔk Music / Ducale Music)</pre>
<pre>www.tukmusic.com</pre>
<pre>www.paolofresu.it</pre>
<p>Auguri innanzitutto a Paolo Fresu per i suoi sessant&#8217;anni, con la ricorrenza che diventa un&#8217;occasione per nuovi progetti musicali e il recupero di incisioni rare. Questo box dell&#8217;etichetta della stesso musicista (arricchito di foto e dalla grafica molto accurata) riunisce infatti tre album corrispondenti ad altrettante esperienze diverse, una consuetudine del suo percorso artistico. Innanzitutto viene recuperato <strong>Heartland</strong>, un album uscito per la Universal Francia nel 2001 realizzato con David Linx alla voce e Diederik Wissels al piano. Al trio si era aggiunto  il suono di un quartetto d’archi e la ritmica composta da Palle Danielsson e dal compianto Jon Christensen  Un album che contiene a una fusione efficace tra improvvisazione, musica classica e canzone. Fra le tracce segnaliamo la stessa Heartland, Sleep (Emma&#8217;s lullaby) e la rivisitazione del tradizionale sardo Ninna Nanna Pitzinnu.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/02/heartland.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-20362" title="heartland" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/02/heartland-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p>Tutt&#8217;altra ispirazione si trova in <strong>Heroes</strong>, che è un tributo alla musica di David Bowie originato da una commissione del comune di Monsummano Terme. Qui infatti l&#8217;allora sconosciuto cantante inglese partecipò a uno spettacolo nel 1969. Cinquanta anni dopo nella stessa località toscana si è tenuto il concerto dal titolo L&#8217;uomo che cadde sulla terra con Fresu che ha coinvolto Petra Magoni (voce), Gianluca Petrella (trombone ed elettronica), Francesco Diodati (chitarra elettrica), Francesco Ponticelli (contrabbasso e basso elettrico), e Christian Meyer (batteria) per un tributo che è poi stato registrato lo scorso anno. La lettura dell&#8217;ensemble affronta vari momenti della produzione del musicista inglese, da Space Oddity a uno dei suoi brani più recenti come Where Are We Now?. Un disco che presenta a volte sonorità elettroniche che contrastano con melodie conosciute da molti (un esempio è Let&#8217;s Dance) mentre in altri casi i brani si trasformano in ballate dal risultato affascinante come la già citata Where Are We Now?. Tra i pezzi più conosciuti di Bowie c&#8217;è Space Oddity, dilatata fino a 10 minuti di durata e pezzo di bravura dell&#8217;ensemble per atmosfere quasi esoteriche.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/02/fresu-magoni-heroes.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-20363" title="fresu-magoni-heroes" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/02/fresu-magoni-heroes-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p><strong>The Sun On The Son</strong> è invece dedicato al mare, al Mediterraneo che poi sbocca nelll&#8217;Oceano da cui si raggiunge il lontano Brasile. L&#8217;incontro in trio fra Fresu, Daniele Di Bonaventura al bandoneon e Jaques Morelenbaum al violoncello ci porta in un mondo di incontri pieni di fascino, tra melodie ispirate e armonie corpose. Ci sono pezzi di grande spiritualità come Eg-Gua/Laude Novella e Preghiera in gennaio di Fabrizio De André, o che invitano alla sanza come Un valzer a Lapedona e Un vestido y un amor, mentra l&#8217;anima canta con la nota O que tinha de ser di Jobim/Vinicius e Ar livre. Un&#8217;unione strumentale felice per un repertorio di originali di ottima scrittura e standard trattati con grande rispetto e amore.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/02/P.Fresu_TheSunOnTheSea.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-20364" title="p-fresu_thesunonthesea" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2021/02/P.Fresu_TheSunOnTheSea-300x276.jpg" alt="" width="300" height="276" /></a></p>
<p>Michele Manzotti</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Le produzioni Tǔk Music  2</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2020 18:36:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Special]]></category>
		<category><![CDATA[Dino Rubino]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Bardoscia]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Fresu]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Cipelli]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Tamborrino]]></category>
		<category><![CDATA[tuk music]]></category>

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		<description><![CDATA[Stefano Tamborrino, Dino Rubino, Roberto Cipelli con Paolo Fresu, Marco Bardoscia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2020/11/seacup-ok.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-19478" title="TUK041 - SEACUP - COVER CD.indd" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2020/11/seacup-ok-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p><strong>Stefano Tamborrino &#8211; Seacup</strong></p>
