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	<title>il popolodelblues &#187; Rivista elettronica fondata da Ernesto de Pascale articoli, recensioni, link, informazioni su artisti eventi</title>
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		<title>King Crimson, Auditorium Parco della Musica, Roma, 22 e 23 luglio 2018</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jul 2018 13:50:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pdb</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le date nella capitale di Robert Fripp e soci]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/07/fripp.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-14432" title="fripp" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/07/fripp-297x300.jpg" alt="" width="297" height="300" /></a></p>
<pre>www.dgmlive.com</pre>
<p><strong>Foto di Paolo Pacini in occasione della data di Lucca del 25 luglio</strong></p>
<p>Giunti a Roma per il terzo e quarto concerto della loro tournée italiana i King Crimson, raccolgono entusiasmo e approvazione che va ben oltre il confine di genere. Già nello splendido scenario all’Anfiteatro di Pompei ,la band aveva dato prova di come la war machine costruita da Fripp negli ultimi quattro anni poteva reggere uno show lungo e complesso senza soffrire un repertorio vasto e molto eclettico che partiva dalla fondazione del ’69 fino ad oggi , passando per le forche caudine degli ottanta che fu la pietra tombale per tanti gruppi “ sinfonici “ della decade precedente. A Roma è stato lo stesso : fatta eccezione di un taglio di circa venti minuti dello show , che al netto dell’intervallo comunque arrivava alle due ore e mezzo . Un lungo catalogo sciorinato nelle due serate con grande attenzione alla primissima fase della band , quella che nelle varie incarnazioni del gruppo Fripp e soci avevano , nelle passate decadi, accuratamente evitato causa la svolta elettrica della band. Quindi via le asperità e le vette ascensionali della chitarra di Adrian Belew,, non convocato in questa formazione –monstre di otto elementi, e spazio alle sonorità morbide classicheggianti e jazz di Lizard , la cui suite è stata riproposta integralmente nella seconda serata , sostituendo la “Prince Rupert awake “ , interpretata al tempo da Jon Anderson degli Yes e per questo improponibile, con “ Cirkus “, scelta questa molto apprezzata dal pubblico.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/07/fripp1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-14434" title="fripp1" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/07/fripp1-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a></p>
<p>I tre batteristi,, che spaventavano parte dell’audience non avvezza alle ricerche sonore più recenti della band, si sono dimostrati equilibratori di suono ineccepibili e la vera grande novità sonora del gruppo. Ciò è apparso molto chiaro dal suono reso dai classici del gruppo: rinnovato e brillante , non una stanca riproposizione del tempo che fu ma bensì la reinvenzione di un catalogo musicale molto ricco e pieno di sfumature. Tra le sonorità oniriche dei primi album hanno trovato spazio anche i brani della fase “ new wave “ della band : due brani da Discipline , il brano che da il titolo all’album e “Indiscipline” e uno da Beat : “Neurotica “. Liberati dalla personalità di Belew , visionaria celebrale e zappiana ma inevitabilmente poco conciliabile con l’attuale scelta sonora dei K. C., acquistano nuova vita grazie all’interpretazione di Jakko Jakszyk , chitarrista meno duttile e talentuoso ma sicuramente in grado di adattare bene il repertorio di quella svolta che consenti ai King Crimson di non soccombere negli anni ottanta come accadde a molte band di quello che oggi viene chiamato con il termine controverso prog. Molto spazio anche ai due album che aprirono e chiusero la fase anni settanta del gruppo , “In the court of Crimson King“ e “Red “ riproposti quasi integralmente nell’arco delle due serate .Hanno fatto capolino anche composizioni strumentali e cantate più recenti ma che nell’ottica di Fripp al momento sembrano destinate solo ad una proposizione live. Del resto c’è da dire che proprio questo concetto è stato scardinato più e più volte dal leader della band : in sostanza i King Crimson non fanno dischi in studio e conseguenti tournée bensi vivono l ‘esperienza musicale a stretto contatto con il pubblico , rinnovando continuamente concetti , idee e modificandole via via in un percorso che coinvolge l’audience in maniera unica e partecipativa. Unica deroga a quest’atteggiamento di continua verifica e work in progress il bis delle due serate consacrato all’inossidabile 21st Century Schizoid Man, bandiera dei King Crimson di tutte e per tutte l’età.</p>
