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	<title>il popolodelblues &#187; Rivista elettronica fondata da Ernesto de Pascale articoli, recensioni, link, informazioni su artisti eventi</title>
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		<title>Metastasio Jazz, Teatro Metastasio, Prato, 7 e 14 febbraio 2022</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Feb 2022 11:15:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Giachero]]></category>
		<category><![CDATA[Charlie Mingus]]></category>
		<category><![CDATA[Craig Taborn]]></category>
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		<category><![CDATA[Furio di Castri]]></category>
		<category><![CDATA[Prato]]></category>

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		<description><![CDATA[Furious Mingus Revisited, Craig Taborn, Enrico Morello "Cyclic Songs" e il disco di Alessandro Giachero]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/02/di-castri-benvenuti.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-22842" title="di-castri-benvenuti" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/02/di-castri-benvenuti-1024x683.jpg" alt="" width="460" height="306" /></a></p>
<pre>www.metastasio.it</pre>
<p><em>Foto (c) Marco Benvenuti per Metastasio Jazz</em></p>
<p>Quest&#8217;anno gli appassionati di jazz festeggiano il centenario dalla nascita di Charlie Mingus, uno dei grandi nomi del Novecento. Ci dovremo quindi attendere un 2022 pieno di celebrazioni nei festival internazionali. In Italia Metastasio Jazz, rassegna giunta alla sua 27a edizione, ha tagliato per prima il traguardo affidandosi alle solide mani di Furio Di Castri, contrabbassista come Mingus, e del suo quintetto chiamato Furious Mingus Revisited in una serata organizzata insieme a Musicus Concentus al Teatro Metastasio il 7 febbraio. Ad affiancare il leader della formazione Giovanni Falzone (tromba), Achille Succi (sax alto e clarinetto basso), Fabio Giachino (tastiere) e Mattia Barbieri alla batteria. Di Castri si è divertito a evidenziare il gioco dei numeri prediletto da Mingus, ovvero il continuo cambio di ritmo. E lo ha messo nero su bianco nella sua composizione Evening Song, posta nella seconda parte del concerto. L&#8217;attenzione era però rivolta alla rilettura dei classici, che è stata rispettosa e al tempo stesso piena di inventiva nel gioco tra i cinque musicisti. Brani come Tjuana Moods, Peggy&#8217;s Blue Skylight, la straordinaria Self-Portrait in Three Colors sono stati resi con una tale freschezza da non far rimpiangere gli originali, con momenti solisti (ricordiamo in particolar modo quello di Achille Succi al clarinetto basso) di ottimo livello. Il finale ha visto Better Get It In Your Soul nell&#8217;arrangiamento di Falzone chiudere degnamente una serata che ha segnato la ripartenza del festival.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/02/taborn.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-22843" title="taborn" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/02/taborn-1024x681.jpg" alt="" width="460" height="305" /></a></p>
<p>Doppio set invece per il secondo appuntamento della rassegna il 14 febbraio. Una combinazione curiosa per presentare un grande interprete pianistico a cui ha fatto seguito un quartetto che del pianoforte può fare a meno. Partiamo dal primo, ovvero da Craig Taborn, artista di punta dell&#8217;etichetta Ecm di Manfed Eicher per la quale ha pubblicato Shadow Plays, registrato dal vivo al Konzerthaus di Vienna. Un concerto, questo del disco, basato sull&#8217;improvvisazione, così come fu quello precedente in Toscana al Musicus Concentus nel 2018 e come è stato quello al Teatro Mestastasio. Taborn ha un grande pregio, che per qualcuno potrebbe essere un difetto: quello di andare dritto verso una proposta musicale che non blandisce le orecchie del pubblico con facili soluzioni. Il suo stile, sia virtuosistico sia quello più melodico, risente della prassi classica e della lezione di autori novecenteschi. L&#8217;uso dell&#8217;ostinato, le evoluzioni armoniche piene di sorprese, i temi dapprima scomposti e che poi trovano la loro unità. La sua è una visione personale che non ha niente a che vedere con le atmosfere di Keith Jarrett, convitato di pietra per molti esecutori. Taborn può vantare un modo di eseguire che può fare scuola e che è destinato a durare nel tempo.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/02/morello.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-22844" title="morello" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/02/morello-1024x681.jpg" alt="" width="460" height="305" /></a></p>