<p>&#8220;Sono quasi Gesù, posso quasi camminare sulle acque&#8221;. E&#8217; lo stesso Tamborrino a scrivere questa frase nel libretto del disco. Non pensiamo sia un impeto di immodestia, dato che l&#8217;ultima traccia ha come titolo proprio &#8220;Almost Jesus&#8221;. Compositore, batterista, protagonista anche alla voce e all&#8217;elettronica, Tamborrino ha pensato a una produzione dove gli archi sono protagonisti di una lunga suite dove l&#8217;elemento aquatico si insinua nei movimenti degli strumenti. Lunghe note (Coda), disegni talvolta spezzati dal ritmo (Olifante / The Kinzelman e Jakarta). Una costruzione complessa più vicina alla musica colta tra contemporaneità ed echi di secoli passati (Noli Me Tangere). Ambiziosa, ma efficace.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2020/11/TUK040-time-of-silence-COVER-CD.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-19479" title="TUK040 - time of silence - COVER CD.indd" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2020/11/TUK040-time-of-silence-COVER-CD-300x294.jpg" alt="" width="300" height="294" /></a></p>
<p><strong>Dino Rubino &#8211; time of silence</strong></p>
<p>Non sappiamo a quale silenzio si voglia riferire il pianista e compositore DIno Rubino con questo disco. L&#8217;impressione che abbiamo avuto è quella di uno stile basato sulla forza della melodia, su una formazione sostanzialmente tradizionale (quartetto con sax di Emanuele Cisi, contrabbasso di Paolino Dalla Porta, batteria di Enzo Zirilli), lontano da dinamiche forti e sperimentazioni esagerate che sono il contrario del silenzio. Così ci possiamo godere le dieci tracce, magari davanti a un camino, proprio per il loro modo elegante di porsi all&#8217;ascolto. Claire, Just Blue, Owl in The Moon, Willow Weep ne sono ottimi esempi.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2020/11/nash-ok.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-19480" title="TUK039 - EQUILIBRIO DI NASH - COVER CD.indd" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2020/11/nash-ok-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p><strong>Roberto Cipelli with Paolo Fresu &#8211; L&#8217;equilibrio di Nash</strong></p>
<p>Di melodia ce n&#8217;è molta anche in questo lavoro del pianista Roberto Cipelli insieme alla tromba e al flicorno di Paolo Fresu (che, non dimentichiamolo, è l&#8217;anima di questa etichetta). E anche di eleganza da parte dei due musicisti, con quella di Cipelli evidenziata anche dal suono del pianoforte Fazioli. Il progetto del pianista vede la proposta di diciassette tracce tra originali e standard (tra questi alcuni brani di Claudio Monteverdi). Come spesso accade in queste pagine ci piace segnalare i primi, che denotano un musicista di grande esperienza: il canto di Donna Dona, il contrappunto di Strategia 1, 2 e 3, la solennità cantabile di Stillness (dove compare anche il Fender Rhodes), la traccia titolo.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2020/11/TUK037-THE-FUTURE-IS-A-TREE-COVER-CD_v2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-19481" title="TUK037 - THE FUTURE IS A TREE - COVER CD_v2.indd" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2020/11/TUK037-THE-FUTURE-IS-A-TREE-COVER-CD_v2-300x296.jpg" alt="" width="300" height="296" /></a></p>
<p><strong>Marco Bardoscia &#8211; The Future is a Tree</strong></p>
<p>Le prime quattro tracce del disco del contrabbassista (in trio con William Greco al pianoforte e Dario Congedo alla batteria) sono dedicate alle quattro stagioni con il ciclo che parte dall&#8217;estate. Un modo per introdurci al tema dell&#8217;album: quello del rispetto per la natura e della visione piena di speranza di un futuro verde nel senso più ampio del termine Le stagioni, tempo cronologico, lasciano poi spazio ad altre tracce dedicate a quello meteorologico con l&#8217;elemento del vento in primo piano. Le stagioni formano una suite con molte idee melodiche e un dialogo efficace tra gli strumenti. Segnaliamo anche l&#8217;atmosfera brasiliana del Chorino delle foglie volanti e il ritmo di Segnavento per un lavoro complessivo di qualità.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
<p><strong><em>www.tukmusic.com</em></strong></p>
<p><strong><em>Distribuzione Ducale Music</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Umbria Jazz Winter 27, Orvieto, 30 dicembre 2019 &#8211; 1 gennaio 2020</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jan 2020 23:08:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[John Scofield]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Fresu]]></category>
		<category><![CDATA[Rosario Giuliani]]></category>
		<category><![CDATA[Umbria Jazz]]></category>
		<category><![CDATA[Umbria Jazz Winter]]></category>

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		<description><![CDATA[Il duo Salis-Zanchini, Joel Ross e Warren Wolf, John Scofield, Sullivan Fortner, New Orleans Mystics, Rosario Giuliani, Paolo Fresu]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2020/01/20191230_183903.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-17447" title="20191230_183903" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2020/01/20191230_183903-1024x576.jpg" alt="" width="460" height="258" /></a></p>
