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	<title>il popolodelblues &#187; Rivista elettronica fondata da Ernesto de Pascale articoli, recensioni, link, informazioni su artisti eventi</title>
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		<title>Counting Crows: &#8220;San Francisco, la nostra grande ispirazione&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2015 10:29:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[California]]></category>
		<category><![CDATA[Counting Crows]]></category>
		<category><![CDATA[Jim Bogios]]></category>
		<category><![CDATA[Rock]]></category>
		<category><![CDATA[San Francisco]]></category>

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		<description><![CDATA[Il batterista Jim Bogios racconta l'attività del gruppo di Adam Duritz]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2015/07/Counting-Crows_foto-di-Danny-Clinch_38_b.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7008" title="Counting Crows_foto di Danny Clinch_38_b" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2015/07/Counting-Crows_foto-di-Danny-Clinch_38_b.jpg" alt="" width="640" height="519" /></a></p>
<pre>www.countingcrows.com</pre>
<p>Non sono i Creedence, d&#8217;accordo. E nemmeno la Holding Company di Janis Joplin. Ma i Counting Crows sono una formazione californiana autentica con un rock senza fronzoli e di grande sostanza. Il gruppo, di cui è leader il cantante Adam Duritz, è venuto in Italia per tre date (Gardone Riviera, Pistoia e Roma) a inizio luglio. In occasione della tappa pistoiese per il festival Blues, incontriamo il batterista Jim Bogios che ci racconta le principali caratteristiche del suono della band e della sua attività. &#8220;Facciamo di tutto per venire nel vostro Paese _ spiega Bogios _ così da poter apprezzare il cibo e le città. Pensi che ho fatto il viaggio di nozze durante alcuni giorni liberi di un tour italiano&#8221;</p>
<p><strong>Vivere e suonare a San Francisco deve essere stimolante, ma un musicista di quella città deve fare i conti con ciò che nacque negli anni &#8217;60 e &#8217;70, a partire dalla Summer of Love&#8230;</strong></p>
<p>&#8220;Sono molto orgoglioso di questa eredità e sono convinto anche di parlare per gli altri. San Francisco è una città in cui la musica è protagonista. Ho passato i miei anni giovanili passando da un club all&#8217;altro, incontrando musicisti e facendo amicizia con tante persone. Certo, la musica di chi è venuto prima non poteva non influenzarci, ma abbiamo fatto la nostra strada. Oggi purtroppo la città risente di un po&#8217; di crisi, ma per me resta fondamentale venire da lì&#8221;.</p>
<p><strong>Continuate a fare dischi, come lavorate a un nuovo brano?</strong></p>
<p>&#8220;Le idee sono principalmente quelle di Adam, ma quando arriviamo a provare i nuovi brani non c&#8217;è uno spartito già pronto. Piuttosto una melodica e una traccia sulle quali poi partono altre idee di tutto il gruppo. Dopo varie prove arriviamo al punto di essere soddisfatti solo quando pensiamo che il pubblico che ci viene ad ascoltare lo possa essere a sua volta&#8221;</p>
<p><strong>Quale è la sua dimensione preferita: quella del disco o quella dal vivo?</strong></p>
<p>&#8220;A me piace molto il lavoro in studio. La registrazione, le operazioni successive fanno in modo che un brano prenda forma e quando è tutto concluso ho un senso di grande soddisfazione. Mi sento come un falegname che costruisce un bel mobile. Ma non posso non pensare alla gioia di suonare davanti al pubblico, all&#8217;emozione prima di salire sul palco e alla partecipazione di tutti mentre eseguiamo i brani&#8221;.</p>
<p><strong>Cosa proponete maggiormente al pubblico: i successi che vi hanno caratterizzato o un repertorio più recente?</strong></p>
<p>&#8220;Di solito tendiamo a prendere due o tre canzoni da ogni disco. Però siamo una formazione che decide tutto prima di andare in scena, mettendo nel panico i nostri tecnici che dovranno poi sistemare tutto sul palco in base alla scaletta. Però abbiamo un repertorio talmente vasto che per noi è difficile selezionare il materiale. Suoneremmo per ore, come è caratteristica di una band californiana che si rispetti&#8221;.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
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		<title>The Jc Smith Band &#8211; Love Mechanic</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jun 2015 22:37:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[blues]]></category>
		<category><![CDATA[Chicago Blues]]></category>
		<category><![CDATA[Country]]></category>
		<category><![CDATA[funk]]></category>
		<category><![CDATA[Jc Smith]]></category>
		<category><![CDATA[jump]]></category>
		<category><![CDATA[San Francisco]]></category>

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		<description><![CDATA[Blues nelle sue varie declinazioni dalla Bay Area]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2015/06/jcsmithband.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-6802" title="jcsmithband" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2015/06/jcsmithband.jpg" alt="" width="415" height="431" /></a></p>
<pre>(Cozmick Records)</pre>
<pre>www.jcsmithband.com</pre>
<p>Stavolta è la West Coast a essere protagonista in un disco dove il Blues si coniuga nelle sue varie declinazioni. Protagonista è il cantante chitarrista Jc Smith di San Francisco con il suo gruppo a presentare dodici brani tra Jump, Swing, Funk e Chicago Blues. Jc Smith è un animale da palcoscenico che ha compiuto tour in quattro continenti, vincendo premi nella Bay Area. Con il suo gruppo, in cui è presente anche un&#8217;ottima sezione fiati, ha inciso un album con molti originali e alcune cover. Forse per lo stile che propone avrebbe bisogno di più cattiveria nella voce. In ogni caso l&#8217;ascolto diverte:  a partire dal&#8217;iniziale Jump For Joy, proseguendo per la lenta Come On Home To Me, al Funk di Love Mechanic, al Country di Bad, Bad Feeling, fino al potente finale di Ain&#8217;t No Stranger, scritta da Toronzo Cannon della scuderia Delmark. Ottimo risultato.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Mike Osborn &#8211; In The Dog House</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Feb 2015 13:59:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[blues]]></category>
		<category><![CDATA[Mike Osborn]]></category>
		<category><![CDATA[rock blues]]></category>
		<category><![CDATA[San Francisco]]></category>