<p>Dopo i quarantacinque minuti per piano solo, è salito sul palco il quartetto di Enrico Morello (batteria) con Matteo Bortone (contrabbasso) Francesco Lento alla tromba e al flicorno e Daniele Tittarelli al sax alto. Il progetto Cyclic Signs di Morello, che era reduce dallo splendido concerto del 1 gennaio a Orvieto all&#8217;interno del gruppo Edizione speciale di Enrico Rava, evoca a suo modo il suono della West Coast dei Cinquanta come atmosfera strumentale. Ma al tempo stesso è figlio di questi anni, con Lento e Tittarelli in evidenza per lo sviluppo melodico delle idee del batterista e con un Bortone autorevole nella ritmica e nei momenti solisti. I brani, ricordiamo la conclusiva Natural Movement, sono ben costruiti in una ricerca che come nel set precedente non cerca facili effetti ma che si basa sulla sostanza.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/02/giachero.png"><img class="alignnone size-full wp-image-22845" title="giachero" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2022/02/giachero.png" alt="" width="200" height="200" /></a></p>
<p>In entrambe le serate c&#8217;è stato un doveroso pensiero dal palco ad Alessandro Giachero, scomparso nel 2020. Proprio quell&#8217;anno il pianista aveva suonato a MetJazz e quel concerto è diventato un disco, i cui proventi sono destinati alla famiglia. Un&#8217;esibizione in cui Giachero, aveva eseguito senza sosta brani di sua composizione e che grazie al disco resta come testimonianza della sua arte.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Silvia Bolognesi: &#8220;Ecco la mia OpenOrchestra&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Feb 2020 14:29:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>
		<category><![CDATA[Prato]]></category>
		<category><![CDATA[Silvia Bolognesi]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervista alla contrabbassista in occasione di Metastasio Jazz]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2020/02/MB84075_LR.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-17735" title="_mb84075_lr" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2020/02/MB84075_LR-1024x683.jpg" alt="" width="460" height="306" /></a></p>
<pre>www.silviabolognesimusic.com</pre>
<pre>www.pisajazz.it</pre>
<pre>www.metastasio.it</pre>
<p><em>Foto (c) Marco Benvenuti</em></p>
<p>E&#8217; l’unica presenza italiana nell’attuale formazione dell’Art Ensemble of Chicago che vede la presenza dei componenti originari Roscoe Mitchell e Don Moye. Con Bolognesi, contrabbassista, parliamo del progetto Fonterossa OpenOrchestra prima di salire sul palco di MetJazz al Teatro Metastasio di Prato</p>
<p><strong>Non è facile mettere insieme un gruppo con tanti musicisti.</strong></p>
<p>«E’ vero, ma in questo caso il progetto è nato in modo molto spontaneo. Io ho una mia etichetta indipendente e dal 2015 nell’ambito di Pisa Jazz è stato dedicato uno spazio al marchio. Dal 2017 sono iniziati anche dei laboratori orchestrali con un organico atipico. L’intento era quello di lavorare su partiture non convenzionali, in modo creativo, all’interno di una ricerca che non era necessariamente jazz. I laboratori sono stati belli con musicisti preparatissimi e alla fine si era formato un gruppo solido. Quindi con Francesco Mariotti di Pisa Jazz abbiamo deciso di creare un organico stabile».</p>
<p><strong>E’ più corretto parlare di Big Band o di orchestra?</strong></p>
<p>«Sicuramente un’orchestra atipica, con un organico inusuale, che contiene strumenti tipici della classica come gli archi ma anche elettronica e un dj che suona i piatti dove girano i vinili».</p>
<p><strong>Che tipo di repertorio dobbiamo aspettarci?</strong></p>
<p>«Un concerto di musica improvvisata e diretta, con segni e cartelli dove diamo le indicazioni di stili che possono andare dal funky, allo swing, rock, ritmi latini. Ci saranno temi e forme di brani a sorpresa. Abbiamo in repertorio anche un pezzo dell’Art Ensemble, ma potrebbe uscire di tutto».</p>
<p><strong>Ha ricordato l’Art Ensemble, come è lavorare con Roscoe Mitchell?</strong></p>
<p>«E’ la più bella esperienza della mia vita. Tra l&#8217;altro lui e Don Moye sono continuamente in cerca di nuovi stimoli per portare avanti il progetto».</p>
<p>Michele Manzotti</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2020/02/MB84215_LR.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-17736" title="_mb84215_lr" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2020/02/MB84215_LR-1024x683.jpg" alt="" width="460" height="306" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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