<pre>www.umbriajazz.com</pre>
<p><strong>30 dicembre 2019</strong></p>
<p>Una giornata piena di concerti con il tutto esaurito. A partire da quello della mattina, che tradizionalmente si tiene al museo Emilio Greco. Protagonista il duo formato dai fisarmonicisti Simone Zanchini e Antonello Salis, che si è anche seduto al pianoforte. Una collaborazione che dura da 20 anni ma che a Orvieto ha messo le basi per il disco insieme, che nascerà grazie ai quattro concerti nel cartellone di Uj. Il repertorio è dedicato alle musiche di Ennio Morricone (Per un pugno di dollari, C&#8217;era una volta in America, Giù la testa) ma trattate in maniera totalmente diversa dal solito. Si ascoltano echi di Bach, danze sudamericane, John Cage e sonorità free affrontate con una maestria tecnica eccezionale unita a idee di grande originalità.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2020/01/20191230_124719.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-17448" title="20191230_124719" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2020/01/20191230_124719-1024x576.jpg" alt="" width="460" height="258" /></a></p>
<p>Al Teatro Mancinelli è invece andato in scena il doppio tributo ai vibrafonisti Milt Jackson e Bobby Hutcherson e ai Beatles. Nel primo set Joel Ross e Warren Wolf hanno omaggiato i loro predecessori traendo classici dal loro catalogo. I brani di Jackson e del Modern Jazz Quartet hanno comunque svettato come fama sugli altri. Django e Bag&#8217;s Groove sono stati affrontati con il dovuto rispetto, grazie anche agli altri due componenti del quartetto sul palco, il contrabbassista Joe Sanders e il batterista Greg Hutchison. Ross è più percussionista, mentre Wolf ama evidenziare le sfumature.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2020/01/20191230_173335.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-17449" title="20191230_173335" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2020/01/20191230_173335-1024x576.jpg" alt="" width="460" height="258" /></a></p>
<p>C&#8217;era molta attesa per John Scofield per l&#8217;omaggio ai Beatles insieme al pianista e arrangiatore Gil Goldstein con l&#8217;Umbria Jazz Orchestra e l&#8217;Orchestra da Camera di Perugia. La tecnica del chitarrista non si discute, c&#8217;era solo il dubbio di ascoltare un repertorio notissimo troppo simile all&#8217;originale nelle parti orchestrali o nel ritmo. Invece la lunga suite ha presentato brani meno ascoltati nelle riproposte dei Beatles come l&#8217;iniziale Happiness is a Warm Gun, Flying, Blue Jay Way, Everybody&#8217;s Got Something to Hide, addirittura la Pepperland di George Martin scritta per Yellow Submarine mentre un classico come Help ha perso la sua anima beat, con il ritmo dilatato e la melodia trasformata. Let it Be, Michelle e Something invece potevano tranquillamente essere omesse dato che l&#8217;arrangiamento non presentava elementi di grande novità. La lunghezza era sicuramente dovuta al progetto discografico in arrivo. In ogni caso un&#8217;operazione dove il jazz entra fino a un certo punto per la specificità del repertorio.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2020/01/20191230_1828150.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-17450" title="20191230_1828150" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2020/01/20191230_1828150-1024x576.jpg" alt="" width="460" height="258" /></a></p>
<p><strong>31 dicembre 2019</strong></p>
<p>Sullivan Fortner viene da New Orleans e forse per questo ci saremmo aspettati l&#8217;eco di Allen Toussaint e Dr John in un contesto jazzistico, ma lo abbiamo ascoltato solo in parte. Forse perché il giovane pianista era in trio, con due signori collaboratori quali Jay Anderson al contrabbasso e Lewis Nash alla batteria. Inoltre nella Sala Etrusca del Palazzo del Popolo la mattinata in musica vedeva la presenza della ballerina di tip tap Michela Marino Lerman, in pratica un secondo strumento a percussione. Esperimento interessante che ha un po&#8217; messo in secondo piano il pianismo di Fortner, basato su originali e standard.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2020/01/20191231_120610.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-17451" title="20191231_120610" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2020/01/20191231_120610-1024x576.jpg" alt="" width="460" height="258" /></a></p>
<p>Uno dei gruppi residenti al Ristorante San Francesco era il quartetto vocale dei New Orleans Mystics, accompagnato da una band. Il gruppo ha presentato un soul molto elegante, ben diverso da quello di marca Stax, ma gradevole e ben costruito nel mix di registri vocali e nell&#8217;eleganza dei movimenti.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2020/01/20191231_133748.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-17452" title="20191231_133748" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2020/01/20191231_133748-1024x576.jpg" alt="" width="460" height="258" /></a></p>