<p>Ugo Coccia</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/07/fripp2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-14433" title="fripp2" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2018/07/fripp2-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
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		<title>King Crimson, Auditorium Conciliazione, Roma, 11 e 12 novembre 2016</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2016 12:19:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pdb</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[King Crimson]]></category>
		<category><![CDATA[Robert Fripp]]></category>
		<category><![CDATA[Tony Levin]]></category>

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		<description><![CDATA[Le due date romane nell'ambito del tour italiano]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2016/11/King-crimson.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-10433" title="King crimson" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2016/11/King-crimson-1024x682.jpg" alt="" width="460" height="306" /></a></p>
<pre>www.dgmlive.com</pre>
<p>La tournée dei King Crimson è sbarcata in Italia con un aspettiva sicuramente al di fuori delle precedenti. Vuoi perché al di fuori dei festival estivi , sempre estremamente densi, vuoi perché il tam-tam dei socials è stato accurato e battente nei tempi giusti l’incarnazione numero VIII (ma si può cambiare il numero come si vuole, tante sono le combinazioni dei K.C. nel tempo che si possono scomporre o frazionare a seconda dei gusti o delle interpretazioni…) ha saputo dare soddisfazione alle numerose legioni di sostenitori di Fripp &amp; company. I due concerti romani sono stati l’esemplificazione chiara di come un gruppo negli anni è riuscito a metabolizzare gli attacchi del tempo e reinventare il proprio repertorio continuamente: con Fripp unico membro fisso e catalizzatore la band esprime il meglio delle quasi cinque decadi nelle quali è vissuta. Ancora numeri: 7 musicisti sul palco, rappresentanti di ciascuna delle incarnazioni della band, hanno spiegato l’arazzo di compositi colori che costituisce il repertorio dei Crimson (bisticcio cromatico giustificato… ), tralasciando pochissimo, pescando soprattutto nel repertorio dei Settanta (ancora il 7 , come i dischi in studio registrati in quella decade) e integrando perfettamente i pochi brani testimoni delle decadi successive. Elements, Elementi il titolo del tour che potrebbe essere anche il titolo di un volume di Scienza e Tecnica o di Geometria, con Fripp nel ruolo del professore un po’ pedante come autore. Ma a parte la propria ieraticità sulla quale il soggetto si diverte a giocare, il concerto lungo tre ore ( intervallo incluso ) è di assoluta qualità , abbracciando tutta la produzione dal 1969 ad oggi , eccezion fatta per “ Beat “e “ Three of a perfect pair “ . Allungato nella durata e più rodato rispetto a quello del 2015, lo show è stato uno dei migliori visti quest’anno nel nostro paese, con l’unica sbavatura di un malfunzionamento alla tastiera di Fripp in una delle esibizioni di Torino. A Roma i due concerti dell’ Auditorium Conciliazione sono stati leggermente disturbati sotto l’aspetto acustico , soprattutto per chi si trovava nelle file più vicine alla band e nei sedili più laterali. Sottigliezze comunque rispetto all’impatto emotivo che hanno creato le canzoni tratte da “In the court of the Crimson King“, e da quei brani ancor meno rappresentati dalle varie versioni dei King Crimson come “The Letters“ o “Pictures of a City“ . Ma sono i brani da Lizard, “Cirkus”e “ Dawn