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		<description><![CDATA[Secondo album solista per il cantante chitarrista di San Francisco]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2015/02/in-the-Dog-House.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-6014" title="in the dog house poster" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2015/02/in-the-Dog-House.jpg" alt="" width="248" height="186" /></a></p>
<pre>(Je gagne records)</pre>
<pre>www.mikeosbornmusic.com</pre>
<p>Non è più un giovanissimo, ma sta raccogliendo ora quanto raccolto in tanti anni di apprendistato e collaborazioni. Mike Osborn, cantante e chitarrista di San Francisco, è giunto al secondo album solista dopo il precedente Fire &amp; Fury che ha ottenuto la sedicesima posizione nella radio playlist Roots Report. Un successo che lo ha portato attualmente al primo posto della categoria rock blues Reverbnation della Bay Area. Il nuovo album è stato prodotto dal vincitore del Grammy Alan Mirikitani che ha scritto anche molte tracce del disco e vede la presenza di sessionmen di lusso. La voce di Mike è potente quanto basta con accenti soul e uno stile chitarristico basato sul virtuosismo senza perdere di vista la melodia. Un album dall&#8217;ascolto gradevole che va oltre il blues classico, rappresentato da brani come Tied Up e Jump in Your Fire, con una maggiore attenzione verso il rock blues (Love vs Ego, Cold Man Cold, Fire &amp;  Gasoline). Ottime esecuzioni per brani ben costruiti.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Bill Phillippe &#8211; Ghosts</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Dec 2014 18:29:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Bill Phillippe]]></category>
		<category><![CDATA[blues]]></category>
		<category><![CDATA[Delta blues]]></category>
		<category><![CDATA[San Francisco]]></category>

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		<description><![CDATA[Un viaggio da San Francisco al Delta seguendo il percorso del blues]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2014/12/ghosts.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-5770" title="ghosts" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2014/12/ghosts.jpg" alt="" width="478" height="461" /></a></p>
<pre>(Arkansas Street Records)</pre>
<pre>www.billphillippemusic.com</pre>
<p>Originario di San Francisco, Bill Phillippe è un cantante chitarrista la cui attività è stata sempre segnata dal blues tradizionale. Una caratteristica che è ben presente anche in questo Ghosts dove accanto alle sue composizioni Phillippe inserisce brani tradizionali e una cover di Robert Johnson, l&#8217;iniziale Come in My Kitchen. Voce e chitarra acustica sono la costante di queste tredici tracce. Lasciando da parte le reinterpretazioni, l&#8217;attenzione si sposta ai brani originali che secondo il musicista contengono i fantasmi (Ghosts, appunto) che il blues si porta dietro. Pezzi che evitano di riprendere pedissequamente lo schema del genere per guardare in direzioni diverse. Ad esempio Wedded Heart e Tightrope risentono della lezione armonica di David Crosby, mentre Broken Heart è un valzer malinconico e Big Bill&#8217;s Dream una ballata nella strada del songwriting di Oltreoceano. Un album per ascoltatori attenti e appassionati di sonorità acustiche <span style="font-size: 12px;">con qualche momento molto interessante.</span></p>
<p><span style="font-size: 12px;">Michele Manzotti </span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Lucia Comnes &#8211; Love, Hope &amp; Tiranny</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Dec 2014 00:26:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Manzotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Americana]]></category>
		<category><![CDATA[Lucia Comnes]]></category>
		<category><![CDATA[San Francisco]]></category>

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		<description><![CDATA[Nuovo album della cantautrice di San Francisco che guarda all'Europa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2014/12/LuciaComnesCover.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-5712" title="LuciaComnesCover" src="http://www.ilpopolodelblues.com/wp/wp-content/uploads/2014/12/LuciaComnesCover.jpg" alt="" width="500" height="500" /></a></p>
<pre>(Produzione indipendente / Ird)</pre>
<pre>www.luciacomnes.com</pre>
<p>Cantante, chitarrista, violinista. Lucia Comnes è una musicista che dalla sua San Francisco ha spesso incontrato l&#8217;Europa e le sue culture, come quella irlandese e dei Balcani.  Love, Hope &amp; Tiranny è un album di Americana che mostra qualche traccia del vecchio continente, ma che trova nelle songwriters di Oltreoceano la sua ispirazione. Melodia in primo piano dunque, pur nei brani maggiormente legati al folk rock come l&#8217;iniziale No Hiding Place, There Must Be a Reason, End Of The Line, o la country Will You Miss Men When I&#8217;m Gone. Segnaliamo la cura nelle ballate come Lie With You Tonight, Give In To Grace, How The Moon Made Me. Un ottimo lavoro che mette in evidenza anche le doti vocali e strumentali oltre che quelle di compositrice.</p>
<p>Michele Manzotti</p>
<p>&nbsp;</p>
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