<p>Altro concerto affollato di pubblico è stato quello del quartetto di Rosario Giuliani con i brani del suo progetto discografico Love in Translation in uscita alla fine di questo mese. Il sassofonista di Terracina, che già avevamo applaudito lo scorso anno, ha legato questo disco al 20° della sua collaborazione con il vibrafonista Joe Locke. La ritmica di questo quartetto era invece affidata al basso elettrico di Dario Deidda e all’esperienza di Roberto Gatto alla batteria. Fra tributi a Marco Tamburini (Tamburo) e Roy Hargrove (Raise Heaven) e standard come Que reste-t-il de nos amours? e Can’t help falling in love, il quartetto ha mostrato un suono di grande fascino con il timbro di Locke in bella evidenza.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2020/01/20191231_172005.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-17453" title="20191231_172005" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2020/01/20191231_172005-1024x576.jpg" alt="" width="460" height="258" /></a></p>
<p><strong>1 gennaio 2020</strong></p>
<p>Anche il concerto di Capodanno al Palazzo del Popolo era al completo, con il pubblico che si era messo in fila subito dopo il brindisi per festeggiare il 2020. Un interesse scontato vista la presenza di uno dei protagonisti del jazz internazionale, ovvero Paolo Fresu. Con il musicista sardo sono saliti sul palco i componenti del suo Devil Quartet, Bebo Ferra alla chitarra, Paolino Dalla Porta al contrabbasso e Stefano Bagnoli alla batteria. Un appuntamento in cui Fresu, dopo aver letto la filastrocca dell’anno nuovo di Gianni Rodari, ha preso in mano le redini della formazione, perfetto primus inter pares. Il Devil Quartet ha proposto brani originali (come Elogio del Discount e Inno alla vita di Fresu e la ballata Giulio Libano di Bagnoli), e riproposto come E se domani, e soprattutto la sigla di Un posto al sole, nata durante la trasmissione Gazebo. Una miscela equilibrata e sapiente tra groove elettrico e una grande vocazione alla melodia (il suono del flicorno di Fresu ha pochi eguali in questo senso) per un ben augurante anno in musica.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2020/01/20200101_021628.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-17454" title="20200101_021628" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2020/01/20200101_021628-1024x576.jpg" alt="" width="460" height="258" /></a></p>
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		<title>A Filetta Paolo Fresu Daniele di Bonaventura &#8211; Danse Mèmoire, Danse</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Nov 2018 12:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[A Filetta]]></category>
		<category><![CDATA[Corsica]]></category>
		<category><![CDATA[Daniele di Bonaventura]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Fresu]]></category>

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		<description><![CDATA[Il progetto del gruppo vocale còrso con i due jazzisti italiani]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/11/Filetta.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-15032" title="filetta" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/11/Filetta-300x282.jpg" alt="" width="300" height="282" /></a></p>
<pre>(Tǔk Music/ Ducale)</pre>
<pre>www.afiletta.com</pre>
<pre>www.paolofresu.it</pre>
<pre>www.danieledibonaventura.com</pre>
<p>Eravamo già stati conquistati da Mistico Mediterraneo, l&#8217;album Ecm che univa il gruppo vocale còrso A Filetta alla tromba e al flicorno di Paolo Fresu e al bandoneon di Daniele di Bonaventura. Oggi fortunatamente la collaborazione si è rinnovata e Danse Mémoire, Danse è uscito anche in Italia dopo la realizzazione in Francia. Tre poli musicali con una sensibilità comune attraverso i lavoro sulle voci e sugli strumenti. L&#8217;ispirazione del disco è legata a due figure patriottiche come Aimé Cèsaire e Jean Nicoli, isolani orgogliosi e ostili al colonialismo con i versi  in còrso e le musiche scritte da Fresu e Di Bonaventura. Dal misticismo e dal mondo antico del disco precedente si passa a un &#8216;atmosfera attuale pur legata alla prassi secolare della polifonia dell&#8217;isola. Una prassi esecutiva quasi teatrale delle voci ben supportate dagli strumenti. A Filetta svetta con i suoi racconti in musica, ma Fresu e di Bonaventura sanno quando e come entrare nella costruzione dei brani: il risultato è una coesione delle tre eccellenze a partire dall&#8217;iniziale I vostri sguardi. Segnaliamo anche Sciume con l&#8217;elettronica a richiamare l&#8217;organo, il contrappunto di U Viandante, l&#8217;inno A mio pena s&#8217;hè mondu, Un&#8217;antra isula. Ma è tutto il progetto che funziona alla perfezione e che, impegni permettendo degli artisti, dovrebbe girare in molte tappe dal vivo.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