Song “a far venire i brividi:  l’album più controverso del gruppo , il più letterario , il meno amato da Fripp che per anni lo ha disconosciuto, il meno facile da rappresentare . Quello della formazione aperta, dei funambolismi jazz di Keith Tippet , del magistrale oboe del compianto Robin Miller, del distaccato Gordon Haskell e di tutto ciò che poteva essere e non è stato. Un regalo speciale che Fripp, ma anche Jakko Jakszyk, oggi cantante e secondo chitarrista della band, prima cultore assoluto del repertorio della band, hanno voluto fare ai fan della fase più sognante della band . Quest’ultimo non sfigura neanche nel repertorio che fu del quartetto Fripp-Wetton-Cross e Bruford , quando la band era una vera e propria War Machine , dando il meglio di sé nei brani Easy Money e Starless . Notevole anche il ruolo di Mel Collins , sia nei brani dove effettivamente partecipò all epoca, “ Cirkus “ e “ Pictures of a City “, sia quando va a sostituire il violino di Cross nel repertorio 1972-74. Nello specifico grande spazio per l’album “Larks’ tongues in aspic“ con una poco riconoscibile “Talking Drum“ , conseguenza appunto della capacità del gruppo di saper reinventare il proprio set. Stessa cosa per ”Indiscipline“, unico brano a rappresentare gli anni ottanta , parentesi new wave oggi portata in giro da Adrian Belew con il suo trio o con il Crimson Projekct visto anche nel nostro paese negli scorsi due anni . Su tutto , gli interventi del trio di batteristi che attraverso interludi o reinterpretazioni ritmiche del repertorio storico , danno l’impronta al nuovo sound Crimson. Menzione doverosa anche per Tony Levin, anima versatile della band e presenza totemica . Di Fripp che dire? E’ tutto nella sua testa e sembrano, per il momento, idee cristalline con il peso delle pietre secolari.</p>
<p>Ugo Coccia</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2016/11/King-Crimson-2016.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-10432" title="King-Crimson-2016" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2016/11/King-Crimson-2016-1024x669.jpg" alt="" width="460" height="300" /></a></p>
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		<title>King Crimson, Olympia, Parigi, 20 settembre 2015</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Sep 2015 20:58:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pdb</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La data speciale del gruppo di Robert Fripp nel tempio parigino della musica ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2015/10/Kcparigi.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7629" title="Kcparigi" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2015/10/Kcparigi.jpg" alt="" width="576" height="768" /></a></p>
<pre>www.dgmlive.com</pre>
<p>E’ valsa la pena di raccogliere l’invito di Robert Fripp, ufficialmente santificato dal  sito DGM LIVE,  ad andare a vedere &#8220;questo tour dei King Crimson senza aspettare il prossimo&#8221; e soprattutto per chi come noi italici fan dei Crims ha potuto godere dello show nello storico teatro dell’Olympia di Parigi, piazzato sontuosamente nella zona dei grandes boulevards tra l’Opera, il Caffe’ de la Paix e altre meraviglie è stata una doppia emozione. In una data aggiuntiva , quella del 20 settembre che andava a completare le due  dei giorni successivi subito sold out , il nuovo settetto messo su da Fripp per gli anni dieci del semi-nuovo millennio ha snocciolato tutta la storia della band prog più influente del movimento eccezion fatta per il repertorio degli anni ottanta ormai appannaggio della formazione “cugina“ capitanata da Adrian Belew, il Crimson Projekct .</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2015/10/kcparigi3.jpg"><img class="alignnone  wp-image-7630" title="kcparigi3" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2015/10/kcparigi3.jpg" alt="" width="403" height="538" /></a></p>