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		<title>Paolo Fresu fra i minuetti con Uri Caine e l&#8217;omaggio a Giotto</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Sep 2017 21:54:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Special]]></category>
		<category><![CDATA[Giotto]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Fresu]]></category>
		<category><![CDATA[Uri Caine]]></category>

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		<description><![CDATA[Due produzioni differenti del trombettista sardo per la propria etichetta]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2017/09/cover-1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-12238" title="cover-1" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2017/09/cover-1-300x286.jpg" alt="" width="300" height="286" /></a></p>
<pre>(Tǔk Music / Ducale)</pre>
<pre>www.paolofresu.it</pre>
<pre>www.uricaine.com</pre>
<pre>www.tukmusic.com</pre>
<pre><strong>www.giotto-venezia.magister.ar<wbr>t</wbr></strong></pre>
<p>Con la sua etichetta Tǔk Music alterna la pubblicazione di realtà del jazz italiano a progetti personali, Il trombettista Paolo Fresu è infatti prolifico come esecutore e ideatore di collaborazioni. Una di queste, con il pianista Uri Caine, sviluppatasi a Umbria Jazz, si è poi concretizzata in un concerto dal vivo al Teatro dell&#8217;Elfo di Milano e pubblicata poi con il titolo <strong>Two Minuettos</strong>. Visto che la qualità dei due esecutori non è in discussione va detto che la sintonia fra loro è completa in un repertorio molto vario che vede insieme pop, standard e una cospicua parte classica dove colpisce (con piacere) la presenza di due composizioni di Barbara Strozzi (1619-1677) oltre al Minuetto in Sol di Johann Sebastian Bach che apre e chiude il disco. E lo stile classico si percepisce anche in composizioni come il medley All I Want / Give Peace a Chance affidata al solo Caine, e in Nature Boy. Così come il gusto dell&#8217;invenzione si insinua nelle pagine colte come il terzo movimento della Sinfonia 1 di Gustav Mahler. Un disco che soddisfa l&#8217;ascoltatore esigente, ma che può raggiungere un pubblico molto vasto.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2017/09/copertina.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-12239" title="copertina" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2017/09/copertina-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p>La classica e le collaborazioni sono una costante anche di <strong>Magister Giotto</strong>, Cd realizzato in occasione dell’omonima mostra alla Scuola Grande della Misericordia a Venezia fino al 5 novembre per i 750 anni della nascita del grande artista. Per l’occasione Fresu ha scelto alcuni brani del catalogo Tǔk Music, unendoli per l’occasione al fine di creare un àmbito sonoro che accompagni il visitatore lungo gli spazi espositivi ed impreziosendo il racconto musicale con alcuni brani originali. Tra questi segnaliamo l&#8217;iniziale Celeste, Mogano e Cadmio.  I brani classici sono invece nel segno di Claudio Monteverdi, compositore di cui cade il 450° dalla nascita. Una produzione nata per essere abbinata alle immagini ma che al tempo stesso rivela il proprio alto livello grazie al suono.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
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		<title>Umbria Jazz Winter, Orvieto, 30-31 dicembre 2016 1 gennaio 2017</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2017 11:30:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Adam Rogers]]></category>
		<category><![CDATA[Alan Harris]]></category>
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		<category><![CDATA[Paolo Fresu]]></category>
		<category><![CDATA[Ryan Truesdell]]></category>
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		<category><![CDATA[Umbria Jazz Winter]]></category>

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		<description><![CDATA[I concerti più importanti dell'edizione numero 24]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2017/01/Orvieto1.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-10625" title="Orvieto1" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2017/01/Orvieto1-1024x576.jpg" alt="" width="460" height="258" /></a></p>
<pre>www.umbriajazz.com</pre>
<p>La formula ha funzionato ancora tanto che sta per compiere il quarto di secolo. Umbria Jazz Winter è infatti il simbolo di come si abbina un appuntamento culturale con il turismo. In un centro storico preso d’assalto sono risuonate note di ottimo livello con tante idee divenute realtà. A partire dal tributo a<strong> Gil Evans</strong> e indirettamente a <strong>Miles Davis</strong> per gli arrangiamenti degli album Miles Ahead e Porgy and Bess. La big band di musicisti italiani, arricchita dalla presenza di <strong>Jay Anderson</strong> al contrabbasso, <strong>Steve Wilson</strong> al sax e <strong>Lewis Nash</strong> alla batteria, è stata diretta da <strong>Ryan Truesdell</strong> con ospite<strong> Paolo Fresu</strong> a tromba e flicorno. Un concerto che è decollato nella seconda parte, con le rielaborazioni dell’opera di George Gershwin più nelle corde di tutti i musicisti. Senza dubbio un’operazione filologica che Truesdell ha saputo rendere con rispetto e una buona dose di entusiasmo.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2017/01/orvieto2.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-10626" title="orvieto2" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2017/01/orvieto2-1024x576.jpg" alt="" width="460" height="258" /></a></p>
<p>L’incontro tra i contrabbassisti <strong>John Patitucci</strong> e<strong> Christian McBride</strong> ha rappresentato un esperimento di grande interesse per gli appassionati di jazz. Uno strumento che generalmente viene utilizzato per la ritmica assume un ruolo da solista, raddoppiando il proprio suono con due esecutori di rango. McBride, durante il concerto, ha inoltre ricordato come Patitucci sia stato un suo idolo da quando lo ha ascoltato nella formazione di Chick Corea. L’operazione, con brani di Thelonious Monk e Billy Strayhorn e con standard quali My Funny Valentine, ha rappresentato un unicum difficilmente esportabile nell’edizione estiva o su disco, dando agli appassionati di jazz una possibilità di apprezzare nuove strade sonore.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2017/01/Orvieto3-e1483431540288.jpg"><img class="alignnone  wp-image-10627" title="Orvieto3" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2017/01/Orvieto3-e1483431540288-582x1024.jpg" alt="" width="322" height="566" /></a></p>
<div>Dove Patitucci, a nostro parere, ha superato se stesso è stato con l&#8217;<strong>Electric Guitar Quartet</strong>, con la partecipazione di <strong>Adam Rogers</strong> e<strong> Steve Cardenas</strong> alla chitarra elettrica e <strong>Ben Perowsky</strong> alla batteria. Alternando due bassi elettrici (uno a sei e uno a cinque corde), il leader ha concepito un repertorio originale con brani dall’album Brooklyn, tributi al soul della Stax, a B.B.King e a Wayne Shorter e standard di Monk e Bud Powell. Uno show muscolare e poetico al tempo stesso con momenti vicini al rock e al funky.</div>
<div></div>
<div></div>
<div>
<p> <a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2017/01/Orvieto-4.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-10628" title="Orvieto 4" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2017/01/Orvieto-4-1024x576.jpg" alt="" width="460" height="258" /></a></p>
<p>Da sottolineare anche la prova della pianista giapponese<strong> Chihiro Yamanaka</strong> con il suo Uk trio. Tecnica invidiabile, tocco più morbido rispetto alla connazionale Hiromi, la solista ha presentato brani propri ma non si è tirata indietro nel proporre standard notissimi, tra cui ricordiamo Take Five di Paul Desmond, When You Wish upon a Star, The Entertainer, completamente reinventato. Yamanaka ha presentato anche brani suoi tra cui Guilty Pleasures, traccia titolo del suo album ed eseguita al pianoforte elettrico.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2017/01/Orvieto-5.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-10629" title="Orvieto 5" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2017/01/Orvieto-5-1024x576.jpg" alt="" width="460" height="258" /></a></p>
<p>Infine segnaliamo anche la voce gradevole del crooner<strong> Alan Harris</strong>, presentatosi con il suo quintetto. Un cantante raffinato, con possibilità di miglioramento, che ha fatto il proprio compito grazie a passione e voglia di divertirsi. La curiosità: Harris è anche chitarrista, ma quando prende in mano lo strumento vira decisamente verso il blues.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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		<title>Natale in jazz</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2016 19:40:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Special]]></category>
		<category><![CDATA[Birdsongs of the Mesozoic]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Fresu]]></category>
		<category><![CDATA[The Count Basie Orchestra]]></category>
		<category><![CDATA[The Swingles]]></category>

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		<description><![CDATA[Le nostre scelte: Count Basie Orchestra, Paolo Fresu &#038; Daniele Di Bonaventura, The Swingles e Birdsongs of The Mesozoic &#038; Oral Moses]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2016/11/Count-Basie-Orchestra.jpg"><img class="alignnone  wp-image-10267" title="Count Basie Orchestra" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2016/11/Count-Basie-Orchestra.jpg" alt="" width="490" height="490" /></a></p>
<p><strong>The Count Basie Orchestra &#8211; A Very Swinging Basie Christmas (Concord / Egea)</strong></p>