<p>Davanti ad una platea di un teatro molto somigliante al suo interno al Sistina di Roma ed a un pubblico che parlava per un 20 per cento in italiano, la formazione-monstre  ha calato subito gli assi: in unica sequenza i due strumentali Larks tongues in Aspic Part One e Red, colonne portanti dell’opera hanno dimostrato come la formazione a tre batterie è stata un idea tutt’altro che balzana e solipsistica di Fripp. La prima linea, come è stata subito battezzata, non è questione di artiglieria napoleonica, ma bensì un sofisticato gioco di piatti e percussioni che sorprende per leggerezza e liricità dove Pat Mastellotto è dei tre quello che rileva anche il ruolo che fu di Jamie Muir. Mel Collins, piazzato  in seconda fila a sinistra rispetto alla visuale dello spettatore, sostituisce benissimo (e questa è la seconda sorpresa) il violino di David Cross, aggiungendo colori e sfumature con il flauto e il sax  che arricchiscono ulteriormente la complessità degli originali. C’è anche spazio, fra i due brani, per una citazione audio del brano Islands (la sequenza dell’accordatura collocata alla fine della canzone)   evocativa e soprattutto indicativa di che piega avrebbe preso la serata. Mostrare la prospettiva del lavoro cinquantennale della formazione rincorrendo una terza via:  rinnovare il repertorio e cercando all’interno di esso le ragioni per un presente. C’è però un brano nuovo, Meltdown, dove Jakko Jakszyk si esibisce al meglio. Non sarà lo stesso per le altre &#8220;canzoni&#8221;  ma dato che il ruolo è stato quello di sostituire i brano cantati da gente come Greg Lake e John Wetton, sarebbe sterile  chiedere al buon Jakko (fan del gruppo sin da ragazzo)  di più e di meglio.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2015/10/Kcparigi21.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7632" title="Kcparigi2" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2015/10/Kcparigi21.jpg" alt="" width="1024" height="768" /></a></p>
<p>Il concerto va avanti tra le rullate mai invasive dei due batteristi esterni  Mastellotto e Gavin Harrison  e del centromediano metodista Bill Riflin, ultimo arrivato e  terza grande novità, apparentemente meno in evidenza degli alti due, è invece il metronomo del gruppo in grado di destreggiarsi tra la sua snella batteria composta di pochi elementi e il mellotron di cui cura le parti così significative della storia della band . Si passa così dal 1970 di  Picture of a city al 2000 di The Costruction of Light , senza evitare mai di sorprendersi e godendo di una macchina forse imperfetta e con qualche sbavatura qua e là, ma con la  grande abilità di non far mai prendere allo spettatore la strada della nostalgia. Ripercorrendo la propria strada i Crimson scoprono viottoli nuovi: dopo la monumentale Epitaph è di nuovo Mel Collins in evidenza in Easy Money, accorciata rispetto all’originale in studio e in The Letters tratto  da Islands seguito da un altro brano dall’album Sailor’s Tale dove Robert Fripp rinnova il suo mirabolante assolo ad accordi e dove un Tony Levin un po’ in ombra dà la sua prova più convincente della serata.</p>
<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2015/10/Kcparigi1.jpg"><img class="alignnone  wp-image-7635" title="Kcparigi1" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2015/10/Kcparigi1.jpg" alt="" width="461" height="614" /></a></p>
<p>Ci si avvia verso la fine del concerto dedicata all’ultimo lavoro del gruppo nella decade degli anni settanta, pre commistioni new wave, e cioè Red con una versione di One more red nightmare dove i tre batteristi si dividono i controtempi che furono di Bill Bruford e una versione appassionata di Starless, dove non era possibile non andare con la memoria a John Wetton reduce da una delicata operazione per la rimozione di un tumore. Il gruppo esce  tra ovvie standing ovation e rientra per i due grandi classici The court of Crimson King e 21st century schizoid man preceduti da una breve esibizione dei tre batteristi peraltro assolutamente sobria. L’esibizione quindi si chiude lì dove era cominciata la storia della band con due interpretazioni non convenzionale, soprattutto la seconda infarcita da un assolo di batteria nella parte centrale di Gavin Harrison a riempire qualche vuoto, e con un pensiero: ci sarà un prossimo passo? L’aria sorpendente più fresca di Boulevard des Capucines non chiarisce.</p>
<p>Ugo Coccia</p>
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