<p>William &#8220;Count&#8221; Basie (1904-1984) ha fondato la sua orchestra a Kansas City nel 1935 sviluppando e mantenendo una delle più grandi orchestre jazz della storia della musica. Con la meticolosa attenzione di Basie ai dettagli, selezionando i migliori musicisti, e facendo in modo che ogni brano potesse essere ballato, la Count Basie Orchestra è diventata ben presto la preferita degli amanti dello stile “Stomp Kansas City&#8221;. Oggi, sotto la guida del suo direttore, Scotty Barnhart, la Count Basie Orchestra sta ancora girando il mondo per festeggiare il suo 80 ° anniversario. Oggi arriva il  primo album di Natale.  La band di diciannove elementi è accompagnata da cantanti come Johnny Mathis. Ledisi e Carmen Bradford. Il suono è quello di una tradizione che non smette mai di affascinare a partire dall&#8217;iniziale Jingle Bells, Let It Snow con il piano di Ellis Marsalis, Good &#8220;Swing&#8221; Wencelsas, Little Drummer Boy con la batteria di Clayton Cameron in evidenza, e la conclusiva I&#8217;ll Be Home For Christmas.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2016/11/Cover-Image-HD-JAZZY-CHRISTMAS.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-10455" title="Cover Image HD JAZZY CHRISTMAS" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2016/11/Cover-Image-HD-JAZZY-CHRISTMAS-1024x999.jpg" alt="" width="460" height="448" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Paolo Fresu Quintet feat. Daniele Di Bonaventura &#8211;  Jazzy Christmas (Tǔk Music / Ducale)</strong></p>
<p>Dopo il consenso dello scorso anno torna disponibile questo album basato sulla registrazione di una speciale esibizione tenutasi a Sassari nel dicembre del 2012. La scaletta è piuttosto variegata: spazia da brani tratti dal più classico songbook americano ad altri che provengono dalla tradizione popolare, ma da evidenziare sono le composizioni che fanno parte della raccolta <em>Cantones de Nadale</em>, composte da Pietro Casu, parroco e letterato di Berchidda (paese d’origine del trombettista), assieme al Canonico Agostino Sanna di Ozieri nel dicembre del 1927, repertorio che ancora oggi viene eseguito in tutta la Sardegna. Lo stile di Fresu si adatta perfettamente a questi brani (ricordiamo In Sa Notte Profundha e Nashid&#8217;Est In Sa Cabanna) ma anche le melodie della tradizione angloamericana vengono riproposte con un&#8217;atmosfera dal sapore mediterraneo grazie anche ai musicisti del trombettista (dal pianista Roberto Cipelli al bandoneon dell&#8217;ospite Daniele di Bonaventura) come I&#8217;ll Be Home For Christmas. Classiche e affascinanti Joy To The World e la conclusiva Adeste Fideles.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2016/12/Yule-Songs-II.jpg"><img class="alignnone  wp-image-10456" title="Yule Songs II" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2016/12/Yule-Songs-II.jpg" alt="" width="493" height="493" /></a></p>
<p><strong>The Swingles &#8211; Yule Songs Vol. II (Absolute / Universal)</strong></p>
<p>Il primo Yule Songs fu inciso nel 2011, era un Ep e mostrava per la prima volta gli ex Swingle Singers nella formazione a sette. Questo è in ordine di tempo l&#8217;ultimo disco del gruppo, uscito a dicembre 2015 e premiato ai Cara Awards  A differenza dei Christmas Album nella lunga discografia Swingle, questo disco presenta non solo tradizionali ma anche brani originali dei componenti del gruppo come With Us (Clare Wheeler), The Thaw e Wrapped in White (Edward Randell), Forgotten (Oliver Griffiths) o di personaggi come il jazzista londinese John Dankworth. La vocalità è sempre più attuale, ma il suono Swingle rimane inconfondibile. Si ascoltino i brani già citatti, ma anche Tidings con inserti strumentali folk, The Kings e O Holy Night. In The Traw c&#8217;è come ospite d&#8217;onore Kurt Elling, immenso.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2016/12/oral-moses.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-10484" title="oral moses" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2016/12/oral-moses-1024x1024.jpg" alt="" width="460" height="460" /></a></p>
<p><strong>Birdsongs of the Mesozoic with Oral Moses &#8211; Extreme Spirituals (Cuneiform Records)</strong></p>
<p>Riportiamo senza alcuna variazione ciò che scrivemmo su questo sito nel 2006, aggiungendo solo che questo disco ha dieci anni portati benissimo:  &#8221;Dobbiamo alzare i calici quando troviamo un disco così. Bello, originale e che fa venir voglia di risentirlo subito. L&#8217;originalità non sta tanto nel repertorio, i notissimi spirituals sentiti più volte in tante versioni, quanto nella loro rielaborazione. Che da una parte vede un basso di grande esperienza come Oral Moses, dall&#8217;altra un gruppo non comune come i Birdsongs of the Mesozoic. Non comune perchè impegnato in una ricerca musicale mai sterile come già evidenziato in questo sito nel dicembre 2003 a proposito del loro disco The Iridium Controversy. Un lavoro di équipe grazie al chitarrista e sound designer Michael Bieryio, al sassofonista e percussionista Ken Field, a Erick Lindgren (esclusivamente al pianoforte a coda acustico) e ai sintetizzatori curati da Rick Scott. Un mix tra elettronica e suoni tradizionali che tiene sempre sulla corda l&#8217;ascoltatore: alla melodia tenuta dalla splendida voce di Moses si accompagna un lavoro strumentale che a ogni battuta pare uscire dagli schemi armonici del nostro sistema tonale senza mai farlo. Il risultato è entusiasmante perché I&#8217;m a Rolling, Joshua fit the Battle of Jericho, Swing Low Sweet Chariot (tanto per citare brani tra i più famosi) sono come trasportati in un&#8217;altra dimensione spazio-temporale. Come se avessero fatto un viaggio tra pianeti e galassie. Un viaggio alla ricerca della trascendenza, se non alla ricerca di Dio&#8221;.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
<div></div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Paolo Fresu &amp; Omar Sosa &#8211; Eros</title>
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		<pubDate>Wed, 18 May 2016 21:06:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Jacques Morelenbaum]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>
		<category><![CDATA[Natacha Atlas]]></category>
		<category><![CDATA[Omar Sosa]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Fresu]]></category>

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		<description><![CDATA[Il trombettista e il tastierista hanno coinvolto Jaques Morelenbaum e Natacha Atlas per un concept albim]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2016/05/Fresu-Sosa.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-9250" title="Fresu Sosa" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2016/05/Fresu-Sosa-1024x1024.jpg" alt="" width="460" height="460" /></a></p>
<pre>(Tuk Music)</pre>
<pre>www.paolofresu.it</pre>
<p>Non è semplice stare dietro a tutti i progetti di Paolo Fresu. Il trombettista sardo infatti ha un&#8217;attività intesa collaborando con molti musicisti andando oltre il jazz di cui è un protagonista indiscusso. A quasi quattro anni dalla pubblicazione di Alma, Fresu ha nuovamente collaborato con il tastierista e cantante Omar Sosa pubblicando Eros, un concept-album di tredici brani dedicato al tema e alle sue declinazioni essenziali. Un lavoro arricchito dalla presenza di Jaques Morelenbaum, già presente in Alma, e arricchito in alcuni momenti dal quartetto d&#8217;archi Alborada, spesso compagno di avventure discografiche di Fresu. Solo dopo avere registrato il lavoro, è nata l&#8217;idea di coinvolgere la cantante magrebina Natacha Atlas che cofirma (per la parte dei testi in arabo) un brano del cd con il suo compagno e produttore Samy Bishai. Segnaliamo l&#8217;atmosfera mediterranea della traccia iniziale composta dai brani Teardrop e Ya Habibi, la melodia di Zeus&#8217; Desire,  il canto evocativo di My Soul, My Spirit, la malinconia di What Is Inside che si trasforma nel tappeto elettronico di Himeros,  il brano di Peter e Isaac Gabriel What Lies Ahead. Un disco, come d&#8217;abitudine con Fresu, nel segno dell&#8217;eccellenza.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Paolo Fresu Richard Galliano Jan Lundgren &#8211; Mare Nostrum II</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2016 19:08:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Jan Lundgren]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Fresu]]></category>
		<category><![CDATA[Richard Galliano]]></category>

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		<description><![CDATA[La seconda puntata del progetto comune dei tre jazzisti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2016/02/Mare-Nostrum-II_teaser_550x.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-8466" title="Mare-Nostrum-II_teaser_550x" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2016/02/Mare-Nostrum-II_teaser_550x.jpg" alt="" width="500" height="500" /></a></p>
<pre>(Act / Egea)</pre>
<pre>www.actmusic.com</pre>
<p>Il titolo dei questo progetto concept  nasce dal desiderio di accomunare in una unica cornice musicale le atmosfere dei Mari che si affacciano ai Paesi di provenienza dei tre musicisti – Mar Mediterraneo, Oceano Atlantico e Mare del Nord. Un trio inusuale(quello con il trombettista Paolo Fresu, il fisarmonicista Richard Galliano e il pianista Jan Lundgren) vede così interagire Sardegna, Francia e Svezia in un’esperienza proiettata verso una continua ricerca e crescita creativo-comunicativa tra strumenti, tecniche e sensibilità artistiche. In questo secondo album Mare Nostrum, i tre musicisti tornano con numerosi temi originali. Ne segnaliamo una per ciascuno degli strumentisti-compositori, Blue Silence di Lundgren, E varie notti tre vie notai di Fresu e Lili di Galliano. Ma tutti i brani riescono a creare un&#8217;atmosfera omogenea, basata sulla bravura tecnica e interpretativa (le melodie sono accentuate e valorizzate al meglio) che per molti non ha bisogno di presentazioni. Basti apprezzare la conclusiva Sì dolce è il tormento da Claudio Monteverdi in cui la poesia regna sovrana. Bel progetto sia sul disco, sia dal vivo per chi ha avuto modo di ascoltarlo.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
<p>&nbsp;</p>
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